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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

22 maggio alle ore 16:06

SETTE PERSONAGGI IN CERCA DI ...

Intro: Non ho mai creduto molto agli avverbi, talvolta la gallina vecchia fa molto di più di un buon brodo!

Il racconto

Via Gramsci 69 palazzina isolata di due piani a Messina, due famiglie, tanti casini: Marco e Gina al primo piano, Salvatore ed Anna al secondo. Otto di mattina, Anna si stava godendo il calduccio del letto, nessuna voglia di alzarsi per riprendere il tran tran giornaliero di casalinga e di sarta, un mucchio di stoffa l’aspettava… Un bussare furiosa alla porta, non poteva che essere Gina in crisi col marito, Gina spesso rompeva…come se l’amica potesse sistemarle le…corna. “Vieni amica mia, prima la doccia poi parliamo.” “Parliamo mentre ti lavi, lo sai che…” “Tuo marito non è rientrato questa notte, bella novità, prova a lasciarlo, ti dovrà mantenere e poi col tuo mestiere di parrucchiera…” “Ne sono innamorata, non resisterei senza di lui…sai che hai un bel corpo, malgrado i quarant’anni tette sode, culo prominente, cosina rasata e rosea come piace a me…Tu sola puoi consolarmi, ti prego…”  “Ti consolerò un’altra volta, ho un sacco di vestiti da cucire e poi sta rientrando Salvatore, il mestiere di guardia notturna è pesante e deve riposare, se proprio vuoi, stasera…” “Sei un amore, grazie.” Anna era molto affezionata all’amica, capiva le sue angosce e talvolta provavano insieme le gioie di Lesbo. Ora ci mancava anche Fru Fru a rompere, la cagnolina volpina che giustamente reclamava sia la colazione che l’uscita per i bisognini. Anna le mise la museruola e la spedì fuori casa. Che faceva nel frattempo Marco? Dormiva il sonno del giusto? Ma quando mai, quale rappresentante, diceva lui, di prodotti caseari, prosciutti e tutta la salumeria doveva essere in viaggio nei paesi siciliani per cercare di ‘appioppare’ la sua merce ai negozianti ma spesso con scarso successo, solo qualche padrona femmina di negozi si faceva convincere talvolta dietro prestazioni sessuali; effettivamente Marco faceva come uomo la sua porca figura ma i ricavi erano minimi sinché un giorno o meglio una sera, stanco morto e senza aver concluso alcun affare, si presentò all’albergo ‘Regina’ di Pozzalo in quel di Ragusa e chiese una stanza possibilmente non rumorosa. Alla sua vista la padrona, che curiosamente portava lo stesso nome dell’albergo, fece sloggiare dalla reception l’impiegata e si mise a servire personalmente il viandante, non che volesse far un piacere alla ragazza ma perché attratta da quel fustacchione il quale, anche se stanco, una volta ripresosi doveva avere ottime qualità amatorie. Regina anche se sessantenne, vedova’ proprio perché sola non si lasciava sfuggire le buone occasioni. Ritirati i documenti, condusse in una camera retrostante l’albergo il buon Marco che notò uno scintillio particolare negli occhi della signora e: “Stasera sono un po’ sul distrutto, che ne dice se ci vediamo domani?” Madame approvò con un cenno del capo e la mattina alle otto si presentò nella stanza dove era alloggiato Marco e: “Sveglia, c’è una colazione che l’aspetta!” Marco era ancora nelle braccia di Morfeo o meglio di una dea e prima di poter rendersi conto di dove fosse ci volle un po’ di tempo sempre sotto lo sguardo di Regina coperta da una vestaglia rosa; deliziosa sia la vestaglia che il contenuto. “Primo comandamento appena alzato: doccia!” e Marco si diresse nel bagno seguito dalla padrona di casa con un sorriso in bocca da trentadue denti bellissimi (forse una dentiera) ma poco caleva a Marco, doveva essere danarosa e generosa e la cosa divenne interessante in quanto la vestaglia di madame cadde a terra lasciando allo scoperto un corpo bellissimo per l’età, Regina doveva essere una cliente affezionata di qualche istituto di bellezza. Madame senza tante storie si diresse sul membro di Marco il quale ben presto mostrò tutta la sua ‘mostruosità’ che fece scappare dalla bocca alla dama “e che cazzo!” e fece in modo che entrasse quasi tutto nella sua dolce boccuccia, andando avanti ed indietro sino all’ingollo finale di vitamine. Non contenta Regina fece sdraiare sul letto Marco , gli saltò letteralmente addosso  in un gustoso ‘smorcia candela’  (quell’aggeggio che i preti usano in chiesa per spegnere le candele) solo che questa volta la candela non voleva proprio spegnersi con gran gusto di Regina che: “Cazzo mi stai distruggendo, il tuo è un ‘marruggio!” Dopo tre giorni di ‘lavoro’ Marco, dopo aver convinto la padrona dell’albergo ristorante di acquistare merce del suo listino, ben contento del soggiorno lasciò Pozzallo diretto a Noto in quel di Siracusa, se non dopo aver promesso a Regina che sarebbe ripassato a …ripassarla! Noto è famosa per i suoi monumenti che vengono visitati annualmente da molti appassionati anche provenienti dall’estero, l’arte intesa come tale lasciava profondamente indifferente Marco ma pensava di poter piazzare la sua merce data la presenza di tanti turisti. Guardandosi in giro non vide alcun negozio ed allora, con fare modesto, si avvicinò ad una signora con cagliolino zappettante al fianco: “Scusi il mio ardire (parola che fa molto effetto sulle femminucce) vorrei chiederle se mi potesse indicare dei negozi dove piazzare la mia merce, sono rappresentante di formaggi e di salumi.” La dama quasi settantenne, alta, longilinea con cappello in testa (era d’estate) dopo aver squadrato a lungo il bel giovane: “Dove vuole andare con questo caldo, io sono padrona di due negozi di alimentari, ce lo condurrò dopo pranzo, sempre che lei accetti il mio invito!” Marco fece un inchino (che è sempre una forma apprezzata di signorilità) ed ovviamente accettò di recarsi a casa! Quale casa, era un castello antico con tanto di maggiordomo che aprì il cancello. “Fidelio abbiamo un ospite, avvisi la cuoca!” La sua non era stata una richiesta ma un ordine militare! “Preferisco desinare (preferì questo verbo più signorile e non il volgare mangiare) al fresco sotto gli alberi, che ne dice?” “Bien sure madame!” “Vedo che conosce il francese la mia lingua preferita, se le va dopo pranzo mi leggerà qualche poesia di autore gallico. E così fu: “Le reciterò una poesia di de Vigny un po’ triste ma che si adatta a questo ambiente in ambito serale: J’aime le son du cor, le soir, au fond des bois, soit qu’il chente les pleures de la biche  aux bois ou l’adieu du chasseur que l’echo faible accueille e che le vent du nord porte di feuille in feuille…” “Basta è molto bella ma mi fa intristire, è l’ultima cosa che desidero, alle sette usciremo le farò vedere i miei due negozi.” Inutile affermare che il pranzo, a base di pesce era eccellente, il finale con Ananas e caffè proveniente da macchina da bar, tutto in quell’ambiente sprizzava perfezione, forse anche troppa. “Mi permetta di prenderla sotto braccio, può essere mio figlio, forse mio nipote, io non amo le persone anziane, parlano sempre di malattie, io preferisco quelle giovani ed atletiche come lei, tre volte la settimana vado in palestra, non amo la pelle pendente dei vecchi, io non ce l’ho.” “Madame lei ha classe, cosa molto difficile da reperire oggi, tutta la mia stima…” “Le interessa altro di me?” “Non mi faccia arrossire, non sono il tipo ma…” “Va bene ne riparleremo stasera nel mio giardino, al fresco.” Il primo negozio aveva il bancone a ferro di cavallo, le carni erano esposte dentro contenitori al freddo, i formaggi collocati sotto vetro, i prosciutti appesi come pure i salami, tutto perfetto. “Alfio questo è Marco S., ho ceduto a lui l’attività ma tu sarai sempre il fac totum, sicuramente andrete d’accordo.” Con un po’ di riluttanza Alfio diede la mano a Marco il quale lo rassicurò: “Non metterò mai bocca nel tuo operato,  dammi del tu, non amo le distanze con i collaboratori.” Il secondo negozio era simile al primo; col conduttore Basilio vi fu lo stesso colloquio. “Caro Marco non penso ci voglia molto a capire come finirà, ridi pure, anch’io ho il senso dello humor e soprattutto il senso del…sesso, son sicura che…” La cena fu servita tardi sotto gli alberi, c’erano un gran divano oltre naturalmente a sedie e tavolino. Tutto a base di carne e vino Cerasuolo di Vittoria, alla giusta temperatura, Al finale, prevedibile, Lina con molta naturalezza sbottonò i pantaloni di Marco, prese a giocare con le mani il suo ‘ciccio’ diventato una ‘arbre magic’ per poi baciarlo delicatamente sino alla normale conclusione che però non fermò la padrona di casa che, assunta la posizione di pecora, si fece infilare in ambedue i pertugi dimostrando gran piacere. “Era molto tempo che…” Finirono nella camera da letto di Lina senza incontrare nessun servitore, sicuramente addestrati a farsi i fatti loro. Il finale erotico fin in maniera selvaggia, Lina sapeva che l’indomani Marco sarebbe partito e voleva un suo ricordo profondo. “Mia cara, sei stata magnifica, intanto sei rimasta giovane nel cervello e poi mi piace anche il tuo corpo longilineo, non è uno sciocco complimento, lo penso ma debbo anche pensare che ho una moglie che non intendo abbandonare, mi farò vivo ogni tanto.” “Ho dei nipoti imbecilli, non intendo lasciare loro i negozi, alla mia morte saranno tuoi. Il ritorno a casa del guerriero fu un trionfo, Marco fece partecipe Gina di essere diventato proprietario di due negozi che una signora molto anziana gli aveva voluto lasciare in eredità alla sua morte. Un rapporto sessuale molto ‘leggero’ e poi una settimana di libertà insieme alla consorte, a Salvatore e ad Anna in gita sui monti Peloritani con viveri al sacco. Salvatore assente di notte per servizio, i tre si stavano annoiando dinanzi al televisore quando Anna (già d’accordo con Gina) cominciò a ‘scherzare’ da vicino con Marco, sempre più da vicino fino al finale previsto, il ‘ciccio’ di Marco inalberato passò fra le mani e poi nell’intimo delle due signore che si baciavano fra di loro, un piccola orgia apprezzata da tutti ma non evidentemente da Salvatore che era in compagnia della bruma notturna. La storia ebbe un bel finale, quello delle favole, tutti (maschi e femmine) ripresero con spensieratezza il loro lavoro, Marco naturalmente il più fortunato ed anche Fru Fru ebbe il piacere di trovare un volpino maschio arrapato che le diede tre bellissimi cuccioli adottati da Anna e Gina. Ritenete la storia improbabile, siete fuori strada, al giorno d’oggi in cui i matrimoni fra gay sono all’ordine del giorno una storia come quella riportata non fa impressione a nessuno anzi alcuni vorrebbero poterla vivere!
SETTE  PERSONAGGI IN CERCA DI…
 
Via Gramsci 69 palazzina isolata di due piani a Messina, due famiglie, tanti casini: Marco e Gina al primo piano, Salvatore ed Anna al secondo. Otto di mattina, Anna si stava godendo il calduccio del letto, nessuna voglia di alzarsi per riprendere il tran tran giornaliero di casalinga e di sarta, un mucchio di stoffa l’aspettava… Un bussare furiosa alla porta, non poteva che essere Gina in crisi col marito, Gina spesso rompeva…come se l’amica potesse sistemarle le…corna. “Vieni amica mia, prima la doccia poi parliamo.” “Parliamo mentre ti lavi, lo sai che…” “Tuo marito non è rientrato questa notte, bella novità, prova a lasciarlo, ti dovrà mantenere e poi col tuo mestiere di parrucchiera…” “Ne sono innamorata, non resisterei senza di lui…sai che hai un bel corpo, malgrado i quarant’anni tette sode, culo prominente, cosina rasata e rosea come piace a me…Tu sola puoi consolarmi, ti prego…”  “Ti consolerò un’altra volta, ho un sacco di vestiti da cucire e poi sta rientrando Salvatore, il mestiere di guardia notturna è pesante e deve riposare, se proprio vuoi, stasera…” “Sei un amore, grazie.” Anna era molto affezionata all’amica, capiva le sue angosce e talvolta provavano insieme le gioie di Lesbo. Ora ci mancava anche Fru Fru a rompere, la cagnolina volpina che giustamente reclamava sia la colazione che l’uscita per i bisognini. Anna le mise la museruola e la spedì fuori casa. Che faceva nel frattempo Marco? Dormiva il sonno del giusto? Ma quando mai, quale rappresentante, diceva lui, di prodotti caseari, prosciutti e tutta la salumeria doveva essere in viaggio nei paesi siciliani per cercare di ‘appioppare’ la sua merce ai negozianti ma spesso con scarso successo, solo qualche padrona femmina di negozi si faceva convincere talvolta dietro prestazioni sessuali; effettivamente Marco faceva come uomo la sua porca figura ma i ricavi erano minimi sinché un giorno o meglio una sera, stanco morto e senza aver concluso alcun affare, si presentò all’albergo ‘Regina’ di Pozzalo in quel di Ragusa e chiese una stanza possibilmente non rumorosa. Alla sua vista la padrona, che curiosamente portava lo stesso nome dell’albergo, fece sloggiare dalla reception l’impiegata e si mise a servire personalmente il viandante, non che volesse far un piacere alla ragazza ma perché attratta da quel fustacchione il quale, anche se stanco, una volta ripresosi doveva avere ottime qualità amatorie. Regina anche se sessantenne, vedova’ proprio perché sola non si lasciava sfuggire le buone occasioni. Ritirati i documenti, condusse in una camera retrostante l’albergo il buon Marco che notò uno scintillio particolare negli occhi della signora e: “Stasera sono un po’ sul distrutto, che ne dice se ci vediamo domani?” Madame approvò con un cenno del capo e la mattina alle otto si presentò nella stanza dove era alloggiato Marco e: “Sveglia, c’è una colazione che l’aspetta!” Marco era ancora nelle braccia di Morfeo o meglio di una dea e prima di poter rendersi conto di dove fosse ci volle un po’ di tempo sempre sotto lo sguardo di Regina coperta da una vestaglia rosa; deliziosa sia la vestaglia che il contenuto. “Primo comandamento appena alzato: doccia!” e Marco si diresse nel bagno seguito dalla padrona di casa con un sorriso in bocca da trentadue denti bellissimi (forse una dentiera) ma poco caleva a Marco, doveva essere danarosa e generosa e la cosa divenne interessante in quanto la vestaglia di madame cadde a terra lasciando allo scoperto un corpo bellissimo per l’età, Regina doveva essere una cliente affezionata di qualche istituto di bellezza. Madame senza tante storie si diresse sul membro di Marco il quale ben presto mostrò tutta la sua ‘mostruosità’ che fece scappare dalla bocca alla dama “e che cazzo!” e fece in modo che entrasse quasi tutto nella sua dolce boccuccia, andando avanti ed indietro sino all’ingollo finale di vitamine. Non contenta Regina fece sdraiare sul letto Marco , gli saltò letteralmente addosso  in un gustoso ‘smorcia candela’  (quell’aggeggio che i preti usano in chiesa per spegnere le candele) solo che questa volta la candela non voleva proprio spegnersi con gran gusto di Regina che: “Cazzo mi stai distruggendo, il tuo è un ‘marruggiu!” Dopo tre giorni di ‘lavoro’ Marco, dopo aver convinto la padrona dell’albergo ristorante di acquistare merce del suo listino, ben contento del soggiorno lasciò Pozzallo diretto a Noto in quel di Siracusa, se non dopo aver promesso a Regina che sarebbe ripassato a …ripassarla! Noto è famosa per i suoi monumenti che vengono visitati annualmente da molti appassionati anche provenienti dall’estero, l’arte intesa come tale lasciava profondamente indifferente Marco ma pensava di poter piazzare la sua merce data la presenza di tanti turisti. Guardandosi in giro non vide alcun negozio ed allora, con fare modesto, si avvicinò ad una signora con cagliolino zappettante al fianco: “Scusi il mio ardire (parola che fa molto effetto sulle femminucce) vorrei chiederle se mi potesse indicare dei negozi dove piazzare la mia merce, sono rappresentante di formaggi e di salumi.” La dama quasi settantenne, alta, longilinea con cappello in testa (era d’estate) dopo aver squadrato a lungo il bel giovane: “Dove vuole andare con questo caldo, io sono padrona di due negozi di alimentari, ce lo condurrò dopo pranzo, sempre che lei accetti il mio invito!” Marco fece un inchino (che è sempre una forma apprezzata di signorilità) ed ovviamente accettò di recarsi a casa. La casa… era un castello antico con tanto di maggiordomo che aprì il cancello. “Fidelio abbiamo un ospite, avvisi la cuoca!” La sua non era stata una richiesta ma un ordine militare! “Preferisco desinare (preferì questo verbo più signorile e non il volgare mangiare) al fresco sotto gli alberi, che ne dice?” “Bien sure madame!” “Vedo che conosce il francese la mia lingua preferita, se le va dopo pranzo mi leggerà qualche poesia di autore gallico. E così fu: “Le reciterò una poesia di de Vigny un po’ triste ma che si adatta a questo ambiente in ambito serale: J’aime le son du cor, le soir, au fond des bois, soit qu’il chante les pleures de la biche  aux bois ou l’adieu du chasseur que l’echo faible accueille et que le vent du nord porte di feuille in feuille…” “Basta è molto bella ma mi fa intristire, è l’ultima cosa che desidero, alle sette usciremo le farò vedere i miei due negozi.” Inutile affermare che il pranzo, a base di pesce era eccellente, il finale con Ananas e caffè proveniente da macchina da bar, tutto in quell’ambiente sprizzava perfezione, forse anche troppa. “Mi permetta di prenderla sotto braccio, può essere mio figlio, forse mio nipote, io non amo le persone anziane, parlano sempre di malattie, io preferisco quelle giovani ed atletiche come lei, tre volte la settimana vado in palestra, non amo la pelle pendente dei vecchi, io non l’ho.” “Madame lei ha classe, cosa molto difficile da reperire oggi, tutta la mia stima…” “Le interessa altro di me?” “Non mi faccia arrossire, non sono il tipo ma…” “Va bene ne riparleremo stasera nel mio giardino, al fresco.” Il primo negozio aveva il bancone a ferro di cavallo, le carni erano esposte dentro contenitori al freddo, i formaggi collocati sotto vetro, i prosciutti appesi come pure i salami, tutto perfetto. “Alfio questo è Marco S., ho ceduto a lui l’attività ma tu sarai sempre il fac totum, sicuramente andrete d’accordo.” Con un po’ di riluttanza Alfio diede la mano a Marco il quale lo rassicurò: “Non metterò mai bocca nel tuo operato,  dammi del tu, non amo le distanze con i collaboratori.” Il secondo negozio era simile al primo; col conduttore Basilio vi fu lo stesso colloquio. “Caro Marco non penso ci voglia molto a capire come finirà, ridi pure, anch’io ho il senso dello humor e soprattutto il senso del…sesso, son sicura che…” La cena fu servita tardi sotto gli alberi, c’erano un gran divano oltre naturalmente a sedie e tavolino. Tutto a base di carne e vino Cerasuolo di Vittoria, alla giusta temperatura, Al finale, prevedibile, Lina con molta naturalezza sbottonò i pantaloni di Marco, prese a giocare con le mani il suo ‘ciccio’ diventato una ‘arbre magic’ per poi baciarlo delicatamente sino alla normale conclusione che però non fermò la padrona di casa che, assunta la posizione di pecora, si fece infilare in ambedue i pertugi dimostrando gran piacere. “Era molto tempo che…” Finirono nella camera da letto di Lina senza incontrare nessun servitore, sicuramente addestrati a farsi i fatti loro. Il finale erotico finì a letto in maniera selvaggia, Lina sapeva che l’indomani Marco sarebbe partito e voleva un suo ricordo profondo. “Mia cara, sei stata magnifica, intanto sei rimasta giovane nel cervello e poi mi piace anche il tuo corpo longilineo, non è uno sciocco complimento, lo penso ma debbo anche pensare che ho una moglie che non intendo abbandonare, mi farò vivo ogni tanto.”Il ritorno a casa del guerriero fu un trionfo, Marco fece partecipe Gina di essere diventato comproprietario di due negozi che una signora molto anziana gli avrebbe lasciato in eredità alla sua morte. Un rapporto sessuale molto ‘leggero’ e poi una settimana di libertà insieme alla consorte, a Salvatore e ad Anna in gita sui monti Peloritani con viveri al sacco. Salvatore assente di notte per servizio, i tre si stavano annoiando dinanzi al televisore quando Anna (già d’accordo con Gina) cominciò a ‘scherzare’ da vicino con Marco, sempre più da vicino fino al finale previsto, il ‘ciccio’ di Marco inalberato passò fra le mani e poi nell’intimo delle due signore che si baciavano fra di loro, un piccola orgia apprezzata da tutti ma non evidentemente da Salvatore che era in compagnia… della bruma notturna. La storia ebbe un bel finale, quello delle favole, tutti (maschi e femmine) ripresero con spensieratezza il loro lavoro, Marco naturalmente il più fortunato ed anche Fru Fru non più 'vergine Cuccia delle Grazie alunna'ebbe il piacere di trovare un volpino maschio arrapato che le fece mettere al mondo tre bellissimi cuccioli adottati da Anna e Gina. Ritenete la storia improbabile, siete fuori strada, al giorno d’oggi in cui i matrimoni fra gay sono all’ordine del giorno una storia come quella riportata non fa impressione a nessuno anzi alcuni vorrebbero poterla vivere!
 

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