username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Emilia Filocamo

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Emilia Filocamo

  • 18 dicembre 2011 alle ore 9:03
    365

    La mia carne è issata a questa croce di vie, le gambe e le braccia
    inchiodate al crocicchio di monti indigesti come bocconi in cui i
    castagni sono spine. E nella gola dell'inverno passano appena,
    forse soltanto una volta.La mia pelle sta stesa sui giorni che qui
    sanno di lucciole a maggio e se anche mi voltassi altrove,
    con la testa affamata di addio, dilanierei il cuore. Ne trovereste
    brandelli dai sentieri, dolci mulattiere arrossate dai tramonti
    e dalle acque rotte degli acini, fino  all'incudine su cui dormiamo tutti,
    dove il sole  batte fino ad averci.

  • 15 dicembre 2011 alle ore 15:08
    Mentre lavori

    Il vero amore deve essere questo pensiero randagio che sta
    legato ai miei giorni e non ha casa, che non vuole mordere
    il mio calore guaendo.  A volte si finge segugio e chiede
    alla mia mano di rincorrere la sua tristezza, altre volte
    sta a guardia di non so quali paure. Il vero amore è nel
    suo starsene accucciato nei pomeriggi delle nostre distanze
    senza far rumore, quando nasconde il battito abbaiando
    come volesse scusarsi di essere al mondo.

  • 15 dicembre 2011 alle ore 8:58
    Primo premio

    Oggi non so scrivere: non ci sono versi
    che parlino correttamente la lingua del mio amarti.
    Forse sarà più abile una pagina zitta,
    un lenzuolo senza la macchia del sonno.
    Talvolta un moncherino dice più strada di cento gambe.

  • 14 dicembre 2011 alle ore 12:33
    La tua via

    Ci siamo già amati. Non capirei altrimenti
    come la si apre la mia pelle al tuo nome,
    senza più chiavistelli a morderle la tentazione.
    Forse è stato in un giorno di primavera,
    o forse d'autunno e tu venivi ad accompagnarmi la vita
    con il tuo sorriso di mare, di venti d'Appennino,
    con occhi più belli dei miei, che sanno di onde asciutte.
    Si, ci siamo già amati e questo ritorno
    mi vuole  bambina, con un solo nodo tra i capelli
    ed una gonna rossa a dirmi " Lui è la tua casa,
    non temere di bussare".

  • 14 dicembre 2011 alle ore 12:04
    Averti sognato

    Datemi la forma delle parole
    alla fine del verso, quando il pensiero infreddolito
    rannicchia in un punto e altrove spalanca  un vagito di inizio.
    Datemi il calco da cui vengono intonse schiere di lettere
    perchè io voglio radici di inchiostro
    e la matrice del suo amore a marchiarmi la pagina.

  • 14 dicembre 2011 alle ore 8:50
    Dopo

    A volte il giorno ti porta in bocca,
    come avesse pasteggiato la tu ala
    fino all'osso senza esserne sazio.
    A volte mi sveglio, la notte è più breve
    se so che mi hai tenuto la mano ed
    al palmo resta ricordo di un'ombra
    che l'accecava con un muro di carne e calore.

  • 13 dicembre 2011 alle ore 13:48
    Kamut

    Prima di te credevo fosse nord
    il dorso delle mie montagne stese ad abbaiare sul mare
    contro la notte ai cancelli.
    Prima di te credevo fosse freddo
    l'ultima bugia di settembre, quando gli acini sanno di grandine.
    Poi hai bussato alle mie parole, ritte come stelle
    con la punta molata dalla mia bocca.
    Imparerò così che il sud è nord tra le tue braccia.

  • 13 dicembre 2011 alle ore 12:51
    Volersi

    Il mio cuore ha più carne e dentro
    sta infilzata la nostra stagione come ne fosse
    il bersaglio e non la puntura.
    E' una rosa che resta sboccata sotto la mano del silenzio
    a dire come prendere la mira.
    Io non so quanto sanguinerò ancora
    ma se mi vorrai della stessa attenzione
    con cui mi hai cercata, non metterò più
    la paura in posa come fosse  una partitura da eseguire a morte.

  • 13 dicembre 2011 alle ore 8:32
    Lunedì

    Se ti strappassero a me, come si decimano
    dall'utero terroso le radici mute di culle,
    io accecherei per sempre l'eccitata sete del vomere.
    Perchè non voglio  primavere alla mia porta
    e il solletico delle giovani corolle ansiose di amplessi,
    se non avrò la tua mano a dirmi come cominciano i boccioli.

  • 12 dicembre 2011 alle ore 12:21
    Mentre sei

    Quel giorno ti insegnerò gli archi sotto cui dormono le barche:
    dieci costole per paese  e dentro sta rannicchiata tutta la pelle
    di questa terra. La Costa ha piedi arcigni che gelano tra le onde
    dopo aver bruciato nei giardini madidi di limoni.
    Ti darò la forma che ho mondato nel petto da tutte le altre
    perchè è quella in cui si aggiusterà il tuo amore.
    E poggiando il tuo cuore a me capirai che non era immaturo,
    non canuto abbastanza, ma cresciuto quanto doveva per stare sul mio.

  • 12 dicembre 2011 alle ore 8:57
    Siamo inverno

    Non mi sono mai innamorata d'estate.
    Non amo la folla, la bordura afosa dei monti
    che hanno corso tutto il sole,  le sere bucate
    dal giorno invadente. Io amo la pioggia
    che spesso dice tanto più del mare perchè
    è già stata lassù e sa dove si va quando si spira.

  • 10 dicembre 2011 alle ore 15:16
    Mesi

    Voglio il suo fuoco per sfiammare la mia sete.
    Non datemi neve, non di sorgenti
    che scorrano noiose a dirmi quanto
    è sana la purezza. Io voglio il suo dolore,
    i sedimenti del suo passato che alzano
    la testa al mio passaggio come schegge
    alla carne di un fachiro.  Voglio il bordo
    del suo desiderio  ed il nome di tutte le labbra
    che sono state lì senza trovar pace perchè
    quella sarebbe stata la mia guerra.

  • 10 dicembre 2011 alle ore 12:46

    Pensarti è un bel mestiere e mi toglie dalla strada che curva spesso
    dove i cuori impiegano gli anni come stampelle a cui appendere cento preghiere.
    E questo latrato che mi ossessiona,  presto sarà una birichinata di uccelli
    saliti a mezz'aria per beccarsi, come bambini che litigano una biglia.
    Sarà una bandiera con la chioma sempre dritta, una croce
    dove non si piange.

  • 09 dicembre 2011 alle ore 14:18
    Morire insieme

    Chiacchiericcio e giallo sono i passi sulle foglie
    se sopra dorme la tua orma che a volte le scansa,
    come potessero respirare ancora le ossa
    senza più carne.  Ed  è questo che non capisco
    di tutte le vie che conoscono la mia: questo brusio
    di pelle che non si sfiora e solo si acquieta del ramo
    più vicino. Ma io voglio finire con la gola nel tuo giorno
    e bere ciò che resta della morte e della vita
    che le somiglia come una gemella in forze.

  • 09 dicembre 2011 alle ore 13:50
    Ventuno

    Ho visto cento corde tese nel cielo,
    un barbagianni di nubi, come un tiro alla fune
    a decidere dove legare la tempesta.
    E ho pensato che quella sarebbe stata
    la mia vita senza di te, paura costante di non conoscere
    dove va il balzo della saetta, la frattura del sereno.
    Ma poi sei venuto a dirmi l'ultima direzione dei venti,
    ad insegnarmi la cova delle piogge.
    E come si guaisce di amori impossibili aspettandone il morso.

  • 08 dicembre 2011 alle ore 12:42
    Ora

    Dicono l'amore sia questo: vivere per l'altro.
    Ma tu, mia meraviglia, un giovedì mi hai insegnato
    come fanno i cuori quando si appartengono.
    Ed ora so che se avesse solo un giorno la tua vita,
    scucirei tutti i miei e farei infinita ed intoccabile la tua carne.

  • 08 dicembre 2011 alle ore 8:54
    Otto Dicembre

    Verremo via dalla pagina insieme,
    mano nella mano.  Lasceremo le panchine
    di inchiostro, di " a", di virgole cadute come grandine
    a dire il freddo. E la gente si chiederà quando è nato
    il nostro amore e come può essersi nascosto tra i versi
    se i versi non ne furono tana ma preda.

  • 07 dicembre 2011 alle ore 13:09
    Lui

    Non sarò poi così brava a guarire
    tutto quello che ho tenuto allettato
    fra il cuore e lo schiena perchè,
    alzandosi d'improvviso, non pungesse
    la vita che avevo. Ma se  la tua mano
    verrà via a tentoni  dalla cecità ossuta
    che chiamano attesa, la guiderò
    come un destriero sul dal nido alla guglia
    dove lascio affamati i pensieri.
    Perchè è lì che stanno le cose più belle,
    come in soffitta,  e la polvere è la distanza
    che, sotto la tua carezza,  non sarà niente più
    di un guanto sfilato alla morte dell'inverno.

  • 07 dicembre 2011 alle ore 12:25
    Sette Dicembre

    Della tua innocenza sono macchiati i monti
    e vengono a confessarne la bellezza come se
    ti avessero tenuto in grembo.
    Forse è accaduto allora, nel giorno del primo dondolio,
    quando il tuo braccio sapeva già come si addormenta
    la carne e la mia culla era ancora incerta.

  • 06 dicembre 2011 alle ore 12:47
    Letto di fiume

    Leggeranno dal mio sterno quante volte la tua piena
    ha avuto ragione dei miei argini, un tempo sterili di promesse.
    E le costole saranno Braille al tuo nome,
    la pelle il leggio da cui proclamarmi tua.
    Solo la bocca mentirà trattenendo il sorriso,
    come i tronchi tengono nascosta al buio l'età delle chiome.

  • 06 dicembre 2011 alle ore 9:11
    Forse

    Mi sono svegliata a nord: le tue braccia
    hanno spillato l'ultimo scirocco di cui era madida la mia carne.
    E tutto il sud si è arreso come un tiepido mandorlo che  ha aperto
    i nodi alla fredda semenza dell'abete.

  • 05 dicembre 2011 alle ore 15:25
    Se non dormo

    Voglio destino di pioggia che non avrebbe parola
    se non battesse cadendo su chi l'ascolta per partorirle
    il rantolo acquoso. Così io voglio amarti per sapere da te
    soltanto di quanto amore ti disseto.

  • 05 dicembre 2011 alle ore 8:32
    Fine dolore

    Non pronuncio il tuo nome:
    alla mia voce si acceca ciò che le dita
    parlano ogni giorno. Perchè mi consuma dirti
    che sei vita e vita  che somiglia alle fiamme
    sui bordi sudati di Agosto, quando il cielo
    sfida le onde all'agone del blu e, poi,
    improvvisamente, vince la timida ombra.

  • 05 dicembre 2011 alle ore 8:14
    Diversa

    Non ho bandiere, facili cortigiane
    ai capricci del vento, piuttosto una croce
    con cui amo chi amo. Non rido di un tranello di cuore,
    io cerco la complicanza che ammala. Sono una terra
    che è dedalo di mulattiere a cui non sarà concessa
    pubertà di strade. E tu amerai sempre  i sentieri piani
    più di un riccio di male.

  • 04 dicembre 2011 alle ore 9:12
    Domenica di luna piena

    A volte mi tagli, ma non è la tua mano la colpa.
    Non conosco cesoie con il tuo sorriso,
    nè monconi che ti chiamano padre.
    Forse i giorni hanno solo molato l'amore abbastanza
    e noi invogliamo la lama scoraggiando la sutura
    che ci farebbe sani ma soli.