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Autore

Daniele Brioschi

in archivio dal 19 mag 2012

07 settembre 1993, Concorezzo (MB)

mi descrivo così:
"La poesia è poesia quando porta in sé un segreto" (Ungaretti). Spero solo che la poesia riesca ad avvicinarmi a questo segreto, che avvicini voi, a questo fantastico segreto che è la realtà, che sono pure io: scrivendo imparo a conoscermi, leggendomi spero mi conosciate.

04 dicembre 2014 alle ore 23:46

Confessione di una società

Noi siamo
la società della metropolitana
l'indifferenza qui
regna sovrana
il posto a sedere,
vuoi mettere la preoccupazione?
Quello lì me l'ha rubato
"Ma sei proprio
un gran coglione!"
Gente a disagio
senza il telefonino
"Mi si è scaricato
e mo' che faccio?
Che gran casino!"
E poi i campioni 
dell'antropologia
con i dottori in sociologia
e tutti gli scienziati
della psicologia
gli esperti che conoscono
tutto sulla vita: ogni terapia!
Eccoli che cercano
di imbastire qua e là
qualche pacata conversazione
ma sono troppo emozionati
poverini
devono improvvisare
son senza copione
e si finisce per stare tutti zitti
a fissare lo sguardo
sopra l'altro pantalone
Gente che sgomita
si insulta, si accapiglia
quel vagone è troppo pieno
"Signore, metta giù
quella bottiglia"
Gente che cambia
gente che parla
con l'aria svogliata
delle 7 del mattino
gente che chiede
gente che risponde
e se ne va
in tutto il gran casino
Gente che sbaglia stazione
gente che "questa volta
al prossimo sciopero
vedranno
che gran polverone!"
Gente che "in fondo
non potevamo diventare
che questo:
siamo tutti nel profondo
un po' piccoli borghesi
viviamo in eterno
aspettando l'ora del tè"
Gente di marmo
che ascolta appassionata
il Radio Costanzo Show
per prodursi poi
in elevati discorsi
riguardo all'ottimismo
che è il profumo della vita
Gente che si arrabbia
per una scommessa persa
e offre il proprio braccio
all'anestesia dal giudizio
Gente che si perde
nella foresta della realtà
e preferisce giacere
alla porta del sentimento
e non costruire niente
"Tanto ho sentito dire
che il girone degli accidiosi
è proprio un bel posticino
c'è pure il prete
che la domenica
al mattino
ti dice la sua messa
seduto in poltrona:
mi sembra si chiami
Abbondio"
Gente che vaga
smarrita per la strada
acquistandosi un pacchetto di felicità
nel discount sotto casa
"Nel quartiere accanto
già un po' mi disorienta"
Gente che ha smesso
di inventare
di immaginare
di creare
di viaggiare
tanto c'è google maps!
Gente che ha eletto
i suoi nuovi profeti
i grandi maghi del bestseller
quelle sfumature di grigio
io le vedo tristemente
riaffiorare sulla tua pelle
Gente che ha scordato
e vilipeso
chi sa ancora
domandare alla luna
"A che tante facelle?"
Gente che ha dimenticato
l'amore come una cosa concreta
come assalita da una noia ansimante
nel fermarsi alle soglie
della Strada
Gente che si affanna
di nuovo a censurare
quel dilemma elementare
"Ma ha senso 
o non ha senso
questo nostro amore?"
Gente che ha eretto
il suo nuovo tempio laico
alla seduzione
come l'emblema moderno
di una epocale liberazione
la seduzione viscida
della retorica del sogno
che puntualmente cade
in quella sfida tutta personale
della fatica quotidiana
Tra duemila anni forse
amanti di cose arcaiche
e abbandonate
come la Poesia
ci chiameranno
"La nuova Lost Generation"
noi abbiamo visto
sfregiati un'altra volta
gli idoli dei padri
come a soffocare
ogni germoglio di slancio
ed abbracciare di nuovo
gli alambicchi della ragione
in un cinico realismo
vuoto, gelido
e ormai incapace
di andare oltre
l'immediatezza della realtà
Ma voi mi direte ora:
da dove ti viene
tutta questa sapienza
un po' troppo compiaciuta
che puzza di giudizio universale?
Non sono mai stato
un sociologo
lo ammetto
e l'idea mi fa un po' schifo
e un po' spavento
sarei studioso delle masse
neanche un gran portento
osserverei col dito in bocca
l'insieme degli uomini
mandato in pasto
a calcoli di probabilità
uomini come incapaci
di ricostituirsi Comunità umana
il cui segreto nessuna scienza
potrà mai svelare
Allora
- caro amico -
il mio personalissimo
giudizio universale
tramuta in confessione
perchè ci sono io
nel mezzo
forse te lo eri dimenticato
io sono ancora qui,
invischiato nei nostri sfaceli
qui: accusatore e complice
schiacciato tra le due porte
del metrò
Vorrei mantenere
la rotta dritta
fermo, inflessibile
coerente, ma forse sarei
immobile
vorrei anch'io
respirare a pieni polmoni
la brezza che danza
attorno a Thomas Paine
e spezzare definitivamente
quella catena artificiale
che tiene qui ancorati
questi gabbiani
senza più nemmeno
l'intenzione del volo
potrei elevarmi
come un eroe
che non conosce
nè macchia nè paura
e con un gesto disumano
sollevare il mondo
come un novello Eracle:
ma lo confesso,
io non ne sono capace,
forse neanche per me stesso,
io non sono altro
che un vostro Compagno
qui impegnato
nel Cammino.

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