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Poesie di Emilia Filocamo

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  • 31 ottobre 2011 alle ore 15:37
    Profeta

    La tua notte è turrita di spine,
    un ariete che assale il giorno in guardia sulla merlatura gobba dei monti.
    La tua notte latra, io cononsco il bianco guaito dei campi
    inseminati dalla rauca bava del mattino,l'albume dell'alba,
    mondina affaccendata a spazzar via le stelle.
    Ma tu mi hai insegnato come viene via il candore dal nero,
    che il sole si sveglia da una vasca di buio.

  • 30 ottobre 2011 alle ore 16:23
    Inutile

    E quando verrai via da me,
    come sono venute via di spalle tutte le stagioni
    del secco disinganno, io ti sfilerò dalla dolce,
    ottusa confluenza delle mie carni,
    impazienti di concedersi voracemente in pasto
    al giogo che credevo ala.
    Urlerò solo un istante, quello in cui ti sentirò
    passare di qui un'ultima volta per disabitarmi.

  • 29 ottobre 2011 alle ore 13:13
    Dimostrazione

    E' freddo questo calore di ossa.
    La cura mi ammala e sfinisce il tuo tenermi in vita.
    Tu sbocconcelli i miei giorni lasciandoli interi.
    Tutto ciò che mi dai mi ruba e mentre mi spogli del tuo amore,
    ricordo di essere sempre stata vestita di niente.

  • 29 ottobre 2011 alle ore 13:11
    E' tuo

    Dovresti prendere di me anche i resti:
    il cuore che hai allettato e l'atrofia
    dei battiti a cui non darà più luce,
    illuso utero infermo.
    Dovresti portargli al capezzale le strade che non correrà più
    ed adottare questa penna ormai orfana
    che ancora sugge dalla mia carne spenta
    il nutrimento ucciso.

  • 28 ottobre 2011 alle ore 15:08
    Svolta

    Mi piace l'autunno che si stende sui viali
    e li uccide all'estate. Lo sparo ha il gracidio di carta
    di cento foglie pestate a sangue dal vento,
    ha le dita di un bambino, edera rossa intorno allo stelo di un ombrello.
    Come vorrei le tue mani ad arrugginire sulle mie mentre ci assale l'inverno.

  • 27 ottobre 2011 alle ore 14:07
    Trenta Novembre

     Ho un giorno di buio negli occhi,
    una metà sempre chiusa.
    Io porto le palpebre come bandiere a mezz'asta
    perchè  si sappia  del lutto in cui muore solo un nome.
    Sarò sempre cieca fino a quando vedrò per te.

  • 27 ottobre 2011 alle ore 9:03
    Canada

    Questo amore scarnificato di cui vorremmo saziarci,
    dimentico monatto sulle macerie,
    untore dei nostri brandelli.
    Poi la notte ci inchioda alla sua peste, puntuale ai miei occhi
    come un lupo al recinto quando io vorrei fermarla per  tenerti ancora il cuore.

  • 27 ottobre 2011 alle ore 9:02
    Mai

    Lascio che mi taglino ancora ed ancora perchè si confonda la tua incisione
    alle altre, perchè sia bendato il dolore più grande
    da ridicoli sfregi presuntuosi. Ma poi non mi accorgo
    di una bocca di sangue più vivida già in pubescenza,
    una fioritura novella tra canute sterpaglie.
    E quando ancora vorrei raggrumasse per somigliare al male rattrappito,
    quella mi sfugge, straripa e racconta di te.

  • 26 ottobre 2011 alle ore 12:39
    Acero

    Vorrei che mi insegnassi il nord,  la fame delle tue rocce
    e come tessono i tuoi venti la voce.
    Ma poi so che mi chiamerebbe la sabbia ad una nuova promessa,
    agli ulivi circoncisi dai fulmini, alla verde masnada di mandorli
    contegnosamente assetati oltre le finestre, accostate alla calura leonina
    del mezzodì come mani sul viso.

  • 25 ottobre 2011 alle ore 15:34
    Eyes wide open

    Non spegnerai mai la mia penna.
    Puoi avermi impiccato il cuore,
    storto la lingua perchè vedesse soltanto il tuo nome.
    Ma le parole resteranno in piedi,
    bei soldatini d'inchiostro che non indietreggeranno quando gli ordinerai dolore.

  • 25 ottobre 2011 alle ore 15:06
    Blu

    Credevo  di poter guarire da te.
    Ma sei tramestio di onde, 
    risacca caparbia alla mia porta.
    Ed io ti apro, sapendoti già nuovamente uno sbuffo al largo.

  • 25 ottobre 2011 alle ore 13:14
    Gaetano

    La morte scende quatta dal Campanile,
    è grigio l'appello dell'ossuta donzella che scaccia la carne.
    E squama la Piazza di un'altra seduta:
    dove erano quattro panni e una voce è messa una lama.

  • 24 ottobre 2011 alle ore 13:59
    Jewish guy

    Vado blaterando di un amore ancora in carne
    rannicchiata sotto le ossa marce con cui mi accompagno.
    Dico a tutti di guardare la forma calda che opprime le lenzuola.
    E loro ridono, vedendo il freddo.

  • 22 ottobre 2011 alle ore 14:12
    Victoria

    Verrà il giorno del tuo disincanto.
    Io sono scirocco e sotto il mio sterno
    punge la geometria scapigliata dei filari
    mossi dal Settembre impaziente, la calura delle messi ingiallite,
    il docile morbillo delle chiome schiarite dalle arance.
    Io sono questo: un chiostro di muri sulle lingue dei giardini,
    quando Agosto infiamma ed arroventa la museruola al Sud.

  • 21 ottobre 2011 alle ore 15:01
    Figlio di Maggio

    Ho usato tutte le parole come suture, non una avanza dal bendaggio di inchiostro.
    Le mie pagine sono lazzaretti chiusi al miracolo,stive di gambe di lettere mozzate dal tuo addio.
    Venite a prenderne! Prendete questa catasta di arti che non sanno più dire.
    Provate a metterli in piedi per farne la cura che non mi ha sanata.

  • 19 ottobre 2011 alle ore 14:07
    Match

    Avrei dovuto centellinarti il sorso mentre mi bevevi via la vita.
    Invece ti ho saziato come saziano certe mattanze furenti di pioggia
    i terreni che erano stantii, quando gli argini si slabbrano per il desiderio accontentato.

  • 19 ottobre 2011 alle ore 12:28
    Al mio male

    Io sento il frinire voglioso dei rami sotto la tetra coperta dei monti, la pizzica furiosa
    di ingenui germogli che vorrebbero dirsi già fusti. Forse non sanno che a volte
    basta una sola baruffa di vento a tagliare la testa che svetta orgogliosa.
    Forse ancora non sanno quanto dolore farà mettere rami.

  • 19 ottobre 2011 alle ore 9:00
    A

    Devo toglierti, come la spina dalla carne, la tumescenza che ammala la pelle e l'ingolfa. Ma poi sei anche rosa, sei piano e splendido turgore e le tue ali zuppe di un triste veleno.

  • 17 ottobre 2011 alle ore 14:30
    Westchester

    Non so se riuscirò a venir via da te con il cuore ancora addosso. A venir via dai tuoi occhi
    spalancati come tagliole ancora vergini, dalla sapiente maestranza delle tue mani,
    laboriose gestanti di trappole tese. Non so se troverò la breccia a misura della mia fuga e,
    qualora la guadagnassi, quante volte ne farò un  nuovo ingresso al mio dolore.

  • 17 ottobre 2011 alle ore 12:50
    Head

    Tu sei come la bizza di questa Costa quando smessa la fiera
    delle frivole lusinghe d'Agosto, si acquieta rimuginando la forma
    del nuovo inverno.  Così ti ho conosciuto pronto a levarmi dal cuore
    la scheggia che tu stesso avresti poi infilato più a fondo.

  • 16 ottobre 2011 alle ore 15:08
    Hydra

    Avrei voluto ammansirti le mani dallo squasso malato del tempo e pettinarti il cuore in un solo verso. Io volevo restare da qualche parte fra il tuo sterno e la schiena, lì dove passano le stagioni con nomi diversi ed una sola si incaglia fra le costole come fosse un grano d'oro nel setaccio.

  • 12 ottobre 2011 alle ore 14:27
    Griglia

    Il tuo nome sbava dalle mie carte come fosse reciso il contegno dei punti e delle linee che ti trattennero. Ceppi insani a fingerai da nere radici catene, ma senza l'abbraccio che le fa torte ad aprirsi.

  • 02 ottobre 2011 alle ore 15:14
    Patronale

    Voglio un giorno comune. Un giorno di finestre che schiudono come palpebre la tenera pupilla al guaito dell'alba e di piazze facili come bocche a dire la fame di chi vi si accosta e la sazietà di chi si e' accomodato per primo.

  • 29 settembre 2011 alle ore 14:53
    Raccolta di gusci

    Molti mi chiedono del modo in cui ti amo ed e' come lo spaurito lattante di piume ama la tiepida beccata materna prima del gelido dente rapace. Ti amo come l'ultima cosa bella prima di tutto il dolore.

  • 29 settembre 2011 alle ore 14:53
    Raccolta di gusci

    Molti mi chiedono del modo in cui ti amo ed e' come lo spaurito lattante di piume ama la tiepida beccata materna prima del gelido dente rapace. Ti amo come l'ultima cosa bella prima di tutto il dolore.