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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

24 marzo alle ore 16:14

LE BELLEZZE DELLA THAILANDIA

Il racconto

Alberto M. ed  Anna M. ambedue insegnanti,  lui  di matematica lei di materie letterarie nella scuola media Giovanni Pascoli di Roma, stanchi delle bellezze monumentali della loro città, da tempo avevano deciso di effettuare un viaggio in un paese orientale al di fuori dei soliti giri turistici, Alberto in particolare, appassionato fotografo, aveva acquistato per l’occasione una Canon 516 , insomma voleva, al rientro in Italia, stupire gli amici mostrando le bellezze di una terra tanto lontana conosciuta soprattutto per i panorami meravigliosi. Con volo AirAsia erano atterrati a Bangkok all’aeroporto di Don Mueagan e poi, con un tassì, erano arrivati all’albergo Amara che, già da fuori, si dimostrava lussuoso con un portiere vestito da ‘generale’. Alberto sperava di cavarsela nei contatti con i nativi col suo francese che, per sua fortuna, era parlato e conosciuto specialmente nei luoghi turistici. Alla réception una…dea: bellissimi occhi grigi, grandi  che illuminavano un viso sorridente. Alberto era rimasto affascinato, senza parole. “Quando avrai rimesso nelle orbite i tuoi occhi chiederemo alla affascinante nostra dirimpettaia notizie…” Una gran risata della ragazza: “Io parlo italiano, ho studiato lingue all’università di Perugia, sono a vostra disposizione.” Lo sguardo di Anna diceva chiaramente: “Ti piacerebbe brutto maiale averla a disposizione.” il tutto coperto da un  sorriso di sfida. “Mi chiamo Radaa che nella mia lingua vuol dire persona felice, vorrei indirizzarvi prima al Lollipop, il bar, e poi alla mostra interna al nostro albergo dove l’artista Thomas Erber ha esposto le sue opere; potreste acquistare un orologio particolare, unico al mondo,  un orologio Terrascope in alluminio anodizzato blu poi, al vostro ritorno, potrò indirizzarvi verso mete esterne interessanti.” La colazione consisteva in dolcetti vari e latte e caffè all’occidentale che parve lenire la crisi di gelosia di Anna. L’orologio era magnifico, costava ventimila baht pari a cinquemila €uro. Alberto pensò che era inutile infoltire il numero di ‘cipolle’ che già aveva a casa e rinunziò all’acquisto. Al ritorno alla réception, Alberto: “Vorremmo visitare dei luoghi in cui scattare delle foto specialmente di panorami.” Vi accompagno ad un taxi che potrà portarvi al porto dove imbarcarvi su una giunca per turisti, vedrete bei panorami e potrete mangiare e dormire a bordo, per cinque giorni la spesa è seimila baht pari a circa millecinquecento €uro, buon divertimento.” A bordo della giunca di stazza notevole, il comandante vestito come ufficiale di bordo di una nave da crociera li accolse con un sorriso, parlava francese: “Je suis à votre disposition, je vais vous montrer la cantine et votre cabine.” Il comandante era di altezza superiore a quella di Alberto, fisico atletico, viso abbronzato dal sole, sicuramente piacevole così almeno apparve ad Anna che ne rimase affascinata.”Questo non capisce l’italiano, facciamo un patto: io mi scopazzo Radaa, sempre che sia disponibile, e tu…il comandante!” “Sei maligno, gli ho dato appena uno sguardo.” Anna era diventata rossa in viso con conseguente risata ‘navigabile’ (così avrebbe detto il buon Jacovitti) da parte di Alberto che attirò l’attenzione dei presenti turisti e dei tailandesi. Riposino in cabina sino alla cena, l’atmosfera fra i due coniugi era ritornata normale, almeno nelle apparenze. “Commandant nous aimerions manger du poison.” Il comandante rise della grossa attirando anche lui l’attenzione dei presenti che si domandarono che cacchio avessero quei tre da dirsi di tanto spiritoso, forse con un po’ d’invidia da parte loro. (Tradotto Alberto aveva chiesto del veleno e non del pesce). La mattina presto Alberto ed Anna, più Alberto che Anna si alzavano presto per ammirare panorami esotici bellissimi dai colori mai visti in occidente. Alberto scattava foto a ripetizione da tutte le posizioni, per fortuna il dischetto della macchina fotografica poteva contenere circa cinquecento fotogrammi. La vita non era monotona a bordo, la sera c’era un’orchestrina che in sottofondo rallegrava i naviganti, alcune coppie ballavano, Anna non propose alcun ballo ad Alberto, sapeva che in quel campo era un orso, in compenso fu invitata da alcuni passeggeri eleganti e fisicamente non disprezzabili. Il giorno seguente gettata l’ancora su un fondo ribollente di fiori di mare bellissimi e dai colori sgargianti e di pesci anch’essi coloratissimi., Anna fu invitata dal comandante ad esplorare il fondale con bombole, pinne ed occhiali. La consorte chiese ad Alberto il permesso, anche se non molto convinto il coniuge non negò l’assenso ed al comandante: “Controlli bene mia moglie, non è un esperta sott’acqua!” Per un po’ di tempo Alberto seguì le bolle d’aria lasciate in superficie dai due, poi non più nascosti dietro una roccia. Dopo circa mezz’ora i due riapparvero in superficie salutando, stavano rientrando. Anna: “L’acqua era un po’ freddina ma poi mi sono abituata, potevi venirci pure tu.” Il dialogo finì lì ma la dama aveva avuto una dimenticanza, quella di aver visto sott’acqua ed ‘assaggiato’  una specie di ‘remo’ che sporgeva dalla pancia del comandante, remo che ben presto si era messo a remare dentro la cosina della signora facendole provare un orgasmo particolare, il collo del suo utero era stato ‘mitragliato’ da potenti schizzi di sperma e poi in acqua Anna non l’aveva mai fatto, in seguito una sensazione di piacevole stanchezza. Al rientro in albergo Radaa chiese notizie sul viaggio dei due coniugi che risposero con un mugugno. Alberto domandò alla consorte se sapesse il nome del comandante. “Si chiama Chaivat.” “Nomen omen appropriato alla situazione!” “Ma di quale situazione parli, da quando in qua un anticonformista come te è diventato un gelosone!” La conversazione finì lì, d'altronde…quello che è fatto è fatto pensò l’Albertone il quale ricordando  alcune avventure riportategli da amici che erano stati in Thailandia chiese a Radaa di poterle indicare dei locali dove le giovani ragazze si prostituivano, voleva fotografare i visi delle prostitute ragazzine nel loro ambiente ed anche quello della maîtresse. Radaa si fece seria: “Può essere pericoloso, la Polizia è corrotta ma talvolta mette in galera tutte le persone che trova in quei locali per dare una dimostrazione di forza per poi rilasciare i detenuti dietro forte compenso, in ogni caso la signora non dovrebbe andarci.” Alberto, per ogni evenienza,  si mise in tasca cinquemila €uro e con un taxi fu condotto a Soi Cow Boy un quartiere a luci rosse. Dinanzi al locale una lanterna rossa ed un buttafuori da cui era meglio stare alla larga. All’ingresso un lungo corridoio conduceva ad una grande sala dove c’erano delle ragazze molto giovani, seminude che aspettavano i clienti. Alberto non provò alcuna sensazione erotica, come descritto da Radaa, quelle erano ragazze vendute ad alcuni cinesi dai loro genitori in miseria che così pagavano i loro debiti. Una ragazza in particolare attrasse l’attenzione di Alberto: era rannicchiata in fondo al locale con gli occhi pieni di lacrime, non era di razza tailandese: bionda, occhi azzurri, piuttosto alta, un tipo alla svedese. Colpo di testa di Alberto: si recò dalla padrona del locale la quale gli offrì le grazie delle presenti; la megera parlava un francese stentato ma capì le intenzioni di Alberto che voleva poter con sé la ragazza bionda. La donna sin esibì in una risata maligna: “Rien à faire mon ami, c’est ma esclave.” “Combien d’argent voules-vous pour me la vendre? ” “ Vingt mille baht!” “Bien je vous donne cinq mille €uros c’est la même chose,  bien?” La prosseneta dinanzi agli €uro non fece una grinza anzi…”Tout à toi, bonne chance!” Il buttafuori, dietro indicazione della maîtresse lasciò passare i due  i quali si infilarono nel primo taxi di passaggio. “All’hotel Amara,  nel salone dell’albergo seduti in comode poltrone “Anna tu che a scuola hai studiato l’inglese fatti raccontare da questa ragazza cosa le è successo.” “Amalie tel me your story.” “My father Thomas Larsen was the commander of a cargo ship from India carrying goods to Denmark. I Amelie and my mother Sofia were on board as  a passenger. One night the pirates got on board, they overwhelmed the sailors, put them together with my father on a raft and abandoned them at sea. My mother and I were brought ashore and then I shared in a chinese broche and my mother did not know.” “La ragazza più o meno ha detto che viaggiava  su un cargo, comandato da suo padre con a bordo anche sua madre, il cargo salpato dall’India era diretto verso la Danimarca. Dei pirati di notte erano saliti a bordo, hanno abbandonato in mare l’equipaggio e suo padre su una scialuppa, lei e sua madre portate a terra, lei in un bordello, sua madre non sa dove sia.” Alberto: “Storia tremenda, dobbiamo trovare una soluzione, mi hanno riferito che dietro il nostro albergo c’è una chiesa cattolica, chiederemo aiuto ai preti.” Un sacerdote non più giovane aprì la porta e dopo il saluto di rito: “Sia lodato Gesù Cristo, sono don Angelo” e la risposta di Alberto:”Sempre sia lodato.” tutti entrarono in sacrestia e si sedettero sulle panche. “Padre Angelo le racconto in breve la storia di questa ragazza, solo lei può darci una mano d’aiuto.” Venuto a conoscenza dei fatti Il prete rimase pensieroso per un bel po’: “Non sarà facile trovare una soluzione, innanzi tutto ci vogliono molti quattrini, qui si fa tutto per il dio denaro e poi dovremo falsificare un passaporto per la ragazza, dove siete alloggiati?” “Al qui vicino hotel Amara, spero che alla concierge ci sia una certa Radaa e così potremo far alloggiare  Amalie in camera nostra.” Radaa era al suo posto, all’arrivo dei tre all’inizio rimase senza parole, aveva intuito che c’era una problema con quella ragazza bionda non certo tailandese. “Cara abbiamo un problema che spero tu potrai risolvere.” Alberto a sommi tratti raccontò quello che era loro capitato, compreso il colloquio con padre Angelo e, dopo molte esitazioni da parte di Radaa furono autorizzati a far accedere alla loro stanza, una Amalie finalmente sorridente. La danese dopo una doccia, indossò dei vestiti di Anna, i suoi erano da buttare, e fu messa a dormire sul divano. Alberto telefonò a Roma all’amico fraterno Franco I.”Caro come stai, ho bisogno del tuo aiuto.” “A dir la verità stavo dormendo, dimmi tutto.” “Scusa ma non ricordavo del fuso orario differente, sono a Bangkok ed ho bisogno di un favore, trasferisci trentamila  €uro sul mio conto corrente, sono rimasto a secco di quattrini.” “Come cacchio li hai spesi, ti sei comprata una tailandese?” Gran risata di Alberto, quel figlio di buona donna…”Hai indovinato ma me la pappo solo io, quando saremo a casa te la farò conoscere.” “Va bene, provvederò domattina, salutami Anna, buonanotte.” Alle donne delle pulizie dissero di lasciar perdere il bagno dove si era rifugiata Amalie con Alberto. Si fecero portare i pasti in camera con laute mance ai camerieri sempre felici di servire gli occupanti di quella stanza. Alberto contattò don Angelo il quale riferì che aveva trovato l’aggancio giusto per un passaporto falso, occorrevano una foto della ragazza e quarantamila baht pari a circa diecimila €uro. Alberto scattò subito delle foto e portò la scheda ad un vicino fotografo che sembrava ben organizzato. In francese chiese di poter avere i positivi della ragazza fotografata il pomeriggio. Il fotografo si mise a ridere, non era possibile ma cambiò opinione allorché Alberto fece ‘brillare’ nella sue mani ventimila baht. Dopo due giorni, ottenuto il passaporto, invitata Radaa a visitare Roma, i tre riuscirono col batticuore ad imbarcarsi in aereo diretti a Fiumicino dove giunsero a sera inoltrata. Tassì e poi  a casa un sorriso di sollievo. Per quella sera si arrangiarono con scatolette, grissini e crackers, doccia per tutti, Anna insieme ad Amalie, e poi tutti a nanna, la danese sul divano abbracciata ad un cuscino, nel suo viso l’espressione della gioia intensa, era passata dall’inferno al paradiso. Naturalmente Franco si fece vivo con una faccia incuriosita e vedendo Amalie “Ma allora veramente si sei comprato una schiava!” Alberto raccontò a modo suo la storia, quella sua e di Anna era stata un’opera buona… Nell’orecchio:”Arbè, valla a raccontà a n’artro, gran figlio di…” Amalie, dopo lunghe e noiose pratiche burocratiche fu iscritta ad una scuola di suore che chiesero  un compenso più alto in quanto dovevano  dedicare una insegnante disponibile solo per la ragazza che parlava  l’inglese ed il danese;  problema risolvibile, i coniugi M. erano abbienti di famiglia. Ma la storia non finisce qui: Alberto talvolta andava con la sua Alfa Romeo Giulia a prendere Amalie alla fine delle lezioni. La ragazza si era impegnata negli studi e cominciava a parlare l’italiano. Alberto vicino ad Amalie provava sensazioni erotiche fortissime, il suo solo profumo di gioventù lo ammaliava, talvolta un bacio nel collo, poi in bocca, una mano fra le gambe, insomma una strategia di avvicinamento. Anna se n’era accorta ma, pensando alle conseguenze di una sua scenata, conseguenze che sarebbero state molto spiacevoli per tutti, (fra l’altro Amalie era ancora minorenne) fece finta di nulla, d’altronde anche lei aveva qualcosa da farsi perdonare, un ricordo bellissimo dell’incontro subacqueo col comandante Chaivat. Un giorno di domenica una telefonata da Bangkok: “Sono Radaa, come state? Io ed il mio fidanzato abbiamo in programma di venire a Roma, io sono molto appassionata dei monumenti antichi.” Anna: “Ben felici c’è un albergo il Metropolitan vicino alla stazione Termini, vi prenoteremo una stanza, quando contate di arrivare?” “Fra due giorni.” “Verremo a all’aeroporto a prendervi, buon viaggio.” Ad Alberto l’arrivo di Radaa, soprattutto in compagnia del fidanzato, non fece alcun effetto, la sua preda era una sola ma ancora non raggiunta. I due coniugi romani arrivarono a Fiumicino mezz’ora prima, in attesa dell’aereo sorbirono dei rinfrescanti intrugli di un barista allegrone e poi si recarono all’uscita dei passeggeri che nel contempo stavano recuperando i propri bagagli. Per prima si presentò Radaa luminosa nella sua bellezza; bacio di rito ai due coniugi e poi arrivo del fidanzato con i bagagli: Sorpresa, sorpresa:“Questo è Chaivat, lo avrete conosciuto perché comandava la giunca dove avete passato dei giorni in mare.” Strette di mano e poi Alberto: “Anna lo ha conosciuto meglio di me, insieme hanno esplorato i fondali con bombole, pinne ed occhiali, Anna ne ha un buon ricordo!” Solo i due interessati capirono la battuta ma fecero lo gnorri.  Cena casereccia al ristorante sotto casa di via Merulana molto apprezzata dai thailandesi e poi un arrivederci al giorno seguente, era di luglio e le scuole erano chiuse. Radaa aveva telefonato alla sua ambasciata dove lavorava una sua cugina Malee, le chiese di accompagnarla per un giro su Roma monumentale munita di guide per orientarsi e così la compagnia si ridusse a quattro. “Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare!” Alberto si era esibito in una boutade per rallegrare l’atmosfera, ad eccezione di Amelie, tutti sapevano tutto di tutti come da celebre frase ma la cosa non pesò sulla compagnia. Si recarono allo stabilimento Kursaal con la Mini Clubman di Anna; le femminucce mostrarono il loro ben di Dio in costumi brasiliani, si fecero baciare dal sole per un quarto d’ora poi si ritirarono sotto l’ombrellone, come pure i signori che erano di ritorno dopo aver fatto il bagno. Sparita dalla circolazione Radaa, si erano formate due coppie come dire, eterogenee: Alberto quarantenne con una diciassettenne,  Anna trentacinquenne con un trentenne ma, guardandole bene l’età non aveva importanza: Amelie guardava con ogni sognanti Alberto, Anna nello stesso modo il fustaccio thailandese. I quattro avevano preso a girare per Roma centro per fare acquisti e regolarmente Amelie passava per figlia di Alberto ed Anna per la moglie di Chaivat, ormai i quattro avevano di fatto accettato la situazione. Anche se avevano svicolato in quanto a posizione amorosa, i due coniugi, dato il loro lungo legame, si capivano al volo e così a casa loro, la notte: Anna e Chaivat nel letto matrimoniale la bimba (si fa per dire) e l’Albertone nella stanza degli ospiti dove finalmente avvenne il matrimonio fra il padrone di casa e la danese che dichiarò di non essere più vergine da tempo e si dimostrò molto abile in quanto a sesso, Alberto era al settimo cielo. E vissero a lungo…no questo non fu il finale della storia. Hermes protettore del pagano Alberto  non poté far nulla per il suo assistito, il destino è al di sopra degli dei e così Amelie, piangendo, raccontò ad Alberto di essersi innamorata di uno studente romano, Chaivat ritornò in patria, Radaa rimase quale impiegata nell’ambasciata della Thailandia a Roma ed Alberto ed Anna, con tanto rimpianto, ritornarono ad essere marito e moglie, la loro era stata solo una bella avventura da ricordare per sempre.
 

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