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Autore

Daniela Montella

in archivio dal 13 feb 2008

22 novembre 1985, Napoli

29 dicembre 2008

Inferno

Qui dove tutto è buio.
Qui dove la nebbia è nera
e il vento è un unico grido
di polvere da sparo.


Qui dove le montagne
sono denti insanguinati
e le ossa fischiano
nella tempesta.


Qui dove i vetri nascono rotti
E i muri nascono marci.
Dove i rovi stringono i polsi
E le grida spariscono.


Qui dove le lacrime si asciugano
Prima di essere versate
E dove nessuno
Ti può vedere.


Qui dove i sussurri
Sembrano grida
E le grida
Le porta via la pioggia
E la pioggia
Si mischia al sangue


Qui dove il sangue
Diventa un profumo
Che evapora presto


Qui dove non esistono parole
Non esistono pensieri


Non esiste ieri


Qui dove resistono
Solo i rimpianti


Qui dove sono arrivata io.
Qui dove muoio io.
Muoio perché la vita è sparita
La vita è bandita
Da queste terre
Qui dove nessuno
Sa davvero di esistere.


Ricordo ancora come sono
Arrivata qui.


-


Cicatrici appena nate,
cicatrici-bambine,
piangevano
lungo i miei polsi.


Nacquero da una lametta.
Nacquero nell’angoscia.
Le loro lacrime erano fredde.
Il loro grido
Muto
ancora mi devasta.


Le loro lacrime
erano fiocchi di neve che
scendevano fino ai palmi
e lì
si scioglievano di dolore.


Cicatrici-bambine che
mi tormentavano dentro.
Cicatrici-bambine che
mi accompagnano ancora
nel cammino.


Lui mi ha chiesto
quando è successo.
Non gli ho risposto.
Le guardavo.
Guardavo loro.
Le mie cicatrici.
Nuove sulle vecchie.


Le mie cicatrici
Qui
Dove tutto è sepolto
Risplendono ancora


I miei polsi sono solo
vene e cicatrici
biancore
di pelle che luccica.


I miei polsi colano lacrime.
I miei polsi ricordano.


Lui mi ha chiesto
cosa ho fatto.


Non mi piace
Dirgli della mia morte.


Lui si è avvicinato ancora.
Lacrime sui polsi.
Bambine gementi.


Ricordo delle persone
Che mi parlavano
Che chiedevano
Chi, perché, cosa
Chiedevano
Perché lo facessi
Volevano salvarmi


Io che invece volevo
Salvarmi da loro.
Io che invece volevo solo morire.


Per questo la lama
Partorì cicatrici.
Per questo
Mi sono tagliata le vene.
Patetico e
Tragico
Spreco di battiti.


Le mie ossa
Le mangiano i vermi.
Non ho più labbra
Non ho più cuore
Non ho più niente
Solo gli occhi per piangere
la gola per gridare
e i polsi per ricordare


Forse tremo, forse dormo.
Sono tanto stanca.
Magari domani finisce il mondo.
Magari il domani
non faccio in tempo a vederlo.
Magari domani
Sarà ancora tutto uguale.


Invece di stare qui vorrei
tornare pura.
Vorrei pensarmi
appena nata.
Vorrei poter
Tornare indietro


Indietro nel tempo, prima di tutto
Prima di lui
Prima di noi
Nascere di nuovo


Culla di placenta,
occhi come conchiglie.
Pugni chiusi
contro il mondo
e vagiti silenziosi.


Loro chiamavano il mio nome.
Io non rispondevo:
Non volevo guardarli
non volevo sentire
le loro voci.
Mai più.


-


Quando mi sono svegliata
Ho chiesto dove fossi
Pur essendo sola
Sapevo di essere ascoltata.


Lui mi ha chiesto
Cosa provassi
In quel momento
Non lo so


Ero sola
In un posto deserto
E pensavo che tutto
Sarebbe andato per il meglio
Pensavo che tutto
Sarebbe tornato bello


I tramonti di sangue
Mi piacciono
E non ho mai
Chiesto di tornare a casa
Non volevo provocare
Il disprezzo degli altri


Ma
Oltre ogni previsione
Mi sono finalmente sentita
Al sicuro
Fra gli alberi genuflessi d’inverno
E la fredda scure di vento d’estate


Sto bene ora
Trovando lui
E parlando con lui
E pensando come lui
Che è bello
Anche da morto
Qualcuno
A cui poter dire ti amo


La vita era la mia prigione
E morendo ho trovato la salvezza
I tagli sui polsi
Erano la porta
Per la mia nuova casa


Le albe e i tramonti qui
Sono uguali
Hanno lo stesso colore
Giallo e malato
E l’aria è acida e pesante
Quando il sole nero
È alto nel cielo
Io e lui lo guardiamo parlando
Senza davvero ascoltarci
Le nostre parole sono solo musica
Dolce musica in un mondo di
Mostri stupendi


Lui era qui prima di me
Si è sparato
Un colpo in testa
Facendosi esplodere il cervello
Davanti a sua madre


Ha il cranio aperto e posso
Guardarci dentro
Ma ancora non vedo cosa pensa
Quando gli dico di me


Anche lui mi ha chiesto perché
Ma non gli ho mai risposto
Guardo le navi sulla banchina
Velieri di piombo che trasportano
Altri come noi


Persone che si sono
Impiccate, affogate,
Avvelenate
Affamate, fucilate,
Bruciate
Esplose, accoltellate,
Drogate
Fulminate, dissanguate –
Persone che si sono
Uccise
Per venire qui


Le accoglie un cielo infetto
Le accogliamo noi
Con gli occhi senza lacrime
Con i corpi senza respiro


Sulle nostre guance cave
È scritta la mappa di questo posto
Nei nostri sguardi e nei nostri gesti
Nei nostri racconti e nel nostro passato
Nei nostri pochi intatti istanti di vita terrena
Nell’urlo abbandonato dall’ultimo respiro
Si indica il loro cammino


Guardano me e lui,
Ci guardano come mostri,
Loro ancora attaccati ai loro
Ricordi di vivi


Loro il cui corpo
Non ha cominciato
A decomporsi


Loro che volevano solo
Trovare un posto migliore


Sembrano schifati
Dalle nostre sembianze


Non li sfiora il pensiero
Che fossimo come loro
Che amassimo e fossimo amati
Che pian piano le nostre vite
Si erano fatte troppo strette
E i nostri respiri troppo gonfi di bile
Non li sfiora il pensiero
Che come loro era il dolore
La nostra unica emozione
Non capiscono, non pensano
Non vogliono ascoltarci


Non sanno cosa vuol dire


Speravano forse
in qualcosa di meglio?


Io l’inferno
L’ho sempre immaginato
Riflesso nel mio specchio.
Era tutto nei miei occhi
Era nei respiri che non volevo compiere
Era nei battiti del cuore
Che non ascoltavo più
L’inferno era in me
Lo cercavo da sempre


Sono stata la sola
A non spaventarmi
Quando lui mi ha
Spiegato dove fossi.
Mi sentivo nata davvero
Dopo un parto dissanguato


Tutti gli altri sembrano
Maiali al macello.


Urlano piangono e si disperano
E pregano
Supplicando
Per una seconda occasione
Pregano
Qualcuno
Che per loro non esiste più.
Pregano qualcuno
Che li ha rifiutati
Da quando erano vivi
Le loro voci ora
Sono schiuma di mare
Le loro voci
Non sono qui


Presi dal panico
Cominciano a
strapparsi la pelle di dosso
Convinti che questo
li porterà indietro.


Vogliono
Scappare anche dalla morte
Vogliono
Sparire anche da questo posto
Vogliono
Consumarsi di lacrime
Vogliono pensare che esista
Qualcosa di meglio
Qualcosa in cui speravano
Qualcosa che è solo illusione.


Mi divertono tanto.


A differenza di loro
Sono contenta:
L’inferno è
Il mio posto perfetto.

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