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Autore

Corrado Guzzon

in archivio dal 19 set 2011

Monza

27 ottobre 2011 alle ore 10:50

Un Gioco d'Azzardo

di Corrado Guzzon

editore: Ass. Culturale Il Foglio

pagine: 85

prezzo: 9,00 €

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Uno sguardo amaro sul mondo e una riflessione serenamente cruda sull’esistenza umana traspaiono nitidamente dai versi della silloge “Un Gioco d’azzardo” di Corrado Guzzon, sulla cui copertina non può non colpire la riproduzione di un messaggio autografo di Charles Bukowski che recita: “Hello Corrado – it’s all in the luck, what the hell”. È questo il senso più profondo della poesia di Guzzon, la consapevolezza della casualità, del gioco che la vita fa di noi, una vita che “così tanto noiosa/ fa girare le solite carte/ troppo a lungo, e ti sorprende/ quando distratta concede/ una piccola chance”. Anche la tecnica compositiva gioca con le parole, con gli accenti prosaici dei versi, che si trasformano attraverso un sapiente uso di suoni e pause che rendono estremamente semplice e allo stesso tempo composito il ritmo e la sua ispirazione.
Nella concezione del poeta è solo il caso a decidere l’amore e il dolore, la vittoria e la sconfitta: persino il tempo passa “prendendoti in giro”, canzonando gli sforzi vani che da sempre l’uomo fa per controllare il tempo, la felicità, tutto l’umano vissuto che invece “si annulla e si azzera” nell’ineguale lotta contro il fato, cieco e sovrano. Una riflessione questa che appare quasi una rivisitazione dell’abusato e spesso travisato monito oraziano al “carpe diem”, al vivere il momento “il meno possibile confidando del domani”, precisa il poeta latino: “due dadi rotolanti a cui affidare una scommessa finale” chiosa Guzzon.
Non sfuggono a questa amara coscienza i tratti salvifici della memoria, di periodi felici come l’infanzia, troppo effimeri per riempire il vuoto; oppure sentimenti come l’amore che eternamente si ripropone, sfugge e ritorna, confonde e si confonde con speranze e profonde emozioni. A volte, invece, la realtà appare vicina a tradire il suo intimo segreto, nella bellezza e serenità di una notte di maggio, che sembra suggerire di “affacciarsi da un balcone e guardare le strade/ per cogliere un senso a tutte le cose”; oppure nelle sere piovose d’autunno, quando fumo, notte e poesia sembrano “voler far risorgere il mondo”.
Ma tutto il nostro universo, persino la bellezza dello sguardo della donna amata che pare dire “ti amo” nella luce del mattino, conducono “le ore ciecamente/ verso tutto, verso niente/ verso il prossimo traguardo improvvisato/ che mi illude d’essere vivo/ e ancora/ vincente”. 

recensione di Sabina Mitrano

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