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Autore

Elisabetta Pedata Grassia

in archivio dal 08 mar 2010

05 marzo 1988, Napoli

segni particolari:
Un'acrobata senza rete di sicurezza. 

mi descrivo così:
" (...) Magari fossi una candela in mezzo al buio." M.D.

21 aprile 2013 alle ore 13:39

Canto di rabbia e d'amore

Siamo qui sotto i pulpiti austeri
 assoggettati alle domande che picchiano forte
Abbiamo  stipulato il contratto di silenzio
con l'inconoscibile e siamo come questi alberi
sempre più alti e sempre più nel vento infuriante
Il canto degli uccelli rinfresca i volti dalle lacrime
e di rabbia
lo spirito urlerebbe
Ma la forza di questa vita ci trattiene
come i più bei frutti
partoriti dal cuore di pachamama
così arcigna e  meravigliosa
Andiamo correndo alla fine di questa strada
girando le spalle al dolore
E questo è tesoro prezioso
un amaro  nutrimento che trasformiamo in oro
Aguzziamo la vista  come animali notturni
Che preferiscono alla notte
L'urlo del sole
levato alto

Commenti
  • Alberto Iavarone Questa poesia coglie aspetti essenziali dell'animo umano, a mio avviso. Noi aneliamo al piacere e alla felicità e, se non stiamo vivendo queste esperienze, le "domande picchiano forte" e "lo spirito urlerebbe" "di rabbia". Come dice Fromm, è quando soffriamo che ci poniamo la questione del senso della vita, quando siamo gioisi, questo non avviene. Ad ogni modo, l'esperienza e l'intelligenza direi io, l' "amore" o "la forza di questa vita", dice Elisabetta, ci inducono a stemperare la rabbia. Continuaiamo a desiderare la felicità, ma apprezzando il dolore, che ora è "tesoro prezioso", "nutrimento che trasformiamo in oro". E allora abitiamo il buio come "animali notturni", che non han paura dell'oscurità, e che tuttavia non smettono di guardare, disperatamente ("l'urlo": un urlo che libera o esorcizza?), al sole. E' una poesia in cui si esprime, forse, la faticosa ricerca di un equilibrio tra i nostri desideri e la realtà...per usare una categoria freudiana, il principio di realtà... Mi colpiscono le parole e i suoni: "u", "cch", "rl" , suoni pieni di tristezza o ira, quel "picchiano" pare suggerire gli schiaffi che il destino dà ai nostri desideri ; "a" (alto , levato), "cha", "ma" (pachamama) addolciscono il cuore risentito e lo aprono a grandi gioie. Noto, anche in altre poesie di Elisabetta, il ricorrere di elementi spirituali e legati al mondo della natura. Una spiritualità che in parte ha a che vedere con la religione - ("pulpiti") - , ma che se ne distacca, divenendo eros, bios, ermes, gnosis. Poesia molto intensa. C'è molta vita, e molto desiderio di vita.

    23 aprile 2013 alle ore 19:30


  • Elisabetta Pedata Grassia Un'analisi che mi lascia senza parole , perché hai centrato tutti i punti di questa poesia . Grazie mille Alberto !

    23 aprile 2013 alle ore 20:05


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