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Autore

Cettina Caliò

in archivio dal 26 apr 2010

08 maggio 1973, Catania

segni particolari:
Trattengo lo starnuto

mi descrivo così:
Accovacciata

15 giugno 2010

Quattordici

Intro: Sembra una scena presa da un pezzo teatrale. Una mini sceneggiatura surreale. Penelope che recita Ulisse. Interessante trasposizione di pensieri.

Il racconto

Interno sette. Contenuta dentro una luce al neon, Penelope recita Ulisse. Smette i panni da educanda funerea e indossa quelli da felina immalinconita. È due righe scazzata per via delle dita anchilosate.
In fondo alla stanza, violino e pianoforte accompagnano con discrezione il suo profilo ovale e diafano che ricerca il pettine per rintracciare i nodi, e stringe in tasca la vertigine ostinata di un’emozione perduta. L’inadeguatezza le prude la schiena e non può grattarsi, al momento.
Alle due opposte estremità della stanza, l’uomo e la donna si sfiorano. Chi sono? E chi lo sa, siamo sei miliardi di orfani di noi stessi.
Itaca schiude l’uscio. Non teme la nudità, stasera.
I due colmano la distanza che separa le labbra mute intrecciando la trama del buio con l’ordito delle note.
- ehi? Se morissi, domani, ricorda che hai fatto mondo.
- ehi? Se morissi prima io, domani, ricorda che hai lasciato piuma.
Penelope s’inchina e si porta fuori dalla scena.

Inserita nell'antologia Malus Ed. 2009

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