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Autore

Daniele Brioschi

in archivio dal 19 mag 2012

07 settembre 1993, Concorezzo (MB)

mi descrivo così:
"La poesia è poesia quando porta in sé un segreto" (Ungaretti). Spero solo che la poesia riesca ad avvicinarmi a questo segreto, che avvicini voi, a questo fantastico segreto che è la realtà, che sono pure io: scrivendo imparo a conoscermi, leggendomi spero mi conosciate.

03 luglio 2016 alle ore 22:28

Le cose inutili

Le cose inutili
dappertutto s'irraggiano
come veleni
come triste ricorrenza
di un altro giorno che va
e sebbene il Bello
sia un osso duro a morire
alcuni si ostinano ad ucciderlo
o perlomeno tutti
ci tengono a lasciar
la loro scia di diffidenza
arrampicandosi
sull'ennesimo marciapiede
di questa 33esima strada
mentre tremendo si apre
il gorgoglio dello sgomento
di nuovo in me
mille pensieri
e duemila inganni:
come in uno specchio
io mi guardo allontanarmi
come un marinaio che saluta
dalla cima della nave la sua bella
e sa in cuor suo che lei non tornerà
mai più,
mai più.
Nessun social media
gli restituirà infatti
quello sguardo lacero
quei frutti lì da bere
di sacra
malinconia
e quella Bellezza rifugiata
ferita abbandonata
irrisa scanzonata
come un'usurata donna un po' retrò.
I belli non ce la fanno,
muoiono giovani:
they live and die
like a falling star of Lightness
e tanto più abbagliante è la loro lucentezza
quanto più rapida
è la loro ascesa in cielo
a lasciar qui attoniti noi brutti,
in questo mondo stanco
ignobile impotente
che pretende di afferrar tutto
ma ha dimenticato l'Uomo.
Non è questo forse
un altro sporco inganno
tra queste viscere di terra
che dell'Amor forse non han più voglia?
E PERCHÈ NON RIESCO AD AFFERARTI, DIO?

Così le cose inutili
mi si avvinghiano ogni giorno
e tremo al sol pensiero
di perder questo firmamento
e di veder un giorno i cocci
di questo giovane e vibrato slancio
come se non foss'altro
che un bel copione recitato
di una grandiosa messinscena.
E pellegrino m'incrocerai allor
all'ennesima ricerca della mia quotidiana
liberazione:
e vallo pure a raccontare
a Garibaldi Byron e Santorre
con tutti i loro soci
che fatto l'uomo si dovrà
pur un giorno fare i conti
con la sua indomata anima
che freme e scalpita
e geme e si riaffaccia
lontan dal suo Fattore
sputando in viso ad ogni finta (il)libertà.

Così nel Regno del Male
intimorito io mi aggiro:
e turbato sento venir meno
le mie forze
la mia fede
che credevo fatta in pietra,
perchè il Male offre a tutti
le comodità bramate in massa
pur di lavar via dall'uomo il Desiderio.
Il Male è subdolo
è l'Orrore
il Terrore
che con scavati occhi
in teschio incoronati
si getta all'assalto di ogni uomo:
non è un leale duellante
ma un meschino venditore
di felicità corrotte ed intraviste;
da buon trafficante di frattaglie
la vorrebbe espugnar al fin
quella fortezza della coscienza umana
stringendolo, il suo assedio demoniaco:
poi tenta, viscido, putrido
di sguainare l'arma del massacro
collettivo.
L'odio, l'odio, l'odio!
Il sospetto permanente
della cospirazione di chissà quali ombre!
La menzogna
l'ilarità efferata
verso qualsiasi umanità ferita!
Il dubbio
e non domanda
che attanaglia il cuore
cospargere di nero la tela tutta intera
per non rimanere disilluso
un'altra volta.
Chiudersi in mura di cemento armato
E respingere chiunque
Respingere respingere
Respinto!
L'aria che mi manca.
Questo è l'incubo
che mi avvolge nella rete
ed Armageddon è solo una favola
per stupidi crociati
e vecchi ubriaconi
perchè il Male
amico mio
è più furbo di tutti quei profeti:
e di certo non si schiererebbe mai in campo aperto
perchè sa che perderebbe.

È questa la condanna atroce:
siamo tutti nati con una maschera addosso.
Una maschera indelebile
soprapelle
e per quanto ci si sforzi
rieccola che emerge
bastione inespugnabile
come se nella vita ancor ci fosse
il tempo per giocare a nascondino.
Allor tutto è retorica
tutto è male
tutto è sporco vergognoso parlare,
parlare, parlare in questo mondo?
Mai più una nota di Liszt
ci farà dunque commuover
nel profondo
fino a cambiarci
- miseri! -
fino a sconvolgere le nostre annoiate vite?
Così si aggira l'uomo
per le vie affollate dalla gente
inciampando ad ogni gradino
come annaspando
di tanto in tanto
nella fila dei robot domenicali
infilati in questi mercatini
che vendon solo i cocci fatti in quarzo
del mio cuor che giammai non trova pace?
Uomini sepolti da mille anni
e tuttavia ancora in vita!
Dove son spariti il pensiero
la vita
la domanda
che quel Lord Prufrock
non osò mai pronunciare?
E gli attimi di Tempo respirati
un giorno a questo stesso sole
sono destinati ad essere dimenticati?
Le stagioni cancelleranno ogni traccia
di questa nostra vita
che stancamente trasciniamo appresso
senza guizzi nè slanci di pura libertà.
Le nostre anime, già vecchie 
su corpi ancora giovani
ridotte a consolarsi della vita
ma mi rifiuto di doverla subire,
questa vita!
E persino gli uomini che ci hanno preceduto:
ahi!
Il destino amico è assai crudele:
a loro metteranno un gran bavaglio
perchè mai si è visto
che Wall Street mettesse sulla Borsa
dei pacchetti azionari di qualche vecchia tomba:
anche loro dunque
- Dio! -
hai destinato a non trovar ascolto
e nell'oblio delle troppo usate umanità
a scomparire di fronte al grigio
numero
colore prediletto di un mondo sempre più politico?
Mai più una poesia
potrò condividere con un altro uomo
perchè non capirà
o vedrà in me uno strano amante
di versi un po' aleatori
già perduti
che non recano profitto?
Dunque verrà accettata
questa anonimità che fa spavento?
Ed io mi strapperei via
con impeto furioso
questa maschera
che mi stringe come un laccio
qui, nel luogo del bon-ton
qui, dove mando al diavolo ogni giorno
questa dannata distrazione
ma non riesco proprio a scrollarmela di dosso:
il grande “Luogo Comune”
che sembra divorarci.

E tu, donna:
che ci fai tu in questa mia vita?
Perchè non sei scappata
finchè tu eri in tempo
da quest'anima ferita
in lotta
da questo uomo normale
fallibile imperfetto?
Da questa normalità
che mi riscopro dentro
e che questa sporca poesia
non muta
perchè questi versi miei sudici
passeranno, un giorno.
Perchè questi versi miei
amica mia
non servono a nulla
se non a specchiarmi al fondo
della mia infelicità.
Perchè questi miei versi
non sono altro che petali di anima
che io disperdo al vento
come una rosa qualsiasi
come una tra le tante.
Ma in fondo esser diverso
nemmeno quello
darebbe scampo a questo cuor
che io vaneggio
di chiamare “grande”.
Forse sono solo
un gran sentimentale.
Un romantico che veleggia
su una barca instabile
al cui timone risiede
il Nulla eterno.
Dunque amica mia
che cosa ti ha portato a me,
e perchè?
Tu forse cerchi un uomo rispettabile
un galantuomo
uno che è capace di condurre il gioco:
ma io non ne sono capace.
Tu forse cerchi un gioioso
un brillante
che ti sostenga e ti capisca:
ma io non ne sono capace.
Tu forse cerchi una guida
un uomo a cui appoggiarsi
come ad un bastone:
ma io non ne sono capace.
O forse un uomo 
che abbia sempre pronta la sorpresa
e che ti rincuori nei momenti bui:
ma io non ne sono capace.

Una cosa sola hai trovato in me:
ed è questo cuore mendicante.
Ti prego, tu dimmi
che di me t'importa questo.
Questo solo ho da offrirti,
e non è nulla:
questo cuore straziato
da ricolmare ogn'or
della Presenza viva
di chi sappia riscattar quest'uomo
da quelle cose inutili
che tanto fan spavento.

Commenti
  • Daniele Brioschi “[...] La luce che ci punge/ è un filo sempre più sottile./ Più non abbagli tu, se non uccidi?/ Dammi questa gioia suprema./ L'uomo, monotono universo,/ crede allargarsi i beni/ e dalle sue mani febbrili/ non escono senza fine che limiti./ Attaccato sul vuoto/ al suo filo di ragno,/ non teme e non seduce/ se non il proprio grido./ Ripara il logorio alzando tombe,/ e per pensarti, Eterno,/ non ha che le bestemmie.” da La Pietà, di Giuseppe Ungaretti

    03 luglio 2016 alle ore 22:32


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