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Racconti di Cettina Caliò

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  • 15 giugno 2010
    Quattordici

    Come comincia:

    Interno sette. Contenuta dentro una luce al neon, Penelope recita Ulisse. Smette i panni da educanda funerea e indossa quelli da felina immalinconita. È due righe scazzata per via delle dita anchilosate.
    In fondo alla stanza, violino e pianoforte accompagnano con discrezione il suo profilo ovale e diafano che ricerca il pettine per rintracciare i nodi, e stringe in tasca la vertigine ostinata di un’emozione perduta. L’inadeguatezza le prude la schiena e non può grattarsi, al momento.
    Alle due opposte estremità della stanza, l’uomo e la donna si sfiorano. Chi sono? E chi lo sa, siamo sei miliardi di orfani di noi stessi.
    Itaca schiude l’uscio. Non teme la nudità, stasera.
    I due colmano la distanza che separa le labbra mute intrecciando la trama del buio con l’ordito delle note.
    - ehi? Se morissi, domani, ricorda che hai fatto mondo.
    - ehi? Se morissi prima io, domani, ricorda che hai lasciato piuma.
    Penelope s’inchina e si porta fuori dalla scena.

    Inserita nell'antologia Malus Ed. 2009