username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Alvaro Filippo Michelon

in archivio dal 17 set 2011

06 febbraio 1963, Acqui Terme (AL) - Italia

segni particolari:
Nessuno.

mi descrivo così:
Estemporaneo eclettico.

18 settembre 2011

Il portinaio.

Io sono un custode di morti.
Lavoro in questo cimitero dall’età di 20 anni.
Ho visto migliaia di inumazioni
e una serie infinita di pianti
urla
e scene disgustose.
I primi tempi ero molto sensibile:
mi commuovevo ai pianti
mi si accapponava la pelle agli urli
e
voltavo lo sguardo davanti a scene disgustose.

Ma ora,
ora non mi fanno più effetto.
E’ solo lavoro.
Gente che và
e gente che viene.
Corridoi da spazzare,
fiori secchi da gettare
fiori finti da sistemare,
ragnatele da eliminare,
ceri spenti da rimuovere,
fazzoletti di carta
imbevuti di lacrime da gettare,
persone anziane che chiedono
di giovani
e giovani che chiedono di loro
dopo solo tre giorni.
Una volta
qualche anno fa
una donna rimase chiusa
dentro il cimitero
per qualche ora.
Quando mi chiamarono
per andare a farla uscire
mi insultò
come fosse stata colpa mia.
Mi disse che Dio
mi aveva dato quel lavoro
per punirmi a motivo della mia vita dissoluta,
che ero uno stronzo,
che mi sarei dovuto accertare se ci fosse stata ancora gente,
che mi avrebbe fatto licenziare,
che non sapevo chi era lei,
che quello che io guadagnavo lei lo spendeva in una sera,
che i miei figli sarebbero stati “sputati e cagati me”,
che lei sapeva che rubavo le fedi nuziali
ai cadaveri disseppelliti:
“un morto di fede destinato a fare il custode di morti” - concluse.

Con le lacrime agli occhi la guardai andare via.
Non dimentico mai le facce degli esseri umani.
Soprattutto quando a fissarmele nella mente
è la constatazione evidente della loro stupidità.
Qualche mese dopo
me la ritrovai di nuovo lì dentro
ma in tutt’altra situazione:
foto a colori su ceramica,
lastra di marmo scadente,
una croce stilizzata
e
senza luce perpetua.
Pregai in silenzio
sperando che Dio
avesse pietà di lei
nel giorno della risurrezione.
Mentre mi avviavo verso l’uscita
ripensai a quello che mi disse
qualche tempo prima
e
per una forma di estensione spirituale
la mia sinapsi mentale
andò al Sermone della Montagna di Gesù.
E più precisamente dal versetto 3 all’11mo del Vangelo di Matteo:

3 “Felici quelli che si rendono conto del loro bisogno spirituale, poiché a loro appartiene il regno dei cieli.
4 “Felici quelli che fanno cordoglio, poiché saranno confortati.
5 “Felici quelli che sono d’indole mite, poiché erediteranno la terra.
6 “Felici quelli che hanno fame e sete di giustizia, poiché saranno saziati.
7 “Felici i misericordiosi, poiché sarà loro mostrata misericordia.
8 “Felici i puri di cuore, poiché vedranno Dio.
9 “Felici i pacifici, poiché saranno chiamati ‘figli di Dio’.
10 “Felici quelli che sono stati perseguitati a causa della giustizia, poiché a loro appartiene il regno dei cieli.
11 “Felici voi, quando vi biasimeranno e vi perseguiteranno e mentendo diranno contro di voi ogni sorta di cose malvage per causa mia.

Con un sorriso uscii dal cimitero,
chiusi il cancello
e attesi qualche minuto.
Quando compresi che nessuno
era rimasto all’interno
mi voltai e mi avviai verso casa.

Sono un custode di morti.
Il portinaio di un cimitero.

Una sorta di personaggio intoccabile e detestabile.

Ma conosco la Bibbia troppo bene per non sapere
che il mio cuore
e la mia fede
sono nel giusto.

Hal

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento