username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Andrea Cattania

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Andrea Cattania

  • 21 maggio 2013 alle ore 18:43
    Albert Einstein giugno 1905

    Penso alla luce.
    Come si propaga
    in questo spazio immenso che circonda
    uomini e cose? La mia mente indaga
    alla doppia natura sua di onda
    e flusso di corpuscoli che vaga
    per l’Universo. Credo che nasconda
    la chiave di ogni umana conoscenza
    e le premesse di una nuova scienza.

    Se l’Universo è un continuo spaziale
    in cui s’incarnano la geometria
    e la metrica, sembra naturale
    sostituire l’antica teoria
    con un assetto spaziotemporale
    sviluppando l’ipotesi che sia
    anche per considerazioni estetiche
    determinato dalle sue geodetiche.

    Se c’è un conflitto fra due leggi  aperto
    dovrai sicuramente rinunciare
    all’uno o all’altro. Ma quando hai  scoperto
    i perché più profondi già ti appare
    l’ipotesi che spiega in modo certo
    il tutto, e chiaro, e quasi lineare,
    in veste matematica perfetta,
    che chiamo relatività ristretta.

    Sbalorditiva, semplice e compatta
    come un antico vaso di ceramica,
    la teoria suggerisce in forma astratta
    una nuova visione panoramica
    da un’esperienza ch’era stata fatta
    nell’ottica e nell’elettrodinamica
    da Lorentz e dalla rivoluzione
    che nacque dalla sua trasformazione.

    Nella fisica quella asimmetria
    facea velo all’essenziale bellezza
    dell’universo intero, all’armonia
    prestabilita, all’estrema purezza
    della natura. La nuova teoria
    era già scritta in tutta chiarezza,
    affidata a un tensore riemanniano
    come a un violino, a un flauto, a un fortepiano.