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Poesie di Alex Prosperi

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  • 28 ottobre 2009
    E venne e finì

    E venne il mondo d'ottobre
    e venne dal freddo e dal gelo,
    portando con sé grigie gocce di pioggia
    e venne dal cielo.

    E venne sui campi imbiancati,
    e venne con mille alluvioni,
    sui pranzi dei terremotati,
    dal cielo dei Santi e pace non ha.

    E venne sui monti e sul mare,
    li senti quei fischi che fa
    correndo fra felci gelate,
    fra portici e strade là, nella città?

    E venne il mondo d'ottobre,
    di grigio e d'argento vestito,
    e venne e la gente si copre
    dal vento che tira e dal freddo che fa!

    E venne dal nord,
    a suon di tamburi cupi,
    come fan nella neve i lupi
    e venne dal nord
    come i passi della notte,
    come i primi tasti di un pianoforte.

    E venne dal nord...
    ... portando un valzer da ballare fra noi,
    fra gli ombrelli bagnati di pioggia e i tram
    che schizzano l'acqua ai passanti!

    Come le foglie che cadono giù
    dai rami degli alberi secchi
    e come fa il fumo dei motori rombanti!

    E venne il mondo d'ottobre
    e venne dal freddo dal gelo,
    e venne di grigio vestito: uno smoking,
    cravatta e cappello di seta!

    E venne giù ornato di neve,
    carezza la cima dei monti
    e sbuffa sul mare più greve
    e ora la spiaggia che bella sarà!

    E venne il mondo d'ottobre
    e venne con mille alluvioni,
    e nei cappotti imbevuti
    già si nascondono mille illusioni!
     
    E venne... e venne e venne,
    e venne, venne da lì,
    e venne e venne e venne,
    venne, venne e finì!

  • 27 ottobre 2009
    Notti Romane

    Canne
    di nuvole
    di luna
    sopra
    macerie di
    rossi mattoni
    sbuffano fra l'erbe scure della notte
    sulle strade.
    Al di là del fiume.
    Fuggono gazzelle impaurite
    dietro i leopardi d'acciaio
    scintillanti gambe
    scricchiolanti rotaie d'amanti
    non s'incontrano mai.
    Voci
    bottiglie
    grida
    alcool
    gambe
    calze rosse
    sesso
    e poi muori di sonno sopra i tavoli dei bar
    davanti.
    Dietro
    dormire
    negli angoli remoti
    pasti caldi sono buste sfuse.
    Dentro:
    calotte
    craniche
    vuote
    scoppiettanti.

  • 23 ottobre 2009
    Aspettando La Neve

    Aspettando la neve,
    un vento ladro di cappelli
    fischia tra le fronde
    mischia le foglie
    nell'aria che i fiati confonde.
    Aspettando la neve,
    sotto un pallido sole,
    accarezzo con calma
    la fronte fredda con la mano calda,
    la fronte fredda con la mano calda!

    Aspettando la neve,
    mille gocce di pioggia
    rigano il vetro della finestra
    mai tornare indietro
    neanche per la rincorsa!
    Aspettando la neve,
    sopra questa finestra,
    le onde dell'erba nel prato vicino
    sono come mare, come quando bevi vino,
    sono come mare, come quando bevi vino!

    Aspettando la neve,
    in questi giorni freddi,
    ora che tu, ora che tu sei via,
    aspettandola sto, per un po' di compagnia!
    Aspettandola sto, per un po' di compagnia!

    Aspettando la neve,
    in questi giorni bui,
    ora che tu no, non sei più mia,
    aspettandola sto, solo per un po' di compagnia,
    aspettandola sto, solo per un po' di compagnia!

  • 23 ottobre 2009
    Sognando Rivoluzione

    Mi alzo, ogni mattino,
    con il piede sbagliato,
    sognando Rivoluzione!
    E adesso son qui seduto
    gridando quest'ambizione,
    con muta, muta, muta voce.

    Sveglio sono ormai, c'è il sole in alto la
    già nel cielo da tre ore, ma non scalda.
    Il vento nella stanza entra soffiando piano,
    sono i capelli una bandiera che danza.
    Il buio della stanza copre il volto amaro mio,
    questa notte io l'ho bevuta tutta d'un fiato.
    E le lacrime agli occhi che si staccano pian piano,
    brillan come lucciole che poi cadono nel prato.
    Ho voglia di restare ancora un po' nel caldo
    delle coperte smosse dai sogni rivoluzionari,
    ho voglia di un caffè caldo, di ore lunghe e intense,
    di lettere ogni giorno per salutar i miei cari.

    E magari...
    ... una bella bottiglia di vino,
    magari Montepulciano,
    una calda felpa di seta,
    un film da guardare la sera
    seduto o sdraiato in divano
    con una donna o magari due,
    a cui dar tutto l'amore,
    sognando la Rivoluzione.

  • 23 ottobre 2009
    E Venne Il Mondo d'Ottobre

    Oggi è un giorno tremendo,
    è sceso il freddo dal nord.
    Uno smoking grigio
    questa sera indosserò.

    Oggi un pallido sole
    si è posato fin la,
    dove fra i rami ora balla un tango
    il giallo col verde e col giallo.
    E danzano anche le foglie
    al passaggio dei tram,
    al passaggio di orme di gente stanca
    che chissà dove andrà.

    Gli sbuffi dei fiati nell'aria
    sospesi rimangono la,
    come cornici di freddo e di vita,
    a dirci come finirà.

    La luna è così lontana oramai
    che quasi non si vede più,
    le stelle su questa città
    le han fucilate i lampioni,
    dimmi se le vedi tu.

    Il cielo è così lontano oramai,
    a me non ascolta più
    o forse mi sbaglio o sarò io
    a non farmi ben capire...
    vedi se ci riesci tu.

    Oggi è un giorno tremendo,
    oggi si gela qua,
    ma più che di freddo, si gela dentro
    dentro, in fondo nell'anima.

    Oggi ho pensato a lei,
    oggi ho pensato a lei,
    a quei giorni freddi insieme a lei
    a quanto stavo bene con lei.

    Oggi è un giorno freddo,
    oggi non ti penserò!
    Un cappotto di seta di perla
    questa notte indosserò.

    E me ne andrò lontano sai,
    tanto a me non servi più,
    le stelle da quassù son belle,
    sono così belle sai,
    che neanche tu...

  • 23 ottobre 2009
    In ricordo di un addio

    Ti ricordo ancora la, sopra quella carrozza
    di quel treno rapitore che ti portava via
    verso un tramonto cosi perverso,
    in fondo lo sapevo che non saresti più stata mia.

    Mi ricordo un grande caldo in quel mese di giugno,
    coi fiocchi dei pioppi che danzavano leggeri,
    una città così grande per noi,
    in cui passare ore ad indagare i miei pensieri.

    Mi ricordo biciclette appoggiate ad un muro,
    sulle spiagge e gli ombrelloni ed i giochi leggiadri,
    un'estate che è passata così in fretta,
    fatta di sbronze in notti losche e di giorni ladri.

    E poi un ritorno qui, senza speranza quasi,
    in questa pianura nera, di fantasmi e nebbia,
    notti senza sogni e giorni a sognare
    quelle notti belle di sesso  o amore, carezze e labbra.

    Mi ricordo poi
    la lenta discesa che feci
    nel guardare i tuoi occhi così lontani,
    nel pensare ad un domani
    senza te.

    E mai e poi mai
    avrei io deciso ciò,
    ma lenta stava rotolando già, però,
    quell'estate che ti portò,
    via da me.

    Mi ricordo fredde sere a parlare e non capire,
    pianti e lacrime nascosti da un orgoglio
    troppo finto, falso per servire,
    e ti dissi che io mai, lasciarti sai, no, non voglio.

    Mi ricordo una sera, quella sera, era settembre
    riguardando e riguardando quelle lettere d'amore,
    riguardandole provai solo dolore,
    spinsi a caso su quei tasti un "Addio amore!"

    Ti ricordo ancora la, sopra quella carrozza,
    appoggiata al vetro senza dire una parola,
    senza piangere, né niente,
    mentre sempre più piccola ti facevi tra la gente.

    Mi ricordo quella notte che mi feci un bagno caldo,
    per sentire ancora un po' il tuo odore,
    per immaginarti li fra il vapore,
    accarezzando l'aria che sapeva di muschio e more.

    E mi ricordo poi
    quando spensi quell'addio,
    versai gli occhi su un cuscino e girato,
    sette ore di filato
    piansi io.

    Ma mai e poi mai,
    rinnegherò l'addio:
    il mio vino tutto sta ora cancellando,
    mentre piove io canto,
    pago io!

  • 16 settembre 2009
    Noia

    Noia che te ne stai lì senza fiatare
    a spiare le mie ore,
    mentre chiuso dentro il letto
    me ne sto io a pensare,
    che ammanti di silenzio il mio tetto
    dimmi un po' che te ne pare di 'sto fatto.

    Noia che di buio tu dipingi intorno
    tutta quanta la mia stanza,
    fino a quando poi il dì farà ritorno,
    dentro la luce che avanza,
    che mi soffochi la testa dentro i perché
    dimmi cosa ne vuoi fare tu di me.

    Noia, noia...
    impedisci al sole di poter entrare qui,
    vorrei dormire ancora e tu no, non farmi alzare,
    e poi
    non vorrei camminare fino a lì
    e vedere quella gente
    senza senso gridare
    e buttare questo corpo senza fame giù da loro
    e buttare questo corpo senza sonno giù da loro!

    Mi dà noia
    uscire al primo sole così pallido del dì,
    meglio starsene seduto sul divano ad oziare,
    e poi
    non vorrei mai arrivare fino a lì,
    quella gente parla troppo
    senza mai dire niente,
    non vorrei mai finir laggiù insieme a quella gente
    non vorrei mai buttarmi laggiù insieme a quella gente.

    Noia che te ne stai lì senza parlare,
    a spiare il mio sudore,
    mentre stretto dentro al letto
    penso a quanto ha fatto male,
    condividere con lei questo mio tetto,
    dimmi un po' che te ne pare di 'sto fatto.

    Noia che di fermo tu dipingi tutto,
    e l'intorno sembra stare
    fisso immobile a guardare questo lutto
    che a me ha preso il cuore,
    Noia toglimi da dentro tutto quanto, tutto ciò,
    evita che mi lasci andare, ed io vivrò.

  • 16 settembre 2009
    Canzone dell'Autunno

    Tu te ne sei andata mesi fa e non è rimasto
    di te che stanze vuote, un accappatoio mesto,
    muri sporchi e le lacrime di un pianto mai chiesto
    e gli affetti sparsi in fogli di un amore guasto.

    E le domande solite su questa nostra vita
    che ti fai e rifarai ripercorrendo, ormai sfinita,
    i soliti tuoi passi, i solchi sulla via smarrita,
    accorgendoti che ormai è solo aria ingiallita,

    le porterà via il vento assieme alle foglie gialle,
    cadrà la neve presto e spariranno le farfalle,
    la notte coprirà i fiori, il sesso e le cose belle
    saran gli ultimi raggi solo, fra le tapparelle.

    I colori di una notte alla finestra, ti ricordi?
    I baci caldi, i baci dati e i nostri grandi giorni
    ora sono solo note secche ed accordi sordi,
    non ti aspetto e non mi aspetto che tu ritorni.

    Troverai altre vie, altri amori o quel che sia,
    ti scorderai o forse già ti sei scordata questa mia,
    ti scorderò, ma si lo so, col tempo e poi via
    me ne andrò per altre vie e poi là fuori anch'io...

    E poi là fuori anch'io, le mie domande ormai stanche,
    quando dal ciel cadranno quelle mille stelle bianche,
    quando l'inverno poi quieterà le montagne alte,
    le condonerò al vento ed al suo volo d'aliante.

    L'asfalto nero adesso si fa freddo pian piano,
    nell'aria già riecheggia quel suono quasi strano
    di fine estate e d'autunno che ti prende per mano,
    di soli sempre più pallidi e di nuvole in divano.

    La stanca gente ora ritorna alla sua solita vita,
    lavoro e stress ed è lì che ti accorgi ch'è finita
    quell'estate così breve che ancora tu non hai capita,
    di brevi amori e delusioni che ti hanno rapita.

    Gli alberi si spogliano di foglie e di duri
    rami secchi e torti, come dei vestiti scuri,
    macchiano le strade e ritagliano sui muri
    angoli taglienti ed inquietanti figuri.

    Occorre che mi stacchi un po' da questo tavolino,
    avrei bisogno d'aria, di una donna e di vino,
    aria: è inverno ed il tempo già ne offre e il vino,
    vino: beh, quelle bottiglie so che mi staran vicino...

    Donna: tu, beh donna ahimé, in questo inverno freddo,
    tu non sai che bisogno che ho di te, ma ti prometto:
    quel tuo seno e quei tuoi occhi non avranno alcun effetto,
    né quella bocca o i fianchi, né quel "tuo-me" perfetto...

    Sapran scalfire il cuore corazzato di metallo,
    se vorrai sarò su un letto ad aspettarti lì, al caldo,
    se vorrai sarò soltanto lì, per un ultimo ballo,
    se vorrai sarà la notte a cancellare tutto quanto.

  • 11 settembre 2009
    Lasciami

    Lascia,
    lascia ch'io dorma ancor,
    fuori
    è troppo freddo e grigio
    oramai.
    Lasciami,
    ti prego, non svegliarmi or:
    dolce
    sarà il mio riposo qui,
    tu lasciami....

    Lascia,
    lascia ch'io dorma ancor,
    E' Freddo
    ormai dentro di te
    purtroppo....

    La tua stanza ancor chiusa te lo giuro, rimarrà,
    ora lasciami baciare il mio cuscino.
    Troppo freddo e troppa nebbia v'è in questa città
    versare ancora lacrime,
    versare ancora vino.
    Ti prego lascia che io dorma qui ancora un po',
    fino a quando non avrò scordato te.
    Le coperte mie mi danno quello stesso sapor
    dolce e caldo di seta,
    dolce e caldo di te.
    Ora lasciami dormire, ora lasciami qui
    non tornare mai più a farmi l'amore,
    Ora dimmi quello che mi devi dir,
    poi non dirmi mai più cose d'amore...

  • 07 settembre 2009
    Nell'istante di un risveglio

    La solita squallida luce
    entra dalle finestre di legno,
    riga il cuscino di bianco.
    Si dirada il buio e le lacrime secche dagli occhi via porta
    e anche oggi dieci ore di sole
    e poi
    la Notte.

    Fischia tra gli alberi il vento,
    Settembre è ancor caldo e l'asfalto
    sotte le suole va stanco.
    Spia la luce i vestiti ammucchiati sul letto, le sedie
    ed i poster impolverati
    e scalda
    la stanza.

    Ascolto io, invano, là fuori
    dei passi salire nell'ombra
    che avvolge la scala, ma i tuoi
    chissà quando ancora dovrò aspettarli vedere entrare,
    per dirti che di te ho bisogno
    adesso,
    soltanto.

    Mia simile, mia conoscente,
    mia amica, mio amore...
    chi sei non capisco, ma non dire niente.
    La fuori gia brucia quel sole,

    io resterò qua a dormire
    avvolto dentro le lenzuole,
    attendo il buio nuovo a consolare.
    La fuori piove.

  • 04 settembre 2009
    Morte in S.S.

    Sotto le stelle brillano strade
    s'intreccian nei portici le catene dei cani
    randagi, nella notte, fra le pietre
    dei lager, tintinnano su sinfonie pedanti
    e verso un nuovo albeggiar, vanno stanchi.

    L'erba dipinge triste i ciottoli,
    di verde, nel buio, fra i fiumi neri del vino
    che scorre, va, là, lento fra i rami,
    come un lieve torrente d'altura fra rocce,
    come fra le crepe della terra, la pioggia.

    Un colpo, un ferito, a terra
    cade morto un uomo,
    gli occhi puntano al cielo lontano,
    di vetro, vuoti, impietriti,
    spalancati, impauriti
    urlano rabbia, crude bestemmie,
    nessuno sente, neanche Dio...

    Piano rosseggia il cielo,
    riaprono intorno le serrande dei bar,
    nell'aria di caffè si espande
    l'odore, sceman le danze, le canzoni,
    assorti rientran i cani ed escono i buoni.

    Sotto il sole brillano strade,
    s'intreccian nei portici le borse delle
    signore, fra i negozi aperti,
    fra gli sconti, le pellicce, le scarpe costose
    tornati i piccioni già son fra guglie spinose.

    Molli passano di là,
    tronfi e boriosi i signori,
    gli occhi puntano all'uomo lontano,
    di rabbia e schifo riempiti,
    disgustati, inorriditi,
    per quella morte che la si stende,
    ma nessuno vuole, nessuno sa...

    .... Morte in S.S.
    la notte dopo si scorderà,
    tornerà gente, sempre la stessa
    dentro la piazza a bailar!
    Tornerà gente, sempre la stessa
    dentro la piazza a bailar!

  • 04 settembre 2009
    Je me rends Amore mio

    Chiudi gli occhi,
    siamo
    noi
    siamo lì, per sempre,
    soprattutto se hai qualcosa in mente
    su di me.
    Camel danzano,
    Nero
    e noi
    siamo lì,
    sopra quella finestra,
    il silenzio delle auto non è niente
    su di me!

    Via, vai via, via
    su quel treno rapitore,
    mia, sei mia, mia,
    doccia al sapor di more,
    per sempre mia, Amore...

    Je me rends, mon amour,
    Amore mio...
    ... just parce que le mer
    le mer
    est trop sombre,
    and I can't, i can't
    listen to your silence no more!
    No more!

    Je me rends, mon amour,
    Amore mio...
    ... just parce que je ne voix,
    je ne voix
    plus dans ton silence,
    une fois a été mouillè
    par la salive sucrè... tua dolce!
    But no more!

    Chiudi gli occhi,
    sognami,
    noi
    siamo sempre noi,
    sopratutto se tu, se tu tornerai
    da me.
    Camel danzano,
    Nero
    e noi,
    dove siamo
    noi...? Perduti nel...
    Nel silenzio, ma non è niente, capirai,
    per me.

    Via, via, sempre via,
    chissà dove sarai per me,
    ma mia, mia, solo mia,
    ti voglio qua, senza perchè,
    Settembre è duro e scuro....

    Je me rends, amour moi
    Amore mio...
    just parce que je ne voix,
    je ne voix
    plus dans ton silence,
    une fois a été mouillè
    par la salive sucrè... No more!
    No more!

    Je me rends, mon amour,
    Amore mio...
    ... just parce que le mer
    le mer
    est trop sombre,
    and I can't, i can't
    listen to your silence no more!
    No more!

  • 04 settembre 2009
    Settembre

    Perduto e stanco penso
    all'estate e quasi sembra
    essere ieri,
    ma mi alzo e fuori sento
    freddo il vento di settembre
    e mille cieli neri
    mi avvolgono la testa,
    come fa alla terra il cielo,
    mi spezzano i pensieri.
    Entra da quella finestra
    il lungo inverno col suo velo
    e porta via i colori!
    E porta via i colori!
     
    Trafitto al cuore come
    il mattino dal sole, guardo fuori:
    le grigie nubi
    ricoprono di ombre muri scuole
    case aiuole ed i colori
    diventan cupi...
    come quando è notte!
    E quante cose son nascoste
    e quanti sono i dubbi scuri.
    Si coprono gli orti
    e si chiudono i giardini
    e le paure dentro i muri!
    Le paure dentro i muri!
     
    Settembre ormai è alla porta,
    porta pioggia e le parole
    dei tanti eventi strani
    e son passati i mesi
    ed è passata quest'estate
    di soli vuoti giorni vani
    e son successi fatti e fatti
    ancora via son scivolati
    poi come un chiaro fiume,
    e ti ricordi cara come stavamo bene,
    noi, bene, abbracciati:
    eravamo noi due!
    Eravamo noi due!
     
    Settembre ormai è arrivato,
    col suo manto: delicato
    cappello di lana,
    quieto il mondo è diventato
    e nella nebbia addormentato,
    ora attende che la luna
    porti assieme al gelo,
    fra le stelle, la nel cielo, quel leggero,
    candido chiarore
    e la notte sarà un viaggio,
    un ricordo od un miraggio, un mistero,
    un semplice colore.
    Un semplice colore.
     
    Grida fuori il magro albero
    spezzato nei suoi rami,
    dolore nel silenzio,
    l'aria fredda ghiaccia i polsi
    e le dita e le mani,
    proprio come un tempo.
    Ti ricordi quei cappotti, i guanti,
    sciarpe ed i cappelli,
    sesso e baci calorosi?
    Adesso guardo fuori:
    solo macchine e motori,
    poi ammennicoli, orpelli
    orpelli obrobriosi.
     
    E Tu dove sei adesso,
    cosa fai e cosa credi,
    che cosa pensi del mondo?
    Le tue labbra sono rosse
    come un tempo però adesso
    non ho piu quel sonno,
    adesso c'è l'inverno
    nero, freddo e tutto quanto
    porta via nella bufera,
    ma il ricordo resta dentro,
    chiuso stretto, neanche il vento...
    però che bello era!
    Però che bello era!

  • 29 agosto 2009
    Canto alla Nuova Stagione

    Fiori sboccian tra i rami,

    volano rondini ai tetti
    corrono allegri i bambini
    e tra le strade incerte
    riamprono i mille mercati coperti.

    Il caldo brucia le strade
    ed acre, sale un odore,
    al passo pacato d'estate
    giunge la nuova stagione,
    portando con se le fiabe d'amore:
     
    C'erano una volta
    un uomo e una donna,
    danzando col mare,
    col mare e col vento,
    scordarono poi,
    il fumo e il cemento.
     
    Ma in lui non v'era più il sole:
    nuvole di solitudine,
    buio e mille strane parole
    che battono e battono
    battono come martello ed incudine.
     
    Col sole tornaron soltanto
    le noie di vite passate,
    non sole, ma solo il pianto
    e lacrime troppo amare,
    lacrime ancora non asciugate.
     
    Lei camminava al fianco
    d'un sogno nuovo nuovo
    e colorato,
    Lei non ha e non ha mai avuto 
    il senso del peccato.
    Lei camminava e intorno nessuno,
    leggera, avvolta da quel suo profumo.
     
    Ma in lui non v'era niente,
    se non gocce di malincuore:
    corrodevano piano la mente,
    corrodevano insistentemente,
    corrodevano il fegato e il cuore.
     
    Perché pensava di sapere
    che per lei il suo amore
    sia come un corvo lontano
    sopra tetti di nuvole nere
    in una notte di nero colore.
     
    E pensava di provare
    almeno a volare
    ed a vedere il mondo,
    il mondo dall'alto
    pensa: è il momento
    di fare il gran salto!

    ... Salterà giu
    da un cornicione
    chissà che coraggio,
    chissà che emozione...
     
    E lei non lo sapeva,
    di quella della ferita
    marchiata sul cuore,
    di quell'uomo affranto,
    solo, stanco, che vuol farla finita.
     
    E così il vento tornò
    un poco a danzare
    giocando sui tetti
    nelle strade piene
    di gente che avanza
    illusa per bene
    dalla bella stagione
    che viene...

    Basterà un carezza leggera,
    un soffio di sera:

    Il vento sarà il suo liberatore,
    il mondo dei sogni il suo nuovo amore,
    perso tra i fogli, senza più cuore,
    dato in pasto a lei che non sa mangiare.

  • 25 agosto 2009
    Lu Sule lu Mare lu Jentu

    Vecchie strade bruciate dal vento:
    soffio amaro del Sole.
    Terre rosse, le spine dei cachi
    e i fiori coprono il cemento.

    Vecchie strade di antiche parole,
    l'erbe tristi di scarpata,
    Hai sete d'ombra, la cerchi allora
    sotto i dialetti delle nuvole.

    Accenti danzanti nell'onde del mare
    fra gli antri dei fragili scogli
    a piedi scalzi, con tre tamburelli
    suonano...
    ... le tarantelle.

    Il Vento dell'Adriatico greco
    dipinge di mori colori il volto,
    la pelle dei bambini.

    Il golfo, fotografato dal sole,
    racconta storie di antichi valori
    da non dimenticare.

    Il ragno, dentro l'ombra del caco,
    balla: otto i suoi passi da mago.
    Tu danza! Per, il veleno,
    cacciare.

    Viene da piangere a pensare
    ai religiosi credi e le lampare,
    ai riti usuali di un tempo,
    ai vecchi seduti a riva di un ponte,
    a gli anni passati dentro un'orizzonte
    troppo circolare per andare
    più in la.

    Ma gli scogli, il vento ed il sole
    hanno fermato l'età che avanzava,
    hanno rapito poi gli anni,
    portando fino a noi quegli occhi
    fatti di lacrime azzurre, di mare,
    di coste spinose, di acqua
    che va.

    E quando poi lascerai
    andare
    via le ferrose ruote arruginite,

    vedendo sempre di più
    arrivare
    il tuo orizzonte usato, stancante,

    non potrai che voltarti
    a guardare
    quell'orizzonte così circolare...

    ... e piangerai fino a casa,
    forse anche per donne
    che non avrai mai.

  • 25 agosto 2009
    Radi e crudi

    Radi
    come le dita dei piedi,
    quando bellissimi nudi
    i tuoi scappano muti
    in silenzio,
    mi credi
    sono i tuoi affetti e crudi,
    come le ore in cui sudi
    gli spasmi tuoi gelidi
    da inverno
    da Yeti.

  • Le facce di Luna fra nuvole beige,
    cantavan tenui serenate d'estate,
    le bionde stelle su questa notte
    danzavan sopra le onde del mare.

    D'una bambina i giochi d'amore
    raccolti dal vento in mille parole,
    conchiglie che danzano attorno ai falò.

    Chitarre e vino, strane danze tribali
    di riti pagani di eretici maghi,
    storie di sbornie che la Luna cantò.

    Spasmi d'argento del vento fratello
    gravide dune di sabbia avvolgean,
    le fronde verdi fra i rami cantavan,
    gonfiavan vele d'un antico vascello.

    A cento metri più in là di un fiore,
    dentro le vene gonfie della città,
    dentro le mura della libertà,
    fra fiumi di sangue, rosso d'amore.

    D'una bambina secche parole,
    raccolte dal vento poi fatte rumore:
    "Attenti, i pirati arrivan dal mare!"

    "E corvi nervi fra i merli imbiancati!"
    Scudi ed arceri, soldati parati:
    ora l'isola è pronta a affrontare il terrore.

    E cento metri più in là io nacqui,
    cento le voci che s'udiron nel vento,
    cantava Luna il suo grande sgomento,
    suonato nei flauti da magici ratti.

    Cento metri più in là di un fiore,
    sotto le stelle, su le onde del mare.
    Perse le strade, smarrite le rotte,
    cantava la Luna, ballava la notte.

    D'una bambina le grida d'amore
    raccolte dal vento poi fatte calore,
    conchiglie che ballano attorno a un falò.

    Le perle ghiacciate di un'argentea brina,
    le terre sterrate, l'erba della collina,
    le storie di parti che la mia Luna cantò.

  • 18 agosto 2009
    Inverno

    E nevicasse almeno per un po' di compagnìa.

  • 18 agosto 2009
    Introspezione

    Vuoto

  • 18 agosto 2009
    Allucinazioni estive

    Mi divertivo a spiare le onde
    giocare con i bambini,
    le loro rughe e la barba bianca,
    salsedine e schiuma.
    Portan le onde i sogni lontani,
    li spingono a riva,
    narran le storie di mondi fatati
    di soli e di lune,
    di fate, di gnomi, di draghi e di dame,
    di nobili cavallieri!
    All'orizzonte scrutavo gli scogli
    danzare al ritmo del vento,
    e dentro
    nel cuore
    nasceva un sentimento
    nuovo nuovo!

    Quasi non faceva piu caldo,
    quasi resterei in questo mondo,
    quasi quasi scapperei via da te,
    ma poi...

    La...

    Vedevo gli occhi tuoi,
    il seno tuo e il frutto
    e sembrava realtà,
    quello splendido
    spettacolo magico
    ma
    realtà
    non era.

    Mi sbalanzò un cavallone!
    Ti prego Signore del Mare... avvera
    questa mia allucinazione!

  • C ventidue:
    correva la macchina verso casa,
    correva la macchina fra le strade buie.
    Chissà cosa pensavi, chissà cosa.
    chissà cosa cercavi di cosi distante,
    chissà cos'ha fatto la strada ombrosa
    in quell'istante.
     
    Perché a volte
    si piange e si ricorda una vita umana
    e benchè sconosciuta quasi, il cordoglio è forte
    e l'aria è quasi tetra e quasi non s'inala,
    non si sa, non si capisce. Ma è questa la morte?
    Non si sa, cio che ci si prepara,
    quale sia la sorte.
     
    Non ti conoscevo,
    ma capivo dagli sguardi alla finestra
     capivo che, nel mio profondo, avevo
    conosciuto te più che altro per inerzia.
    E per inerzia quella mattina il mio pensiero
    era rivolto verso te come per quelli
    che ti sapevano davvero.
     
    Io non ti conoscevo,
    ma colmavo i miei vuoti di memoria
    con gli altri occhi che piangevano.
    E' strano come il corso della storia
    finisca contro un albero, finisca cosi presto
    e noi non possiamo, non possiamo 
    sapere il resto.
     
    Mi dicono non vale
    andarsene cosi, senza salutare,
    per sempre senza poter tornare, non vale
    correre una vita e correndo morire.
    "Non vale che te ne sia andato così!"
    Ora salutaci da li, facci ancora un pò ridere,
    salutaci da lì.
     
     Salutaci da lì,
    come hai fatto sempre per quelli che sai,
    da lassù raccontaci le storie che qui
    nessuno ha mai sentito mai,
    dicci, ora, dicci amico mio
    dicci un pò come si sta lassù in alto
    al fianco di Dio.

  • 18 agosto 2009
    Condizioni improbabili

    Se potessi, amore,
    aprire il verde cerchio dei tuoi occhi,
    oh, per farci il mare,
    o se mai rubare
    il crine d'oro tuo per potere regalarlo
    ad un mio cavallo
    immaginario!

    Se potessi avere
    dai tuoi seni un bianco letto caldo
    su cui dormire...
    Se mai potessi
    dai baci rossi tuoi far nascere un fiore,
    rosso d'amore
    e poi dal fiore tuo
    far nascere un frutto per i miei giardini
    carenti di rose,
    amore, oh amore...

    se potessi rubarti lo sguardo e prestarlo ad un dio,
    potrei essere anche capace di starlo a pregare,
    se potessi raccoglie i passi che fai nella notte,
    ci dipingerei di orme ed impronte le strade...

    se potessi...

    ...non starei qua
    a guardare allo specchio
    la pioggia che va!

    Se potessi amore
    chiudere il mare in un cerchio per starlo a guardare
    e poi ad amare,
    se potessi mai avere
    le mille mie strade di questa città
    per farci i tuoi piedi,
    se potessi rubare
    il crine dorato di mille cavalli veloci,
    se potessi, sai, avere
    un mazzo di fiori
    per farci le labbra e i tuoi baci da amare,
    d'accarezzare,
    se potessi rubare...

    il paradiso dal cielo di dio chiudendolo in stanza,
    per starti a guardare ogni notte e ogni giorno che avanza,
    per averti con me quando apro gl'occhi al mattino
    non sentirei neppure il bisogno di tornare.

  • Io non potrò mai scordare
    l'azzurro odore del mare,
    gli occhi tuoi verdi e il colore
    delle nostre notti...

    il ghiaccio del bianco del cielo,
    quando le nuvole in alto
    presagi di pioggia e di gelo
    portavano a noi....

    Poi tu mi dicevi di restare,
    che ancora un bacio volevi
    e nelle lenzuola bruciava
    caldo l'ardore...

    Poi brividi lungo la schiena
    dentro quel caldo di inferno,
    la città, piano, fuori moriva
    lungo le strade....

    E noi...
    nel nostro mondo
    ma poi
    tutto era un sogno:

    Lassù nel cielo bionde le stelle
    dall'alto guardavan, sulla città

    i giochi d'amore, persi nel buio, i
    caldi tuoi baci, chi mai scorderà!

    E le mille sere nella tua stanza
    con tutto un mondo chiuso dillà!

    I passi tuoi scalzi, quella finestra
    e quella voglia di libertà!

    L'acqua che scende è brina dorata
    e il candido fiore tuo sboccerà,

    intanto gia il sole sale dal mare,
    piano ora il giorno ritornerà...

    ma resterò qua....

    E dormirò ancora, ancora un minuto
    per poterti riavere di nuovo qui accanto
    e spezzerò le ali nere del tempo
    per non svegliarmi al mattino.

    Per avere ancora, ancora il sapore
    tuo dentro, dolce-amaro, da amare.
    E per sentire ancora l'odore
    azzurro, azzuro che ha il mare.

  • 18 agosto 2009
    Il Tempo il Bacio

    Volano i colombi in alto,
    cade una foglia benchè sia estate,
    brucia forte di un odore acre,
    caldo e denso l'asfalto.

    E mentre muore il giorno,
    tuffandosi nell'ombre della sera
    mentre ancora pensi a Primavera,
    ecco che giunge Autunno.

    S'ingialliscono i sorrisi
    sopra i volti stanchi della gente
    e poi volan via con il vento,
    s'appassicon i fiordalisi.

    E' passato un altro anno,
    via lontane le stagioni stanno andando,
    il mare gelerà e l'acqua sarà fango
    e solo sterpe nere rimarrano.

    Vola via il nostro tempo,
    non saluta e di certo non da scuse
    e solo a rimembrarci, saran rughe,
    quei giorni del 'viver contento'.

    E brucian sui fossi del vento sadiche risa,
    che spazzan via i ricordi passandovi sopra,
    e solo resteranno di terra aride zolle,
    mentre ancor la terra attende neve che la copra.

    Moriran le madri e creperanno i padri,
    e putridi i corpi degli uomini saranno
    a concimar le vigne! Si, quel frutto cui succhi
    le notti dei lor figli, tristi e nere, schiariranno!

    Passa il tempo avaro, ma allevia i dolori,
    si perdon nelle sere degli anni i dispiaceri,
    ci scorderemo delle nostre misere figure,
    delle volte in cui tu mi hai tolto interi ieri.

    Lasciandomi in silenzio, marcire nei pensieri
    che tu stia con chi, che tu stia facendo mai,
    negandomi gli affetti di quei baci caldi e veri.
    Quando poi potrem guardarci, ti darai?

    ...

    Dura ancora questo amaro amore,
    nascosto fra le fronde del rancore
    e dei pensieri neri che m'affollano la mente.

    E resiste questo nostro amore amaro,
    ma ti prego non negarmi la tua mano
    e ti prego sii capace di dir niente!

    Passa troppo in fretta questo nostro tempo
    per sprecarlo in parole come queste.
    o per rimanere fissi a guardare le tempeste.

    Non dir niente,
    un bacio basterà
    per farmi felice,
    svuotarmi la mente.

  • 18 agosto 2009
    Natale

    Per le strade luci accese, calde, vibrano nell'aria,
    tesi gli alberi accompagnano la via solitaria
    e intorno senti ancora odor di festa,
    tutti quanti a comprar Felicità,
    i signori impellicciati fino in testa
    tronfi girano nelle vie della città...
    E come per incanto freddo e Inverno svaniranno,
    per le strade nasceranno mille fiori, e rosso e caldo
    amore,
    e tutti, tutti insieme in un unico grande ballo
    canteremo le canzoni di natale e di un altr'anno
    che piano muore.

    Ma dietro l'angolo lo vedi, appoggiato a quel muro,
    fuori il mondo tutt'è chiaro, mentre lui in volto è scuro
    e la fuori a milioni ad aspettare
    se ne stanno che finiscano le feste,
    per potere finalmente ritornare
    a fare quello che non hanno mai smesso...
    e gli occhi passano vicini, quasi sfioran quei cartoni
    ma non portano né pena, né considerazioni
    per loro,
    mentre gonfi se ne vanno, pieni di vino e di regali,
    di champagne e di parenti antipatici e banali,
    d'argento e d'oro.
     
    E io dentro lunghe attese che ora il tempo mi concede,
    a quelle notti penso, agli amori miei incompresi
    e non capisco proprio cosa resta
    di quei momenti splendidi insieme
    nè capisco io il perchè di questi,
    e se il dolore che ho ora conviene...
    Per espiar le colpe che ho nel tempo accumulato
    o per chissà quale peccato, chissà quando mai commesso
    o dove
    e tu chissà che cosa starai facendo mai adesso,
    chissà con chi sarai o se pensando ti dirai
    anche tu "dov'è?"

    E il Natale passerà e passeranno le canzoni,
    spente le luci in strada, finiranno i pannettoni,
    e quel che resta della nostra festa,
    saranno emozioni da buttare,
    saranno freddo e luci nella testa
    e tutti buoni, via, andremo a lavorare...
    E c'è chi come sempre, che non ha mai avuto niente,
    solo in mezzo a quella gente, racconterà col vento
    la vita,
    e io solo dentro al buio, cerco nuvole e canzoni,
    sogni, amori ed illusioni, notti e quella emozione
    oramai smarrita.