username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 26 feb 2013

Alessandro Prandini

Modena
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 26 febbraio 2013 alle ore 18:30
    Silenzio

    Senza spazio; senza tempo.
    Come un otre teso di pensieri
    Che indocili s'azzuffano.

    E' in questo dolce acquetarsi
    Che meglio i miei occhi ricordano i fremiti.
    Screzi dipinti su un cielo velato di cremisi.

    La botte ribatte gli echi del fatuo gaudio
    Ed io raccolgo il capo
    E stringo a me ogni congettura di lacrima.

    Dimmi quando. Quando
    Il nodo s'è sciolto?
    Che sì tersa era la presa.

    A questo orizzonte che di spezie s'indora
    Rimetto i miei sogni

    Cullali!

    Dimmi quando. Quando
    Il mio fiato ritroverà il tuo?
    Quando tutto questo silenzio
    Avrà fine?

     
  • 26 febbraio 2013 alle ore 18:29
    Addio #1

    E allora andiamo amico mio
    prendiamoci per mano
    e camminiamo verso il porto
    che l'alba incombe
    e quasi è l'ora dell'addio.

    All'orizzonte, in fondo
    s'aggrumano ricordi
    che solo venti freddi
    impetuosi e ingordi
    spazzeranno dal mondo.

    Ma non possiamo distrarci.
    Non lo permetteranno.
    Avremo sogni nuovi
    E occhi gentili sorrideranno
    senza ingannarci.

     
  • 26 febbraio 2013 alle ore 18:29
    Il messaggio

    Ci vuole talento
    forza
    coraggio
    follia.
    Ho rotto argini
    vogato controcorrente
    ansimato
    pianto.
    Ho creduto di sapere
    ciò che era importante
    e l'ho custodito nell'intimo del cuore
    così prezioso che neppure i suoi battiti
    potessero recargli dolore.
    Ho provato delusione
    rancore
    melmoso dolore.
    Ho sorriso
    sperato,
    gioito.
    Col bicchiere
    ho brindato.
    Ho allungato la mano
    annaspato.
    Senza cedere
    convinto che nulla
    potesse andare perduto.

    Un messaggio
    e tutto è sparito.

     
  • 26 febbraio 2013 alle ore 18:28
    Cenere

    Lo schiocco. Nulla.
    Un altro e il fatuo fuoco sale.
    L'accosto al timido involucro e aspiro.
    Osservo il bordo chiaro
    irrigidirsi e dirmi addio.

    C'è intimità più grande
    che poter
    condividere un vizio?

    Lo sguardo è vinto
    oltre le colline di seta,
    e un brivido s'aggrappa
    al fumo che sale.
    Un giorno mio padre
    mi disse che il tempo
    è il dio delle cose.
    Ma ora so che il vuoto
    sull'olimpo
    cospira al suo fianco.

    Un ceppo di polvere
    grigia s'annienta,
    portato dal vento.
    L'acre respiro
    di nuovo s'insinua.
    Vorrei solo abbassare l'indice.
    Sollevare il macigno.
    E non sentirmi più solo.

    Arde questa certezza
    come goccia che esangue
    ha smarrito la strada.
    Cerco di distinguere
    i confini del viaggio
    prima che il tempo
    abbia termine,
    perché ho urgenza
    di serenità.

    Ora lo slancio è esausto.
    Faccio un passo indietro
    e sorrido.

     
elementi per pagina