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Autore

Cristina Bove

in archivio dal 22 giu 2007

16 settembre 1942, Napoli

segni particolari:
Da sempre dipingo, scolpisco, leggo e qualche volta scrivo. Ho avuto una seconda vita insperata e intensa... i miei figli... la creatività... il miracolo di essere ancora viva, testimone del mio tempo e della mia vita.

mi descrivo così:
cristinabove.splinder.com

19 giugno 2008

Senza rimpianti

Intro: Come sono gli istanti terribili, quelli prima del trapasso? Be', da come li descrive la protagonista di questa storia, non sono affatto male! Dovremmo dire: provare per credere? No, dai... :)

Il racconto

Scendo con cautela dallo sgabello-scala su cui sono salita per riporre gli abiti invernali nello scompartimento in alto del guardaroba.
Ho la vista leggermente offuscata. Con lentezza raggiungo la poltroncina e mi ci lascio affondare.
Guizzi nerastri mi passano negli occhi alternandosi ad altri luminosi.
Il cuore è impazzito. Non c’è battito, solo una serie di fremiti che fanno vibrare il petto.
Mi concentro su una tecnica yoga, almeno cerco di farlo. In effetti sono perfettamente consapevole che se è giunto il momento non c’è nulla da fare.. Non avrei nemmeno il tempo di avvertire qualcuno.
Una parte di me si oppone, decide di riuscire a controllare il respiro, uno – due – tre – quattro… uno – due – tre – quattro…ancora, e poi ancora.
Nel frattempo il pensiero diventa rappresentazione scenica: mi vedo in una camera dalle pareti damascate, il colore predominante è l’azzurro, c’è una grande libreria che occupa una intera parete e gira ad angolo su quella adiacente, la luce è soffusa e proviene da una lampada sorretta da uno stelo dorato posta su di un’ampia scrivania ingombra di libri. C’è anche un computer con un monitor piuttosto grande.
Un ricco tendaggio di velluto blu chiude quella che presumibilmente è una grande finestra.
Di fronte alla scrivania c’è un immenso divano  dai fiorami in varie tonalità di azzurro, davanti un tavolo basso dal piano di cristallo su cui spiccano alcuni oggetti d’argento.
Da una porta che intanto si è aperta sul fondo, sta entrando un uomo, è di statura piuttosto alta, ha capelli ondulati che il chiarore della lampada fa risaltare come un alone intorno alla testa. Avanza verso di me, ne distinguo il viso dai lineamenti regolari, forse il naso leggermente marcato, ma nell’insieme proprio un bell’uomo di una quarantina d’anni.
Mentre mi si avvicina sorride, e questo gli dona un’espressione tenera e divertita.
Ora è davanti a me, apre le braccia e mi avvolge in una stretta calorosa e decisa.
Non mi sottraggo, lascio che mi tenga abbracciata mentre quasi mi trasporta verso il divano.
Siamo ancora allacciati quando lui mi guarda negli occhi con uno sguardo pieno d’amore e desiderio.
Osservo me stessa offrirmi al suo bacio, sono molto giovane e graziosa.
Lui mi accarezza il viso, e poi le sue mani scendono sulla gola, mentre le sue labbra incollate alle mie approfondiscono un lungo bacio appassionato.
Ora le sue mani si attardano sui miei seni, con delicatezza, per scendere lungo i fianchi.
Le mie mani intanto scorrono le sue spalle e il suo petto, indugiano ai lati del collo,  seguono i contorni dei muscoli lungo il torace e poi giù sul ventre piatto, quasi incavato.
Lui adesso mi stringe a sé esplorando il mio corpo con carezze sapienti, si attarda  cogliendone ogni sussulto.
Il piacere è così grande che mi pare di svenire.
Non c’è altra cosa cui pensare se non un abbraccio sempre più intenso.
Lui ha movimenti lenti, ritmici, sempre più accelerati in questa specie di danza all’unisono. Mi prende il viso fra le mani e mi guarda, ed io lo guardo e  i nostri occhi sono due mari languidi che si incontrano.
Al culmine del piacere, una parte di me si distacca ed osserva dall’alto la scena: vedo me stessa abbandonata sul divano, il respiro affannoso, il corpo ancora palpitante, mentre l’uomo si alza e si dirige verso la finestra.
Apre i tendaggi,  e nella stanza si riversa la luce del sole al tramonto, torna verso me, si siede accanto, poi, guardandomi fisso negli occhi mi fa: "Bella scopata,  eh?"
La scena si dissolve, e mentre il cuore ormai quasi non ha più battito, e il respiro mi si fa sempre più impercettibile, penso: posso lasciarmi andare, non ho nulla da perdere.

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