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in archivio dal 12 mag 2008

Cosimo Piediscalzi

15 agosto 1978, Palermo
Mi descrivo così: Cammino all'indietro andando avanti.
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  • Generalmente chi scrive sa dell’importanza di un soggetto, ma in questo sapere ( delimitiamolo in questo modo ) ha anche a mente che nella frittata delle parole, il decorso persino illusorio delle sillabe permette ( anzi garantisce ) nascondiglio ingegnoso al soggetto. Lo scrittore crea il soggetto? Ma lo stropicciamento delle parole – contate una dopo l’altra – ha potere detentivo o no? Io la risposta la conosco, collaudata come fu, mica oggi ma chissà in quale decade accidentale, ( sicché il tempo, quello esperimentato, non è certo tanto volontario come lo si immagina ).  Riuscire a radunare in un brevissimo “transito” la più formidabile rappresentazione di parole è sempre stata questa la mia aspirazione; poche volte riuscita. Il conteggio delle parole è molto rilevante. 5.995 parole ad esempio, sono quelle contate ( adesso 6.005 ) fino ad ora, e sono quelle totali ( adesso 6.013 ) che compongono l’intero insieme di queste mie prose. Contare le parole è stata una rivelazione. Riuscire a schiacciare tante cose in un unico succo – “un punto, un pezzo” – è davvero la mia impresa. Fare le migliori parole in un unico pezzo magari non superiore alle 10 righe, non oltre le 80 parole. Sembra semplice, ma non lo è affatto. Se vuoi rompere le scaffalature della biblioteca del serio, allora non ti farai mai certune domande, e tutta la tua arte ( disprezzata anche nella nomenclatura ) sarà una gioiosa risata, ma se oltre alla rottura delle scaffalature, e oltre le risate, vuoi portarti ancora più in là, ecco che ti verrà impulsiva la riflessione: “cos’è la scrittura? Fin dove arriva questa scrittura?”. Dopo un paio di capitomboli attorno a questa liturgica domanda, giungi anche alla valutazione quasi funzionale delle parole – per l’appunto il conteggio, parola per parola – e alla sua intenzione che va a braccetto ( manco fossero apparentati ) con che cosa? Con la sintesi. “Striminzire” il più possibile un pensiero o un immagine. Ma cambiamo immediatamente rotta. Senza contare fiducia all’ausilio del punto e a capo, fracasso “un tema” con l’idea ( assai decatizzata ) che questa una volta fracassata faccia d’avamposto a quella ora trattata. E adesso siamo a 6.232, totale parole per tutto quello che riguarda la mia scrittura sin ora, prosa dopo prosa, e adesso? 6.251. Sempre in totale. Andiamo al nuovo tema: il soggetto. E con questa, sopraggiunta la 6.265 parola ( in totale ) ho concluso. Il soggetto è nella circoscrizione, credo deleteria, tra le 5.500 e le 6.100 parole. Non esiste niente di tecnicamente importante se il soggetto di una cosa ha imparato, a nostro sfavore, a farsi “tana” tra centinaia e centinaia di parole più o meno simili. Perché dire “spontaneo” ora è o no similare allo “spontaneo” scritto ( badate bene ) circa 20 righe sopra? Ovvero meno di 300 parole da adesso? Anche qui, io la risposta la conosco. In una valutazione diciamo “professionale” ho misurato il totale di un insieme compiuto di parole e i suoi “soggetti” possibili. Ad una cosa sono arrivato: pian piano l’ideale della sintesi va sommariamente sgretolandosi o paradossalmente va completandosi. Gli insiemi contati portanti un soggetto sono stati ciclicamente discendenti: per gli anni 2001-2004 i miei insiemi contati variavano da 9.000 a 11.000 parole: soggetti contati: due, al massimo tre. Tra gli anni 2004 e 2005, anni personalmente complicati, gli insiemi scendono a 8.000 parole pari per un solo soggetto. L’anno 2007 mi ha visto tacere; gli insiemi, essendo disgiunti – diari, lettere, email o farneticazioni costituiscono insiemi di prova – hanno oltrepassato le 40.000 parole ( in questo impasto, si intendano anche le prefigurazioni di interi libri, bozze di racconti, due romanzi, vari scritti, includo anche un monumentale carteggio con l’amico Salvo Vitale, o anche dell’altro ) e i soggetti sono stati zero, o rapportabili a 20 soggetti. Quest’anno ho scoperto la cosa importante ( quella che sa farsi tana come detto prima ).  La variazione ascendente mira alle 4.000 parole. Ma adesso il soggetto ha saputo sfuggirmi. Cambio per la terza volta tema. E in questo momento – in totale – conto 6.650 parole.

     
  • 12 maggio 2008
    Il naso magari

    Sarebbe fattibile, dico io, bullonarti il naso, magari aprirti a voliera sette metri o due palmi di quella cosa; scaricare magari una risata, comiziare una cosa, fare una potatura di quei capelli. Ma la macchinazione come l'aratura non sono materie preferibili - bloccare e blocchi per una pagina, né bianchi tumorali che preferisco - pertanto farsi balcone, farsi aerostato, farsi vento come pane e rettificare la linea obliqua di quel camposanto che tu chiami naso, ma anche dell'altro - che io qui non affermo - perché saremo motorini d'acciaio, o cose che cadono tra Corleone, Foggia e perchennò anche Matera.


    E tu sai cosa vuol dire. Che io non lo so. "Che i tubi, tutti i tubi, o sono da 12 o non lo sono". E censimenti opportuni a poi.

     
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  • 03 novembre 2011 alle ore 17:38
    Merrick

    Come comincia: Un tipo come Merrick, Jopseph Merrick, ma molto peggio, tanto peggio. Anno 1931, una casa di legno in Canada, una scuola per bambini sordi che fa gemellaggi di ricerca in Italia, una donna di nome Giovanna parallelamente disgraziata come Merrick ma domiciliata a Caltanissetta in un fienile fatto di pietra, anch’essa affetta da neurofibromatosi: vive di espedienti insieme a 11 fratelli, 8 sono ritardati, 2 sordomuti.  Intanto il tipo simile a Merrick tramite la scuola per sordi viene mandato in Italia per sottoporsi a degli studi scientifici, il dottor Rutelli vuole fotografarlo, così mentre è a Roma la sua casa in Canada brucia in un incendio: 5 suoi fratelli muoiono, uno sfugge alle fiamme aggrappato alla ringhiera del balcone ma i soccorsi tardano ed esso stremato precipita giù e muore. Intanto Giovanna la donna siciliana, emigra, e va a finire da una sua zia che vende rigatoni a Toronto, la città del tipo simile a Merrick. L’unico sopravvissuto della famiglia del tipo simile a Merrick la incontra, o meglio i due si incontrano per caso,  il sopravvissuto dall’incendio è il padre del tipo simile a Merrick, il signor Larry, e ora è handicappato anch’esso poiché l’incendio gli ha rovinato un occhio e tolto l’orecchio. Appena costui incrocia per caso Giovanna in una via della città la sfortuna strizzerà l’occhio ad entrambi; sono le ore 11 e 11 in punto e dall’alto del 11° piano proprio sopra le loro teste vola un grosso armadio sfuggito alle corde dei due facchini che lo stavano issando: il padre del tipo come Merrick e la povera Giovanna muoiono all’istante schiacciati. Per recuperare i corpi dall’asfalto hanno dovuto raschiarli con una pala. Di ritorno dall’Italia, il tipo come Merrick, ignaro dell’immane disgrazia s’informa e saputo tutto piange per un ora intera, dopo di ciò si pettina e va in un bar del centro e si mangia una meravigliosa torta al riso. 

     
  • 03 novembre 2011 alle ore 17:37
    Storia 65

    Come comincia: Jim Lawrence invece è nato nel 1860 ma è morto nel 1857. Ci sono ponti ad Albuquerque, che non sono ponti ma  protesi ricavate da un impasto di tibie umane. Margaret Dalmans, 52 anni, è dovuta andare sotto i ferri per rimuovere dal suo stomaco ben 78 posate, tra forchette e cucchiai che aveva mangiato nel tempo: “se desideri risolvere tutti i misteri che guariscono la tua mente vai ad Albuquerque e chiedi di vedere i ponti”. Osserva le inquadrature del cielo quando i signori aprono le tende, quando gli eserciti puntano i cannoni. Chiedi a qualcuno. Chiedi di Nergal. I ponti ti faranno vedere te: posate incluse.

     
  • 03 novembre 2011 alle ore 17:35
    L'Aculeo

    Come comincia: Nella parte est sorgono buona parte dei resti di un cortile, di una sorte di tempio e di una casa termale: se vi piace annotatelo. Sono tutti predisposti a cerchio attorno ad una piazza sopraelevata da un lastricato ben trattato, nella parte centrale di tale perimetro c’è un aculeo, questo è impiantato in un selciato di pareti molate a strati, la base dell’aculeo sembra tinteggiata a fasce e vi sono impressi croci e simboli da esaminare. Tutto intorno all’aculeo che sta ancora diritto, vi sono case e aie, abitazioni incavate con vani e cortili, porte, cancelli,  pozzi, recinti, scanni, logge, palizzate, e i resti di macadam fregiati. Taluni vani hanno focolari e finestre agli angoli che danno tutti all’aculeo, altre bocche ovoidali presso i muri dei chiostri rivolgono la vista anch’essi all’aculeo. Stessa sorte per una grande finestra su una murata a secco tra una casa e una sorte di lavacro. Nella zona meno ricca, vi sono minute residenze con resti esigui e ornamenti minori, architetture semplici e graffiti arcaici su poche mura ancora intatte. Lungo la muraglia in pietra che crea una croce vi sono i segni di una deposizione pietrosa sacra, alla base di un rialzamento vi è un polittico in legno che porta un buco: e da questo si scruta anche qui l’immagine dell’aculeo. Persino nelle macerie del sepolcreto e delle prigioni; registriamo di tramezzi e pareti aventi spiragli proiettati tutti verso l’eterno oggetto di culto – l’aculeo. Volete sapere com’è l’aculeo?

     
  • Come comincia: Io cammino in genere a sinistra. Poi, si sa, abbiamo denti dentro spazi che non sono privati e a volte nascondiamo frigoriferi nella pancia per quel gusto barocco della privata proprietà.

     


    Biologicamente, abbiamo adunanze di ossa o di cellule che abbisognano di ordini e congegni massonici, senza che ce ne accorgiamo molta della nostra economia biologica o cellulare è già organizzata in ordinanze massoniche; intere micro-masse di cellule accorpate o di reazioni cellulari che nell’interazione concentrano nella sostanza di un “ordine ordinato” la propria consistenza. E’ complicato fare un decalogo che non sia “casuale” di essenze massoniche non previste: scuole, edifici abbandonati, piscine pubbliche, osterie, stadi di calcio, segreterie, ospedali e centri per il cosiddetto benessere, caserme, luoghi di culto, centri estetici, discoteche, fabbriche, industrie o i misteriosi depositi all’ingrosso per merci dentro cassette di cartone. Biologia, natura, civiltà, strutture e logistica urbana, infrastrutture, logiche di arredo, concepimenti architettonici. Nel biologico, lo sviluppo per asse o lo sviluppo degli ordini – fissati o armonici – ha una valenza strutturale che se non è “struttura” non è funzionale. Avrebbero tutte poche cunette, queste strade d’Italia,  ( l’Italia per intenderci industriale e buontempona, ) se non fossimo tanto poco accorti a contare una per una le rughe presenti nella fronte di Andreotti. Non esisterebbero gli asfaltatori: e neanche le veline forse. “Ma farebbe bene alla mia corte sapere a che pro l’escavazione di una tesi in merito”. E per la cronaca contiamo: un servitore, uno scribacchino, un corsivista, un cronista, un ammaestratore dialettico, un paggio delle occasioni, un esperto di tematiche, un saggio, un grammatico, un fachiro, un copista, un traduttore e un dattilografo. Abbiamo anche macchinari per la refrigerazione ma non amiamo vantarcene come taluni.