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in archivio dal 23 mar 2019

Cristina Pindaro

25 dicembre 1970, Trieste

elementi per pagina
  • 17 aprile alle ore 18:04
    Di cosa ti lamenti?

    Di cosa ti lamenti?
    Tutto bene
    Le statue hanno comprato
    Una zolletta di zucchero
    Il passo dei gamberi
    Adagiato nel rilievo dei sensi
    Sabbia e pietre
    Più o meno
    Lo stesso silenzio
    Infoltito dalle bocche dure
    Ora posso guardarli
    dal mio appartamento
    Vista autunnale
    Di una vasta pianura

     
  • 13 aprile alle ore 8:45
    sonni tranquilli per la luna

    sonni tranquilli per la luna
    lei  pensa solo al suo vestito giallo
    alla notte  
    fatta di ore croniche
    tanto sono io
    l’uccello privato delle ali  
    quella scatola sgangherata
    sotto gli alberi  
    le ombre corrono davanti
    prima di tutte le altre cose
    nel trash continuo delle nubi
    mentre aspetto  una mano
    il piede più vecchio
    la parola segreta  sul pulviscolo
    delle macerie
     
     

     
  • 29 marzo alle ore 6:56
    -Un grido bagnato-

    ll varco
    Non deborda
    La roba di profilo è
    Un grido bagnato
    Un'epidemia per gli
    Spigoli del petto
    Nella coltre sporca
    Del tempo
    Qualcosa
    soffoca in niente
    Mentre l'erba trema
    Alla notte
    Alla sfioritura della voce
    Brace di occhi
    Freddi
    Di un incontro
    Di rami in fuga
    Di stelle arrampicate
    agli alberi nudi
     

     
  • 27 marzo alle ore 6:40
    Il tempo di un racconto infinito

    Le tue labbra fanno castone ad un anello di nebbia
    Dentro le tasche strette e vorticate di istanti
    Non so dire altro se non che le punte del sangue
    Si spargono ai contorni degli alberi
    Sul mare spaccato
    Un pugno di cuciture
    Per la calcina dei muri
    Il tempo di un racconto infinito

     
  • 23 marzo alle ore 6:56
    Troppi istanti di vetro

    Troppi istanti di vetro
    In blocchi isolati di fibre
    Un fragile indizio nel 
    Ritaglio famelico della luce
    Incostante
    Eroso dalle pendici
    Alle dieci del mattino due uomini in nero
    Una curva
    A scatti la tracolla senza mani
    Quale primavera in mezzo alla strada?
    Niente di preciso
    Iceberg  e imprevisti
    Un lamento che ritorna dalla spirale e
    Dice:  ave morte vivente
    Ave parola di pietra