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Poesie di Antonio Sammaritano

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  • 16 gennaio 2013 alle ore 17:22
    GUERRIERO

    Quando il guerriero ritornò
    trovò soltanto tracce sull’acciaio;
    li ripose nell’urna dei ricordi
    con cui ogni sera si tagliò le vene.
    La zia vecchia, unica rimasta,
    attendeva ancora la chiave dal marito;
    a menadito contava le scopate,
    quelle perdute in centosei stagioni
    mentre il suo teschio inveiva al sole…
    Il guerriero sciolse il suo cavallo
    indifferente al tutto.
    Vestito a lutto, piano si convinse,
    che la moglie trovò la soluzione
    per non cadere nel vuoto e dare il suo
    alle sue poche stagioni ancora in fiore.
    S’immerse il guerriero nudo
    nell’acqua putrida dell’infelicità,
    coperta di fiocchi d’immensa solitudine
    e compassione di lui ebbe la morte.
    Vagò per ere senza mai cambiarsi,
    tra scorciatoie che non portano a nulla:
    sulla neve e la rovente sabbia,
    donando giorni ancor più dolorosi
    a un’innocente bionda di taverna.
    La lanterna del filosofo sovvenne
    una sera, sul ciglio del burrone,
    ove un coglione si buttò di sotto
    con mezzo cappotto e la divisa intera.
    Il guerriero cercò un po’ di forze
    ai confini dei mari e delle terre
    iniziando il conflitto, quello vero,
    quello che fa la storia d’ogni uomo.
    Puoi perdere ma morire in pace
    o vincere te stesso e con ragione
    vedere crescere a ritroso tutto:
    la solitudine coi suoi fiocchi amari,
    il falso colore dell’infelicità
    e il dolce dell’avaro traditore…
    Al chiaro di luglio un cavallo noncurante
    guarda i delfini liberi nel cielo
    e le rondini librarsi nei fondali.

  • 14 agosto 2012 alle ore 10:37
    Kaos

    Vecchi prepotenti a vivere,
    scansano la morte,ultima sconfitta tra le mille
    e vorrebbero inchinarsi nel contempo.
    I tarocchi non furono mai letti
    per nostra sfortuna o per ventura.
    Allora cerchiamo in  noi
    qualcosa di noi stessi
    da raccontare senza rattristare
    chi finge di ascoltarci e non caviamo nulla.
    Il sogno sta per finire
    e questo ci disarma e ci mortifica;
    ma tutto è equo, in apparenza tardi…
    Le anime cominciano a detergersi
    anche a rate….
    E si prega per quel che può servire,
    a capire che non esiste anima più sporca
    di chi non ha fatto nulla per sporcarla.

  • 08 giugno 2012 alle ore 10:24
    Povertà

    Mangiano promesse sullo scranno;
    dessert dei quali prevale il più pesante.
    Adula i potenti e rinnega il simile.
    Il moccolo garantisca agli scartati
    solo un’altra ora per recarsi altrove.
    Solo un nichilista sogna e rimane
    sull’ultima pietra ove è avvolto
    dall’eterna luce.
    Il nichilista scorre i disperati,
    intatti per miseria e fervidi pianti,
    facce stordite e pallide la sera
    a cercare risposte per la prole.

  • 17 marzo 2012 alle ore 3:23
    Credevo di non trovarti più

    E io che credevo di non trovarti più
    nel posto uguale,
    a odorar qualcosa che non so.
    Sale e riempie il cuore sempre il dubbio
    che una stella non è la stessa a un'altra,
    ma stavolta lo lascerò da parte,
    chè tutto o niente vede il suo traguardo.
    Rivolgo lontano, senza senso,
    un appassito sguardo
    e luci di gioventù la sera accendo.
    Se questa donna è l'ultimo tramonto,
    mi genufletto al tempo,
    al mio essere strano,
    a quel che lontano sembra e non lo è:
    tanto rivedersi ancora poco costa
    per la domanda rigida e severa,
    forse scontata, come una prostituta d'alto borgo
    che l'eterno pone al folle ed al poeta.
    ...E io credevo di non trovarti più.

  • 17 marzo 2012 alle ore 3:18
    Tristezze d'agosto

    Non vi sono ombre o chiari di luna
    che possono attenuare le vecchie tristezze
    dal viso strano di lieti bambini...
    E lune d’agosto ti affiancano a soffrire
    E poi addolcire il cielo che si ha dentro...
    Il grillo stanotte non m’infastidisce
    non mi stupisce se accarezzo il gatto
    respinto da tutti gli animi occupati
    a consumare le ultime energie
    prime delle vie riprendere e tornare
    a impallidirsi senza batter ciglio.
    Volevo vedere oltre quel bagliore
    La vera sagoma di questa argentea sfera;
    se mi nasconde qualcosa di più vasto,
    anche nefasto ma d’accarezzare.
    Chiudo quel libro che parla di un amore
    Finito male e male iniziato;
    ma almeno è esistita la sua storia
    che scorgo appena in questa dolce luna.

  • 17 marzo 2012 alle ore 3:15
    Monte senza nome

    Dalla cima del monte senza nome,
    ché un nome gli è stato risparmiato,
    scolpisco l’opera della mia esistenza:
    almeno in parte...
    Ho capito e non ho capito
    come l’artigiano che ha dieci figli,
    con un lavoro mal retribuito,
    vorrebbe, la sera, il sangue che ha versato
    rimetterlo al suo posto
    fare l’amore guardando nella moglie
    quell’unico amore che ha sposato...
    Come il falco dalla spezzata ala
    aspettare la volpe per l’ultima battaglia
    e morire all'oscuro d’aver vinto...
    Non vedo luce nel sole che m’acceca:
    solo te , granitica silhouette della memoria;
    mi abbagli , te ne vai eppure resti.
    Sono questi quei fiori che mangiammo
    nei prati della nostra gioventù;
    Ecco perché mai più udrai lamenti...
    Anche se li trasformerai in omaggi
    per seguire la corrente senza stare in coda.
    Anche se sai che il feretro bugiardo
    cadaveri non serba.
    Diverranno frutti d’una attesa
    mangiandone uno
    per il tuo quotidiano passo a ritroso?
    Può darsi , tu non mi stupisci
    e mai mi stupirai nello stupirmi.
    Se dovessi cadere un’altra volta,
    prendi il bastone, quello di ciliegio
    e fanne privilegio solo tu.
    Tienilo stretto per incamminarti
    pian piano, senza farti male
    in quel sentiero del monte senza nome;
    se mai mi troverai al nostro posto,
    guardati intorno e togli quei sassi,
    scopri il mio corpo predatore
    di sé stesso ma anche di te,
    senza paura di espormi al sole
    insieme al nostro amore devastato
    da un errore dalle spore velenose,
    per scacciar via la lunga solitudine
    che, tutto sommato, non si può misurare.
    Otto parole scandisce l’imbrunire:
    quelle parole ... e tu ridevi sempre...
    Tinta che non sbiadisce
    riccioli senza fine.

  • L'ombra è sempre qualcosa
    che da qualcosa nasce:
    non è invidiosa
    e non mi stupisce;
    se la rifletti in uno specchio d’acqua,
    prendi un secchio inutile
    d’una tintura antica.
    La dipingi anche a denti stretti
    o perlomeno tenti…
    Se venti sbriciolano quelle,
    una sola dà ancora vita all’altra
    e germogliano miracoli coi sensi:
    con i miei sensi e null’altra cosa.
    Diventano angoli,
    diventano sapori,
    diventano amori,
    allo stesso modo.
    Se volpe nasce da tigre
    pigre sarebbero le mie idee
    e il rifiuto a mostruosità:
    l’abominio sarebbe il non amarle.
    Potrei averle insieme?
    Sentire simili odori?
    Lacerarmi in due di sesso
    per dar loro e avere loro
    davanti uno specchio
    che ne rispecchia una?
    Vestirmi di pregresso e di futuro
    anche se dovessi morire contro un muro?
    L’incognita poco m’interessa
    come un ombrello a metà di luglio…
    Se mi sbaglio , saranno loro a dirlo,
    o possono tacere quello che con loro,
    dovranno forse un giorno seppellire.
    Oppur lasciarsi andare
    mostrandomi medesimi risvolti
    nelle reali vesti del piacere.

  • 20 ottobre 2008
    Tenebre e Amore

    Tenebre si appoggiano
    sul nero fiore
    della malinconia.
    Farfalle maledette
    che ci danno amore.
    Le vie deserte
    sono le nostre vene.
    Un pene e una vagina
    che miscelano colori
    sono lo stesso…
    e l’amore è lo stesso.
    Come il sangue che un imbuto
    guida al nostro essere.

     

    Per Giusy e Sara

  • 09 luglio 2008
    Sei bellissima

    Bellissima: ridi oltre la siepe cristallina.
    Dolente spesso è questa mia nota
    ma te, ignota, t’avvicino e siedo.
    Schiudi le mani a quel po’ di cibo
    messo da parte di nascosto
    e riposto nella tua sacca rammendata:
    smagliata, forse, da canoni e parvenze
    giochi di gioventù degli anni tuoi
    gioghi di buoi su terra delle sciare
    vorresti zavorrare con coriandoli
    gettandoli in oceani conosciuti.
    Il lupo che accarezzi ti comprende,
    non si sorprende ché il suo silenzio imposto
    picchia selvaggiamente il tuo parlare.
    E sei bellissima
    quando gli fai ammirare
    una maglia leggera anche al colore
    come se umano fosse.
    Guarda i tuoi occhi e la tua bocca:
    sai che non t’ama invano…
    Adesso devi andare, sole nascosto
    da un’innocente ed ignara nube.
    Ti guarda dimesso e torna alla sua tana
    per non spartire il suo eterno pianto.
    Bellissima ti giri e t’allontani
    e più pesanti le tue mani senti;
    un pezzo d’oro in quel anulare,
    prima dell’alba tornerà a cantare.
    Negli inverni, nel letto o sul divano,
    se la tempesta t’ha impedito il bosco,
    lo penserai con la pavida ansia
    mettendo una postilla a una poesia.
    Tu,quella via, tanto la conosci;
    sai che puoi scovarlo quando vuoi
    ché è morte certa e anima randagia.
    Dei tuoi sorrisi e dei suoi bocconi
    adesso non potete farne a meno…
    Nel sereno, danzerai con lui
    bisbigliando di cose da venire,
    di immense stupidate
    acclamate dal volo dell’airone:
    alla quinta stagione voi darete il nome.

  • 30 giugno 2008
    La seduzione del vento

    Quando la primavera giura il suo ritorno,
    il mare sembra un bimbo appena nato
    che profuma di colonia e d’innocenza
    e, ogni tanto, regala il suo vagito.
    Di una donna rivolta verso esso,
    guardavo i capelli
    che ad un garbato vento
    si concedevano come nude linfe.
    S’inarcavano lievi al loro amante
    tornando giù senza fare sosta.
    Lei contemplava la pelle del mare
    senza sapere d’essere dipinta.
    Cedette al sonno, con l’ultima boccata,
    si strinse al golf forse troppo largo
    o troppo stretto per viverci da sola.
    Le nostre distanze furono sottili
    e del suo volto evitai lo sguardo.
    Facile dimenticar solo un dettaglio
    ma mai un fermaglio che incatena dee.

  • 20 giugno 2008
    Notte

    Notte,
    sei sempre nel mio cuore
    ad avvolgere con le maculate braccia
    la solitudine, a offuscarmi il sole.
    Ti spogli al tramonto,
    ricompari tangibile fantasma.
    Convinta che io ti odi come lei,
    nella mia foggia chi lo può gridare
    che invece vi amo?
    Voi non mi ascoltate;
    dovete creare altrove i vostri amori,
    unicamente per  non dimenticarmi.
    Io farò guardia sui vostri dolori,
    che sotto il mio guanciale
    dormono sereni.

  • 19 maggio 2008
    Mi chiamava Byron

    Follia , erotismo , arte, rogo, seduzione.
    Voli iperbolici del dna 
    Di vagabonde combinazioni.
    Odori , orgasmi, versi, disillusioni.
    Tra cellule morte
    ci faremo spazio
    e seguiremo  un intreccio di note senza fine.
    Berremo dai nostri
    calici insulsi
    perché cosi ci piace.
    E, quando ogni cosa tace,
    da te
    artefice delle virtù infeconde,
    tra lenzuola di seta senza colore
    o tra cartoni, mi sparirai
    senza un domani
    per un altro Byron
    con mille devozioni.

  • 30 aprile 2007
    Insegnami

    Insegnami ape della tua fatica
    e dare del tuo dolce, della vita.
    Dono per gli altri
    che ti ricorderanno
    nella carestia dei morti affetti.
    Insegnami formica la lungimiranza
    e tu incisore qualcosa da inventare;
    vicende da narrare a poco prezzo
    o il vezzo d’una ennesima poesia…
    Dar tutto via in una bancarella,
    compreso il  filo che mi tiene al fato.
    Distanza incerta fino all’altro capo,
    ove scoprire se lega un altro polso
    oppure un masso
    con sopra un gran bel teschio.

  • 30 aprile 2007
    E non ci penso più

    Stasera, amico mio , vorrei scendere qui.
    Leggermi tutto intero il marciapiedi
    sporco di merde in foto di partiti,
    ad una ad una raccolte da Gilbert.
    Ci farà un fuoco o chissà che altro.
    Ma le userà di certo al modo giusto.
    La mia Gauloises tra poco finirà;
    al bar che non ha mai avuto un nome,
    vuoto come sempre già a quest’ora
    come il bicchiere d’anisette dimenticato.
    Lo specchio dietro il banco è tutto mio:
    non sono male e leggo senza occhiali.
    Ed il caffè che sanno come fare
    con quel che resta di false primavere,
    Lo bevo e poi sorrido a Dylan Dog.
    La chiave che ha milioni di mandate
    come le stelle su cui mi hanno truffato,
    prese senza chiedere o bussare
    come si fa con sottratte primavere.
    Ma da stasera mangio e non ci penso più.

  • 02 aprile 2007
    A Saffo

    Pioggia caparbia, lacrime e fantasma
    vita morente di terra generosa
    Poggia la calda mano
    sul dorso della mia.
    Dammi la via perduta,
    le sagge logiche
    o nebbiose che senza meta
    amasti per amore.
    Quello che era informe
    tra flutti cinerei
    Modellato dal tuo corpo e dal tuo stilo
    Navigherà in eterno
    come un tributo monco
    Su acque di velluto:
    un tronco che aspetta la risacca.
    Visita un sogno che da tanto è vuoto
    Un nuoto con te nel delta di Afrodite
    e nel goderci, godere dei tuoi carmi.
    Dammi il tuo coraggio e la tua astuzia
    per il dolore di affrontar dolori
    fare di loro sale per capre o Poseidone.
    Dammi i tuoi occhi
    di mandorle e di miele,
    dammi la libertà
    costata al tuo intelletto
    per vedere ogni cosa che hai veduto.
    Fammi distruggere tutte le tue pene
    e tu le mie e renderli obolòi:
    darti le amate donne
    e i loro umidi frutti
    ma stammi in eterno accanto
    con Clara, Clèide e Giulia a Metilène.

  • 23 marzo 2007
    Alla luna

    Luna, cosa t’hanno fatto…
    Bandiere e orme
    appena fossi un clown.
    Hanno rubato sabbia, sassi e sogni;
    potevano, in gabbia , adesso in uno zoo,
    o accanto ad un falò senza il tuo cielo.

     

    Un tempo nutrice dolce degli artisti,
    mammelle colme di versi e di leggende:
    orride, piccanti e misteriose,
    specchio di donne, bagliori di bellezze.

     

    E come tale riscaldi a modo tuo.
    Dispensi lacrime e partorisci amori
    colori gli iridi di chi ti sa guardare…

     

    Ciascuno col suo nodo al fazzoletto,
    per ricordare cosa t’hanno fatto.

  • 12 marzo 2007
    Noi forgiamo versi

    Noi forgiamo versi col nobile metallo.
    Col cristallo bagnato dalla pioggia
    col sole e la luna dell’estate.
    Mettiamo l’incudine sul tempo
    Ed il martello nell’ utero dell’anima.
    Noi forgiamo versi, poeti nefasti e puttanieri.
    Liberi da sguardi disdegnati
    salutiamo col medio ben eretto.
    Ma esistiamo per  questo: lacrime e sorrisi,
    follie e saggezze in scatole cinesi.
    Tenerezze di bordelli improvvisati
    e sofferenze che  stringono la gola…
    Una rara frottola, mille perplesse verità.

  • 12 marzo 2007
    A Carlo

    Quando ti invitai l’ultima volta
    Mi dicesti una bugia:
    nel tuo cuore forse troppo grande
    non riuscisti a metterci un buon filtro.
    E vi entrò anche quella:
    vi entrò la tua filosofia, la tua follia.
    Le evanescenti, imposte compagnie,
    che tua moglie raccattava
    dai cimiteri falsi o veri.
    Erano prive di odore prive di peso
    e tu nel vederti non ti odiavi offeso
    anzi ora ti piaci anche
    mentre, come un ingordo,
    sei diventato obeso.
    Guardi i gerani che non vengono bene,
    i pini che crescono storti
    e guardano te i tuoi figli, e le vostre scene.
    Stai per morire in bilico,
    come chi non ha partito:
    segue il soffiare del vento,
    e chi non lo chiama.
    Sei come quella puttana che conoscevamo.
    Come quell’aquilone della tua figliola
    che quando le volò lontano pianse inudita.
    Ora ridotto a brandelli,
    o forse neanche a quelli.

  • 09 febbraio 2007
    Una fiaba in una poesia

    All'inizio dell'ultima lezione, tu lo sposerai.
    Ha disegnato segreti e ali sul tuo corpo
    che non permetterà a nessuno di tranciare:
    gelarli coi tuoi dolci e coi tuoi amari.
    Dovranno condurti dentro una leggenda
    dove offrirai le labbra a un freddo rospo
    solo se sai che poi non si trasforma:
    Ma i suoi sorsi e il suo gracidio
    saranno il velo sacro sopra un'orma:
    un unico tatuaggio che non dai a vedere.
    Potrai spogliarti del resto del vestito
    e non tornare da questa tua leggenda
    senza recinti e un piccolo dolore
    se, fuori dal chiostro, saranno un po' scontenti
    perché quel rospo non lo vuoi cambiare;
    che ti può dare nulla più di tanto
    e oltre misura va solo nel tuo mare.
    Terminerai la sua ultima lezione
    nelle città più splendide forgiate.
    Nessuno imparerà e mentirai
    l'ultima volta per non farlo dolère .
    Lo farai e avrai da lui anche la voce
    che vuole udire dirti: "Solo con te sto in pace".

  • 01 febbraio 2007
    Minù

    Tu non sei buona , Minù: come sei cattiva…
    Hai osato del toccato un po’ di più.
    Sei una predatrice alla deriva
    balìa di ratti enormi, e niente di più.
    Quanti cuccioli tuoi, sepolti, sono al sicuro
    Nell’increduto mondo dei tuoi avi?
    Mangi da tempo sempre meno,
    e Clara e Giulia, donne, vengono di rado.
    E’ primavera Minù e sai che questa notte
    al “Grigio” o a qualunque altro…
    E i feromoni sazi si addormenteranno
    come te, col ventre che trabocca
    di vita e di dolore
    che non sai a chi tocca.
    Resti per ore vicino al grattatoio
    da tanto, immobile, sotto le tue unghie.
    Come un tacito accordo, le tue fusa
    puntuali alle carezze le archiviamo.
    Sai che ti guardo e so che fai lo stesso.
    Ma adesso lo facciamo di nascosto
    per non vederci vecchi
    e scrivere col gesso.

  • 03 gennaio 2007
    Il tempo inconiugato

    Ho camminato sui sassi levigati:
    dopo due passi acuminati vetri.
    Ne valesse la pena potrei anche ferirmi;
    ghermirmi dal lontano e ritornare.
    Ma il moto ondoso della malinconia
    pietoso, a volte, mi cela il suo confine.
    Un monte avvolto dalla dura nebbia
    ove spicca la vetta un pò sorniona…
    Ho camminato su vetri levigati:
    dopo due passi, sassi acuminati…
    Ne valesse la pena potrei anche fermarmi.
    Ma il moto ondoso della malinconia
    tutto sommato non è quello che sembra.
    come una dura nebbia di zucchero filato.

  • 22 dicembre 2006
    A Giuni Russo

    È cosi la Trinacria ma lo sai :
    donna costretta ad un marciapiede
    porta via anche le anime più bianche e tra le mani, come tu dicesti,
    le chiama al suo sorriso misto, al pianto
    e te al silenzio che di più t’ascolta.
    Dicesti tanto, tra riccioli e limoni
    toccando canzoni, anche le più brutte che la tua voce nata da una fiaba
    rendeva mito e tu dolce sirena.
    Per me, soltanto, ogni sera canti
    solo, per i rari uomini del sole
    quelli che sai d’ogni loro storia
    di solitudini sparse e di grovigli
    che un cannolo, un caffè corretto
    prelude un letto e anche un po’ d’oblio.
    Stonati ti accompagnano e sorridi
    che non li lasci lasciandoli cantare:
    sono bambini tuoi di quell’estate al mare.

  • 07 dicembre 2006
    Per Carmela

    Spazza lo scirocco l’ultimo ombrellone.
    Gli amici scroccati e con la patente
    devono tornare tutti alla lezione.
    Ma tu sei bella e c’è sempre un deficiente.

    Racconti storie calde come il pane
    meno credibili dei tuoi decolleté.
    Guardi i tuoi stivali ed il tuo cane
    indolente obbligato: uno specchio di te.


    Fumi la libidine per “ovvia” dedizione,
    di starcene nudi sulle tombe delle spie,
    sul sentito dire di queste curve zie,
    che tutto appresero tranne una canzone.

    Guardo i tuoi riccioli, guardo il tuo momento.
    La tua pretesa d’usare un solo unguento
    per le nostre ferite molto differenti…
    mi sorprendo a vederti mentre affili denti.

  • 01 dicembre 2006
    Gli artisti grandi

    Gli artisti grandi non si specchiano mai:


    Sarebbe una fine peggiore di narciso.


    Sette collane e quindici tatuaggi


    E un falso nome preso giù al mercato.


    Tutto va sporcato con versi senza rime:


    Le prime vittime di polvere e di ragni.


    Non c’è più donna che non sia puttana


    E ogni natale ormai è un vespasiano…


    O qualcos’altro ancora più negletto


    Da rendere il poeta raro e maledetto.


    Quelli sotto l’olimpo sbalorditi,


    Che scrivono ancora col profumo antico


    Non sanno se nascondersi e sparire


    Coi loro versi sobri da inghiottire.

  • 18 novembre 2006
    Onda

    Onda che tra mille sei una soltanto
    culli come una madre , che spesso nega il seno,
    belli e immortali come le tue fragranze
    Miti , leggende e mostri, tributi d’anime,
    foto d’amori morti
    terre mai toccate e di raggiunte 
    sognate dolci ed ingoiate amare.
    Pigri gabbiani, chimici melanomi come serpenti
    facce senza nomi e nomi senza facce
    e vuoti di bottiglie che tra le chiglie
    storpiano il tuo canto;
    ma, di tanto in tanto, vomiti questa lordura 
    e  sta sicura che ti vedo diversa
    come a diversi occhi è dato poter fare.
    Scegli senza esitare a chi offre il seno
    e, al giusto momento, un arcobaleno.
    E ti dovrai nutrire senza fine
    di pasti annaffiati da un buon “tears”. 
    Ma scegli solo fiori e non lo sanno
    che nel tuo grembo non possono appassire .