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Autore

Daniele Brioschi

in archivio dal 19 mag 2012

07 settembre 1993, Concorezzo (MB)

mi descrivo così:
"La poesia è poesia quando porta in sé un segreto" (Ungaretti). Spero solo che la poesia riesca ad avvicinarmi a questo segreto, che avvicini voi, a questo fantastico segreto che è la realtà, che sono pure io: scrivendo imparo a conoscermi, leggendomi spero mi conosciate.

12 febbraio 2016 alle ore 18:26

L'utopia è il mio rifugio

L'utopia è il mio rifugio:
l'unica ancora di salvezza
perchè ovunque giro
vedo scappar via l'attimo
ed i secondi uno dopo l'altro
si mettono ordinati
nelle loro file di relatività:
come una pericolosa peste
d'indifferenza
che colpisce questo mondo
ormai millantatore
di tanto sbugiardata carità.
E questo mio scappar
questo fuggir – è presto detto –
ha in sé un'impronta amara di tristezza
che scava nel profondo
della mia umana speme
e questa nostalgia
eterno scalpo
della mia radicata solitudine
lei non mi lascerà mai
compagna, sorella
a ricordar che questo secolo
è fatto per opprimere ogni slancio.
Ed io potrei persino
solcare i quattro oceani
sfidar gli dei del vento
e conquistare mille cime
ad ammirare quel finito inanimato
aprirsi agli occhi come incanto:
ma io non trovo la mia casa
- questa è la sentenza di condanna -
io non trovo la mia casa
dove tornar
sereno
io non trovo la mia casa
che accolga
queste membra stanche
affannate di desiderio
immenso.
Forse la mia casa
- caro amico -
si trova tra le stelle:
ma ne sono quasi certo
che persino là
io guarderei ancor più lontano
ad altre galassie
milioni di anni luce
ancor più in là.
Così un giorno
anche la mia rosa appassirà:
in un tempo come un altro;
e nessuno avrà strappato
questo enorme cuore
dal suo lurido egoismo,
no, nessuno:
per il proprio orgoglio
per il bon-ton, il self-control
io e gli altri ci ritroveremo
coi capelli un poco bianchi
ad aver rinunciato alla nostra compagnia.
Eccola, allora: la mia stanza delle lacrime
richiudersi di nuovo nel suo bunker
ferro e acciaio
a tessere la tela della gabbia
la propria auto-difesa personale
e tornare all'ordinario
al futile al meschino
a sognare mondi immaginari
perfetti mai vissuti.
Devi arrenderti:
la pasta dell'umano infatti
non è di questo mondo.
E allora
Amor mio frale!
Disperata ricercata Armonia!
Dimmi:
Perchè a tanto sospirar
porti il tuo fiore?
Perchè lo spazio interminato
in coro grida questa sera
come ad esibire
- nudo scherno -
in un sol colpo tutta la mancanza
di questo cuore orfano
estraneo sulla terra?
Non ci rimane che l'attesa.
Dolce, magari ingenuo
assennante attendere:
come un amante
ferito dalla vita
io supplicherò il ritorno
con cuore di bambino
del Pianista immenso
di questo universo.
Forse vivrò la vita da eremita,
“totalmente incapace d'amare”:
forse così mi appelleranno
o forse sarò uno fra tanti
nell'orrore della massa
incolore ed assopita:
ma solo Tu mi tirerai fuori,
solo Tu.
Forse quel giorno io
uscirò dall'utopia:
da questi mondi creati immaginari
- così soddisfacenti e tristi -
della mia amata poesia
io sarò strappato via
grazie ad un abbraccio disarmante
di cui oggi ho bisogno disperato
come di un miraggio
che sappia almeno un po'
di Compimento.

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