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Autore

Daniele Brioschi

in archivio dal 19 mag 2012

07 settembre 1993, Concorezzo (MB)

mi descrivo così:
"La poesia è poesia quando porta in sé un segreto" (Ungaretti). Spero solo che la poesia riesca ad avvicinarmi a questo segreto, che avvicini voi, a questo fantastico segreto che è la realtà, che sono pure io: scrivendo imparo a conoscermi, leggendomi spero mi conosciate.

09 luglio 2012 alle ore 17:29

Vascello fantasma

Perso
guardo attorno
calme le onde
mi fissano
dritte negli occhi:
se avessero bocca per parlare!
Piccola zattera
la mia
legno giovane
già scheggiato
perchè nascondi
quel piccolo difetto?
La verità racchiusa
lì, in un palmo
è dura ammetterlo
sarò per sempre
mendicante
e dover cedere il timone
geloso del tuo remo.
Delle voci:
parole o echi sfumati
“è il coraggio”
poi ripiombano
s'inabissano
là da dov'erano venute.
Non capiscono
non vorrei gridare
io lo faccio
non si scorge
dietro quella nebbia
terraferma,
un nulla.
Solo si avverte:
un fruscio,
dolce,
come il cinguettio
del pettirosso
che ritorna
sul campo di battaglia,
finite le ostilità.
Mi tappo le orecchie
continuo a guardare
distratto
mentre un remo
stanco
e solo
terribilmente solo
perso
in un oceano troppo grande
si ferma,
io con lui:
con quell'onda
dannata
ancora lì
lancia un'occhiataccia
lui impaurito
lei interrogativa
poi continua
riprende
testardo
la mia rotta casuale
quel fruscio
che sa di terraferma
lo lasci agli altri
guardati!
Annaspi
lì tra le onde
solo
col tuo remo
nascosto
perso
perchè urli disperato
“dammi il coraggio!”
torna!
Ti dico
torna!
Vascello fantasma!
Tu mi volgi le mani
ogni secondo
sai persino
dove sono
nell'immensità
di questo mare
ma io non so nuotare
non fingo
di non aver paura:
io mi aggancerò
al tuo remo.

Commenti
  • Daniele Brioschi È un'immagine della vita quando è in balia solo e unicamente dei nostri sogni, quando dipende solo ed esclusivamente dalle nostre capacità. E questa non è disillusione, sfiducia nella capacità umana, ma un grido di dolore per una mentalità sempre più diffusa che adombra, esplicitamente o meno, in maniera consapevole o meno, l'idea secondo la quale l'uomo è capace di darsi, quasi di fabbricare da sé la propria felicità, quella felicità vera, profonda che contiene in sé una promessa di eternità, l'unica desiderabile perchè è l'unica capace di compierci veramente. Non come quelle, tanto idolatrate al giorno d'oggi, felicità da quattro soldi. Tutto questo è “Vascello fantasma”.

    31 dicembre 2013 alle ore 18:17


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