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Autore

Emanuela Siano

in archivio dal 21 nov 2005

01 gennaio 1980, Milano

segni particolari:
NEVER GIVE UP

21 novembre 2005

Quel silenzio

Intro: Quando cammini per strada e una persona ti incuriosisce. Quando avresti voglia di sfidare le convenzioni. Quando ti piacerebbe chiederle chi è, che fa. Quando le racconteresti chi sei, che fai. Quando hai paura di sembrare inopportuno, e lasci perdere. E il mondo resta chiuso in se stesso.

Il racconto

Quel silenzio non lo sopporto, quegli sguardi pesanti.. quelli della gente, per strada, specialmente sulla metropolitana.

Visi che sembrano dirti tutto e niente, visi che vogliono comunicare ma che sono frenati da un'ipocrisia sociale profonda e insensata.
Quel silenzio freddo ma così comune, agghiacciante e repressivo. E vorrei dirvi che mi sento sola, che vorrei conoscervi tutti, vorrei dirvi com'è stata la mia giornata, cosa sento e vorrei chiedervi di voi. Pensare che se lo facessi sarei solo una matta, un'ubriacona, una che sicuramente ha sniffato prima di salire su quel vagone o chissà, anche peggio. Mi spaventa e mi logora questa sensazione di gelo che avverto, che filtra nella pelle, che mi indebolisce lo spirito, che mi confonde l'umore.
Abbiamo le stesse esigenze: il bisogno reciproco l'uno dell'atro eppure lo rinneghiamo. Chi sei tu? Non ti conosco, non abbiamo mai pranzato insieme, non ci siamo mai presentati, qual è il tuo nome? Che cosa vuoi da me? Che informazione ti serve? Se posso ti aiuto ma poi ognuno per la sua direzione mi raccomando.
E una parola gentile o di troppo ha la capacità di stupirmi, di stravolgermi la giornata, in modo positivo naturalmente. La voglia di comunicare è così alta e irrefrenabile, è un desiderio così passionale che rimane ingabbiato nella sua animosità di esprimersi, soffoca talmente si agita per liberarsi.
E' questa sensazione che ho spesso prima di andare a letto: soffoco, mi manca l'aria, ho bisogno di respiri più ampi quasi a dire "ehi, domani ci riprovo, domani magari succede un miracolo".
Ma non succede.
E mi ripeto che sarebbe bellissimo poterti chiedere come stai e come ti senti anche se non ti conosco, sarebbe confortante confrontarci sulle nostre vite o semplicemente sulla nostra giornata, su quell'esatto momento e dirci le solite cose, anche banalità, anche retoriche, farci due risate e tutto sarebbe molto diverso, insieme.
Qualcuno direbbe che soffro di solitudine…sì probabilmente è vero, ma è un'ulteriore cosa che mi accomuna a voi, agli altri. "Gli altri"! Ma che vuol dire "gli altri"? Ma chi saranno mai ? Perché non ci rendiamo conto che la vera follia è considerarci distanti, indifferenti?.. Non volevo usare questo aggettivo ma non trovo un sinonimo, forse non esiste.
Soffro di solitudine perché desidero intensamente dei rapporti sinceri, costruttivi, pieni di valori, duraturi, su cui appoggiarmi, su cui adagiarmi anche, per condividere il peso delle paure e dei dubbi, per sorridere e ridere delle piccolezze e frivolezze dell'esistenza. Voglio persone oneste, che mi vogliano bene e voglio dar loro tutto ciò che posso. Lo volete anche voi, vero?
...Visto? Non siamo diversi, stesse esigenze, stessi bisogni.
Ma non ci incontriamo mai, troppo timidamente sospetti, timidamente e fermamente lontani come se il contatto potesse procurare una scossa a cui non si è abituati, che non si sa gestire, fuori dai canoni, dalle convenzioni.
Come si fa a spezzare le convenzioni? Come mi piacerebbe..
Solo alcune, quante bastano per sentirsi slegati da un circolo vizioso che non ci fa incontrare mai.
E quel silenzio è così assordante, così troppo esplicito, mi sembra paradossale e invece è concreto. Quegli sguardi, quei visi.
Scrutano, analizzano, fantasticano, riflettono, maliziosamente si nascondono poi riappaiono impassibili e privi di espressione. Attenzione hai sorriso! Potrei pensar male, potrebbe essere un equivoco, forse non stavi sorridendo a me, forse pensavi ad altro e distrattamente mi hai donato un sorriso! E' stato bello comunque, l'ho apprezzato, grazie.
E' così che vanno le cose, ci limitiamo, è inevitabile provare un senso di disorientamento, noi non siamo realmente così distanti, noi realmente vorremmo solo sentirci vicini, molto vicini e non potremmo mai temere nulla.
La nostra natura non è solitaria, andiamo contro natura, violentiamo i nostri impulsi e diventiamo malinconici.
Una malinconia che si colma solo se comincio a conoscerti e se riesco a distrarmi da questi pensieri, tuffandomi in te, ascoltandoti, afferrandoti.
In quel silenzio insaziabile e insopportabile mi ci racchiudo e mi ci rannicchio perché pur senza parole mi sento meno sola nell'avervi accanto, nel sentire che io di quel silenzio faccio parte.

Prima o poi una parola ve la dico.

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