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Autore

Daniele Brioschi

in archivio dal 19 mag 2012

07 settembre 1993, Concorezzo (MB)

mi descrivo così:
"La poesia è poesia quando porta in sé un segreto" (Ungaretti). Spero solo che la poesia riesca ad avvicinarmi a questo segreto, che avvicini voi, a questo fantastico segreto che è la realtà, che sono pure io: scrivendo imparo a conoscermi, leggendomi spero mi conosciate.

18 novembre 2015 alle ore 16:57

L'Amore è vita di chi muore

Dove la radice del vero Amore
dov'è Amore
qui in questo mondo
ormai troppo avanzato
per amare?
Dove?
Quando tutto grida
“A nessuno importa
coltivalo da parte
- sii un bravo liberale -
da solo
o con chi vuoi:
comunque non sarai mai
alle loro altezze”
Dimmi Agostino dimmi
svela anche stasera
ora
quella radice da cui sgorga
il nettare eternale
e chiedi al Signore Dio Tuo
come faccio io
povero mortale
ad amare questa parola
eterna
che mi prese un giorno
e mi avvolse nel suo abbraccio;
come faccio io
a rimanere in Lui
e Lui in me?

E come rondine arrivasti
come una profezia
che non deve aspettare
per forza primavera
col cuore riempito
di un'inquietudine profonda
una ferita
che da un altro mondo viene
il mio amore ferito per Te
Ramingo senza nome
un deja vu mi assale
perchè Tu doni di nuovo
il grande primo Incontro
a chi soccombe
sotto il peso della propria
maledetta illuminata
scienza razionale
a cingersi dell'inganno primordiale
l'uomo sparisce di fronte a tanto male
l'uomo annaspa e rinnega
persino il proprio desiderio
perchè una maledizione antica
lo instillò nei loro cuori
ma io conosco soltanto questa via
dacchè non voglio perderti
tentato tante volte
dall'imboccarne altre
ho conosciuto l'estetismo
e l'io romantico
forte e capace di costruire il suo destino
come un novello Don Giovanni
dello spiritualismo
avrei optato per l'irreprensibilità
di un'etica svuotata
se non provassi un fastidio insofferente
verso ogni narcotizzante
dell'Umano;
così un libricino di un filosofo danese
mi suggeriva un'Assoluta infelicità
perchè come un vertiginoso vuoto
sotto i piedi si stendeva:
“Che me ne faccio di una persona
così ben difesa
contro gli imprevisti?”
Risuonavano nell'etere
le parole di un grande vecchio saggio...

Ma quando mi abbandono
tra le amate braccia della Tua poesia
rinasco
e come un sollievo tenue
cresce
a sfondare i muri del silenzio
ed un eco debole
vibra
dalle profondità dei pozzi
perchè quel piccolo splendore
al di là di questa immensa ombra
che scolora questo inferno
di quaggiù
solo quello
sa penetrare l'anima
per lui vale la pena
di lasciare tutto e andare
perchè sa sconvolgere in un battito
ciò che in mille anni
questa greve coltre grigia
bramerebbe solo di poter scalfire
una reazione che nulla
ha a che vedere con la chimica
una scia cosmica
laddove noi solo avevam
da offrire
del letame ai fiori
e qualche poesia.

Perchè non cessi
questo Amore Nobile
in questa bella terra
perchè io viva fedele e lieto
tra le vanesie e le lusinghe
di un vuoto tempo
altrimenti speso a raccattar
le misere tranquillità di un benestante
già assuefatto ad ogni bene
e ad ogni male
io mi affido a te, dunque,
Santo d'Ippona
perchè tu conosci
queste strette vie mortali
fammi da guida
in questa via di fedeltà
perchè quel bagliore
che mi riempie
non lo so dove mi porta
ma son colmo
di quella certezza pura
che solo un cosciente desiderio
sa raggiungere:
questo sarà uno straordinario viaggio
al di là dal mare
sgorga infatti la sorgente viva
di un Amore limpido
che non tradisce mai
lì abita
il tuo Grande Amico
e io lo so che dietro a quella pipa
Lui sorride già.

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