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Autore

Bruno Gasparri

in archivio dal 27 ott 2006

18 luglio 1940, Pola - Italia

mi descrivo così:
Non smetto di cercare l'amore per non finire d'amare quello che ho trovato.

27 ottobre 2006

Tradimento

D’armatura vestito

brandendo la spada
forte sicuro affronto il destino
tra fragore e urla di mille battaglie
lo scudo d’acciaio in alto levato
barriera sicura d’ogni attacco frenato.

 

Temprato dal tempo in forgia di fuoco
tra frizzanti falene del ferro che fonde
indomito cavalco le strade del mondo
nell’alba che nasce
nel giorno di sole
nella notte di luna che rischiara il cammino.

 

Stanche le membra nel bivacco riposo
disteso sul morbido prato profumato dai fiori
lo sguardo rivolto alla volta del cielo
blu velluto cosparso da infiniti gioielli.

 

Dal silenzio cullato scivolo nel sonno
dove m’aspetta un sogno fatato.

 

Tornato bambino nella stanza di un tempo
vedo colei che mi ha donato la vita
sento la mano che rimbocca il lenzuolo
profumo pungente di malva fiorita
mentre la voce sommessa racconta
di terre lontane dalle strade dorate.

 

Un brivido freddo d’improvviso m’assale
sciogliendo nel nulla l’etereo pensiero
lontano rischiara un nuovo mattino
mentre fresca rugiada copre ogni cosa.

 

D’improvviso m’appare
confusa tra il grigio dell’alba
eterea come raggio di luna che si tuffa nel mare
sprizzando scintille d’argento
gocce di rugiada luccicano come diadema
tra le chiome scomposte dal vento
occhi profondi come la notte
riflettono le stelle del firmamento
due collane di perle preziose spuntano furtive
tra le labbra dipinte dalla luce rossa disciolta nell’aria.

 

Tra il verde tenero tappeto del prato
fiore tra i fiori nasci
partorita dal cuore della terra,
azzurra vergine primula
diffondi profumo di vita.

 

Oro, argento, onori e gloria
non servono al mio cuore
diamanti, smeraldi e rubini
le mie mani pongono ai suoi piedi
le mie labbra tremano
nel pronunciare dolcemente il suo nome.

 

Donna Regina del sogno
donna Regina di vita.

 

Nudo indifeso rimango
non potevo credere che donna portasse la morte,
un tempo ridevo al racconto di Diana
cigno vestito da corazza d’argento
armata d’arco con frecce d’avorio.

 

Ma ora lei mi guardava negli occhi
tendendo l’arco armato con freccia di ghiaccio
non temevo di cadere morto
stolto lasciato il mio cuore indifeso
attendendo un sorriso e carezza d’amore.
 
Quando la freccia di ghiaccio
con un tonfo nel petto s’infisse
l’ultimo pensiero
prima di chiudere gli occhi alla notte
no!… non era stata lei a colpire.

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