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Poesie di Davide Imbrogno

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  • 27 agosto 2008
    La valle del Nulla

    La porta resta aperta,
    ma Lei si è dileguata
    dietro un sipario rosso,
    e luci spente,
    candele sospese e fioche,
    odore e versi dell’ultimo peccato
    compiuto, scandito, dimenticato,
    fedeli andati via,
    scesi verso la “Valle del Nulla”
    pronunciano il canto del perdono,
    le loro mani graffiate,
    spezzate, per l’aver tanto bussato,
    accecati dal tempo perduto
    dal suo abbaglio fosforescente,
    da quel trascorrere Infermo,
    assordati dal Silenzio udito,
    camminando,
    percorrendo
    il “Sentiero dell’eterno andare”,
    divenire,
    ognuno con ciò che ha voluto,
    desiderato, smarrito,
    ognuno con ciò che è stato,
    e la notte va,
    elevandosi nella commozione,
    e gli inferi in rivalsa,
    l’urlo nel torpore infetto,
    di lacrime
    pronte a calar giù
    da quella nube Nera

  • 22 luglio 2008
    Vittoriosa sconfitta

    Sarà la morte,
    Sarà un bicchiere
    di vino,
    Sarà l’odore dei suoi occhi,
    dell’ultima baccante amata,
    vissuta, smarrita,
    Sarà il dolore che trafigge
    la notte,
    Sarà il cammino dell’uomo
    maldestro,
    Sarà il volto di una madre,
    Sarà quella strada vuota,
    bagnata,
    Sarà la malinconica solitudine
    di un tango,
    Sarà il musicista diseredato,
    perso nei suoi jazz metropolitani,
    Sarà l’alcolizzato
    pronto a bere per il suo “sogno di mezza estate”,
    Sarà un dormitorio pubblico,
    Sarà un poeta che cavalcherà le notti
    indossando una sciarpa fucsia,
    Sarà l’ultimo treno di emigranti,
    Sarà il volto di Dio raffigurato
    in una nube di diossina,
    Sarà la pazzia!
    Sarà il pisciatoio di un autogrill,
    Sarà la dolce buonanotte dei sopravvissuti,
    Sarà la lacrima in un caffè,
    Sarà l’insonnia angosciata,
    ubriaca, timorosa, perversa
    Sarà il fantasma della commiserazione,
    Sarà un focolare acceso,
    Sarà un vecchio su una panchina,
    Sarà un lavandino sporco, otturato,
    Sarà la celebrazione della nostra
    Vittoriosa Sconfitta,
    Sarà una birra posta su una lapide,
    … Saranno trincee  per la tua, (mia),
    meschinità!

  • Segreti e desideri,
    passione e sentimento,
    voci e tuoni
    si propagano nell’alba della morte,
    luci e cappi,
    grida e bisbigli,
    il muro è gelido
    gli occhi della condanna
    scorrono un peccato,
    la voce del peccatore
    pronuncia un silenzio,
    i sogni d’ieri
    divengono disillusioni dell’ultima ora,
    e ogni domanda
    trova risposta
    in un corridoio da percorrere,
    luci al neon
    e occhi scrutanti,
    abbandono, e
    musica per angeli ubriachi,
    un ticchettio,
    un brivido,
    un’ora,
    … silenzio!

  • La vidi percorrere i suoi sogni,
    in un candido lamento,
    diretta verso i mari argentati del silenzio,
    guardo la mia faccia, e come un dolce pianto,
    sconfinando i giardini della coerenza,
    al di là della frontiera persa,
    e vidi lei sotto una quercia,
    immersa nei colori autunnali,
    tra una foglia cadente e un sorriso di rassegnazione,
    la guardai, e attraverso i miei occhi sorrisi,
    uomini e bari percorrono le strade di questo mondo,
    fermi, sorseggiano l’ultima bottiglia di birra alla fermata del tram,
    e donne con trucco sgargiante,
    trascorrono la notte aspettando l’uomo solitario,
    percorro questi campi di grano,
    era una notte schizzata di poesia
    quando le labbra di lei baciarono le ferite di lui,
    le promise che sarebbero andati al di là dell’oceano,
    verso i sentieri bianchi della beatitudine,
    verso un cielo di esplosione, felicità e rimpianto...
    perso nella valle dei sognatori,
    ho seppellito ogni peccato nella terra,
    un viandante notturno,
    tasche colme di tabacco,
    stomaco traboccante di whiskey,
    le sue scarpe consumate
    da ogni strada percorsa, immaginata, svanita,
    e la propria “consapevole inconsapevolezza”
    lo portava a capire, quanto
    la libertà, fosse solo un metodo per giustificare l’incoerenza!
    In quelle notti cercava giustizia,
    cercava ogni risposta e ogni senso all’inquietudine,
    e all’alba di quelle notti,
    restava fermo col suo incoerente malessere,
    vuoto e sazio...
    e l’ultimo pianoforte scordato
    ricominciava a suonare,
    ricordava gli occhi di lei,
    e quegli occhi, in quell’istante, erano
    persi a scrutare il volo di un gabbiano solitario,
    impregnati di salsedine oceanica,
    immersi nel suono di note zingare,
    diseredate, smarrite.