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Autore

Eduardo Vitolo

in archivio dal 27 mag 2008

14 dicembre 1974, Sarno

segni particolari:
Alla costante ricerca di idee e ispirazioni.

mi descrivo così:
Un tipo eclettico che può passare con disinvoltura dalla lettura del romanzo più truce e horror al classico della letteratura senza tempo, dall'ascolto del metal più estremo e oscuro alla sinfonia dolce e melodica.

20 giugno 2008

La solitudine dello studente

Intro: Antonio è uno studente che in una giornata-tipo racconta la sua solitudine. Il bilancio delle sue osservazioni non è molto positivo, ma c'è sempre un domani migliore in cui poter sperare.

Il racconto

Antonio ha finito il corso da più di un’ora. Passeggiando instancabile nel lungo corridoio che collega le varie facoltà ripensa con delusione e frustrazione alla brutta piega con cui è iniziata la sua giornata universitaria. Aveva seguito la lezione con un’attenzione quasi maniacale  lasciando sul piccolo banco una caterva di appunti da far girare la testa. Non appena il docente di cattedra aveva proferito le proverbiali parole “ci vediamo domani ragazzi”, le teste erano scattate in alto come gli ingranaggi luminosi di un flipper mentre mani frettolose e scattanti cominciavano a chiudere libri e block notes ad una velocità angosciante. Osservando tutto quel gesticolare frettoloso per un attimo aveva avuto la tremenda sensazione che l’aula fosse scossa da un violento terremoto ma immediatamente scacciò via quel pensiero demenziale.
“Ma perché scappano tutti?” –  proferì quella frase a voce alta senza nemmeno accorgersene. “Vanno tutti a casa, a studiare!!” –  le ultime due parole  furono scandite con un timbro di voce pungente. Si girò indietro e incontrò lo sguardo di una fanciulla dai capelli mori con un’espressione beffarda sul viso.
“L’esame si avvicina. Tu che fai adesso? Perdi tempo nei bar?!”
Quella insinuazione fatta con un tono  tra l’ironico e l’acido lo sorprese ancor di più del fuggi fuggi generale.
Decise di dire la verità: "Abito parecchio lontano da qui e non mi va di stare un’ora nell’autobus. Rimango  un po’ in giro".
Ma la  risposta non aveva convinto granché  la studentessa che dopo un laconico ”Ah, va bene !” lo salutò per guadagnare con lunghe falcate l’uscita dell’aula.
Vagando sconsolato tra mura bianche anonime e porte color arancio tutte chiuse alla fine aveva arrestato il suo vagabondare sulla grossa  pensilina che sormontava un noto bar, ritrovo  di parecchi colleghi. Sotto il braccio come la famosa coperta di Linus,  l’ultimo romanzo letto di recente. Lo aveva tenuto sveglio per tre notti consecutive e l’eccitazione era ancora evidente nei suoi occhi. Sfogliava le ultime pagine lette e rilette poche ore prima ancora con avidità e interesse. Nello stesso tempo l’ansia gli stringeva il cuore poiché sentiva il desiderio quasi irrefrenabile di parlarne con qualcuno. Trovare un ragazzo come lui disposto a scambiare pareri sulle rispettive preferenze letterarie e sui libri acquistati di recente magari spaziando verso cose nuove tutte ancora da scoprire. Invece per ora le uniche percezioni che era riuscito ad ottenere rappresentavano il suo piccolo inferno personale. Aule, aule e ancora aule che come bocche fameliche ingurgitavano e sputavano giovani intenti a studiare, ad ascoltare noiose lezioni oppure semplicemente a vagare insieme a lui in quel tormento solitario senza fine. Molti sguardi sembravano addirittura spenti, senza anima. Era un panorama fatto di tristezza e disillusione. Scendendo le due rampe di scale che accedevano alla sala affollata, un moto di fiducia risvegliò di nuovo la sua attenzione verso la realtà circostante spostando l’introspezione malinconica che lo aveva accompagnato fino ad ora in un remoto cassetto del cervello.
“Finalmente!”aveva pensato con nuova eccitazione. Ma non appena le orecchie, ormai tramutate in vere e proprie antenne a ricezione di segnali di vita su altri pianeti, captarono brandelli di discorsi, ripiombò per l’ennesima volta nello sconforto. Alla sua destra un gruppo di ragazze discuteva animatamente su chi per prima si fosse laureata con la media del 110 e lode. Gli occhi erano sadici, le bocche velenose, arroganti. Alla sua sinistra invece  un gruppetto misto si deprimeva nel ricordare quanti capitoli di un programma di studio e ricerca rimanevano ancora da imparare. Gli occhi erano vacui, le labbra serrate in una smorfia di dolore. Stavolta la disillusione lo colpì con forza come un pugno sferrato sulla mascella e lo lasciò attonito, ferito, immobile. Decise che per oggi era abbastanza.
Povero, misero Antonio! Il suo unico desiderio era di vivere appieno una giornata fatta di incontri, idee, scoperte, sensazioni e non solo di libri  da studiare oppure di esami da ostentare.  Seduto mestamente sul freddo e duro sedile di un autobus ripensa attimo per attimo a tutto quello che ha appreso durante le ultime ore: sicuramente una buona lezione accademica ricca di contenuti preziosi per l’esame da svolgere. Ma scavando  più a fondo giù fino alle viscere dell’anima Antonio ha scoperto anche un vuoto incolmabile  che ha il peso specifico di mille testi universitari. Crudele e informe nel suo lento avanzare. Col viso rivolto verso gli ultimi raggi di un sole autunnale, intravisto dal finestrino opaco, una sola frase gli martella continuamente la testa.
“Speriamo che domani sia tutto diverso!”

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