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Poesie di Angelo Frungillo

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  • 15 giugno alle ore 17:07
    Nessuno

    Nessuno ha negl'occhi
    e nell'animo linee di pietra
    e graffi di verde rampicante,
    lembi d'acqua di mare ed
    uno scoglio appena affiorante,
    nessuno
    come i figli di partenope,,
    nessuno
    egoista com'essi nel
    tener nella mano
    il segreto della
    terra natia.

  • 18 marzo 2017 alle ore 14:21
    O viecchio piscatore

    Assettato 'ncopp' o muolo
    guarda 'a cesta vacante,
    comme allucche l'acquaiuolo:
    "manca 'a neve", pare cuntente.

    Tu no, staje stunate 'e sole
    e tiene a lenza abbandunate
    là sotto, comme 'e ffigliole
    e vote, dispettose e sprucete

    veneno, tuzzuleano, e se ne vanno
    e tu saje che stasera, 'nfine,
    te miette 'ncuollo 'e panne
    e va a fern' cu' e nespole e giardine.

  • 12 marzo 2016 alle ore 17:13
    Napoli, Posillipo

    E poi guardo lassù l'intima montagna,
    e d'altra parte, l'acqua del mare
    fino all'orizzonte, che l'animo conclude.
    Mi siedo quassù e guardo, indefinite luci
    segnano la riva, e mi giunge il silenzio,
    solo e sono immobile, nei miei pensieri fisso,
    il mattino è fra poco, è l'ora senz'ansia.
    Fra il vento e le foglie, uno storno mi guarda
    di traverso, la sua voce incontra il silenzio.
    Sorrido e guardo, nei pressi dell'eterno,
    e la voce di mia madre, presente e viva,
    mi da il senso del tempo.
    E qui, al primo sole si ferma ogni pensiero:
    vorrei essere albero, in questo luogo.

  • 10 agosto 2015 alle ore 10:06
    Sud

    La barca da pesca si ferma lenta laggiù
    ed un uomo solo dondola fra le onde lente,
    fermo nel tempo, e lontano sembra di più,
    la leggenda d’Ulisse, il mare  racconta silente.
     
    Le mura bianche a calce brillano al sole,
    impaglia la vecchia all’ombra d’un cedro,
    le navi fenicie non innalzano al celo le vele,
    niente è più qui, niente ritorna più indietro.
     
    Vado lento sotto l’ombra del mio panama,
    il vento soffia lento e canta, fra l’edera e il bambù,
    antiche musiche e canti lieti e tristi di tutte le tribù,
    che per la storia furon vere, ed ora son solo di più.

     

  • 12 ottobre 2012 alle ore 15:45
    Aria a Schipol

    Cammino lento, su una striscia di gomma,
    non parliamo
    non c'è da dire nemmeno
    di quà o di là,
    l'uscita la so già
    ed appena fuori, l'aria,
    fredda , e allegra.
    Laggiù Amsterdam,
    sonnecchia, ed aspetta,.
    Fermo a leidsplein,
    guardo il tram,
    guardo il ponte,
    e non guardo più nulla,
    guarda che bella quella biondina,
    come sorride, com'è vicina.
    I gatti dormono,  le barche dondolano,
    la birra va, va giù veloce,
    ed ecco Amsterdam, che non c'aspetta,
    ma poi ha fretta,
    di portarti a letto

  • Quella domenica mattina, negli occhi d'ognuno un lampo,
    un sorriso, uno sberleffo, aggrappato ad ogni piccolo segno;
    Ed il sole di primavera, e di colpo, verde smeraldo: il campo.

    Lo sguardo a cercare il perché fra l'odore dell'erba e l'aria,
    che diveniva sempre più poca, la gola stretta, un sogno fuggito,
    il tempo a cui andar non si sapeva, ma 17 anni dopo, sia.

    Tanta strada, ancor più lunga agli occhi di bambino,
    nascosti, per il pianto, nella sciarpa color del cielo,
    tante lacrime, quel giorno triste, a tornar da Torino.

  • 30 maggio 2008
    Europa

    Quasi scomparso il maniero,fra il verde,di là dal fiume,
    quasi non c'è, ma resta immutato il suono delle armature,
    nello sfavillio delle corazze e delle lunghe e pesanti lame,
    garrisce un drappo lacero, resta l'ultimo di tante catture.

    Galoppa il destriero nel sentiero che sale alla torre,
    il cavaliere è vestito di bianco con la gran croce sul petto,
    nessuno lo vede, nessuno si volta, solo l'acqua scorre,
    il mantello si specchia laggiù, un falco stacca di scatto.

    I giapponesi fanno le foto,due giovani ridono,e saltano, e corrono,
    un gatto sonnecchia, il vento spazza le pietre, s'ode il grido del gallo,
    tutti alla vecchia fontana si fermano stanchi, e siedono, e bevono,
    il cavaliere li aspetta, li vede lontano ed appena spariti, fa bere il cavallo.

  • Il mondo si chiude in questo spazio :
    una finestra alle spalle di Rembrandt;
    Un oceano biondo mi rallegra e mi invita,
    i caffè brillano, i gatti scattano,nessuno è mai sazio.

    Il gusto acre dei crauti e dell'olio mi penetra,
    scendere o non scendere, pensare o non pensare,
    e guardare, oltre le siepi, oltre la ronda.Ai tavoli dei bar
    ognuno suona la sua musica languida: è insieme un'orchestra.

    Domani non saremo più qui,ma non saremo nemmeno altrove,
    la piccola fanciulla con la perla all'orecchio, occhieggia,
    scaltra e malinconica, dallo scaffale della vecchia libreria,
    la rivedremo, la rivedrò, tornerà a casa? O sarà in ogni dove.

    L'acqua è cupa e ferma, la luce la scandaglia inutilmente,
    è piccolo e tortuoso questo canale, come il suo ponte sospeso
    fra il nostro sorriso ed il cielo. La piccola dutch sorride, e le sue
    treccine bionde si perdono fra oli e tempere del secolo splendente.

  • 30 maggio 2008
    L'acqua delle Fiandre

    Scivola lenta fra l'erba,le case e le pietre,
    l'acqua a Brugges, i cappelli, i pizzi e le piume
    a prora guardano i ponti, il ferro e le lastre
    dei Vosgi ridanno rosso all'acqua del fiume.

    Ha un cappello di paglia e sorride, e col suo cavallo è rapida
    fra le strade strette e tanta gente, e sorride a ognuno, e brilla,
    a tutti resta negli occhi, e a guardarla un brivido fredda
    di sottil piacere, gli occhi ed il sorriso, ed un bimbo strilla.

    E' Brugges, lenta a svegliarsi, lenta a spogliarsi,
    lenta nei bar, che scivola nel suono dei violini fra i prati
    e l'altezza delle guglie, la piazza è bianca, i palazzi arsi,

    l'ultimo sole d'estate poggia la luce fra oggi ed altr'istanti.

  • 30 maggio 2008
    I gatti di Marken

    Rapidi,
    come il bagliore del sole
    sull'acqua,
    i gatti di Marken,
    Si voltano e ti guardano
    beffardi,
    e soli.