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Autore

Emanuele Renda

in archivio dal 08 mar 2010

20 settembre 1982, Palermo

mi descrivo così:
Nei primissimi anni della mia vita, il mio "giocattolo" preferito era un foglio di carta bianco. Non sapevo ancora scrivere, e tentavo di fissare sulla carta i miei pensieri tracciando geroglifici incomprensibili.

08 marzo 2010

Vantaggi della vita cittadina

Intro: Come in un infinito gioco di specchi, l’osservatore si vede riflesso e non riesce a vedere la fine delle immagini. Quelle sono facce come la sua, ripetute all’infinito, tutte alla ricerca della stessa cosa: la gioia di vivere veramente.

Il racconto

Sul balcone dell'appartamento cittadino mi divertivo ad osservare, senza essere notato, l'umanità che viveva, ignara di essere spiata, nelle finestre del palazzo di fronte.
Con una sigaretta accesa stavo lì, mentre i miei occhi vagavano allegramente da una finestra all'altra, da un balcone all'altro, dal primo all'ultimo piano, e in ogni balcone, in ogni finestra, in ciascuno di quegli orifizi brulicava incessantemente la vita, in ognuno di quei confortevoli loculi qualcuno consumava irrimediabilmente l'esistenza, lavorava, cucinava, puliva, studiava o più semplicemente stava affacciato aspettando chissà da dove chissà che.
Ed attorno ad esso, a sua insaputa, decine o centinaia di altre vite si consumavano nella stesa identica maniera, simultaneamente altri esseri umani, identici a lui, a pochi metri di distanza eppure eternamente sconosciuti, si affannavano inconsci l'uno dell'altro.
Ed io, con la superiorità propria dello spettatore estraneo, stavo lì e potevo osservarli tutti insieme, sapere della vita dell'uno e di quella dell'altro, vedere tutto nella sua meravigliosa interezza, cosa che a loro mai sarebbe stata concessa, e per questo mi sentivo come un dio.

Finché mi accorsi che anch'io, nel loculo del mio balcone, ero uno di loro, e chissà quanti altri, dal palazzo di fronte, mi stavano osservando sentendosi in ugual maniera superiori, e nel frattempo decine, centinaia di persone attorno a me consumavano la loro vita e io ignoravo tutto ciò, e continuavo inutilmente a percorrere la strada dell'esistenza nell'attesa di quella felicità che non arriverà mai, che probabilmente mi aspetta racchiusa nella persona che insieme a me trascorre la vita nello stesso palazzo, pochi metri qui accanto, e continuerà ad aspettarmi in eterno, perché quella persona non la conoscerò mai.

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