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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

08 agosto alle ore 9:30

SESSO ARDENTE

Il racconto

Il sei gennaio era passato da qualche giorno, si sa che l’Epifania tutte le feste porta via e così la vita di Alberto, cinquantaquattrenne, aveva ripreso il suo tran tran niente affatto  piacevole: Anna, moglie, molto più giovane di lui in ufficio, lui pensionato, da solo in casa in via Taranto a Roma disteso sul divano. Prima pillola alle cinque di mattina, pillola pórta dalla gentile consorte molto mattiniera e poi dopo i ‘lavacri’ d’obbligo ginnastica sul divano, una rottura di palle ma importante a detta dei medici che, suo malgrado era costretto a frequentare. Ogni specialista ordinava l’ingerimento di pillole che Alberto trascriveva in ordine cronologico di assunzione, l’ultima la sera alle ventidue. L’unica auto di famiglia era in uso esclusivo della gentile consorte per andare al lavoro, Alberto, pur nolente era diventato il passeggero della macchina, erano finiti i tempi quando, da giovane finanziere, ai confini di terra guidava una Alfa Romeo 1900 per inseguire i contrabbandieri di sigarette, allora era giovane e forte…ma non era ancora morto come i trecento della spedizione di Pisacane. Né era la religione a migliorare l’umore di Alberto come accadeva d alcuni suoi amici: per lui il concetto di Dio era paradossale, non riusciva a credere che l’amore di Dio fosse onnipotente come credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio riscattarci e lo Spirito Santo santificarci. Il suo pensiero era che siamo stati cresciuti inculcandoci il concetto che la vita è dolore ma che un giorno saremmo stati ricompensati nell’aldilà. Niente di più sbagliato, è meglio essere felici ora perché la sofferenza può essere uno stato passeggero. Occorre non perdere l’occasione di essere ottimista: celebrare la gioia, la vitalità e l’autenticità di ciò che stiamo vivendo regalandoci così un’esistenza piena. Più facciamo progetti più ci concediamo la possibilità di aprire la mente ed il cuore a nuovi incontri. La felicità non è il piacere: qualunque cosa accada sarà un’occasione di crescita , un profondo senso di pace e di completezza e non dipende da fenomeni esterni. Questa dottrina Alberto l’aveva appresa da un trattato sul Buddismo, eccellenti principi teorici ma difficili da mettere in pratica. Ritornando alla realtà,  Alberto era sempre in lotta con malattie varie ed ovvii conseguenti dolori in tutto il corpo. Del suo stato approfittavano i vari medici specialisti che, alla fine della visita: “Si accomodi dalla mia segretaria”, non avevano la faccia tosta di chiedergli  duecento Euro in contanti, peraltro senza fattura. Alberto ricordando il suo passato di maresciallo delle Fiamme Gialle ogni volta la pretendeva con gran scorno del dottore evasore tributario. Nello studio Anna aveva appeso al muro una sua fotografia scattata molti anni prima in cui Alberto appariva in gran forma in divisa con baffi e pizzo, allora gran ‘tombeur des femmes’, una tristezza! Qualcosa doveva accadere per cambiare la vita di Alberto ed era accaduto. Anna aveva stretto amicizia con Aurora una signora che abitava con la famiglia al piano di sopra, per una serie di motivi non si erano sentite da vario tempo ed una mattina di sabato Anna pensò bene di chiamarla al telefono: “Cara Aurora ci siamo perse, t’è successo qualcosa.” “Vieni a casa mia, non mi va di comunicartele per telefono.” Aurora era cambiata, era dimagrita e niente solito viso sorridente. “Ho problemi con mio marito e con mio figlio. Tommaso, come sai frequenta l’istituto musicale ‘Corelli’, ha sedici anni, gli hanno pronosticato una brillante carriera come pianista ma negli ultimi tempi non vuole più andare a scuola e non suona più nemmeno il pianoforte di casa, sta chiuso in camera sua, unica compagnia il computer. Non risponde alle mie domande né a quelle di mio marito Edoardo. Abbiamo consultato uno psicologo ma anche con lui non si vuole confidare, l’ultima speranza sei tu che l’hai visto crescere e ti chiama zia. Prova a bussare alla sua porta e vedi se ti risponde.” “Caro Tom ho voglia di vederti…ed anche si sentire quei notturni di Chopin che sono i miei preferiti, ti prego apri la porta.” “Inaspettatamente il giovane decise di farsi vedere da Anna: era inguardabile, capelli arruffati, barba non rasata, occhi affossati e sguardo nel vuoto. Anna provò a smuoverlo: “Sei inguardabile, va in bagno fatti una doccia, rasati la barba e …mettiti del rossetto sulle guance, sembri un morto! Sto scherzando, datti una ripulita e vieni in salotto.” Tommaso si presentò dopo circa mezz’ora, la lezione della ‘zia’ era servita a scuoterlo un po’ dalla sua apatia. “Ora sei almeno  guardabile, hai fatto colazione, presumo di no ed allora ti invito a mangiare a casa mia, tutti cibi a base di pesce che ricordo erano i tuoi preferiti, Alberto verrà a fare compagnia ai tuoi genitori, vedo che anche loro non se la passano bene, stà casa sembra un cimitero!” Tommaso ed Anna scesero di un piano, Anna passando dinanzi alla porta della sua vicina le mostrò il dito medio alzato, la padrona di casa Berta, (nome per lei appropriato perché assomigliava ad una bertuccia) era notoriamente sempre a caccia di pettegolezzi dietro la porta di casa o alla finestra. Alberto prima di uscire di casa sparò una battuta: “Oh non mi strapazzare la moglie, ormai sei grande!” Il detto napoletano che Pulcinella scherzando…proprio quello che Anna aveva in mente. Tommaso prima di pranzo, anche se riluttante raccontò la sua avventura che lo aveva portato a chiudersi in se stesso: una compagna di corso l’aveva raggiunto nel bagno dei ragazzi , si era spogliata in attesa che Tom…approfittasse di lei ma il suo ‘coso’ non ne voleva sapere di alzarsi, dopo un po’, visti gli inutili tentativi, la giovane si rivestì e sparì dalla circolazione. Era una sciocca, pensò bene di ‘sputtanare’ Tommaso facendolo passare per omosessuale, di qui la reazione del giovane. “Tommasino della zia, sai quanti uomini fanno cilecca, uh! dopo mangiato faremo una prova che ne dici, dico si io per te. Tutto buono? Non approfittare troppo del Verdicchio, ho i riscaldamenti al massimo e sto sudando, mi tolgo la camicetta, la gonna e la sottoveste,  poi andremo in bagno, un buon bidet…Tommaso si lasciava guidare dalla ‘zia’, sembrava imbambolato ma si risvegliò quanto Anna rimase nuda e prese a baciarlo in bocca: ”Zia sei bellissima, hai tette ancora da giovincella e poi quella foresta…” “Tutto a tua disposizione sul letto matrimoniale, aspetta, giro al contrario la foto di mio marito, non vorrei che si ingelosisse!” La battuta piacque a Tom che si mise a ridere e cominciò a baciare in bocca Anna per poi scendere sulle tette e sul fiorellino ma lì Anna dovette aiutarlo, il giovane non conosceva il clitoride, la zia glielo mise in bocca. Anna aveva notato che Tommaso era sessualmente diverso da suo marito: aveva un pisello più stretto e più lungo in compenso era dotato due testicoli molto grossi. Appena entrato nel fiorellino il ’ciccio’ di Tom ebbe un orgasmo ma non si fermò e proseguì sino al collo dell’utero che ‘mitragliò’ con uno schizzo violento, grande orgasmo anche da parte di Anna, questa volta era lei ad essere basita. Tommaso sembrava impazzito, seguitava a muoversi a lungo dentro la vagina di Anna che ad un certo punto: “la ‘gatta’ è stanca ed arrossata, suona la ritirata!” Suonò anche il telefono a casa di Anna: “Cara quando avrai finito il ‘pisolino’  vorrei tornare nella mia magione.” “Dammi un quarto d’ora, mi troverai distesa e sorridente, cuntent?” “Da quando in qua una romana parla milanese, qualcosa deve essere cambiata nel tuo cervello e non solo in quello!” Tommaso riprese la via del ritorno a casa sua, passando dinanzi alla porta di Berta imitò quel gesto che aveva fatto Anna in precedenza, incontrò Alberto: “Ciao zio.” Forse era una presa per i fondelli perché si sentiva superiore avendo…Ma  le cose non erano andate come Tom pensava nel senso che anche a casa sua…Un passo indietro come nei romanzi di Carolina Invernizzio: Aurora si sentiva più sollevata da quando suo figlio era ‘in mano’ all’amica, era convinta che il ragazzo sarebbe tornato a casa ‘sgrezzato’ in senso sessuale e questo pensiero la portò a pensare a suo marito che le aveva confidato un suo desidero mai prima a lei confessato: voleva essere un cuckold termine proveniente dal re di Lidia Candaule che fece vedere la moglie nuda alla guardia del corpo Gige. Nel suo caso fare avere un rapporto sessuale di Aurora con Alberto  mentre lui si masturbava. Sguardo d’intesa dei tre trasferitisi in camera da letto: Aurora faceva ancora la sua bella figura e fece eccitare Alberto a tal punto che ‘ciccio’ innalzò la cresta più del solito con gran gioia di Aurora abituata a qualcosa di più modesto. I due novelli amanti non si fecero mancare nulla, finita la prima ‘pagina’ Alberto girò Aurora che anche col popò mostrò di gradire molto il passaggio al posteriore con conseguenti orgasmi doppio gusto mentre Edoardo si limitava a fare il….falegname. E per tutta conclusione…lasciamo stare il cordone e facciamo il punto della situazione: quello più fortunato era stato indubbiamente Tommaso che, grazie ad i suoi testicoli superattivi aveva riacquistato la sua piena virilità ‘facendosi’ tutte le compagne di studio disponibili, ad esclusione della prima che lo aveva sputtanato e talvolta anche la ‘zia’ e poi Alberto che oltre alla consorte era intimo di Aurora, Edoardo aveva contatti con la legittima consorte solo in presenza attiva di Alberto con Aurora. La più scornacchiata era Berta che spargeva i suoi strali velenosi sui rapporti fra le due famiglie ma, pur dicendo la verità non veniva creduta, i condomini erano per la maggior parte conformisti e per loro quelle verità non erano credibili.
 

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