username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Racconti di Emanuele Renda

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Emanuele Renda

  • 05 aprile alle ore 17:57
    Un appuntamento

    Come comincia: Me ne stavo lì a guardare più verso la splendida chiesa della Gran Madre che in direzione di quella specie di segretaria che mi sedeva accanto, non bella non brutta, e sì per la verità mi sentivo un po' in colpa, perché forse lei si sarebbe aspettata qualche attenzione in più da parte mia, ma il senso di colpa scivolava via in fretta, come le gocce frizzanti di bitter analcolico che mi scendevano giù per la gola.
    "E tu, invece, che fai nella vita?" le chiesi voltandomi verso di lei, giusto per dire qualcosa, giusto per far passare in fretta quell'ora o due che sarei ormai stato costretto a trascorrere in sua compagnia.
    "Lavoro nell'ambito delle relazioni umane all'interno di un'azienda che si occupa di produrre dispositivmvmvm... mvmvmvmvmvm..." le ultime parole si erano già tramutate in una sorta d'incomprensibile mormorio nelle mie orecchie, perché senza volerlo mi ero voltato di nuovo ad ammirare la chiesa, lo spettacolo della collina che sembrava sorgere dalle acque del Po, mentre branchi di sedicenni in minigonna andavano su e giù per la piazza ridendo e starnazzando tra loro, scambiandosi gli smartphones per mostrarsi a vicenda le ultime conquiste virtuali, i messaggi sgrammaticati appena ricevuti dallo sbarbato di turno.
    "Ah, bello! Interessante!" risposi tornando a guardarla, mentre lei sorrideva tutta soddisfatta del suo lavoro invidiabile, guardandomi come per dire "hai visto che donna capace sono? Hai visto che mi sono ritagliata un bel posto nel mondo?"
    Io avrei avuto solo voglia di ordinare un Martini Hemingway, ma non volevo fare la figura del cafone alcolista, o almeno non volevo farla subito, anche perché erano appena le tre del pomeriggio, un pomeriggio di agosto caldo e afoso di quelli che ti fanno venir voglia soltanto di stare stravaccato in mutande sul letto a pensare al nulla.
    Mi ero lasciato convincere da Jennifer, la mia amica italoamericana, ad accettare l'appuntamento con quella donna che mi era sembrata fin da subito banale e noiosa, "magari ha delle virtù nascoste", aveva detto Jennifer.
    Non che mi dispiacesse fino in fondo, sembrava una donna a modo, e quel paio di gambe depilate che terminavano la loro corsa dentro due scarpe sportive in tela e gomma non erano niente male, malgrado molti uomini abbiano da ridire sull'effettiva femminilità delle scarpe da ginnastica.
    Forse avrei pure potuto amarla, una donna così. Una che ogni giorno va in ufficio allo stesso orario, poi torna a casa e s'infila in bagno per fare la doccia e depilarsi, lasciando il rasoio sul bordo del lavandino accanto ai barattoli di crema scoperchiati e andando poi in giro per due ore con un asciugamano in testa, mentre ti dice di preparare la tavola e scongelare il pane per la cena.
    Perché la vita è tutta qui, sapete? Quello per cui la gente tutti i giorni si sbatte e si consuma, quello per cui si studia per anni, l'ambìto traguardo, la meta, il Sacro Graal, tutto sta nel poter dire al prossimo che finalmente si è riusciti a realizzare il sogno di mettere su un'allegra famigliola grazie al posto di lavoro nell'ambito delle relazioni umane all'interno di un'azienda che produce dispositivi del cazzo, che serviranno ad un'altra azienda per produrre altri dispositivi del cazzo, i quali serviranno per risparmiare tempo e denaro nel processo di produzione dei primi. Un cane che si morde la coda. L'umanità è un cane che si morde la coda.
    La guardai di nuovo, il sorriso stampato era lo stesso di un attimo prima.
    "Sai che ho sempre desiderato una donna come te?" le dissi ipocritamente, guardando le rughe che cominciavano a farsi strada, un solco dopo l'altro, sotto l'attaccatura dei capelli.
    Lei fece una smorfia strana, forse di stupore, forse soltanto di circostanza, che la rese un po' più brutta.
    Finimmo i drinks analcolici, ci alzammo, lei si fece vicina, continuammo a passeggiare parlando del suo entusiasmante lavoro e delle interessanti prospettive per il futuro che esso offriva.
    Poi finalmente il tempo a sua disposizione finì e mi salutò per tornare ai suoi impegni.
    La guardai salire in macchina e sfrecciare via.

    Sul tavolino del bar c'erano ancora i due bicchieri vuoti, con gli spicchi di limone che galleggiavano nell'acqua dolciastra formatasi in seguito allo scioglimento del ghiaccio tra le ultime gocce di bitter.
    Mi sedetti, feci un cenno al cameriere. "Un Martini Hemingway" dissi tirando fuori il pacchetto di sigarette che fino a quel momento avevo tenuto ben nascosto in tasca.

  • Come comincia: Ti amerà, ti amerà lui, quando ti avrà tra le braccia e stringerà forte, oppure sarai soltanto l'oggetto della sua passione, o per dirla in maniera più cruda - e, ahimè, più realistica - dei suoi bassi istinti carnali?
    Ti guarderà negli occhi, in quel momento? Forse sì, probabile, anzi sicuramente ti guarderà, ma per quale motivo? Per sentirsi ancora più maschio, ancora più virile, nel vederti totalmente abbandonata a lui?
    E poi? Si addormenterà come un porco, neanche dieci minuti dopo, ti sognerà almeno? Credo di no.
    Si chiederà come ti senti, come puoi sentirti maledettamente sola, nella fredda notte che avanza? No, starà lì a russare, voltato dall'altra parte perché tu non esisti più, adesso che lo scopo è raggiunto, l'oggetto usa e getta ha espletato la sua mansione, è diventato un ammasso di carne inutile e corrotta.

    Inutile piangere, nella grande notte apparentemente serena, tutti dormono, nelle case attorno, nessuno baderà a te, al tuo cuscino bagnato di lacrime, alle tue braccia che cingono i seni nel tentativo di scaldarti, alle tue gambe abbandonate che non hanno più alcun prezioso tesoro da custodire, il soffitto è sempre quello, bianco, con qualche macchia d'umido, sarà bene farlo rinfrescare.

  • 15 giugno 2010
    Problemi banali

    Come comincia: Due uomini si incrociano per la strada. 
    Poiché la via è stretta, uno si scansa per evitare l'altro. Contemporaneamente, però, quell'altro si scansa nel tentativo di evitare il primo, ma per errore si dirige dalla sua stessa parte. 
    È una cosa che capita spesso, come ben sappiamo. 
    A questo punto, allora, il primo si butta sul lato opposto, pensando che l'altro continui a procedere diritto. 
    Evidentemente l'altro fa lo stesso identico ragionamento, perché lo vediamo buttarsi nello stesso istante sul lato opposto della strada, ritrovandosi così faccia a faccia col primo. Nessuno dei due riesce quindi a passare. 
    Il primo allora esita qualche istante, dopodiché, cercando di anticipare l'altro, prova a portarsi al centro della via, non troppo vicino a un margine né all'altro. 
    A volte si parla tanto di telepatia. Quasi a dar la prova ch'essa esista davvero, vediamo l'altro uomo porsi al centro della strada, proprio come aveva fatto il primo. 
    La situazione adesso rischia di diventare ridicola, ed infatti ad entrambi viene da ridere, ma poiché sono due perfetti sconosciuti e la società impone un certo contegno, entrambi fanno finta di niente e continuano a mantenere una certa serietà. Ma non possono evitare di guardarsi, ovviamente. 
    Adesso vediamo il primo uomo buttarsi sulla sinistra, sicuro questa volta di spuntarla. 
    Ma ha appena mosso la gamba e già l'altro si butta alla propria destra, ritrovandosi così nuovamente di fronte all'altro. In poche parole, sono ancora bloccati, non possono proseguire, eppure ognuno dei due è un uomo apparentemente libero, benestante, con un lavoro importante ed una gran dignità sociale e umana. 
    Se entrambi si fermassero per un attimo e si lasciassero andare ad una risata, la faccenda sarebbe chiusa in pochi istanti, e ne rimarrebbe anche un simpatico ricordo. 
    Ma nessuno accenna a mostrare il proprio disagio, come se il fatto che non si riesca a passare debba essere tenuto nascosto. Infatti ciascuno dei due uomini, ad ogni tentativo fallito, temporeggia aggiustandosi la cravatta, accarezzandosi il mento o guardando l'ora, come per far capire all'altro - cosa ridicola, perché entrambi sanno benissimo come stanno le cose - che egli si sia fermato di proposito, che non continui a camminare soltanto perché non vuole, e non perché materialmente non può. 
    Ad un tratto, il primo uomo ha un'idea: fingerà per un istante di buttarsi alla propria sinistra; dopodiché, lestissimamente, si butterà invece sul lato opposto, ed elaborando questo piano non si rende conto di star cominciando a considerare assurdamente il tutto come una sfida tra sé e l'altro uomo. 
    Quindi tenta di mettere in pratica la propria idea, ma accidentalmente si confonde e si ritrova ancora una volta faccia a faccia con l'altro, senza che quest'ultimo si sia mosso minimamente. 
    Adesso il primo uomo ha irrimediabilmente peggiorato la propria situazione, rendendosi parecchio ridicolo, e ciò gli fa nascere dentro un intenso sentimento di frustrazione e rabbia. 

    Dopo l'ennesimo tentativo - naturalmente vano - di passare, si vede uno dei due uomini fare qualche passo indietro, quasi barcollando, sotto gli occhi incuriositi dell'altro. 
    Raggiunge il marciapiede e si lascia cadere, sedendosi malamente e senza più alcuna cura per il vestito. Poi, fissando il compagno di sventura, si porta le mani al viso. Ha gli occhi arrossati. 

    L'altro, dopo pochi secondi, chissà perché, lo imita. Fa anch'esso un paio di passi indietro e si abbandona sul marciapiede. 

    In pochi minuti, benché la situazione sarebbe da ridere, entrambi scoppiano in un pianto disperato, continuando a fissarsi reciprocamente, mentre la sera con lenti passi invisibili scende.

  • 08 marzo 2010
    La nazione perfetta

    Come comincia: - Credimi, amico mio, la nostra nazione è tra le più avanzate del mondo. 

    Io mi guardavo attorno un po' annoiato. Le strade, i palazzi, i negozi, la gente, non sembravano così speciali. 
    Tutto molto ordinato e pulito però, questo dovevo ammetterlo. 
    Inoltre non c'erano molti manifesti pubblicitari, cosa invece fin troppo usuale da noi. 
    I rarissimi manifesti pubblicitari che vedevo erano piazzati per lo più all'interno delle vetrine dei negozi, e non si trattava della solita pubblicità insulsa e piena di slogan patetici a cui siamo abituati dalle nostre parti. 
    La cosa che balzava all'occhio era proprio che il contenuto di quei manifesti non avesse alcuna pretesa di adescare, con promesse più o meno esagerate, il potenziale acquirente. Ci si limitava alla promozione di ciascun prodotto o servizio in maniera onesta e semplice, spesso utilizzando anche frasi autoironiche. Una cosa del tutto nuova, per me, che spesso sono infastidito dall'idiozia dei pubblicitari nostrani. 

    Per la strada, però, notai che circolava poca gente. Anche le automobili erano molto meno frequenti che nelle nostre città, eppure, stando a ciò che vedevo, sembrava che il paese vivesse nel benessere. 
    Inoltre, dopo un po' mi accorsi che in effetti qualcosa di diverso c'era anche nella popolazione. 

    Notai, a poco a poco, come nessuna delle persone occasionalmente incrociate trasmettesse sensazioni negative. 

    In quegli sguardi, in quelle fronti alte, in quel vestiario mai eccessivo né in negativo né in positivo, in quegli occhi limpidi e discreti, non si scorgeva mai la stupidità, la chiusura mentale, la grettezza. 

    Anche nei giovanissimi, che purtroppo spesso danno l'esempio peggiore, era possibile percepire intelligenza, sensibilità, pulizia ed ordine. 

    - Dimmi un po', e l'economia? Come vanno le cose? - chiesi al mio ospite. 

    - Tutto benissimo, non vedi? Abbiamo i capitali per mantenere tutto perfetto ed efficiente. E anche la gente non se la passa male, quindi nessuno ha bisogno di commettere crimini per sopravvivere. Non vedrai mai degrado, da nessuna parte, neanche nelle zone un po' meno fortunate. 

    Infatti, ve lo giuro, per strada non si notava neanche un minimo di sporcizia. Non una briciola, non una cicca di sigaretta. 
    Tutto davvero incredibilmente efficiente. 

    - Tutto ciò che vedi - continuò il mio ospite - e ora forse mi prenderai per pazzo, non è altro che il frutto del nostro perfetto sistema di governo, un sistema, come avrai capito, dittatoriale. 
    - Dittatoriale? No, non l'avevo capito. Da cosa avrei dovuto capirlo? 
    - Diciamoci la verità. La natura umana è uguale dappertutto. È vero che al mondo ci sono aree più o meno evolute, più o meno difficili, ma in linea di massima i comportamenti umani corrispondono sempre a degli standard, per così dire. I furbi, i vandali, i criminali ci sono un po' ovunque. E questa nazione sarebbe identica alla tua, se non fosse per il nostro sistema di governo all'avanguardia, come ti dicevo. 
    - Allora tutto ciò che vedo - dissi con un filo di tristezza - è finto... finto nel senso che si tratta di una forzatura dei comportamenti del popolo, minacciato da chissà quali pene se si permette di trasgredire... 
    - Tutt'altro invece. Se così fosse, la nostra dittatura non sarebbe niente di così avanzato. Una dittatura come tante altre, tante altre che in fin dei conti non hanno apportato alcun beneficio significativo. E poi, già il semplice fatto che io possa descrivere il nostro sistema di governo così liberamente, anche nei minimi dettagli volendo, senza rischiare nulla, ti fa capire quanto essa sia differente. 
    - Stai parlando liberamente perché mi conosci e ti fidi di me... e non c'è nessuno che possa sentirci adesso. - ribattei. 
    - Ti giuro che potrei parlare di qualsiasi cosa senza temere nulla anche davanti a un agente di polizia o addirittura davanti al nostro stesso dittatore. Anzi, esso stesso sarebbe felice di passeggiare qui insieme a noi, e di spiegarti come funziona il nostro paese. Dopotutto, sei una persona intelligente, io credo che potresti vivere felicemente qui da noi. 
    - Non credo. La libertà è la prima cosa. Non si può vivere se si è condizionati in tutto e per tutto da idee altrui. 

    Il mio ospite mi guardò con un sorriso sereno e bonario. 

    - È proprio quello il punto. Qui stiamo bene perché siamo liberi. Più libero sarai, più sarai felice qui. 
    - Come fai ad essere libero con un governo dittatoriale? 
    - Qui hai il dovere di essere libero. Se non sei libero, ti condanni da solo. Vuoi che ti spieghi per bene? 
    - Sì. Sono curioso adesso. 
    - La dittatura di cui parli tu, in fin dei conti, è quella che vige in qualsiasi paese del mondo. Anche tu, nella tua amata patria, vivi sotto una dittatura, anche se forse non te ne sei mai accorto. Per essere accettato dalle masse, e perdonami se questo discorso è un po' banale, lo so che è sentito e risentito, ma è la verità, per essere accettato, dicevo, è necessario che tu ti renda conforme a certe regole non scritte. Sì, è il solito discorso che tu sai benissimo: seguire le mode, guardare la TV, frequentare i locali prescritti, mettere la testa a posto entro una certa età, magari metter su famiglia, fare carriera, raggiungere una posizione sociale rispettabile, seguire le tradizioni eccetera eccetera. Potrei andare avanti per ore, ma sai già di cosa parlo. Quel tipo di dittatura porta l'individuo medio a non pensare. Chi pensa, e si discosta dal "gregge di pecore", è per forza di cose condannato all'emarginazione e alla frustrazione. 
    - E fin qui ti seguo. Ma questa è una cosa risaputa. 
    - Lo so, abbiamo avuto occasione di parlarne tante altre volte. Ti ricordi quelle sere d'estate, quando venivo a trovarti? Si faceva l'alba e noi eravamo ancora lì a dibattere su questi argomenti, infatti si potrebbe stare a parlarne per ore. Comunque, il problema principale del sistema in cui vivi tu è il "non pensare", per l'appunto. Se tutti riflettessero, ragionando con la propria testa, si starebbe meglio, non credi? 
    - Certo. 
    - Ecco come funziona qui da noi. Si procede ad un'eliminazione sistematica degli imbecilli inutili, della gente che veramente non ha né arte né parte su questo pianeta, la gente che non serve a niente ed addirittura può diventare dannosa. Non hai notato quante poche persone vivono qui? Quante poche automobili circolano per la strada? Qui rimangono solo i cervelli migliori, i cervelli davvero validi! Per questo tutto funziona alla perfezione! Ogni individuo qui si comporta semplicemente seguendo il buonsenso e rispettando se stesso e il prossimo, e tutti ci riescono alla perfezione proprio perché sono intelligenti! Non viene imposto nulla a nessuno. Vengono tolte le "mele marce" dall'albero, per usare una metafora, e in tal modo l'intera pianta viene salvaguardata. Capisci com'è semplice e allo stesso tempo geniale questo sistema? Capisci perché tutti votano il nostro dittatore e nessuno si ribella? Perché dovrebbero ribellarsi? Andrebbero semplicemente contro i propri interessi, se lo facessero. 

    Provai un brivido. 

    - Eliminazione sistematica... che vuoi dire? In che modo vengono eliminate le "persone nocive", come le definisci tu? Vengono arrestate? Espatriate? 
    - Macché. Qui c'è rispetto per la dignità umana, c'è rispetto per la vita, ti dico. Le "mele marce" vengono semplicemente eliminate. Abbattute. Se fossero arrestate o espatriate, ciò causerebbe loro della sofferenza inutile. E ti ripeto che qui c'è molto rispetto per la vita. 
    - Abbattute? Uccidete la gente! Ho capito bene? 
    - Esatto. 
    - Ma come... ma... 
    - Mi aspettavo che reagissi così - rispose il mio ospite sorridendo divertito. 
    - Ma... che parli a fare di rispetto per la vita? Se le ammazzate... 
    - Cosa credi? Che vengano ammazzate a bastonate? I nostri sistemi sono perfetti, tecnologicamente ed igienicamente avanzatissimi... le persone da abbattere vengono trattate coi guanti fino all'ultimo momento della loro vita. E poi vengono uccise in meno di un istante con un colpo alla nuca. Non soffrono nemmeno per un attimo. Ma sì, non guardarmi in quel modo! Come gli animali da macello, rispettando la loro dignità... meglio ancora anzi, perché lo sai benissimo che in realtà nei mattatoi gli animali non vengono trattati bene come si racconta... le nostre "mele marce" invece sì... e poi i corpi vengono bruciati nei nostri modernissimi inceneritori, e le ceneri vengono sepolte nei campi non coltivati fuori città. Tutto igienicamente ineccepibile! 
    - Ma come si può... come si può uccidere una persona così? 
    - Di cosa ti meravigli? Non è certo l'unico paese in cui lo stato commette omicidi legalizzati... se avessimo discusso della pena di morte nel mondo, sono sicuro che non avresti reagito così! 
    - La pena di morte, già... a parte il fatto che sono contrario anche a quella... ma voi comunque qui trattate persone innocenti come in altri stati vengono trattati gli assassini! E agli assassini, allora, che trattamento riservate? Non oso immaginarlo! 
    - Quali assassini? Qui non esistono assassini, né ladri, né teppisti. Figurati che non ci sono neanche le carceri. Se il problema viene eliminato alla radice, in fase di partenza, in maniera pulita ed indolore, non ha modo di attecchire ed inquinare la società! È un ragionamento semplice e giusto. Non puoi negare che sia un sistema efficace... il problema fondamentale del tuo punto di vista sai qual è? 
    - Quale? 
    - Sei abituato a considerare l'inflizione della morte come una punizione. Sei abituato così, ed è normale, perché pensi a come funzioni, generalmente, la pena di morte, e adesso associ automaticamente quest'ultima al sistema adottato qui. Anch'io, poco fa, citando a sproposito la pena di morte, ti ho involontariamente indotto ad associare le due cose, e me ne scuso. Ma ciò che accade qui non ha nulla a che vedere con la pena di morte. Qui non si punisce niente, si "pota" semplicemente l'albero delle mele, e permettimi di utilizzare ancora questa metafora, credo che sia parecchio azzeccata e mi piace molto. Tra l'altro, questa dell'albero di mele è la metafora ufficialmente utilizzata dal governo stesso. Non essendo l'eliminazione degli individui una pena, dicevo, essa di conseguenza non implica un odio nei confronti della persona da eliminare, capisci? E quindi la persona viene trattata con gentilezza, umanità e rispetto, fino al momento fatidico, in cui se ne va senza neanche accorgersene. Ricorda che questo sistema è votato dal popolo stesso, siamo sì in dittatura, ma il governo viene eletto dal popolo ogni anno. Sì, qui si va alle urne ogni anno! Quindi, se il popolo volesse, potrebbe far crollare tutto in men che non si dica. Guarda che fine fanno, prima o poi, tutti gli altri dittatori... qui questo sistema dittatoriale è al governo ininterrottamente dalla bellezza di un secolo. Cento anni, sai cosa significa? Cento elezioni di fila, non ne ha mai persa una. E nessuno si è mai lamentato. 
    - Pazzesco... 
    - Pazzesco che? La gente sceglie di votare qualcuno soltanto per interesse personale, come succede ovunque. 
    - E nessuno ha paura di finire incenerito? 
    - Paura di che? Provare paura implica l'essere vivi! Ed essere vivi, almeno qui da noi, significa avere capacità di pensiero critico. Ragionare, riflettere, farsi domande. Anche saper contestare, e all'occorrenza ribellarsi. E tutto ciò esonera automaticamente dall'eliminazione sistematica. Come ti dicevo, qui si salvaguardano i cervelli migliori. Ti pare forse vivo chi non pensa, chi non si fa domande, chi si consuma giorno dopo giorno davanti a uno schermo televisivo? Sono già morti, in fondo, gli individui così... cosa vuoi che cambi, in casi del genere, la mera eliminazione fisica? Si tratta più che altro di una formalità, a quel punto... - disse il mio ospite, con un'aria tanto ironica quanto amara - E questo lo capiscono bene anche loro... 
    - Quindi accettano tranquillamente la propria sorte! 
    - È una cosa talmente naturale e ovvia... che non potrebbero fare altrimenti... quindi posso aggiungere che, oltre a non provare alcuna sofferenza fisica, essi non provano neanche sofferenza psicologica... 

    Me ne stupii, ma cominciavo a comprendere e ad accettare le parole del mio ospite... dopotutto, mi guardavo intorno e percepivo nell'aria una sensazione di benessere e serenità... le poche persone che incrociavamo mi sembravano tutte tranquille e soddisfatte... anche allegre, in qualche modo, e ne ebbi l'impressione netta allorché incrociammo un conoscente del mio ospite che ci salutò calorosamente sorridendo. 

    - Vedi? Puoi rendertene conto anche da solo, mi pare... puoi capire perché tutti votano questo sistema... perché è un bene per tutti, perché influisce positivamente sulla psiche e sull'umore della popolazione. Si vive e si lavora meglio in una società serena e felice. E quando si vive e si lavora bene, ciò non può che produrre automaticamente altro benessere e serenità. Qui non è difficile sorridere. E non si litiga quasi mai. 

    Mentre il mio ospite continuava a osannare il sistema governativo del suo paese, però, io non riuscivo a non pensare alle terribili sofferenze delle famiglie delle "mele marce", come le chiamava lui. 

    - Scusa, ma... i parenti... gli amici di chi viene eliminato... come possono essere sereni e felici? Come possono superare il dolore? 
    - Le persone che non vengono abbattute sono sicuramente persone intelligentissime e validissime. Pensaci bene... una persona molto intelligente non potrà mai soffrire davvero, in maniera troppo sincera e profonda, per la perdita di qualcuno universalmente ritenuto inferiore. Anche nella tua società è così, ma ipocritamente si cerca di nasconderlo. Sì, è innegabile che una certa sofferenza ci sia, altrimenti non saremmo esseri umani. Ma sai, in breve tempo l'hai dimenticato... come se non fosse mai esistito.

  • 08 marzo 2010
    Divagazioni

    Come comincia: Erano partiti da una ventina di minuti, si parlava del più e del meno, come accade sempre in automobile, e di sicuro quando la notte comincia a scendere si parla ancora di più perché non ci si può concentrare sul paesaggio per distrarsi. Però, per uno strano fenomeno, quando si è in viaggio di sera o di notte il tempo sembra scorrere più velocemente, o almeno così accade a me, sarà perché il cervello, appunto a causa della mancanza di elementi esterni sui quali concentrarsi, prende a lavorare su se stesso, e forse lavora anche più velocemente del solito. 
    Come si sa, quando si dialoga a ruota libera, si salta continuamente da un argomento all'altro, e se ci si prendesse la briga di annotare l'argomento iniziale della conversazione e poi l'ultimo, alla fine di essa, ci si accorgerebbe sempre di come tra questi due argomenti non ci sia assolutamente alcun nesso logico, e ciò per qualcuno potrà senz'altro risultare divertente. 

    Comunque sia, in quel momento, la conversazione aveva toccato gli argomenti giovinezza-ricerca del lavoro-importanza del lavoro-difficoltà a trovare lavoro, un argomento molto in voga negli ultimi tempi. 

    Gli anziani sostenevano che fosse importante, per i giovani, riuscire a trovare un posto sicuro entro la trentina, e molti giovani erano d'accordo. Ma la cosa, in cuor loro, benché non lo avrebbero mai confessato neanche sotto tortura, li deprimeva parecchio. 
    E per non darlo a vedere, facevano di tutto per dimostrare agli anziani quante ambizioni avessero, quanto grande fosse il loro amore per la carriera lavorativa, quanta gratificazione si potesse ottenere da una scrivania e qualche foglio di carta. 

    Soltanto uno, tra loro, ammetteva non solo che non potesse fregargli di meno della carriera, della carta e delle scrivanie, ma anche che questa incessante affannosa corsa fosse totalmente inutile, in quanto la gente della propria generazione non avrebbe mai raggiunto l'età biologica delle generazioni precedenti, e le argomentazioni per sostenere tale tesi erano, indipendentemente dalla loro affidabilità, davvero tante e ben documentate. 

    Perché quindi affaticarsi tanto nella speranza di arrivare a qualcosa che non sarebbe stato raggiungibile per motivi del tutto naturali? Così facendo, la breve vita vissuta sarebbe stata rovinata, per non arrivare a nulla. 

    Ovviamente, tutti lo screditarono dicendo che le sue teorie fossero totalmente campate in aria. 

    Lui aveva comunque espresso il proprio pensiero, e tornò tranquillamente a tacere, senza far polemiche. 

    Adesso la conversazione, seguendo la regola accennata prima, si spostava su altri argomenti, e chissà con quale argomento sarebbe terminata. 

    Proprio quando stavano per giungere a destinazione, l'automobile, forse per un'errata manovra del conducente, forse per un qualsiasi tipo di avaria, sbandò lateralmente scontrandosi con un altro veicolo che sopraggiungeva in senso opposto, alla velocità di 147 chilometri orari. 

    Nessun superstite.

  • Come comincia: Sul balcone dell'appartamento cittadino mi divertivo ad osservare, senza essere notato, l'umanità che viveva, ignara di essere spiata, nelle finestre del palazzo di fronte. 
    Con una sigaretta accesa stavo lì, mentre i miei occhi vagavano allegramente da una finestra all'altra, da un balcone all'altro, dal primo all'ultimo piano, e in ogni balcone, in ogni finestra, in ciascuno di quegli orifizi brulicava incessantemente la vita, in ognuno di quei confortevoli loculi qualcuno consumava irrimediabilmente l'esistenza, lavorava, cucinava, puliva, studiava o più semplicemente stava affacciato aspettando chissà da dove chissà che. 
    Ed attorno ad esso, a sua insaputa, decine o centinaia di altre vite si consumavano nella stessa identica maniera, simultaneamente altri esseri umani, identici a lui, a pochi metri di distanza eppure eternamente sconosciuti, si affannavano inconsapevoli l'uno dell'altro. 
    Ed io, con la superiorità propria dello spettatore esterno, stavo lì e potevo osservarli tutti insieme, sapere della vita dell'uno e di quella dell'altro, vedere tutto nella sua meravigliosa interezza, cosa che a loro mai sarebbe stata concessa, e per questo mi sentivo come un dio. 

    Finché mi accorsi che anch'io, nel loculo del mio balcone, ero uno di loro, e chissà quanti altri, dal palazzo di fronte, mi stavano osservando sentendosi in ugual maniera superiori, mentre nel frattempo decine, centinaia di persone attorno a me consumavano la propria vita e io ignoravo tutto ciò, e continuavo inutilmente a percorrere la strada dell'esistenza nell'attesa di quella felicità che non sarebbe mai arrivata, che probabilmente mi stava aspettando racchiusa nella persona che insieme a me trascorreva la vita nello stesso palazzo, pochi metri accanto, e avrebbe continuato ad aspettarmi in eterno, perché quella persona non l'avrei conosciuta mai.