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in archivio dal 10 lug 2011

Alessandro Mannarini

Ostra (AN)
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  • 12 febbraio 2013 alle ore 17:34
    Il ritorno a casa

    Nella stanza buia, remoto rifugio di pensieri smarriti,
    un fascio di luce, calda lama, penetra silenzioso.
    Un granello di polvere vortica sospinto dal respiro,
    piccola navicella vagante nell'oscuro spazio.
    Gocciola l'acqua nel lavello, cerchi concentrici,
    il ritmico suono riverbera nell'oscurità.
    Odore di muffa dalle pareti, macchie di solitudine,
    si insinua nelle narici pungendo amaramente.
    L'occhio scorge, ora avvezzo alla penombra,
    gli abitanti del tetro luogo, oggetti rimasti senza scopo.
    Su una mensola giace, svolto alla rinfusa,
    del filo interdentale chiazzato di rosso.
    Poi un bicchiere scheggiato, vaso di ripiego,
    ospita una rosa gialla ormai appassita.
    Vicino una candela consumata mostra,
    ricordo della fiamma che fu, il nero stoppino.
    Su una sedia malridotta giace, alfiere del dolore,
    un malinconico pupazzo con fattezze di giullare.
    Dopo lungo vagare il vecchio ritrova così la sua casa,
    quindi le stanche membra si accasciano al suolo.
    Il bastone appoggiato alla parete, lucido compagno,
    il pensiero vola alla vita trascorsa in luoghi lontani.
    Lo sguardo rivolto alla fievole luce, ultima amica,
    ricordo di calde giovani estati, vigore perduto.
    Quindi il sonno avvolge il vecchio, coperta finale,
    mentre il cuore spende i suoi ultimi battiti.
    Il canto di un uccello sconosciuto, dolce melodia,
    accompagna l'affievolirsi della calda luce.
    Giunge la notte e con lei il silenzio,
    giunge la morte e con lei il riposo.

     
  • 09 dicembre 2012 alle ore 10:35
    Senza titolo

    L'oblio di mille mondi atterrisce,
    incatenando di opprimente oscurità.
    Un manto nero e pesante,
    sostanza dell'intero universo,
    ricopre la gelida vastità del tempo.
    Impetuoso il vento purificatore cala,
    lungo parete di grigia scogliera,
    spazzando via le impurità,
    lascito dell’umana incoscienza. 

     
  • 09 dicembre 2012 alle ore 10:34
    La ricerca dell'amore

    Amore,
    ti vado cercando tra i volti che incontro,
    attraverso il corso di questa travagliata vita.
    Amore,
    ti intravedo nei miei sogni,
    ma non distinguo il tuo viso,
    come candida neve si posa sul mio cuore,
    non riconosco la tua voce,
    come fuggevole canto lambisce la mia anima.
    Amore, dove sei?
    Presenza colmante il vuoto dell'animo.
    Un giorno il cielo unirà le nostre strade.
    Da due vite una nuova storia nascerà,
    come albero fiorito vivrà in eterno.

     
  • 09 dicembre 2012 alle ore 10:33
    Senza titolo

    L'Ira divina si sprigiona abbagliante,
    il mondo, corrotto dal genere umano,
    finalmente avrà la sua purificazione.
    La luce si irradia e si trasforma,
    la rabbia diventa amore,
    universale strumento di salvezza.
    La luce inghiotte l'oscurità,
    i deserti fioriscono,
    la neve si scioglie,
    le crepe dei muri si risanano.
    La giustizia ferma le guerre,
    l'amore rigenera il cuore dell'uomo.
    Gioite, il mondo è tornato a vivere.
    Gioite, la salvezza è giunta.

     
  • 09 dicembre 2012 alle ore 10:33
    Senza titolo

    Percorrendo una tortuosa strada
    mi imbattei in un placido lago,
    un luogo antico perso nella mia memoria.
    Un'ondata mi travolse di ricordi, piacevoli e tristi.
    Ritornai ad una giovinezza perduta,
    fatta di giochi e piccoli problemi,
    primi amori e nuove scoperte.
    Immerso in una nebbia remota,
    che lenta ma inesorabile si squarcia,
    il mio cuore, trafitto da raggi abbaglianti,
    si ridesta al tepore della gioia ritrovata.

     
  • 09 dicembre 2012 alle ore 10:32
    Senza titolo

    Alla fine del cammino della mia vita
    mi ritrovai sull'orlo di un baratro.
    Mi voltai e vidi le strade degli altri,
    erano molto più lunghe della mia!
    Perché? Pensai malinconicamente per un po'.
    Ad un tratto capii che era giusto così e
    guardando al di là feci l'ultimo passo...
    O forse era soltanto il primo!?

     
  • 23 novembre 2012 alle ore 18:32
    In bici sul lungomare (ricordo estivo)

    Il fischio del vento mi assale prorompente,
    odore di liquirizia penetra le narici,
    un gabbiano placidamente dalle onde si fa cullare,
    il sole, alto nel cielo, scalda il viso.
    Il mio sguardo incrocia quello di una ragazza,
    che intenta a correre sulla spiaggia,
    lascia fugaci orme sulla sabbia.
    La strada scorre sotto le ruote della bici,
    mentre il sudore evapora con la fatica.
    Il ricordo di quella giornata estiva pervade ancora il mio cuore.

     
  • 23 novembre 2012 alle ore 18:31
    Il gatto e la rosa

    Il vento soffiava agitando le fronde,
    una rosa offriva i suoi petali emanando un lieve profumo.
    Un gatto agitando la coda camminava sulla tettoia,
    il suo manto, nero e bianco, riluceva ai raggi del sole,
    con lo sguardo attento seguiva il volo di un uccello,
    poi sdraiandosi decise di rinunciare alla preda.
    Ora il gatto si crogiola al caldo estivo,
    mentre un petalo rosa lievemente gli cade sul muso assonnato.

     
  • 16 ottobre 2012 alle ore 15:02
    La neve, l'amore e la voce divina

    Il vento spira a intervalli regolari come il respiro di un dio;
    mentre la neve scende giù soavemente,
    i suoi cristalli  minuscoli gioielli,
    riflette in ogni direzione la luce dei lampioni.
    Un soffice candido manto va ricoprendo il fondo stradale,
    auto di ogni foggia e colore si mutano in bizzarre collinette.

    Il silenzio cala su tutto, ma il perpetuarsi del soffio divino,
    ormai unico e possente, cattura la mia attenzione.
    Poi il soffio si tramuta in voce, le raffiche in parole:
    l'Entità suprema mi sta parlando,
    ora con irata cacofonia d'odio,
    ora con dolce melodia d'amore.
    Comunica la sua collera, la sua tristezza:
    l'umanità sta devastando il mondo donatole per dimora;
    l'uomo sta distruggendo se stesso e la vita che lo circonda.

    Ma poi la voce, investendo il mio cuore e la mia mente,
    come onda accarezza lievemente la sabbia,
    prende a parlare delle cento forme di amore pervase nell'universo.
    Gli occhi si vanno riempiendo di immagini e così vedo:
    l'amore di una bimba per il suo piccolo cagnolino;
    l'amore reciproco tra genitori e figli;
    l'amore di un ragazzo e di una ragazza,
    che incuranti della folla  circostante,
    si baciano in mezzo alla piazza;
    l'amore senza pretese di chi dona se stesso ai bisognosi.
    Altri infiniti tipi d'amore si mostrano sovrapponendosi,
    fino a fondersi nel sentimento più grande,
    l'Amore dell'Entità suprema per il Tutto.
    Forza di una grandezza a stento espressa da una così piccola parola.

    Le guance si rigano di lacrime, lucenti come neve.
    Ora ho finalmente compreso.
    E mi accorgo che la voce ha smesso di parlare,
    che la neve ha smesso di cadere.
    C'è solo il silenzio.

     
  • 25 settembre 2012 alle ore 15:42
    Senza titolo

    Strade montane, odore di resina,
    il vento soffia tra i rami dei pini,
    si apre la vista sul fondovalle,
    mentre un'aquila vola,
    essere libero tra l'immensità del cielo.
    Il mio cuore vola con lei,
    lontano dalle miserie umane,
    alla ricerca della serenità perduta.
    Le sue grida raggiungono le mie orecchie,
    ormai frastornate dai nefasti rumori della civiltà.
    Il suo spirito, ali splendenti, avvolge il mio,
    fonte di presente ardire,
    dono di future speranze.

     
  • 25 settembre 2012 alle ore 15:41
    Senza titolo

    La forza si espande come un'onda tridimensionale,
    lampi di luce sferoide innescano spasmi mentali,
    la volontà si sfilaccia in una miriade di rivoli inconsapevoli.

    Le parole rimangono sospese come isole, nuvole scosse dal vento,
    le idee affiorano e si immergono, balenottere multicolori nel mare del pensiero,
    voci lontane, soffi magici, si innalzano dirompenti su deserti di lava ghiacciata.

    Un essere solitario vaga verso i mondi partoriti dalla sua mente.
    Tutto il Nulla dell'Universo è racchiuso nel riflesso di un vetro rotto.

     
  • 30 aprile 2012 alle ore 17:09
    Senza titolo

    Simili ad animali imbalsamati,
    lasciamo che la vita depositi la polvere su di noi.
    Immobili allo scorrere delle stagioni,
    il tempo dilata il suo spazio,
    legandoci ai ricordi passati
    come fasci di rami esposti al vento.
    Solo il cuore batte ancora,
    piccolo volatile spaurito nell'incavo rifugio,
    in trepida attesa di un velato futuro.

     
  • 18 febbraio 2012 alle ore 18:38
    Città innevata

    Una strada immersa nel silenzio,
    cumuli bianchi ai lati,
    calde nuvole escono dalle nari.
    Percorro il soffice manto,
    lunga sequela di orme,
    forme sulla candida perfezione.

    Alzo lo sguardo,
    spade di ghiaccio pendono,
    lucenti riflessi dai cornicioni.
    Battiti d'ala improvvisi,
    risa oltre immacolate siepi,
    voci di gioia nel freddo calore.

     
  • 18 febbraio 2012 alle ore 18:36
    Radio Natura

    Onde flessuose nell'aria,
    come zigzag infuocati,
    scintille spasmodiche in libero cielo.
    Il vento sibila tra rami spogli,
    antenne di “Radio-Natura”,
    si uniscono alati cinguettii
    e liquidi gorgoglii
    e sfavillanti ronzii:
    un soave canto prende vita,
    scoppi di calore,
    sobbalzi di amore;
    l'umano essere ascolta,
    assimila,
    si nutre beato.

     
  • 18 febbraio 2012 alle ore 18:31
    Senza titolo

    Autunno, campo di nera terra arata,
    solitario l'albero perde le sue foglie gialle,
    un dorato tappeto ai suoi piedi,
    osserva passando il ciclista sull'umido asfalto.

     
  • 18 febbraio 2012 alle ore 18:27
    Ciclista nella nebbia

    La nebbia, fosca coltre di impalpabile tenacia,
    a poco a poco svela le mura del dimenticato borgo,
    il ciclista sale lungo i tornanti immerso nell'ovattato silenzio,
    solo il lieve vento tra le fronde gli fa da compagno,
    il fiato esce, nuvole calde, scia di perenne fatica.

    Le ruote frusciano tra mulinelli di foglie morte,
    mentre un lontano uccello disperde la sua voce tra i rami,
    il ciclista nella nebbia percorre solitario il suo sentiero
    verso il traguardo posto sull'alta montagna,
    il ritmo tamburellante del suo cuore intona la melodia della fatica.

     
  • 10 novembre 2011 alle ore 15:19
    Senza titolo

    Il dolore si espande, luce infuocata di candore abbagliante.
    Il cuore batte impetuoso verso abissi solitari.
    La vita scorre gocciolando su di noi come pioggia, a volte dolce, a volte acida.
    Il sole matura i nostri sogni, asciuga le nostre lacrime.
    Un bivio ci si para dinnanzi: di qua la veloce e ripida discesa verso l'oblio,
    di là la dura e impervia salita verso la vetta della gloria.
    A noi la scelta, ultimo atto di libertà, ultima prova di esistenza.

     
  • 10 novembre 2011 alle ore 15:14
    Senza titolo

    Per quanto diversa sia stata la vita percorsa da ogni uomo,
    ognuna conduce al Grande Campo dorato dove
    la Nera Signora è pronta a mietere il suo raccolto giornaliero.
    Gli uomini, come spighe mosse dal vento,
    cadono sotto i colpi della sua lucente falce.

    Le anime si ritrovano così a percorrere, in lunghe e tortuose file,
    i sentieri paralleli attraverso la Desolata Pianura, fino alle rive del Sacro Fiume.
    Le acque purpuree del fiume Sanzu scorrono bagnando le sponde dei due mondi.
    Qui la moltitudine di anime, in rassegnato silenzio, aspetta di passare oltre.
    I Traghettatori continuano il loro eterno lavoro con divina solerzia.

    Ognuno sale sui Vascelli Ultraterreni rimembrando il suo passato cammino,
    immaginando la sua futura destinazione.
    Giunti sull'altra sponda prendono il sentiero assegnatogli dal Karma:
    chi sale verso le alte vette della Città degli Dei, salita dolce di lieve fatica;
    chi scende verso gli abissi dell'Eterna Dannazione, oscura discesa di immane dolore;
    chi apre la Porta della Rinascita, speranzoso ritorno al mondo dei vivi;
    chi, infine, varca il Lucente Cancello dell'Illuminazione, glorioso viale di Sublime Estasi.

     
  • 10 luglio 2011 alle ore 15:25
    Il sogno premonitore

    Ero un navigante solitario disperso sul mare tempestoso della vita.
    Alla deriva senza una meta, circondato dal buio della notte.
    Poi in alto nel cielo una stella mi indicò la via della salvezza.
    Seguendo l’astro lucente intravidi la sagoma di un’isola.

    Sbarcai e l’aria era invasa dal profumo di mille fiori.
    Il canto degli uccelli cullava le mie orecchie.
    Il rombo di una cascata mi indicò la via,
    mi inoltrai nella lussureggiante foresta.

    Un sentiero mi condusse al cospetto di un antico tempio.
    Entrando mi ritrovai in una lunga sala.
    La luce della mia stella penetrava dall’alto,
    illuminando una statua dalle fattezze femminili.
    Mi avvicinai e rimasi estasiato dalla visione.

    Un candido viso coronato da chioma corvina,
    penetranti occhi celesti mi fissavano,
    infondendomi un grande senso di pace.
    Mi parlò, parole che non ricordo,
    ma la sua voce raggiunse la mia anima.
    E l'amore per lei traboccò dal mio cuore.

    Nove anni sono passati da quel sogno.
    Da allora attendo la sua comparsa,
    il mio cuore sa, ella esiste davvero.
    Il destino ci metterà sulla stessa strada.
    Insieme, finché vorranno gli dei.

    (Prima stesura del 17-02-2003)
    Riscritta il 5-05-2011

     
  • 10 luglio 2011 alle ore 15:24
    Senza titolo

    La livella corre spianando le asperità,
    l'astro risplende nella buia notte dell'anima.
    Sul campione si imprime il ricordo di una vita passata,
    fuso, scorre l'oro nel canale, linfa lucente della terra,
    alla rinfusa si accumula nello stampo della storia.

    Dal cortile scruta il cane attento, guardiano del devoto amore,
    la recinzione traballa, ultimo baluardo della saggezza,
    e nel meriggio estivo si odono i corvi gracchiare.
    In tutto ciò, come spada lucente, al fin giunge l'aspro ricordo di lei,
    e mi sommerge sontuoso, onda vibrante di caldo sentore.

    Scritta il 2-05-2011

     
  • 10 luglio 2011 alle ore 15:23
    Senza titolo

    Il sole alto compie acrobazie dorate,
    diffondendo calore con il suo fuoco astrale.
    Stormi di uccelli planano su campi sereni,
    strage dal cielo per inconsapevoli insetti.

    Improvviso il vento si leva, ricordo remoto,
    nubi color piombo si ammassano, metallurgia celeste.
    Pioggia fiorita su stagni placidi,
    melodia picchiettante di gocce frenetiche.

    Mille respiri, cento rintocchi,
    la luna sorge tra nuvole ormai stanche.
    Rugiada scarlatta grondante da fiori irati,
    sangue sulla terra ferita dall'ultima battaglia.

    L'uomo giace disteso tra il fango,
    ennesimo soldato caduto senza motivo.
    La follia di pochi colpisce i molti,
    il pianeta continua a girare, spettatore indifferente.

    Scritta il 28-04-2011

     
  • 10 luglio 2011 alle ore 15:21
    Senza titolo

    La spada affilata taglia il vento
    con la sua lucentezza divina.
    Sibila maestosa elettrizzando l'aere,
    vibrante appendice del braccio possente.

    Il cavaliere le affida la sua forza, la sua vita, la sua anima.
    Votato alla Dama d'acciaio insegue la gloria schivando la morte.
    Metallo e Sangue, Onore e Virtù,
    consacrano la loro unione sempiterna.

    Scritta il 14-07-2010

     
  • 10 luglio 2011 alle ore 15:20
    La vita

    Vedo una luce,
    Sono nato!!
    AAAAA
    AAAAA
    AAAAA
    AAAAH
    (Il dolore)
    Sono morto,
    il buio intorno a me!!

    Scritta il 4-02-2010

     
  • 10 luglio 2011 alle ore 15:19
    A starless night

    This night I look the sky,
    It is black, it is dark,
    Where are my loved stars?
    They are escaped to my look,
    They have darked my heart.
    To night is a starless night,
    To night is a loveless night.

    Scritta il 14-04-2007

     
  • 10 luglio 2011 alle ore 15:17
    Il divoratore di sogni

    Stavo sognando di sconosciuti, strade assolate, gente che rideva,
    quando improvviso eruppe un grosso, famelico tapiro bianco.
    Con morsi voraci prese a divorare il mio sogno, chiazze di buio che si allargano.
    Signor Tapiro non mangiare il mio sogno!
    Signor Tapiro non rubare il mie speranze!
    Si girò a guardarmi e un ghigno di scherno apparve sul suo muso,
    un ultimo morso e il buio inghiottì tutto.
    Un ultimo ricordo, la risata beffarda del tapiro in lontananza.

    Scritta il 16-05-2006