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Autore

Alex Prosperi

in archivio dal 12 ago 2009

09 luglio 1989, A Cento Metri Da Me Stesso

06 settembre 2011 alle ore 0:23

Tutto quello che non so

Tutto quello che non so io ve l'ho già raccontato
e adesso resto qui in questa terra di mezzo.
Ho i suoi occhi appessi che mi stanno a guardare,
le parole senza un suono che s'aggrappano alle chiome,
rovi di spine di ricordi che m'intrecciano i malleoli
e un rivolo di sonno che mi dorme accanto.

Ho la bocca asciutta come un sasso lanciato,
ho il rimbombo sull'onda e un sole che schianta,
ho tempi inconsueti che rincalzano l'aria.
E poi vecchie solitudini e scogli lontani, ho vicoli scuri,
ho fogli buttati e candele spezzate, sogni infranti,
ho notti insensate come strane preghiere a imbalsamati dei.
Ho flotte di treni che partono e lacrime e pianti,
ho il buio di scale diverse e una voce di bimba,
ho mani rugose di madre ancora a consolare
e poi mute parole che sembrano miliardi di voci.
Ho truppe di maghi e castelli di incontri,
ho i cieli per soffitto, in questa città amara
e il suo sapore di sempre come storie di bambini.

Ho le carezze sue nel buio, come lucciole festanti,
ho le rose sue ancor chiuse, aspettando primavera
e ancora e ancora, ho il suo sguardo d'amore
mentre il naso le narra di quello che sa da sempre,
poi baci e baci di nuovo, poi baci ancora, per sempre.

Ho volti mascherati come parole senza significato.

Ho addii, di nuovo, sopra carovane di metallo,
ho milioni di scuse d'affetto sopra i carri trainati
dai cavalli delle bugie. Ho nuvole passeggere, promesse,
mancanze e invenzioni, ho un letto di mille poesie dismesse.
Ho notti insonni come strane preghiere a dei inventati,
orde di barbari che m'assalgono al buio,
branchi di sogni afflitti, che di giorno si sveglian con me,
che mi danno a che pensare. Ho più nulla di lei.

Ho facce di cera, come urli dentro alla pancia.

E poi ecco il sole, ecco il mare, ecco un anno,
ho un giallo fare ricorso al mio livido sostegno,
ho cancelli che si chiudono in tempo,
ho bocche che raccontano tutto quello che mi serve,
solo qualche volta ho le notti di allora.
Ho un cane che abbaia al padrone che torna,
ho dichiariazioni, perdoni, solitudini, sacchi di fiori.

Ho voglia di darle un bacio grande dove meno se l'aspetta.

Ma ho segnali di fumo di indiani troppo lontani,
ho dubbi di ghiaccio da paesi troppo freddi,
che non so sciogliere, che non so scegliere,
a cui né io né lei non sappiamo rispondere.

Ho ancora in mano questo foglio bianco
e tutto quello che so ancora l'ho da scrivere.
Ho ancora in mano il suo volto stanco
e tutto quello che non so gliel'ho detto da sempre:
ho il suo amore come spilla che sgonfia questo mondo,
ho il suo odore come la speranza che non muore,
i suoi baci che non sanno di persona,
i suoi fianchi e il suo seno che non hanno parola,
la sua rosa che ogni volta mi permette di vedere il fondo.

Qualche altro fiore è nato in giardino.
Tutto quello che non so ve l'ho già detto prima.
Sono qui a sostare in questa terra di mezzo
mentre attendo qualcosa, qualcosa che non so.
Qualche altro bambino è nato in balcone,
tutto quello che vi ho detto me lo sono rimangiato
e adesso lasciatemi qui, in questa terra di disprezzo.

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