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Poesie di Cosimo Piediscalzi

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  • Generalmente chi scrive sa dell’importanza di un soggetto, ma in questo sapere ( delimitiamolo in questo modo ) ha anche a mente che nella frittata delle parole, il decorso persino illusorio delle sillabe permette ( anzi garantisce ) nascondiglio ingegnoso al soggetto. Lo scrittore crea il soggetto? Ma lo stropicciamento delle parole – contate una dopo l’altra – ha potere detentivo o no? Io la risposta la conosco, collaudata come fu, mica oggi ma chissà in quale decade accidentale, ( sicché il tempo, quello esperimentato, non è certo tanto volontario come lo si immagina ).  Riuscire a radunare in un brevissimo “transito” la più formidabile rappresentazione di parole è sempre stata questa la mia aspirazione; poche volte riuscita. Il conteggio delle parole è molto rilevante. 5.995 parole ad esempio, sono quelle contate ( adesso 6.005 ) fino ad ora, e sono quelle totali ( adesso 6.013 ) che compongono l’intero insieme di queste mie prose. Contare le parole è stata una rivelazione. Riuscire a schiacciare tante cose in un unico succo – “un punto, un pezzo” – è davvero la mia impresa. Fare le migliori parole in un unico pezzo magari non superiore alle 10 righe, non oltre le 80 parole. Sembra semplice, ma non lo è affatto. Se vuoi rompere le scaffalature della biblioteca del serio, allora non ti farai mai certune domande, e tutta la tua arte ( disprezzata anche nella nomenclatura ) sarà una gioiosa risata, ma se oltre alla rottura delle scaffalature, e oltre le risate, vuoi portarti ancora più in là, ecco che ti verrà impulsiva la riflessione: “cos’è la scrittura? Fin dove arriva questa scrittura?”. Dopo un paio di capitomboli attorno a questa liturgica domanda, giungi anche alla valutazione quasi funzionale delle parole – per l’appunto il conteggio, parola per parola – e alla sua intenzione che va a braccetto ( manco fossero apparentati ) con che cosa? Con la sintesi. “Striminzire” il più possibile un pensiero o un immagine. Ma cambiamo immediatamente rotta. Senza contare fiducia all’ausilio del punto e a capo, fracasso “un tema” con l’idea ( assai decatizzata ) che questa una volta fracassata faccia d’avamposto a quella ora trattata. E adesso siamo a 6.232, totale parole per tutto quello che riguarda la mia scrittura sin ora, prosa dopo prosa, e adesso? 6.251. Sempre in totale. Andiamo al nuovo tema: il soggetto. E con questa, sopraggiunta la 6.265 parola ( in totale ) ho concluso. Il soggetto è nella circoscrizione, credo deleteria, tra le 5.500 e le 6.100 parole. Non esiste niente di tecnicamente importante se il soggetto di una cosa ha imparato, a nostro sfavore, a farsi “tana” tra centinaia e centinaia di parole più o meno simili. Perché dire “spontaneo” ora è o no similare allo “spontaneo” scritto ( badate bene ) circa 20 righe sopra? Ovvero meno di 300 parole da adesso? Anche qui, io la risposta la conosco. In una valutazione diciamo “professionale” ho misurato il totale di un insieme compiuto di parole e i suoi “soggetti” possibili. Ad una cosa sono arrivato: pian piano l’ideale della sintesi va sommariamente sgretolandosi o paradossalmente va completandosi. Gli insiemi contati portanti un soggetto sono stati ciclicamente discendenti: per gli anni 2001-2004 i miei insiemi contati variavano da 9.000 a 11.000 parole: soggetti contati: due, al massimo tre. Tra gli anni 2004 e 2005, anni personalmente complicati, gli insiemi scendono a 8.000 parole pari per un solo soggetto. L’anno 2007 mi ha visto tacere; gli insiemi, essendo disgiunti – diari, lettere, email o farneticazioni costituiscono insiemi di prova – hanno oltrepassato le 40.000 parole ( in questo impasto, si intendano anche le prefigurazioni di interi libri, bozze di racconti, due romanzi, vari scritti, includo anche un monumentale carteggio con l’amico Salvo Vitale, o anche dell’altro ) e i soggetti sono stati zero, o rapportabili a 20 soggetti. Quest’anno ho scoperto la cosa importante ( quella che sa farsi tana come detto prima ).  La variazione ascendente mira alle 4.000 parole. Ma adesso il soggetto ha saputo sfuggirmi. Cambio per la terza volta tema. E in questo momento – in totale – conto 6.650 parole.

  • 12 maggio 2008
    Il naso magari

    Sarebbe fattibile, dico io, bullonarti il naso, magari aprirti a voliera sette metri o due palmi di quella cosa; scaricare magari una risata, comiziare una cosa, fare una potatura di quei capelli. Ma la macchinazione come l'aratura non sono materie preferibili - bloccare e blocchi per una pagina, né bianchi tumorali che preferisco - pertanto farsi balcone, farsi aerostato, farsi vento come pane e rettificare la linea obliqua di quel camposanto che tu chiami naso, ma anche dell'altro - che io qui non affermo - perché saremo motorini d'acciaio, o cose che cadono tra Corleone, Foggia e perchennò anche Matera.


    E tu sai cosa vuol dire. Che io non lo so. "Che i tubi, tutti i tubi, o sono da 12 o non lo sono". E censimenti opportuni a poi.