username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Anna Banti

in archivio dal 25 ago 2009

31 ottobre 1979, Campiglia Marittima

03 ottobre 2009

just like a dream

Intro: Un sentimento complicato l’amore. Ogni persona lo affronta come meglio crede. Le paure, le aspettative, l’ansia frenano una felicità che è a portata di mano. Chi crede che solo gli esseri umani abbiano questi problemi, si sbaglia.

Il racconto

In Veranda-momento di estrema realizzazione della propria paura.
Il cielo quella sera si era fatto terso ma al contempo lasciava finire il tramonto di stupirci con tutti quei colori di pace. Lasciava loro tremendamente intorpiditi gli occhi ad ogni sfumatura del rosa tenue, mentre erano lì, Mia e quell’essere alato, le cui ali non si vedevano ma solo perché aveva sembianze umane…. Seduti in veranda intenti a sbirciare con rispetto dove mai finisse il mare, si erano adagiati in modo molto dolce, l’una seduta semi-composta su una poltrona in paglia corredata di cuscino morbidissimo, e l’altro sdraiato sul divano immediatamente accanto alla poltrona, con la testa lontana da lei, mentre i piedi decisamente vicini alle sue mani. Entrambi girati verso il sole che calava, non proferivano parola, solo la brezza, come è solita venirci in aiuto in questo racconto, spezzava quel silenzio che altrimenti sarebbe durato troppo a lungo.
Lei guardava e non capiva, e soprattutto non trovava quello che stava cercando. Lui sembrava immancabilmente dialogare con quell’infinità di panorama, ogni risposta poteva leggerla in quello spettacolo naturale…. Mia guardava dritta fino in fondo al mare mentre nello stereo passava una canzone dei Cure. Due persone intente a credere nelle loro piccole, intense convinzioni, per lui fatte di sfacciata purezza e ingenuità, per lei intrise di una stanca ma pur sempre voglia di credere che tutto è possibile, anche se accompagnate da una lieve tristezza di disillusione.
Le persone deluse da quella che erroneamente chiamiamo “vita” e che invece dovremmo dire “realtà personale”, perché ognuno si costruisce la propria, perdono il senso più piacevole dell’essere uomo o donna, e vale a dire l’impercettibile meraviglia nello stupirsi ancora ed emozionarsi per tutto ciò che si chiama sentimento….Ma…ci sono persone che non sono deluse e che tuttavia sono prive di quel potenziale dono che è la capacità di amare.
Sono dunque queste persone, quelle che hanno “paura” di vivere le proprie emozioni, di cullarle fino a che diventino sentimento, in preda al panico del legame forse per una madre sbagliata, un padre libertino, o qualsiasi alibi psicologico che si possa trovare. Ma ci sono anche persone che credono di non far parte di questa categoria e si ritengono profondamente vere, di una purezza adolescenziale nell’affrontare le situazioni eventuali che si presentano nella vita di tutti i giorni, e difendono a spada tratta il loro coraggio, mostrando un’estrema determinatezza nei sentimenti e nella volontà di portarli avanti…ma saranno sempre così coraggiosi?!
Gli unici in grado di farlo sono quegli esseri alati, appunto, che hanno un’unica grande caratteristica di fondo: l’ingenuità e la purezza incontaminata dello spirito che li innalza a eroi di un grande sentimento come l’amore. La loro convinzione è incorruttibile, difesa incontestabilmente da uno scudo di sogni e desideri in cui concentrano tutta la loro energia, le gioie dei successi e la drammaticità degli sbagli. La parola “vivere” è la chiave di tutto e “amare” ogni persona ed ogni cosa è il seguito.
Prese la chitarra fra le mani con fare rassegnato e al contempo sereno per quell’ intensa situazione di pace…solleticò le corde con fare leggero, ma poi si mise a pizzicarle con decisa convinzione. Non sapeva suonare ma quel gesto ripetuto più volte la rilassava, mentre stancamente si ributtava all’indietro e scivolava stridendo le cosce sul cuscino della poltroncina impagliata. Lui si alzò di scatto e si accoccolò fra le proprie braccia lasciando scoperti solo gli occhi. Si allontanò da lei rimanendo seduto sul divanetto, la guardò dritta negli occhi e le disse: “Vuoi che sparisca…?”, lei si girò verso il mare, e pensando in un secondo che lui l’avrebbe fatto davvero, lui avrebbe rispettato qualsiasi sua scelta, rispose pesantemente con un “Si”.
Si rigirò nuovamente verso quell’angelo che a pochi attimi da lei stava per spiccare il volo e trasformarsi in una bellissima immagine da conservare gelosamente nel cuore e nella mente. Lo vide più bello del solito, immaginò in un flash-back cosa rappresentava per lei quel ragazzino e capì che in quel momento tutto quello che aveva odiato del suo uomo ora lo stava odiando in sé: la paura… maledetta paura.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento