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Autore

Carlo Mieli

in archivio dal 09 ott 2006

20 novembre 1970, Roma

13 ottobre 2006

Signed Jack the Ripper

Intro: Jack lo Squartatore scrive una lettera al capo di Scotland Yard, Charles Warren, colui che ha speso gran parte della sua vita sulle orme di uno degli assassini più famosi del mondo. Jack gli parla delle sue vittime, dei suoi modi di agire e del fatto che non ha nessun segreto.

Il racconto

Londra, 30 novembre 1888.

Mio caro Warren, ho sempre amato leggere sai, carpire quello che prova chi scrive nell’immedesimarsi in ciò che vuole riportare, in ciò di cui parla, non so se mi sono spiegato, non so se la tua mente è in grado di capire ciò che intendo, cercherò di essere più chiaro amico mio.
Come fanno quei giornalisti a scrivere di me, come credono di riuscire a fermare su carta ciò che penso, quello che vedo quando sono quello che sono, mi diverte leggere la loro immaginazione, apprezzo la fatica che fanno per dare un senso al mostro; apprezzo te mio caro che con tanto impegno, così dicono, hai cercato di fermarmi. Sai, c’è chi dice che mi hai aiutato, alcuni dicono altri confermeranno sicuramente negli anni a seguire, che quel tuo ordine di far cancellare la scritta che avevo lasciato sulla porta accanto a loro il 30 settembre, sia stata una forma di difesa nei miei confronti; dicono, diranno questo perché sono certi che tu mi conosci. Mi conosci Charles?
Ti starai chiedendo il significato di questa mia, starai cercando ancora di capire, sono sicuro che adesso ti passano davanti agli occhi tutte quelle immagini, stai cercando un nesso tra quello che hai visto e quello che stai leggendo, lo so, la tua mente cerca ancora di fermarmi, vuole ancora carpire i miei segreti. Voglio aiutarti capo, voglio darti un indizio credo che te lo sia meritato: io non ho segreti.
Andiamo per ordine, per grado, capisco che tu come tutore della legge voglia rispettare le gerarchie, l’incedere corretto dei tempi e dei luoghi.
Non mi dilungherò parlandoti della mia infanzia, ti lascio la piena libertà di credere ciò che più ti piace, di pensare al motivo che possa giustificare alla tua mente il mio comportamento, sì mio caro, voi tutti dovete giustificarmi; è una cosa che non capite, che non accettate e quindi dovete trovarne il motivo, dovete dare un senso alla mia arte, altrimenti per voi sarebbe troppo difficile, sarebbe inaccettabile senza la giusta causa che ha scatenato l’effetto. Voglio darti un altro aiuto: non c’è nulla da capire di me.
Andiamo per ordine dicevamo, quand’è che Scotland Yard ha deciso d’interessarsi a me, credo dopo il 31 Agosto se non sbaglio, non ho molta memoria per le date, ma tu ispettore Charles Warren dovresti saperlo meglio di me. Credo proprio fosse il 31, sì.

31 Agosto 1888.

Le hai mai visto il viso prima di quella mattina?

Hai mai toccato i suoi capelli o sfiorata la sua pelle Charles?

Dimmi, credi che la sua pelle fosse profumata o immagini che animali di quella risma abbiano il puzzo fin dentro l’anima. Mio caro io non credo che tu abbia mai visto quella donna prima di allora, non sei un frequentatore abituale di East End, troppi topi per le strade, vagabondi che dormono lungo i muri delle case e puttane che si danno per qualche scellino, no, non penso che tu conoscessi Mary Ann. Per me è stato un colpo di fulmine amico mio, mi sono avvicinato come un cliente qualsiasi, lei ha detto il suo prezzo, dovevi esserci avresti dovuto vederla come era contenta della sua battuta di caccia, aveva trovato la sua preda. Devo ammettere un mio errore però, non ho fatto un buon lavoro quella volta, alla fine il disegno non era armonico il taglio della gola era giusto, ma forse troppo profondo, mi sono lasciato andare credo e le vertebre esposte sinceramente non erano nei miei piani, ma devi ammettere che successivamente sono stato più accurato, non credi capo?

Il giorno dopo li ho letti i giornali, come sempre ho continuato la mia vita normale, inizialmente avete dato poco peso all’accaduto, certo non sono passato inosservato lo ammetto, però né voi né i giornali avete capito bene. Avete affrontato la cosa con un po’ di leggerezza forse, ma d’altronde chi era Mary Ann se non una semplice puttana. Spero che tu stia seguendo con attenzione quello che ti sto scrivendo, mi auguro che anche se ormai non fai più parte di , possa apprezzare lo stesso questo mio piccolo pensiero; dimenticavo, non ti ho ancora detto quanto mi sia dispiaciuto che tu ti sia ritirato dal tuo incarico, è successo da poco eppure mi sembra sia passato troppo tempo amico mio. Non ti spiace se ti chiamo così vero?

08 Settembre 1888.

Annie Chapman.
Aveva dei bei capelli bruni, quella sera li portava raccolti dietro la testa e fu quasi un peccato tagliarle la gola, non volevo ma anche lì fui troppo duro nel taglio, però quando iniziai con l’addome mi concentrai più a fondo, anche se non venne proprio come speravo con la testa, con gli organi interni fui più preciso, non trovi che sia stato più bravo rispetto alla prima, le asportazioni erano più nette più precise, più accurate. Come sai non vi ho lasciato tutto di lei, mi sembrava superfluo, alcuni pezzi li ho tenuti per me e credo di essermelo meritato dopo tutta quella fatica. Il difficile è stato riuscire a strapparle i pezzi tra le gambe Charles, non voglio essere volgare con te, hai capito a cosa mi riferisco. Annie la Bruna è stata un gradino in più verso il mio disegno. Voglio aiutarti ancora Warren, mi sei simpatico e perciò non devi sforzarti troppo nel tentativo di trovare la giusta motivazione per ciò che faccio, la risposta l’avrai al momento opportuno, non temere sono di parola io.
Da quel momento tutti avete iniziato a parlare di me ricordi? In questo periodo di cambiamenti con l’avvento dell’industria e della meccanizzazione, i giornali stanno avendo molto potere sul popolo e ciò che ho fatto è stato visto da tutti, è sulla bocca di tutti, da quel momento le notti di Londra sono state in attesa di un nuovo disegno, di un mio nuovo regalo.
Come ti ho detto all’inizio di questa mia ho sempre amato leggere, ma ancor di più amo passeggiare per le vie di Londra, mi piace la nebbia che la veste; le vie che di notte sembrano le vene in subbuglio di un corpo qualsiasi. Berner Street mi piace lo sai, ricordi come si chiamava quella lì? Certo che lo sai, sicuramente mentre stai leggendo avrai accanto a te sul tuo tavolo tutta la mia storia, mi sembra quasi di prendermi gioco di te nel dirti queste cose, tu sai tutto di me. Elizabeth Stride, era questo il suo nome per esteso, è questo che hanno scritto, io conoscevo solo quello che mi dicevano loro, nulla di più. Con lei non mi sono divertito molto, ma dopo continuando nella mia serata sono arrivato a Mitre Square, lì ho incontrato Catherine era il 30 settembre se non sbaglio, no, non sbaglio, Catherine Eddowes mi ha dato maggior soddisfazione, con lei il disegno è stato migliore, l’ho sgozzata con più attenzione, le ho asportato l’utero e altre parti inutili per lei, poi le ho fatto tanti piccoli disegni sul viso, ricordi cosa hai provato quando l’hai vista? Capo tu sei stato più fortunato di me devo essere sincero, io non ho potuto ammirare bene ciò che facevo, il sangue copre tutto e perciò i tagli che le ho fatto sul viso non erano molto chiari, troppo sangue, ne aveva troppo quella puttana, mentre tu sei riuscito a vederla bene in viso. Dimmi è stato emozionate vero?
Voglio farti una domanda adesso; perché hai fatto cancellare quella scritta, l’avevo lasciata su di una porta ricordi quello che diceva vero? ’’Gli ebrei non sono uomini da farsi biasimare per niente’’, davvero non capisco il tuo gesto, però la cosa non è passata in secondo piano, da quel preciso istante avete iniziato a credere che io fossi un ebreo, molti hanno invece pensato che tu mi conoscessi e che mi stessi aiutando, anche quella volta il mio disegno non risultò armonico Warren, non dovevi farlo.

09 Novembre 1888.

Miller’s Court.
Quando sono passato per Miller’s Court, lei stava cantando, era in compagnia di un cliente credo, l’avevo già vista altre volte Mary Kelly, quindi ho deciso di aspettare che finisse, aveva venticinque anni ma questo tu lo sai, è stata la mia migliore esposizione quella, devo essere sincero, sono rimasto soddisfatto di quella sera. Sono rimasto piacevolmente colpito anche da quanto scritto sui giornali dopo, “l’Orrore di Miller’s Court”, non capisco perché il termine orrore capo, ho lasciato tutto in ordine sul suo letto, sono stato accurato nel disporre le sue interiora sulle lenzuola, il cuore no, lui è con me; le gambe aperte che come sai era la cosa che sapeva fare meglio, l’addome svuotato di tutto ma con ogni cosa al suo posto intorno a lei, il viso poi, non credi che sia stato bravo nel riuscire a toglierle ogni parte della faccia senza intaccare i capelli, le cosce sono riuscito a strappargliele senza rovinare minimamente le ginocchia le ho lasciato anche le calze ricordi? Le braccia gliele ho ripiegate nel vuoto del tronco. Ho fatto le cose con calma quella volta, ho avuto tutto la notte per lavorare, ho avuto tutto il tempo necessario per disegnare. Sì era così che doveva essere.

Capo Charles Warren, io non ho segreti, non c’è nulla da capire di me, ho solo fatto quello che avevo voglia di fare.

Distintamente vostro.
Jack.

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