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Poesie di Emilia Filocamo

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  • 03 dicembre 2011 alle ore 13:26
    Prodigio

    Quando dici il mio nome è come fosse una preghiera,
    una boccuccia di carne che albeggia dove ombreggiavano stagioni di ossa.
    E la tua voce una verga che bastona tutto il silenzio con cui ho dormito
    punendolo per essersi finto vita.

  • 03 dicembre 2011 alle ore 8:46
    Alla mia vita

    La tua radice mi conosceva già: deve essersi annodata
    a me in silenzio. Credo fosse incagliata alle mie costole
    come un'ancora venuta in porto a dire la bugia del mare,
    volubile ladruncolo dalla fuga incerta, liquida gazza
    senza talento.  Io ho sentito il solletico del tuo antico approdo
    perchè alcune direzioni si consumano in ritardo
    ed il viaggio muore quando qualcuno aspetta.

  • 02 dicembre 2011 alle ore 12:12
    A casa tua

    Allora c'era l'edera che arrugginiva sui muri in eruzione:
    un magma di abbracci rossi bruciava il passo alle lucertole.
    Adesso il cancello muore e vengono via i denti alla terrazza.
    Mi manchi. Mi manca Settembre arrotolato fra i gerani e la tua voce
    di delicata ragnatela tessuta da una stanza all'altra.
    Tu mi diresti adesso di essere forte, come quando
    allungavolo sul tavolo le mani  fino alle tue tremanti:
    ali bagnate in attesa di asciugarsi per riprendere ancora un poco il volo.

  • 02 dicembre 2011 alle ore 9:02
    Insonne

    Le parole mi tengono sveglia
    e sono quasi sempre di mare.
    Come pallide seppie vengono a lotta
    se sentono il tuo pensiero vicino a predarle.
    E' così che partoriscono inchiostri ed ammalano  il letto,
    arenandolo senza pace al tuo desiderio.

  • 01 dicembre 2011 alle ore 14:54
    Diciotto Ottobre

    Per chiamare il tuo nome devo amputare una lettera alla luna,
     tamponarne il moncherino con la prima del tuo cuore.
    Eppure le somigli: tu inizi dove lei finisce,
    gibbosa spiga eretta nella messe inginocchiata.
    E se la notte d'improvviso l'acceca,
    lei sfarfalla ancora testarda, come una rossa pagliuzza nel catrame.

  • 01 dicembre 2011 alle ore 14:13
    Quando saremo noi

    E quando sarà quel giorno, giorno di cose
    che meglio andrebbero dette sotto le stelle,
    il sole gemmerà in cento e più spilli
    e per noi sarà notte nella tana bollente del mezzodì.
    Tremerò come un faggio scapigliato dal vento
    e piegherò alla mia anima il tronco
    facendolo concavo dove allagherà la tua.
     Quello che sono stata avvizzirà per  sbocciare nella tua bocca.
    E solo allora verrò al mondo, come fossi vissuta moribonda in tua attesa.

  • 01 dicembre 2011 alle ore 8:59
    Prima volta

    Voglio te quando dietro i contrafforti
    accigliati dei monti, sta dritta una tazza di luna
    smagliata come fosse stanchezza di rete
    appoggiata alle onde senza mangiare,
    ma solo per bagnarsi la schiena.
    Voglio te e le tue mani che sanno di guerre mai vinte,
    di radici in dispetto.
    Insegnami come l'amore è amore anche senza la  carne,
    che nella spenta semenza arrotondata sta già il vagito.

  • 30 novembre 2011 alle ore 14:24
    My May

    Prendi i miei nodi e fanne trame,
    le tue dita mi preparino nuovi orditi.
    Scucimi dal sud che sa di scirocchi
    imprigionati a fermentare con la stessa pazienza dei mosti.
    Tienimi con te: voglio sedermi nel tuo sguardo,
    proprio lì dove dici che a lungo si è fermata a dormire la nebbia.

  • 30 novembre 2011 alle ore 13:32
    Uno, nove, sei, sette

    Grazie: il pomeriggio aveva le tue labbra.
    Era un cannone di nubi in congedo, di retroguardie rossastre
    e micce che non hanno tuonato.
    Grazie: ho imparato nei tuoi occhi quanto è madre la vita,
    che a volte sembra dimenticarci, come fossimo bastardi
    nella nidiata eletta, ma poi riprende ad imbeccarci
    e a curare l'inedia di pasti che gli altri non sanno.

  • 30 novembre 2011 alle ore 9:01
    Trenta volte

    E poi io non so dirti veramente:
    a volte le parole si arrampicano alla pagina
    e vedo le loro gambine sforbiciare nel buio  balbettandoti.
    Ma dal giorno del tuo arrivo, non ho più nodi
    fra la mia carne ed i giorni, solo bulbi, impazienti
    di darsi alla tua pioggia e di sfociare il senso della tua semina.

  • 29 novembre 2011 alle ore 13:33
    Parsifal

    A volte ancora mi chiedo perchè sento l'onda e il macigno.
    Poi ti guardo, mia reliquia di guglie, nido ignorato dal gelo.
     Uccisa è la neve fra pinnacoli che non sanno più mordere.
    Perchè questa è la nostra storia: tu che ti adagi ed osi
    bagnarti di vita ed io che ti trattengo nell'angolo più a riva del cuore.
    Come volessi  rabbuiarti l'ala.
    Ma tu frinisci e scalpiti e mentre fingi di concedermi un istante di terra,
    sei già giorni di cielo.

  • 29 novembre 2011 alle ore 9:00
    Ore 22,00

    Tu hai vicoli dove vedevo piazze
    e dorsi gibbuti di montagne antiche
    dove credevo iniziassero giorni di piano.
    Ma forse è questa la mia condanna:
    amare l'uncino che strazia la trama.
    E più slabbra la forza all'ordito,
    più so che quella è la mia casa:
    dove la porta cresce in voragine.

  • 28 novembre 2011 alle ore 12:34
    Ordine

    E se sei vento, solleva dai miei gomiti
    la fatica dei giorni in cui non ti conoscevo,
    disperdi come foglie arrotondate a morte
    dall'autunno  l'acidula sofferenza
    del mio finire concava. Tempera l'impazienza
    che sta nella bocca quando ancora deve arrivare la vita
     e si assaggia per fame soltanto un solletico.

  • 28 novembre 2011 alle ore 9:02
    Quello che so

    A volte mi sorridi di aghi, e so che non vorresti.
    Ma tu sei certe spine che stanno a vegliare
    le polpe imbelli, i gherigli ancora informi.
    Così, di giorno in giorno, spero nella destrezza
    del mio cuore, perchè sia agile a valicare i tuoi strali
    e ad arrivare alla piuma che fingi maglio.

  • 28 novembre 2011 alle ore 9:00
    Marcia

    Dei tuoi occhi mi piace la curva che danno ai giorni,
    come inghiottissero paure che stavano all'angolo
    a finire la gioia. Dei tuoi occhi mi piace  che somigliano
    alle maschere del cielo, quando è facile credere
    sia una ventata di sole una spanna di celeste,
    e invece si è già vestita una nube a recitare malamente un sorriso.

  • 27 novembre 2011 alle ore 12:39
    Il giorno che non voglio

    Mio cuore, se mai sarai senza di lui,
    sarò io a portarti all'altare. Ma non aspettarti
    giorni di bianco, ti solleverò come fossi un agnello
    contratto dal pascimento stantio.
    Poi piegherò il tuo belato sul marmo  perchè
    tu possa temere il fendente dell'abbandono.
    E non vorrò più sentirti dire un battito.
    Dovrai smettere il tuo mestiere ed andare in pasto all'addio.

  • 27 novembre 2011 alle ore 8:39
    Alle lune

    A volte vorrei comparissi sul ciglio del pomeriggio,
    quando si spengono le forze al giorno e viene
    sollevandosi una manciata di rosso tra nube e nube.
    E vorrei mi tenessi la mano mentre la Costa muore
    di nere ed argentee supposizioni chiedendosi
    se esista amore più grande di quello
    che arriva a seminare incastri ormai smussati,
    come zolle che avevano dimenticato di poter essere madri.

  • 26 novembre 2011 alle ore 20:00
    Chilometri

    Niente somiglia al tuo cuore, mia stella
    stretta dove il cielo si piega in culla.
    E tu apri la bocca come per dirmi:
    "  Sto qui che aspetto di scivolare,
    la distanza è uno spillo che non sa più  pungere,
    che screzia la stoffa con false minacce ma senza infilarla".

  • 26 novembre 2011 alle ore 13:12
    Nostro

    Credo sia mio e mio come non lo è mai stata la mia pelle,
    o le mie ossa così incastrate a reggere la bugia che porta il mio nome.
    Credo sia mio, si è solo attardato nella confusa tramatura
    che ci scompose la vista. Ma lui sapeva già questo giorno
    in cui, tornando a me, ci saremmo iniziati.

  • 26 novembre 2011 alle ore 9:16
    Gemelli

    Mia vita, annodato tra pampini ostinati  di nebbia,
    sento il tuo respiro salire dai covoni di lettere
    mietute alla mia bocca per chiamarti.
    Mia vita, un giorno chiederò germogli
    alla tua radice di incenso. Alla tua ala conficcata
    nel terreno come una croce a dire che sei cielo.

  • 26 novembre 2011 alle ore 8:45
    Terzo

    Forse ci somigliamo nel merletto di parole,
    nella scura esca con cui solletichiamo il mondo
    a sfamarci di tormento. Ogni tanto saliamo il cuore
    in coperta, ma siamo fasciami leggeri, veleggiamo
    alla rada che ieri ci ha travolto con una sola onda di inchiostro
    mentre eravamo incerti su come si scrivesse amore.

  • 25 novembre 2011 alle ore 12:04
    Mia vita

    La mia pagina è il tuo letto, a cui cambio
    sovente le lenzuola per accomodarti un altro sonno di parole.
    Perdonami se, di tanto in tanto, ti sveglio se urto con i miei versi
    più appuntiti la forma del tuo respiro o sfioro la calda merlatura
    delle tue labbra con una sbalzata bordatura di accenti.
    Ho solo paura  a volte di farti male, se casualmente un giorno
    mi tacesse una parola e ti abradesse il cuore fino al freddo.

  • 24 novembre 2011 alle ore 14:03
    Arancione

    Dicono non arriverà l'inverno, che sia già prigioniero
    di qualche magione con i battenti arroventati.
    Dicono resteranno cento ali ad abbracciarci
    e  le nidiate saranno pubescenti di boccucce senza più fame.
    Ma è questo ciò che hai fatto, mio tumulto di cuore:
    questa stagione non sa più il suo nome
    da quando, incontrandoti a metà strada, ha dimenticato dove andava.

  • 23 novembre 2011 alle ore 16:45
    Darsena

    Non so il giorno che siamo: dicono sia uno di quelli in cui
    i tram sono vuoti, che sui muri girano code smezzate
    e tra le aiuole crescono ali.
    Uno di quelli in cui il vento sta appeso alle montagne
    e i nidi fanno montacarichi di piume.
    Non so il giorno che siamo, ma so che è tutto nostro
    nella dissonanza della folla che spegne la voce
    mentre ci amiamo come nessuno.
    O forse ci invidia per quello che scriviamo con gli occhi.

  • 22 novembre 2011 alle ore 14:13
    Comrade

    Ho gli anni del tuo arrivo, un morso di occhi distanti,
    sul petto un dettato di dita sconosciute.
    Ho una virgola sotto il cuore: divide il nostro prima
    da quello che ancora non sa essere un dopo.
    Ho la bocca piena della tua pelle e a volte non so come deglutire
    lo spazio che intercorre fra un tuo giorno ed un mio.
    Solo vorrei riempirlo, stendendo la mia anima per quanto dura la distanza.
    Così mi passeresti accanto mentre il sole diventa luna
    ed il bianco scurisce in un peccato.