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Autore

Carlo Mieli

in archivio dal 09 ott 2006

20 novembre 1970, Roma

05 giugno 2007

Hamar che non è mio padre.

Intro: La storia di Hamar, "negro" scanzonato e felice, vista dagli occhi di un giovane "bianco". La vita che all'osservatore appare così misera e incomprensibile è quella migliore. Forse Hamar è un modello, per come sa affrontare la vita e le sue difficoltà.

Il racconto

Hamar ha due figli grandi, uno in arrivo, e lavora tutto il giorno. Non parla molto di lui o di quel che ama, a dirla tutta non parla proprio, un tempo credevo fosse muto, poi ho capito: basta guardarlo in fondo per capire tutto.
Hamar è negro e suda molto. Alle otto ogni mattina è pronto a fissare i bulloni sulle piastre, apre il forno e il caldo gli appanna gli occhi: la pistola ad aria compressa nella mano destra, le scarpe pesanti ai piedi.
Alle otto e trenta è già sudato e puzza, ma Hamar è negro.
Mio padre torna tardi la sera, sa di vino e di bestemmie, lavora sempre tutto il giorno, quando vuole, e di problemi lui ne ha tanti, dice. Mio padre è bravo a fare il suo mestiere, ma mio padre è bianco. Come me.
Mio padre si è sposato a diciotto anni, aveva conosciuto mia madre andando a messa, è sempre stato molto cattolico e praticante mio padre, ha voluto subito mia madre, subito dopo quel giorno che è rimasta incinta; mi ha sempre detto, mio padre, che il Dio dei giusti ci guarda e ci protegge, e mio padre è giusto, mio padre è bianco.
Hamar non fa mai la spesa, lui lavora e basta, lascia che sia la moglie ad occuparsi di queste cose. E' negra come lui quindi puzza come lui, credo.
Non ho mai visto da vicino la moglie di Hamar, solo in lontananza, con i figli per mano che sorridono felici anche se sono negri.
La portinaia mi ha raccontato che quelli li hanno promessi da bambini, dice che nelle tribù funziona in questo modo, viene deciso da piccoli chi bisogna sposare, e loro sono stati scelti appena nati. A vent' anni si sono sposati e dopo qualche anno è nato il primo dei loro figli, erano felici mi ha detto la portinaia. Erano felici, chissà perché.
Mio padre non ha mai fatto la spesa: quando torna la sera si sdraia sul divano per bere e bestemmia, bestemmia.
Bestemmia.
Solo a volte parla.
Mia madre compra quello che può, come il vino e quella crema strana che puzza e unge ma che fa bene contro i segni che le lascia mio padre sulla pelle quando è troppo stanco, ma lui lavora, lavora tanto e non ha mai tempo per capire quel che vuole lei.
Noi.
La moglie di quello esce sempre vestita con una specie di lenzuolo tutto colorato, ne avrà una ventina credo, di tutti i colori, e ride con tutti, saluta tutti, anche la portinaia quando la vede, anche Hamar sorride tanto e si vede bene su quel suo viso negro, quando passa sotto casa lo guardo a lungo. I suoi bambini sembrano allegri, gli vogliono bene, credo.
Chissà perché.
Ha una macchina piccola e di troppi colori, riparata spesso dal carrozzaio all'angolo, fa rumore quando è in moto, ma lui ride sempre se sta con quei piccoli animali negri.
Mio padre invece non sorride mai, e non ricordo più i suoi denti, ma in fondo lui è stanco e lavora tanto, non ha poi molto da sorridere: l'affitto costa fatica e sudore, dice sempre così lui.
La macchina non l'ha più, l'ultima volta si è fermato contro un semaforo, aveva bevuto troppo perché di problemi ne ha tanti e almeno così si aiuta un po'.
Quando lavora Hamar non capisce mai la lingua, è troppo difficile per lui l'italiano, qualcuno gli parla in francese, qualcuno prova a spiegargli le cose come si fa con gli animali, altri a gesti gli dicono cosa fare, lui continua il suo lavoro, sorride e suda.
Avvita bulloni e vive dentro quei forni, è negro e puzza, ma è sereno, chissà perché.
Ieri mattina ho visto il postino che gli ha portato una busta, ha detto qualcosa nella sua lingua e la moglie gli ha risposto, hanno riso insieme e poi è uscito, la portinaia mi ha detto che era una multa.
Negri.
Non sanno leggere e gli fanno la multa, poi ridono.
Mio padre sa bene l'italiano, lui è bianco e conosce la differenza tra un divieto di sosta e un senso unico, non ha mai preso una multa, tranne quella volta che ha sbattuto. La polizia lo riportato a casa in piena notte, ma il processo è stato veloce, nessun ferito e nessun problema, era da solo in auto, pochi danni alla proprietà pubblica, solo lui ci ha rimesso.
E io.
E mia madre.
Solo qualche livido in più il giorno dopo, ma lui è stanco, ha tanti problemi e noi non lo aiutiamo molto.
Mio padre ha fatto ogni lavoro, capisce bene cosa fare, ma lui è bianco e non può mica morire come un negro, ha i suoi diritti lui e ogni giorno li fa valere, per questo quelli vogliono solo gente come Hamar, perché quelli basta che lavorano per mantenere la famiglia, si farebbero uccidere per i figli e per la moglie, senza pensare ai loro diritti e a ciò che è giusto, sono negri che ne sanno loro di quello che è giusto, che ne sanno loro della vita.
Mio padre sì, che sa che cosa fare.
Il mondo gira ogni giorno, Hamar ha due figli e un terzo in arrivo, mio padre beve e puzza di vino e bestemmie. Io sono bianco e so bene come vanno le cose: sono come mio padre.
Hamar invece non lo sa come va il mondo, ama la sua famiglia e vuole il meglio per lei, lavora sempre suda troppo.
Hamar non è mio padre, io sono bianco, Hamar non è mio padre e non lascia lividi sulla pelle dei suoi piccoli animali negri.
Hamar sorride e mi saluta quando passa.

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