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Autore

Emanuele Renda

in archivio dal 08 mar 2010

20 settembre 1982, Torino

08 marzo 2010

La nazione perfetta

Intro: Il sogno utopistico dell’uomo che ricerca il mondo perfetto si scontra, in questo racconto, con l’antica questione morale, etica e filosofica della sacralità della vita umana, qualsiasi essa sia.

Il racconto

- Credimi, amico mio, la nostra nazione è tra le più avanzate del mondo. 

Io mi guardavo attorno un po' annoiato. Le strade, i palazzi, i negozi, la gente, non sembravano così speciali. 
Tutto molto ordinato e pulito però, questo dovevo ammetterlo. 
Inoltre non c'erano molti manifesti pubblicitari, cosa invece fin troppo usuale da noi. 
I rarissimi manifesti pubblicitari che vedevo erano piazzati per lo più all'interno delle vetrine dei negozi, e non si trattava della solita pubblicità insulsa e piena di slogan patetici a cui siamo abituati dalle nostre parti. 
La cosa che balzava all'occhio era proprio che il contenuto di quei manifesti non avesse alcuna pretesa di adescare, con promesse più o meno esagerate, il potenziale acquirente. Ci si limitava alla promozione di ciascun prodotto o servizio in maniera onesta e semplice, spesso utilizzando anche frasi autoironiche. Una cosa del tutto nuova, per me, che spesso sono infastidito dall'idiozia dei pubblicitari nostrani. 

Per la strada, però, notai che circolava poca gente. Anche le automobili erano molto meno frequenti che nelle nostre città, eppure, stando a ciò che vedevo, sembrava che il paese vivesse nel benessere. 
Inoltre, dopo un po' mi accorsi che in effetti qualcosa di diverso c'era anche nella popolazione. 

Notai, a poco a poco, come nessuna delle persone occasionalmente incrociate trasmettesse sensazioni negative. 

In quegli sguardi, in quelle fronti alte, in quel vestiario mai eccessivo né in negativo né in positivo, in quegli occhi limpidi e discreti, non si scorgeva mai la stupidità, la chiusura mentale, la grettezza. 

Anche nei giovanissimi, che purtroppo spesso danno l'esempio peggiore, era possibile percepire intelligenza, sensibilità, pulizia ed ordine. 

- Dimmi un po', e l'economia? Come vanno le cose? - chiesi al mio ospite. 

- Tutto benissimo, non vedi? Abbiamo i capitali per mantenere tutto perfetto ed efficiente. E anche la gente non se la passa male, quindi nessuno ha bisogno di commettere crimini per sopravvivere. Non vedrai mai degrado, da nessuna parte, neanche nelle zone un po' meno fortunate. 

Infatti, ve lo giuro, per strada non si notava neanche un minimo di sporcizia. Non una briciola, non una cicca di sigaretta. 
Tutto davvero incredibilmente efficiente. 

- Tutto ciò che vedi - continuò il mio ospite - e ora forse mi prenderai per pazzo, non è altro che il frutto del nostro perfetto sistema di governo, un sistema, come avrai capito, dittatoriale. 
- Dittatoriale? No, non l'avevo capito. Da cosa avrei dovuto capirlo? 
- Diciamoci la verità. La natura umana è uguale dappertutto. È vero che al mondo ci sono aree più o meno evolute, più o meno difficili, ma in linea di massima i comportamenti umani corrispondono sempre a degli standard, per così dire. I furbi, i vandali, i criminali ci sono un po' ovunque. E questa nazione sarebbe identica alla tua, se non fosse per il nostro sistema di governo all'avanguardia, come ti dicevo. 
- Allora tutto ciò che vedo - dissi con un filo di tristezza - è finto... finto nel senso che si tratta di una forzatura dei comportamenti del popolo, minacciato da chissà quali pene se si permette di trasgredire... 
- Tutt'altro invece. Se così fosse, la nostra dittatura non sarebbe niente di così avanzato. Una dittatura come tante altre, tante altre che in fin dei conti non hanno apportato alcun beneficio significativo. E poi, già il semplice fatto che io possa descrivere il nostro sistema di governo così liberamente, anche nei minimi dettagli volendo, senza rischiare nulla, ti fa capire quanto essa sia differente. 
- Stai parlando liberamente perché mi conosci e ti fidi di me... e non c'è nessuno che possa sentirci adesso. - ribattei. 
- Ti giuro che potrei parlare di qualsiasi cosa senza temere nulla anche davanti a un agente di polizia o addirittura davanti al nostro stesso dittatore. Anzi, esso stesso sarebbe felice di passeggiare qui insieme a noi, e di spiegarti come funziona il nostro paese. Dopotutto, sei una persona intelligente, io credo che potresti vivere felicemente qui da noi. 
- Non credo. La libertà è la prima cosa. Non si può vivere se si è condizionati in tutto e per tutto da idee altrui. 

Il mio ospite mi guardò con un sorriso sereno e bonario. 

- È proprio quello il punto. Qui stiamo bene perché siamo liberi. Più libero sarai, più sarai felice qui. 
- Come fai ad essere libero con un governo dittatoriale? 
- Qui hai il dovere di essere libero. Se non sei libero, ti condanni da solo. Vuoi che ti spieghi per bene? 
- Sì. Sono curioso adesso. 
- La dittatura di cui parli tu, in fin dei conti, è quella che vige in qualsiasi paese del mondo. Anche tu, nella tua amata patria, vivi sotto una dittatura, anche se forse non te ne sei mai accorto. Per essere accettato dalle masse, e perdonami se questo discorso è un po' banale, lo so che è sentito e risentito, ma è la verità, per essere accettato, dicevo, è necessario che tu ti renda conforme a certe regole non scritte. Sì, è il solito discorso che tu sai benissimo: seguire le mode, guardare la TV, frequentare i locali prescritti, mettere la testa a posto entro una certa età, magari metter su famiglia, fare carriera, raggiungere una posizione sociale rispettabile, seguire le tradizioni eccetera eccetera. Potrei andare avanti per ore, ma sai già di cosa parlo. Quel tipo di dittatura porta l'individuo medio a non pensare. Chi pensa, e si discosta dal "gregge di pecore", è per forza di cose condannato all'emarginazione e alla frustrazione. 
- E fin qui ti seguo. Ma questa è una cosa risaputa. 
- Lo so, abbiamo avuto occasione di parlarne tante altre volte. Ti ricordi quelle sere d'estate, quando venivo a trovarti? Si faceva l'alba e noi eravamo ancora lì a dibattere su questi argomenti, infatti si potrebbe stare a parlarne per ore. Comunque, il problema principale del sistema in cui vivi tu è il "non pensare", per l'appunto. Se tutti riflettessero, ragionando con la propria testa, si starebbe meglio, non credi? 
- Certo. 
- Ecco come funziona qui da noi. Si procede ad un'eliminazione sistematica degli imbecilli inutili, della gente che veramente non ha né arte né parte su questo pianeta, la gente che non serve a niente ed addirittura può diventare dannosa. Non hai notato quante poche persone vivono qui? Quante poche automobili circolano per la strada? Qui rimangono solo i cervelli migliori, i cervelli davvero validi! Per questo tutto funziona alla perfezione! Ogni individuo qui si comporta semplicemente seguendo il buonsenso e rispettando se stesso e il prossimo, e tutti ci riescono alla perfezione proprio perché sono intelligenti! Non viene imposto nulla a nessuno. Vengono tolte le "mele marce" dall'albero, per usare una metafora, e in tal modo l'intera pianta viene salvaguardata. Capisci com'è semplice e allo stesso tempo geniale questo sistema? Capisci perché tutti votano il nostro dittatore e nessuno si ribella? Perché dovrebbero ribellarsi? Andrebbero semplicemente contro i propri interessi, se lo facessero. 

Provai un brivido. 

- Eliminazione sistematica... che vuoi dire? In che modo vengono eliminate le "persone nocive", come le definisci tu? Vengono arrestate? Espatriate? 
- Macché. Qui c'è rispetto per la dignità umana, c'è rispetto per la vita, ti dico. Le "mele marce" vengono semplicemente eliminate. Abbattute. Se fossero arrestate o espatriate, ciò causerebbe loro della sofferenza inutile. E ti ripeto che qui c'è molto rispetto per la vita. 
- Abbattute? Uccidete la gente! Ho capito bene? 
- Esatto. 
- Ma come... ma... 
- Mi aspettavo che reagissi così - rispose il mio ospite sorridendo divertito. 
- Ma... che parli a fare di rispetto per la vita? Se le ammazzate... 
- Cosa credi? Che vengano ammazzate a bastonate? I nostri sistemi sono perfetti, tecnologicamente ed igienicamente avanzatissimi... le persone da abbattere vengono trattate coi guanti fino all'ultimo momento della loro vita. E poi vengono uccise in meno di un istante con un colpo alla nuca. Non soffrono nemmeno per un attimo. Ma sì, non guardarmi in quel modo! Come gli animali da macello, rispettando la loro dignità... meglio ancora anzi, perché lo sai benissimo che in realtà nei mattatoi gli animali non vengono trattati bene come si racconta... le nostre "mele marce" invece sì... e poi i corpi vengono bruciati nei nostri modernissimi inceneritori, e le ceneri vengono sepolte nei campi non coltivati fuori città. Tutto igienicamente ineccepibile! 
- Ma come si può... come si può uccidere una persona così? 
- Di cosa ti meravigli? Non è certo l'unico paese in cui lo stato commette omicidi legalizzati... se avessimo discusso della pena di morte nel mondo, sono sicuro che non avresti reagito così! 
- La pena di morte, già... a parte il fatto che sono contrario anche a quella... ma voi comunque qui trattate persone innocenti come in altri stati vengono trattati gli assassini! E agli assassini, allora, che trattamento riservate? Non oso immaginarlo! 
- Quali assassini? Qui non esistono assassini, né ladri, né teppisti. Figurati che non ci sono neanche le carceri. Se il problema viene eliminato alla radice, in fase di partenza, in maniera pulita ed indolore, non ha modo di attecchire ed inquinare la società! È un ragionamento semplice e giusto. Non puoi negare che sia un sistema efficace... il problema fondamentale del tuo punto di vista sai qual è? 
- Quale? 
- Sei abituato a considerare l'inflizione della morte come una punizione. Sei abituato così, ed è normale, perché pensi a come funzioni, generalmente, la pena di morte, e adesso associ automaticamente quest'ultima al sistema adottato qui. Anch'io, poco fa, citando a sproposito la pena di morte, ti ho involontariamente indotto ad associare le due cose, e me ne scuso. Ma ciò che accade qui non ha nulla a che vedere con la pena di morte. Qui non si punisce niente, si "pota" semplicemente l'albero delle mele, e permettimi di utilizzare ancora questa metafora, credo che sia parecchio azzeccata e mi piace molto. Tra l'altro, questa dell'albero di mele è la metafora ufficialmente utilizzata dal governo stesso. Non essendo l'eliminazione degli individui una pena, dicevo, essa di conseguenza non implica un odio nei confronti della persona da eliminare, capisci? E quindi la persona viene trattata con gentilezza, umanità e rispetto, fino al momento fatidico, in cui se ne va senza neanche accorgersene. Ricorda che questo sistema è votato dal popolo stesso, siamo sì in dittatura, ma il governo viene eletto dal popolo ogni anno. Sì, qui si va alle urne ogni anno! Quindi, se il popolo volesse, potrebbe far crollare tutto in men che non si dica. Guarda che fine fanno, prima o poi, tutti gli altri dittatori... qui questo sistema dittatoriale è al governo ininterrottamente dalla bellezza di un secolo. Cento anni, sai cosa significa? Cento elezioni di fila, non ne ha mai persa una. E nessuno si è mai lamentato. 
- Pazzesco... 
- Pazzesco che? La gente sceglie di votare qualcuno soltanto per interesse personale, come succede ovunque. 
- E nessuno ha paura di finire incenerito? 
- Paura di che? Provare paura implica l'essere vivi! Ed essere vivi, almeno qui da noi, significa avere capacità di pensiero critico. Ragionare, riflettere, farsi domande. Anche saper contestare, e all'occorrenza ribellarsi. E tutto ciò esonera automaticamente dall'eliminazione sistematica. Come ti dicevo, qui si salvaguardano i cervelli migliori. Ti pare forse vivo chi non pensa, chi non si fa domande, chi si consuma giorno dopo giorno davanti a uno schermo televisivo? Sono già morti, in fondo, gli individui così... cosa vuoi che cambi, in casi del genere, la mera eliminazione fisica? Si tratta più che altro di una formalità, a quel punto... - disse il mio ospite, con un'aria tanto ironica quanto amara - E questo lo capiscono bene anche loro... 
- Quindi accettano tranquillamente la propria sorte! 
- È una cosa talmente naturale e ovvia... che non potrebbero fare altrimenti... quindi posso aggiungere che, oltre a non provare alcuna sofferenza fisica, essi non provano neanche sofferenza psicologica... 

Me ne stupii, ma cominciavo a comprendere e ad accettare le parole del mio ospite... dopotutto, mi guardavo intorno e percepivo nell'aria una sensazione di benessere e serenità... le poche persone che incrociavamo mi sembravano tutte tranquille e soddisfatte... anche allegre, in qualche modo, e ne ebbi l'impressione netta allorché incrociammo un conoscente del mio ospite che ci salutò calorosamente sorridendo. 

- Vedi? Puoi rendertene conto anche da solo, mi pare... puoi capire perché tutti votano questo sistema... perché è un bene per tutti, perché influisce positivamente sulla psiche e sull'umore della popolazione. Si vive e si lavora meglio in una società serena e felice. E quando si vive e si lavora bene, ciò non può che produrre automaticamente altro benessere e serenità. Qui non è difficile sorridere. E non si litiga quasi mai. 

Mentre il mio ospite continuava a osannare il sistema governativo del suo paese, però, io non riuscivo a non pensare alle terribili sofferenze delle famiglie delle "mele marce", come le chiamava lui. 

- Scusa, ma... i parenti... gli amici di chi viene eliminato... come possono essere sereni e felici? Come possono superare il dolore? 
- Le persone che non vengono abbattute sono sicuramente persone intelligentissime e validissime. Pensaci bene... una persona molto intelligente non potrà mai soffrire davvero, in maniera troppo sincera e profonda, per la perdita di qualcuno universalmente ritenuto inferiore. Anche nella tua società è così, ma ipocritamente si cerca di nasconderlo. Sì, è innegabile che una certa sofferenza ci sia, altrimenti non saremmo esseri umani. Ma sai, in breve tempo l'hai dimenticato... come se non fosse mai esistito.

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