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Autore

Davide Imbrogno

in archivio dal 28 apr 2008

10 luglio 1987, Cosenza

mi descrivo così:
Preferisco il vino al Viminale. Preferisco seni burrosi. Preferisco amare da ubriaco. Preferisco sognare da sveglio. Preferisco varcare frontiere scomparse, fosforescenti. Preferisco gli invisibili!

15 dicembre 2008

Sarà il nulla a premiarci...

Intro: Il disagio dei tempi moderni o più semplicemente della vita. Il chiedersi il perché delle cose e cercare le risposte, le paure e tante altre ansie buttate su carta sottoforma di un “brainstorming” disperato.

Il racconto

... ovvero malinconico monologo di rivalsa
di Davide Imbrogno e Dario Greco

 

Una camera d´albergo, lussuosa ma fredda. Odore di tristezza. Odore di andato, perso. Angoscia. Voler non dire nulla. Non ascoltare scale metriche. Gli editori, la pubblicazione. Una libertà contaminata, immune, di un suicida vivente. Di un tentato suicidio. Invidiosi, sconfortati, perplessi, malvagi. Lei, il suo odore. La sua gamba rotta, devastata. La mia promessa. I suoi occhi. Le sue labbra su di me. Il mio orgasmo. La sua finzione. La sua divina finzione. Nel nulla. Nel vuoto. Sentirsi nulla. Fumo di una sigaretta. La tv proietta immagine di un comico, ma l´ora è tarda. E poi immagini di una devastazione. Soldati persi in una tempesta di ghiaccio. E la nostra insensibilità brinda. I nostri cani nelle cucce. Noi nelle nostre cucce di conforto, malinconia.
Al Festival delle Nazioni ha esordito il documentario del cineasta asiatico… (Eh chi se ne frega!)
Noi illusionisti pornoromantici di questo malessere. Battone di noi stessi. E questo malessere. Questi scarafaggi. Eterno divenire: nulla! Questo timore. Affondando come capitani coraggiosi, su navi di plexiglas. Tonnellate di moralità. Lacrime sudice su di me. In quest’istante, in questa ricerca di qualcuno, qualcosa. In questa nube di santi e puttane. Angeli e agnelli. Misericordia. Ed io come un verso apostolico. Giuda e il suo peccato. Giuda di me stesso. Posacenere colmo. Immondizia da riciclare. Divinità da esprimere. L´urlo del domani. Dell’oggi. Del tempo andato. Del tempo restato, nel silenzio oscuro. Pronunciato. C´è bisogno di uno specchio. C´è bisogno di un cesso. Per sopravvivere bisogna essere prestigiatori, maghi, illusionisti. Proiettare sul muro di fronte a noi ogni nostra illusione, proiettare tutto ciò che vorremo vedere. Altrimenti resteremmo con un muro davanti, privo d´identità, di senso. La credenza è il vero pane quotidiano.
Siamo convinti di vivere per cercare risposte? Siamo certi di voler trovare verità? Non credo! Ecco credo! Si crede per vivere, per vivere si crede, fin quando il credo diviene essenza… Sono le mezze misure a dare giusta risposta. Se prendiamo il bene estremo, e prendiamo il male estremo, notiamo che tutto è un cerchio, di punti estremi che si ricongiungono. Girate il vostro braccio destro finché potete, e poi girate quello sinistro, portandoli entrambi dietro la vostra schiena. Noterete, tranne se soffrite di artrosi, che le due mani, destra e sinistra si congiungono. Bene e Male. Un punto di unione, ci sarà? Oppure il bene e il male sono due rette parallele, che prolungandosi all´infinito non si uniscono mai! Il mai, l´impossibile, il nulla. Il sempre, il tutto, il possibile. L´essere qualcosa. La volontà di essere qualcosa, qualcuno. Nessuno, Ulisse disse di chiamarsi Nessuno! Quel Nessuno l´aiutò a sopravvivere e a fuggire. L´essere niente premia. Se oggi si è qualcosa, di diverso dall’essere uno Zombie, divieni un rifiuto da eliminare. Allora il mio è un invito al Niente. Un invito ad essere nulla. Dolce invito al niente. Sarà il nulla a premiare.
Spettri in una notte di rivalsa
Ci sono state persone, cari amici, genti diverse, individui, esseri magnifici: animati dal fuoco sacro dell’ardore d’ancestrale virtù. Sapienti alfieri, capo popolo, dotti e scriteriati Maestri. Ci sono state persone, fratelli cari, genti uguali, che sapevano riconoscere la mia verità; questo senso della scena… E ne ho incontrati molti, pronti ad elargire consigli utili, con grande sincerità e trasporto, volevano vincolarmi al silenzio, a rientrare nelle fila, perché nessuno, dicevano, mi aveva eletto a Tribuno Veemente, non c’era nessun rischio per il pluralismo e l’Idea si ergeva salda, anche senza di me. Tutto ciò che andava fatto o detto, esplorato e scoperto, non necessitava del mio discernimento. Giusto! Ci sono state persone, a me molto, troppo vicine, che non si sono mai sforzate di capire, ascoltare: ma io sono questo, sapete…
Poeta di vacuità, bardo d’inconsistenza. Uno spettro rabbioso e un cane malato. Ogni cane ha il suo Momento. Non ho lottato, perduto né versato miele, per poi dover discutere se era giusto dire. Rivendico il diritto di esprimere, manifestare il dissenso, contro quest’epoca, oscuro medioevo cibernetico. Cantando canzoni scritte da altri. Su questo tavolo, io, pensiero libero, spettro in una notte di rivalsa, dichiaro che non permetterò a Nessuno di dirmi cosa fare, né dove sarà la chiave del mio mondo… Dall’alto del nulla, ma al pari di tutto, sostengo un pensiero di natura contemplativa, fra alberi e strada, nella mia terra, in questa notte di San Lorenzo, salirò sul podio a celebrare la gioventù, la voglia di vivere, necessità di sviscerare e stringere alleanze.
Non è mai stato mio dovere rifare il mondo da capo né è mia intenzione suonare una carica di guerra. In questo momento d’oscurità, tenebra e desiderio, bisogno di speme. Bardo di vacuità, cane rabbioso o insetto notturno, rivendico dignità; qua non c’è nulla da difendere tranne il mio cuore, la mia necessità di offrire lacrime zuccherate & gocce d’idrogeno a scaldare su questo fornello, del tempo e del fiume. Di misantropia, dolore, stupore e altre aggrovigliate incertezze: viene a me adesso, Mia Signora, e donami pace!

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