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Autore

Aurelio Zucchi

in archivio dal 08 gen 2019

07 febbraio 1951, Reggio Calabria - Italia

segni particolari:
Amo definirmi uno "scrivente".
Priorità assoluta è il mare, poi viene tutto il resto.

22 marzo alle ore 15:07

Alba antica

 
Sul mare del passato di un poeta
tuttor si pavoneggia l’alba antica
che lui non vede eppur morta non crede.
 
Il bel ricordo avanza verso l’oggi
e la sostanza appena ne scalfisce
com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio
 
residui d’erba bruca al suo passaggio
lasciando eretta la falesia, esposta
al sole, al vento e del cielo all’acqua.
 
Mirabil vista viene offerta agli occhi
nel mentre monta ingenua onnipotenza
per quel serbar, del catenaccio in atto,
 
la chiave ch’apra la sala dei miraggi
rivolta a Sud con la finestra al sole
e giù, al mar, salsedine impazzita.
 
L’ancor dormiente e provocante specchio
al Nostro va, protetto dalla sorte
nella porzion di tempo ad intervallo
 
tra il cobalto e la nascente aurora
e calmo il miracolo s’avvera
al primo raggio sopra l’orizzonte.
 
E nastri e nastri incidono la luce
sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,
azzurro pria che il cielo se n’avveda.
 
Schiarito appar metà dell’universo
a mo’ di quando dopo il lungo inverno
i primi verdi muovono la zolla
 
prendendo posto ov’era solo brina
con il silenzio a fare da interregno
nel freddo assolo regalato al vento.
 
Fantasma destinato negli abissi,
solitudo, che scoglio or abbandona,
sfibrata defluisce verso il largo
 
e lascia spazio a piedi di fanciullo
dacché le orme su quel ner lui vuole
calcare ancora come pria ha fatto. 
 
 
*
Stesura Anno 2017
Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 12/2017

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