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Racconti di Emanuele Renda

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  • 19 luglio 2010
    Maschilismo

    Come comincia: Ti amerà, ti amerà lui, quando ti avrà tra le braccia e stringerà forte, oppure sarai soltanto l'oggetto della sua passione, o per dirlo in maniera più cruda - e, ahimè, più realistica - dei suoi bassi istinti carnali?
    Ti guarderà negli occhi, in quel momento? Forse sì, probabile, anzi sicuramente ti guarderà, ma per quale motivo? Per sentirsi ancora più maschio, ancora più virile, nel vederti totalmente abbandonata a lui?
    E poi? Si addormenterà come un porco, neanche dieci minuti dopo, ti sognerà almeno? Credo di no.
    Si chiederà come ti senti, come puoi sentirti maledettamente sola, nella fredda notte che avanza? No, starà lì a russare, voltato dall’altra parte perché tu non esisti più, adesso che lo scopo è raggiunto, l’oggetto usa e getta ha espletato la sua mansione, è diventato un ammasso di carne inutile e corrotta.
    Inutile piangere, nella grande notte apparentemente serena, tutti dormono, nelle case attorno, nessuno baderà a te, al tuo cuscino bagnato di lacrime, alle tue braccia che cingono i seni nel tentativo di scaldarti, alle tue gambe abbandonate che non hanno più alcun prezioso tesoro da custodire, il soffitto è sempre quello, bianco, con qualche macchiolina di umidità, sarà bene farlo rinfrescare.

  • 15 giugno 2010
    Problemi banali

    Come comincia: Due uomini si incrociano per la strada.
    Poiché la via è stretta, uno si scansa per evitare l'altro. Contemporaneamente, però, quell'altro si scansa nel tentativo di evitare il primo, ma per errore si dirige dalla sua stessa parte.
    È una cosa che capita spesso, come ben sapete.
    A questo punto, allora, il primo si butta sul lato opposto, pensando che l'altro continui a camminare diritto.
    Evidentemente l'altro fa lo stesso identico ragionamento, perché lo vediamo buttarsi nello stesso istante sul lato opposto della strada, ritrovandosi così faccia a faccia col primo. Nessuno dei due riesce quindi a passare.
    Il primo allora esita qualche istante, dopodiché, cercando di anticipare l'altro, cerca di portarsi al centro della via, non troppo vicino a un margine né all'altro.
    A volte si parla tanto di telepatia. Quasi a dar la prova ch'essa esista anche negli esseri umani, vediamo l'altro uomo porsi al centro della strada, proprio come aveva fatto il primo.
    La situazione adesso rischia di diventare ridicola, ed infatti ad entrambi viene da ridere, ma poiché sono due perfetti sconosciuti e la società impone un certo contegno, entrambi fanno finta di niente e continuano a mantenere una certa serietà. Ma non possono evitare di guardarsi, ovviamente.
    Adesso vediamo il primo uomo buttarsi sulla sinistra, sicuro questa volta di spuntarla.
    Ma ha appena mosso la gamba e già l'altro si butta alla propria destra, ritrovandosi così alla sinistra dell'uomo che gli è di fronte. In poche parole, sono ancora bloccati, non possono proseguire, eppure ognuno dei due è un uomo apparentemente libero, benestante, con un lavoro importante ed una gran dignità sociale ed umana.
    Se entrambi rimanessero fermi, si lasciassero andare ad una risata e poi, pian piano, camminassero ognuno su un lato differente, la faccenda sarebbe chiusa in pochi istanti, e ne rimarrebbe anche un simpatico ricordo.
    Ma nessuno accenna a mostrare il proprio disagio, come se il fatto che non si riesca a passare debba essere tenuto nascosto. Infatti ciascuno dei due uomini, ad ogni tentativo fallito, temporeggia aggiustandosi la cravatta, accarezzandosi il mento o guardando l'ora, come per far capire all'altro - cosa ridicola, perché entrambi sanno benissimo come stanno le cose - che egli si sia fermato di proposito, che non continua a camminare soltanto perché non vuole, e non perché materialmente non può.
    Ad un tratto, il primo uomo ha un'idea: fingerà per un istante di buttarsi alla propria sinistra, dopodiché, lestissimamente, si butterà invece sul lato opposto, ed elaborando questo piano non si rende conto di star cominciando a considerare assurdamente il tutto come una sfida tra sé e l'altro uomo.
    Quindi tenta di mettere in pratica la sua idea, ma accidentalmente si confonde e si ritrova nuovamente faccia a faccia con l'altro, senza che quest'ultimo si sia mosso minimamente.
    Adesso il primo uomo ha irrimediabilmente peggiorato la propria posizione, rendendosi parecchio ridicolo, e ciò gli fa nascere dentro un intenso sentimento di frustrazione e rabbia.
    Dopo l'ennesimo tentativo - naturalmente vano - di passare, si vede uno dei due uomini fare qualche passo indietro, quasi barcollando, sotto gli occhi incuriositi dell'altro.
    Raggiunge il marciapiede e si lascia cadere, sedendosi malamente e senza più alcuna cura per il vestito. Poi, fissando il compagno di sventura, si porta le mani al viso. Ha gli occhi rossi.
    L'altro, dopo pochi secondi, chissà perché, lo imita. Fa anch'esso un paio di passi indietro e si abbandona sul marciapiede.
    In pochi minuti, benché la situazione sarebbe da ridere, entrambi scoppiano in un pianto disperato, continuando a fissarsi reciprocamente, mentre la sera con lenti passi invisibili scende.

  • 08 marzo 2010
    La nazione perfetta

    Come comincia: - Credimi, amico mio, la nostra nazione è tra le più avanzate del mondo.
    Io mi guardavo attorno un po' annoiato, le strade, i palazzi, i negozi, la gente non sembravano così speciali.
    Tutto molto ordinato e pulito, questo sì, devo dirlo.
    Inoltre non c'erano molti manifesti pubblicitari, come accade da noi, dove addirittura vengono montati su pali adibiti esclusivamente a quello scopo.
    Quei pochi manifesti pubblicitari che vedevo erano piazzati per lo più all'interno delle vetrine dei negozi, e non erano le solite pubblicità insulse con gli slogan ridicoli a cui noi siamo abituati.
    La cosa che balzava all'occhio era il fatto che esse non avessero alcuna pretesa di prendere in giro il potenziale acquirente, promettendo chissà che, ma si limitavano a promuovere il prodotto in maniera onesta e semplice, spesso utilizzando anche frasi autoironiche e simpatiche. Una cosa del tutto nuova, per me, che spesso sono infastidito dall'idiozia dei pubblicitari nostrani.
    Per la strada, però, notai che circolava poca gente. Anche le automobili erano molto meno frequenti che nelle nostre città, eppure, da ciò che vedevo, sembrava che il paese vivesse nel benessere. Inoltre, dopo un po' mi accorsi che, in effetti, qualcosa di diverso c'era anche nella popolazione.
    Notai, a poco a poco, che nessuna delle persone che avevamo incrociato trasmetteva sensazioni squallide e negative, come invece spesso capita guardandosi attorno.
    Come dire, in quegli sguardi, in quelle fronti alte, in quel vestiario mai eccessivo né in negativo né in positivo, in quegli occhi limpidi e discreti, non si scorgeva mai la stupidità, la chiusura mentale, la grettezza.
    Anche nei giovanissimi, che purtroppo spesso danno l'esempio peggiore, qui percepivi intelligenza, sensibilità, pulizia ed ordine, benché nessuno fosse vestito né pettinato in maniera particolarmente ricercata o elegante, né fosse particolarmente bello fisicamente. Anzi, mi capitò d'incrociare un paio di uomini veramente brutti, ma che tuttavia trasmettevano qualcosa di simpatico, e non saprei dire di più.
    - Dimmi un po', e l'economia? Come vanno le cose? - chiesi al mio ospite.
    - Tutto benissimo, non vedi? Il paese è tutto così come questa strada, nel senso che ovunque c'è pulizia, ordine e gente tranquilla. Abbiamo i capitali per mantenere tutto perfetto ed efficiente. Ed anche la gente non se la passa male, quindi non ha bisogno di commettere crimini per sopravvivere. Non vedrai mai degrado, da nessuna parte, neanche nelle zone un po' meno fortunate.
    Infatti, ve lo giuro, per strada non c'era il minimo di sporcizia. Non una briciola, non una cicca di sigaretta. C'erano posacenere disposti al massimo ogni cinquanta metri, e tutti a quanto pare li usavano.
    Un'altra cosa che dopo un po' notai era il fatto che da nessuna parte vedevo bidoni per la spazzatura. Così chiesi spiegazioni al mio ospite.
    - Non li vedi, ma ci sono. - rispose, e m’indicò una specie di dosso erboso posto al lato della strada, che a prima vista non si poteva notare perché si mimetizzava perfettamente ed elegantemente con tutto il resto. Attraverso una porticina laterale, si accedeva a questo "cunicolo", all'interno del quale si trovavano i varii contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti. Pensai che fosse un'ottima idea.
    Il mio ospite mi spiegò anche che all'interno di ognuno di tali cunicoli si trovava un impianto per l'areazione (così da evitare gli sgradevoli odori agli utenti), delle lampadine che si accendevano automaticamente tramite un sensore di movimento e dei lavandini provvisti di distributore di sapone e salviette di carta, per permettere alla gente di lavarsi le mani dopo aver toccato i bidoni che, ovviamente, non sempre potevano essere perfettamente puliti.
    Tutto davvero incredibilmente efficiente.
    - Tutto ciò che vedi, - continuò - e ora forse mi prenderai per pazzo, non è altro che il frutto del nostro perfetto sistema di governo, un sistema, come avrai capito, dittatoriale.
    - Dittatoriale? No, non l'avevo capito. Da cosa avrei dovuto capirlo?
    - Diciamoci la verità. La natura umana è uguale dappertutto. È vero che ci sono zone più o meno evolute, ma in linea di massima i comportamenti umani rispondono sempre a degli standard, per così dire. I furbi, gli anarchici, i ribelli ci sono un po' ovunque. Sono nel tuo paese così come sono qui. E questa nazione sarebbe identica alla tua, se non fosse per il nostro sistema di governo all'avanguardia, come ti dicevo.
    - Allora tutto ciò che vedo - dissi con un filo di tristezza - è finto... finto nel senso che è una forzatura delle abitudini della gente, minacciata da pene severissime se si permette di trasgredire...
    - Tutt'altro invece. Se così fosse, la nostra dittatura non sarebbe niente di così avanzato. Una dittatura come tante altre, tante altre che in fin dei conti non hanno apportato alcun beneficio significativo. E poi già il semplice fatto che io possa parlarne così liberamente, senza rischiare nulla, ti fa capire quanto sia differente da esse.
    - Tu ne parli perché mi conosci e ti fidi di me... e non c'è nessuno che ci sente adesso.
    - Ti giuro che potrei parlarne senza temere nulla anche davanti a un agente di polizia o addirittura davanti al nostro stesso dittatore. Anzi, egli stesso sarebbe felice di passeggiare qui insieme a noi, e di spiegarti come funziona il nostro paese. Dopotutto, sei una persona intelligente, io credo che potresti vivere felicemente qui da noi.
    - Non credo. La libertà è la prima cosa. Non si può vivere se si è condizionati in tutto e per tutto da idee altrui.
    Il mio ospite mi guardò con un sorriso sereno e bonario:
    - È proprio quello il punto. Qui stiamo bene perché siamo liberi. Più sei libero, più sarai felice qui.
    - Come fai ad essere libero con un governo dittatoriale?
    - Qui hai il dovere di essere libero. Se non sei libero, ti condanni da solo. Vuoi che ti spieghi per bene?
    - Sì. Sono curioso adesso.
    - La dittatura di cui parli tu, in fin dei conti, è quella instaurata in ogni paese occidentale o "occidentalizzato". Anche tu, nella tua amata Italia, vivi sotto una dittatura. Per essere accettato dalle masse, e perdonami se questo discorso è un po' banale, lo so che è sentito e risentito, ma è la verità, per essere accettato, dicevo, è necessario che tu ti renda conforme a certe regole. Sì, è il solito discorso che tu sai benissimo. Seguire la moda, avere i capelli tagliati in un certo modo, frequentare i locali prescritti, ascoltare la musica che ascoltano tutti gli altri, avere il telefonino di una certa marca eccetera eccetera. Potrei andare avanti per ore ma sai già di cosa parlo. Quel tipo di dittatura porta l'individuo medio a non pensare. Chi pensa, e si discosta dal "gregge di pecore", è per forza di cose condannato all'emarginazione e alla frustrazione.
    - E fin qui ti seguo. Ma questa è una cosa risaputa.
    - Lo so, abbiamo avuto occasione di parlarne tante altre volte. Ti ricordi quelle sere d'estate, quando venivo a trovarti in Italia? Si faceva l'alba e noi eravamo ancora lì a dibattere su questi argomenti, infatti, si potrebbe stare a parlarne per ore. Comunque, il problema principale del sistema in cui vivi tu è il "non pensare", per l'appunto. Se tutti riflettessero, ragionando con la propria testa, si starebbe meglio, non credi?
    - Certo.
    - Ecco come funziona qui da noi. Si procede a un'eliminazione sistematica degli imbecilli inutili, della gente che veramente non ha né arte né parte su questo pianeta, la gente che non serve a niente e addirittura può diventare dannosa. Non hai notato quante poche persone vivono qui? Quante poche automobili circolano per la strada? Qui rimangono solo i cervelli migliori, i cervelli davvero validi! Per questo tutto funziona alla perfezione! Ogni individuo qui si comporta semplicemente seguendo il buonsenso e rispettando se stesso e il prossimo, e tutti ci riescono alla perfezione proprio perché sono intelligenti! Non viene imposto nulla a nessuno. Vengono tolte le "mele marce" dall'albero, per usare una metafora, e in tal modo l'intera pianta viene salvaguardata. Capisci com'è semplice e nello stesso tempo geniale questo sistema? Capisci perché tutti votano il nostro dittatore e nessuno si ribella? Perché dovrebbero ribellarsi? Andrebbero semplicemente contro i propri interessi, se lo facessero.
    Provai un brivido: - Eliminazione sistematica... che vuoi dire? In che modo vengono eliminate le "persone nocive", come le definisci tu? Vengono arrestate? Espatriate?
    - Macché. Qui c'è rispetto per la dignità umana, c'è rispetto per la vita, ti dico. Le "mele marce" vengono semplicemente eliminate. Abbattute. Se le arrestassero o le espatriassero, ciò significherebbe creargli una sofferenza inutile. E ti ripeto che qui c'è molto rispetto per la vita.
    - Abbattute? Uccidete la gente! Ho capito bene?
    - Esatto.
    - Ma come... ma...
    - Mi aspettavo che reagissi così - rispose sorridendo divertito.
    - Ma... che parli a fare di rispetto per la vita? Se le ammazzate...
    - Cosa credi? Che vengano ammazzate a bastonate? I nostri sistemi sono perfetti, tecnologicamente e igienicamente avanzatissimi... le persone da abbattere vengono trattate coi guanti gialli fino all'ultimo momento della loro vita. E poi vengono uccise in meno di un istante con un colpo alla nuca. Non soffrono nemmeno per un attimo. Ma sì, non guardarmi in quel modo! Come gli animali da macello, uccisi semplicemente per dovere, rispettando la loro dignità... e poi i corpi vengono inceneriti nei nostri modernissimi inceneritori, e le ceneri vengono seppellite nei campi non coltivati fuori città. Tutto igienicamente ineccepibile!
    - Ma come si può... come si può uccidere una persona così?
    - Di cosa ti meravigli? Non è certo l'unico paese in cui lo stato commette omicidi legalizzati... se avessimo discusso della pena di morte nel mondo, sono sicuro che non avresti reagito in questa maniera!
    - La pena di morte, già... a parte il fatto che sono contrario anche a quella... ma voi comunque qui trattate persone innocenti come in altri stati vengono trattati gli assassini! E agli assassini, allora, che trattamento riservate? Non oso immaginarlo!
    - Quali assassini? Qui non esistono assassini, né ladri, né teppisti. Figurati che non ci sono neanche le carceri. Se il problema viene eliminato alla radice, in fase di partenza, in maniera pulita e indolore, non ha modo di attecchire e inquinare la società! È un ragionamento semplice e giusto. Non puoi negare che sia un sistema efficace... il problema fondamentale del tuo punto di vista sai qual è?
    - Quale?
    - Sei abituato a vedere l'inflizione della morte come una punizione per una colpa, come una pena per un crimine commesso. Sei abituato così perché associ il nostro sistema di eliminazione sistematica alla semplice pena di morte adottata negli altri paesi, e forse anch'io, poco fa, nominando la pena di morte, ti ho erroneamente indotto a pensare così. Qui non si punisce niente, si "pota" semplicemente l'albero delle mele, e permettimi di utilizzare ancora la metafora di pocanzi, credo che sia parecchio azzeccata e mi piace molto. Tra l'altro, questa dell'albero di mele è la metafora ufficialmente adottata dal governo stesso. Non essendo l'eliminazione della gente una pena, dicevo, essa di conseguenza non implica un odio nei confronti della persona da eliminare, capisci? E quindi la persona viene trattata con gentilezza, umanità e rispetto, fino al momento fatidico, in cui se ne va senza neanche accorgersene. Ricorda che questo sistema è votato dalla popolazione stessa, siamo sì in dittatura, ma il dittatore viene scelto dalla gente. Se il popolo volesse, potrebbe farlo crollare in men che non si dica, te l'assicuro. Guarda la fine che fanno, prima o poi, tutti gli altri dittatori... qui questo sistema dittatoriale è al governo dalla bellezza di un secolo. Cento anni, sai cosa significa? E nessuno si è mai lamentato.
    - Pazzesco...
    - Pazzesco che? La gente vota soltanto per interesse proprio.
    - E nessuno ha paura di finire incenerito?
    - Paura di che? Chi pensa, chi ragiona, chi riflette, chi crea sì che potrebbe avere paura della morte! Ma proprio il fatto che si pensi, che si ragioni, che si rifletta e che si crei esonera automaticamente dall'eliminazione sistematica. Per gli individui che non pensano, che non ragionano, che non riflettono, che non creano nulla, che vivono da un giorno all'altro con le mani in mano e gli occhi socchiusi che fissano passivamente uno schermo televisivo, che costituiscono semplicemente una fastidiosa ed inutile bruttura per se stessi e per la nazione, la morte non può essere che una salvezza! Sono molto più dignitosi da morti che da vivi, individui così! In fin dei conti, la differenza tra un vivo e un morto in quei casi non si nota nemmeno... - disse sogghignando con un'aria tanto ironica quanto amara - E questo lo capiscono bene anche loro...
    - Quindi accettano tranquillamente la propria sorte!
    - È una cosa talmente naturale e ovvia... che non potrebbero fare altrimenti... quindi posso aggiungere che, oltre alla sofferenza fisica, la loro eliminazione non gli causa neanche una sofferenza psicologica...
    Me ne stupii, ma cominciavo a comprendere e ad accettare le parole del mio ospite... dopotutto, mi guardavo intorno e percepivo nell'aria una sensazione di benessere e serenità... le poche persone che incrociavamo mi sembravano tutte tranquille e soddisfatte... anche allegre, in un certo senso, e me ne accorsi quando incrociammo un conoscente del mio ospite che ci salutò calorosamente sorridendo.
    - Vedi? Puoi rendertene conto anche da solo, mi pare... puoi capire perché tutti votano questo sistema... perché è un bene per tutti, influisce positivamente sulla psiche e sull'umore della popolazione. Si vive e si lavora meglio in una società serena e felice. E quando si lavora e si vive bene, ciò non può che produrre automaticamente altro benessere e felicità. Qui non è difficile sorridere. E non si litiga quasi mai.
    Mentre il mio ospite parlava e osannava il sistema governativo del suo paese, però, io non riuscivo a non pensare alle terribili sofferenze delle famiglie delle "mele marce", delle persone eliminate dallo stato.
    - Scusa, ma... i parenti... gli amici di chi viene eliminato... come possono essere sereni e felici? Come possono resistere alla sofferenza?
    - Le persone che non vengono abbattute sono sicuramente persone intelligentissime e validissime. Pensaci bene... una persona molto intelligente non potrà mai soffrire davvero, in maniera troppo sincera e profonda, per la perdita di qualcuno universalmente ritenuto inferiore. Anche nella tua società è così, ma l'ipocrisia cerca di nasconderlo. Sì, è innegabile che una certa sofferenza ci sia, altrimenti non saremmo esseri umani. Ma sai, è come quando ti muore il gatto... pochi giorni, e l'hai dimenticato... come se non fosse mai esistito.

  • 08 marzo 2010
    Divagazioni

    Come comincia: Erano partiti da una ventina di minuti, si parlava del più e del meno, come accade sempre in automobile, e di sicuro quando la notte comincia a scendere si parla ancora di più perché non ci si può concentrare sul paesaggio per distrarsi, però, per uno strano fenomeno, quando si è in viaggio di sera o di notte il tempo sembra passare più velocemente, o almeno così accade a me, sarà perché il cervello, appunto a causa della mancanza di elementi esterni sui quali concentrarsi, prende a lavorare su se stesso, e forse lavora anche più velocemente del solito.
    Come si sa, quando si dialoga a ruota libera, si salta continuamente da un argomento all'altro, e se ci si prendesse la briga di annotare l'argomento col quale si è iniziata la conversazione e poi l'ultimo, alla fine di essa, ci si accorgerebbe sempre che tra questi due argomenti non c'è assolutamente alcun nesso logico, e ciò per qualcuno potrà anche risultare divertente.
    Comunque sia, in quel momento, la conversazione aveva toccato l'argomento giovinezza - ricerca del lavoro - importanza del lavoro - difficoltà a trovarlo, un argomento molto in voga negli ultimi tempi.
    Gli anziani sostenevano che fosse importante, per i giovani, riuscire a trovare un posto sicuro entro la trentina, e molti giovani erano d'accordo, anche se la cosa, in cuor loro, benché non lo confesseranno mai neanche sotto tortura, li deprimeva parecchio.
    E per non darlo a vedere, facevano di tutto per dimostrare agli anziani quante ambizioni avessero, quanto grande fosse il loro amore per la carriera lavorativa, quanta gratificazione si potesse ottenere da una scrivania e qualche foglio di carta, e magari ci fosse così tanta carta al giorno d'oggi, con l'incredibile esplosione dell'informatica la carta diventerà presto una lontana leggenda, e quando l'ignoranza ci avrà sbranato i cervelli, i "cattivi" potranno finalmente sottometterci e schiavizzarci del tutto, e addirittura raccontarlo con la nostra complicità condita da fragorose risate (come già in alcuni casi accade).
    Soltanto uno, tra loro, ammetteva non solo che non poteva fregargli di meno della carriera, della carta e delle scrivanie, ma anche che questa incessante affannosa corsa fosse totalmente inutile, in quanto la gente della sua generazione non avrebbe mai raggiunto l'età biologica che le generazioni più anziane erano invece riuscite a raggiungere, e le argomentazioni per dimostrare ciò erano, indipendentemente dalla loro affidabilità, davvero tante e ben documentate.
    Perché quindi rodersi tanto per arrivare a qualcosa che non era di per sé raggiungibile per motivi del tutto naturali? Così facendo, la breve vita vissuta sarebbe stata rovinata, per non arrivare a nulla.
    Ovviamente, tutti lo screditarono dicendo che le sue teorie erano totalmente campate in aria.
    Lui aveva comunque detto la sua, e tornò tranquillamente a tacere, senza far polemiche.
    Adesso la conversazione, seguendo la regola accennata prima, si spostava su altri argomenti, e chissà con quale argomento sarebbe terminata.
    Proprio quando stavano per giungere a destinazione, l'automobile, forse per un'errata manovra del conducente, forse per un qualsiasi tipo di avaria, sbandò lateralmente scontrandosi con un altro veicolo che veniva in senso opposto, alla velocità di 147 chilometri orari.
    Nessun superstite.

  • Come comincia: Sul balcone dell'appartamento cittadino mi divertivo ad osservare, senza essere notato, l'umanità che viveva, ignara di essere spiata, nelle finestre del palazzo di fronte.
    Con una sigaretta accesa stavo lì, mentre i miei occhi vagavano allegramente da una finestra all'altra, da un balcone all'altro, dal primo all'ultimo piano, e in ogni balcone, in ogni finestra, in ciascuno di quegli orifizi brulicava incessantemente la vita, in ognuno di quei confortevoli loculi qualcuno consumava irrimediabilmente l'esistenza, lavorava, cucinava, puliva, studiava o più semplicemente stava affacciato aspettando chissà da dove chissà che.
    Ed attorno ad esso, a sua insaputa, decine o centinaia di altre vite si consumavano nella stesa identica maniera, simultaneamente altri esseri umani, identici a lui, a pochi metri di distanza eppure eternamente sconosciuti, si affannavano inconsci l'uno dell'altro.
    Ed io, con la superiorità propria dello spettatore estraneo, stavo lì e potevo osservarli tutti insieme, sapere della vita dell'uno e di quella dell'altro, vedere tutto nella sua meravigliosa interezza, cosa che a loro mai sarebbe stata concessa, e per questo mi sentivo come un dio.

    Finché mi accorsi che anch'io, nel loculo del mio balcone, ero uno di loro, e chissà quanti altri, dal palazzo di fronte, mi stavano osservando sentendosi in ugual maniera superiori, e nel frattempo decine, centinaia di persone attorno a me consumavano la loro vita e io ignoravo tutto ciò, e continuavo inutilmente a percorrere la strada dell'esistenza nell'attesa di quella felicità che non arriverà mai, che probabilmente mi aspetta racchiusa nella persona che insieme a me trascorre la vita nello stesso palazzo, pochi metri qui accanto, e continuerà ad aspettarmi in eterno, perché quella persona non la conoscerò mai.