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Recensioni di Claudio Volpe

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  • "Venuto al mondo" è il più complesso tra i romanzi della Mazzantini. E' la storia di Gemma, donna alla ricerca di se stessa e della propria storia, che un giorno decide di partire per Sarajevo, città che custodisce un passato difficile anche solo da immaginare. Con lei c'è Pietro, figlio adolescente, ribelle, sfrontato e apparentemente insensibile al perché del viaggio: visitare il posto dove ha vissuto suo padre Diego, la cui morte, accennata nell'inizio dell'opera, sarà svelata solo alla fine. Tutto il romanzo segue dunque l'andamento di questo viaggio di madre e figlio, un "viaggio della speranza" come recita l'incipit del romanzo. Il racconto è poi interrotto di frequente da lunghi flashback grazie ai quali la Mazzantini offre al lettore, a piccoli bocconi, i pezzi salienti della vita di Gemma, del suo passato, del suo amore per Diego e della sua amicizia con Gojko, poeta bosniaco. "Venuto al mondo" è la storia, narrata con un linguaggio che non ha nulla da invidiare alla poesia, della lotta di una donna contro la propria sterilità, della frustrazione di una madre mortificata nel suo desiderio di procreazione. E' la storia di un'esistenza che deve lottare per ottenere ciò che sembra impossibile, ciò che rischia di essere dimenticato come l'amore, come la felicità, come la guerra. La guerra: è ciò che fa da sfondo all'intero racconto. E' una guerra violenta, distruttrice come ogni guerra, come ogni volta in cui gli uomini si fanno del male a vicenda. E' una guerra che sta dentro e fuori dall'uomo, una guerra col mondo, una guerra con se stessi. "Venuto al mondo" è un romanzo intenso, universale, un romanzo nel quale il lettore resta col fiato sospeso fino alla fine, con la voglia ingorda di divorarne le pagine che, seppur intrise di sofferenza, lasciano trapelare una forte speranza per il futuro. 
    "ll viaggio della speranza. Penso di nuovo a quelle parole che mi sono cadute negli occhi, per caso. Penso a Pietro. La speranza appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso." (Margaret Mazzantini, "Venuto al mondo")

    [... continua]
    recensione di Claudio Volpe

  • "Non  ti muovere": una giornata di pioggia, una ragazzina appena adolescente in sella al suo motorino, una frenata brusca, inaspettata, improvvisa, le ruote che slittano, un corpo per terra, sull'asfalto bagnato, Timoteo, un padre afflitto dal dolore, un medico chirurgo che vede sua figlia sdraiata sul letto operatorio del suo ospedale, una corsa contro il tempo, contro il destino, un tuffo silenzioso nel passato. Questo l'inizio di uno dei più intensi romanzi di Margaret Mazzantini, Premio Strega e Grinzane Cavour, successo mondiale. "Non ti muovere" è una storia intensa, sofferta, distruttiva. E' la storia di un viaggio in un passato mai troppo lontano: quello di Timoteo, un uomo che cova dentro di sé un segreto che gli spolpa l'anima. Mentre nella sala d'aspetto attende notizie sulla sorte della figlia, Timoteo, rivolgerà infatti la sua mente e il suo cuore ad un amore passato, quello con Italia, donna di borgata, un amore forte, selvaggio, viscerale. "Non ti muovere" è quindi anche il racconto di una vita che stenta a realizzarsi, di una felicità che prova disperatamente ad individuare una fessura di esistenza nella quale inserirsi per sempre, il racconto di un uomo al confronto con qualcosa di più grande di sé e della sua capacità di comprensione. La forma scelta dalla Mazzantini per questo suo romanzo è quella del monologo, del flusso di coscienza, della preghiera quasi. E leggendo questa meravigliosa opera, infatti, il lettore non potrà fare a meno di percepire la forza avvolgente e sacrale della preghiera, della voce con la quale l'uomo invoca Dio per chiedergli il perché del dolore del proprio vissuto. Con una forza narrativa conflagrante e sconvolgente, la Mazzantini consegna ai lettori un romanzo ricco, maturo, impegnativo. Un romanzo che conserva tra i suoi versi un messaggio importante. "Non ti muovere", titolo dell'opera, è infatti la supplica che Timoteo rivolge a sua figlia Angela ma è anche il consiglio che la scrittrice sembra voler dare ai lettori: non ti muovere, tu, lettore, tu, uomo! Resta vigile durante la lettura. Resta vigile durante la tua vita! 

    [... continua]
    recensione di Claudio Volpe

    • Paula
    • 19 settembre 2011 alle ore 11:23

    "Paula" di Isabel Allende è un romanzo intenso è struggente che scaturisce dal desiderio dell'autrice di entrare in contatto con la figlia Paula, ammalata di porfiria, rara malattia che l'ha condotta in breve tempo in un coma irreversibile. La storia narrata nel romanzo si estende dal giorno in cui Paula viene ricoverata in un ospedale di Madrid fino al giorno della sua morte, avvenuta un anno dopo. La madre resterà accanto alla figlia per tutto il tempo, alloggiando in un motel nei pressi dell'ospedale dove, spinta dal dolore, scriverà notte dopo notte quello che sarà una delle sue principali opere letterarie fino a quando Paula, che intanto viene trasferita a casa per attendere una morte ormai certa, non si spegnerà definitivamente sotto i suoi occhi. Il romanzo si pone come un "diario" dove Isabel, rivolgendosi alla figlia, ricorda le vicende salienti della propria vita, costruendo così, pagina dopo pagina, un'autobiografia sofferta ma indispensabile. "Paula " è un romanzo di vita e di morte, di dolore e di voglia di vivere, un romanzo nel quale il lettore non può far a mene di immedesimarsi nel lancinante dolore di una madre che, vedendo sua figlia allontanarsi sempre più dalla vita, consegna alle parole e alla scrittura il suo lascito esistenziale nonché il dolore che le trafigge l'anima. Così facendo il lettore sarà portato spontaneamente a divenire partecipe delle sofferenze di Isabel e a lottare con lei per "distrarre" la morte. La narrazione, che non manca di analizzare le tematiche storiche della società cilena del XX secolo con grande acutezza, scorre fluida e avvolgente, ricca di sentimento e gravida di emozioni. Un romanzo da non perdere che fa bene all'anima, alla mente e alla coscienza di ogni uomo o donna che voglia capire e affrontare tutto il male che la vita può dare.

    [... continua]
    recensione di Claudio Volpe

  • Che la scrittura di Margaret Mazzantini sia ricca e visionaria non è una novità. Quello che stupisce leggendo il suo ultimo romanzo "Nessuno si salva da solo" sono l'acutezza e la precisione con la quale l'autrice, che nel corso degli anni ha collezionato vittorie nei concorsi nazionali di maggiore rilevanza (Strega, Campiello, Rapallo opera prima...),  descrive la dissoluzione di quella che può essere considerata la coppia dell'oggi. Delia e Raimondo sono due giovani amanti, sono una coppia di marito e moglie, o almeno lo sono stati. Ora, dopo la separazione e il fiume di odio e incomprensione che li divide, non possono più definirsi tali. Delia e Raimondo si ritrovano a cena insieme, in un locale appartato, per discutere del loro futuro e di quello dei figli, una cena che li condurrà, però, in un viaggio di analisi e di introspezione: dove hanno sbagliato? Si sono davvero amati un tempo? può esserci ancora una possibilità di salvezza? Questi e altri interrogativi si porranno i due che, senza rendersene conto, si ritroveranno ad attraversarsi reciprocamente l'anima alla ricerca di qualcosa, di un residuo di felicità, di una speranza ancora possibile. Parola dopo parola, sguardo dopo sguardo, Delia e Raimondo capiranno che la crisi, che sembra essere un male esclusivamente dentro le loro vite, è in realtà la condizione dell'esistenza, la costante deleteria e nociva di un'intera generazione di uomini e donne che, ancora giovani, sembrano già privi della forza di sognare e di sperare nel futuro e nel bene. "Nessuno si salva da solo" è anche la storia di chi non ha colpa alcuna, dei figli che sono già destinati ad un futuro dimezzato e all'atroce alternanza dei periodi nei quali potranno stare, alternativamente, con quelli che sono i loro genitori. La crisi vissuta dai due protagonisti, è una crisi tangibile, concreta e reale che investe l'intero occidente e con esso i finti valori e i precari equilibri della società moderna. Con una prosa ricca e incisiva, la Mazzantini consegna ai suoi lettori un romanzo-mondo, una storia dura e forte come solo la realtà sa essere. Quella realtà che spesso si fa fatica a sostenere.

    [... continua]
    recensione di Claudio Volpe