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Autore

Carlo Graziano

in archivio dal 18 gen 2008

19 ottobre 1975, Sant'Arcangelo

19 gennaio 2008

I magnifici sette

Li vedo avanzare come un rullo compressore
il primo non è né malato né dottore
capelli lunghi, temperino in mano
ha così tanti sogni in fondo a quel cassetto
ma non ne ricorda nessuno e gonfia un po' il petto
se è un uomo o un bambino ancora non lo sà
e forse neanche il tempo, di preciso, glielo dirà
lo stile del duca gli piace abbastanza
a volte per vivere basta una speranza.


Un altro, gambe lunghe e orecchie troppo scarne
assomiglia più a un pozzo che a qualche chilo di carne
occhi lucidi per così tanti tramonti
da averne perso ormai tutti i conti
almeno altrettanti sospiri dietro a troppe gonne
e per ognuna, più di una notte insonne,
testa da stopper ma libero di profesione
centravanti di manovra, non segna mai su azione
esce dal campo insime all'avversario
per morire e nascere non c'è un orario.


Il terzo è una leggenda venuta in terra
scampato per miracolo a chissà che guerra,
cavaliere errante su cavallo bianco
l'armatura è sporca e lui è troppo stanco
di cavalcare senza un punto di riferimento
e di sentire, confuso, solo il suono del vento,
Ginevra è lontana e dalle alpi nascosta
non sa se esiste o se è meglio un'altra sosta
è lontano dalla Svizzera e guarda contrade nuove
forse è vivo, non lo sà, ma di sicuro non si muove.


Arriva il quarto come in processione
capitano di vascello, mano sul timone
occorre troppa fatica per spiegare le vele
a chi non distingue lo zucchero dal fiele
sempre meglio avere in mano una spada
è difficile in mare scegliere la propria strada
così segue l'istinto come una carta geografica
una mappa sarebbe più bella ma meno pratica
e gira con un equipaggio fedele, ma fino a un certo punto
si può vivere in molti modi, non in un riassunto.


Il quinto sembra un giocoliere di passaggio
acrobata, artista, forse solo molto saggio
ma vuole tenere in equilibrio troppi piatti sul naso
e se ne cade qualcuno dà la colpa al caso
così non ha tempo nè voglia di guardarsi intorno
a parte il sole la notte è tale e quale al giorno.


Ancora un altro, cammina con un pò di timore
faccia stanca da vecchio poeta sognatore
e neanche il pelo bianco che gli incornicia la fronte
gli ha insegnato a cancellare le sue impronte
dalle quattro rime baciate sulle carte
e alla fine girarsi dall'altra parte
così continua ancora come un fiume in piena
con i sentimenti che giocano sull'altalena
andata e ritorno non costa niente
il mondo sarebbe più comodo senza certa gente.


Ecco l'ultimo sembra un cane sciolto
non è un ragioniere o non lo sarà per molto
ha infatti un pessimo difetto, lui pensa
e sa di non essere tagliato per i punti della mensa
legato ad una catena sotto un ballatoio
gli sembra di essere appeso ad un nodo scorsoio
mentre la vita balla sopra il al suo sgabello
gli hanno tolto cinturone, fodero e coltello
ma non la forfora che feconderà la prateria
e per mille anni maledirà la ferrovia
con l'ultimo saluto del cappello tra le mani
oggi se n'è andato ma il sole tornerà domani.


Ormai se ne sono andati da qualche vita
dev''essere terminata la libera uscita
e se prima mi erano parsi uno sciame di cavallette
ora che li conto erano solo i magnifici sette.

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