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Poesie di Emilia Filocamo

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  • 25 settembre 2011 alle ore 14:55
    Quindici

    L'ultimo fuoco ha tosato i dorsi delle montagne, a testa in giu' aspettano il massaggio del cielo, mansuete mandrie nelle cui viscere corrono i nostri giorni di amanti.

  • 22 settembre 2011 alle ore 12:32
    Riccio

    Non dico il male di cui sei contagio:e' mia la carne come la spina. Voglio la cuspide del tuo abbandono come letto e l'affanno su cui mi pungo per cuscino

  • 20 settembre 2011 alle ore 14:55
    Vestale

    Credono sia guarita perché le mie parole non sono più cariatidi del tuo nome. Così scioccamente non fanno caso agli spazi bianchi e a quante volte il mio silenzio si inginocchia li in tuo ricordo.

  • 20 settembre 2011 alle ore 14:36
    My time

    Questo e' il giorno che preferisco: il belato di nubi sui tetti scotti di Settembre, l'ammainarsi puntuale dello scirocco. E il mare d'improvviso stantio: la mollica di sabbia indurita tra crudi cornicioni di scogli.

  • 19 settembre 2011 alle ore 13:17
    Fuochi

    La pioggia spegnerà la musica, una suola adombrerà la pozzanghera. Muori estate e fallo in fretta: non voglio vedere l'agonia nei tuoi occhi di geranio.

  • 17 settembre 2011 alle ore 15:23
    Senso

    Della tua pelle io sola conosco la leggera increspatura a sinistra. Quel broncio bianco dove Dio ha impiegato più tempo.

  • 16 settembre 2011 alle ore 14:30
    Per me

    Ho creduto ancora inverno la neve appostata sui rami come un insonne barbagianni. Ho creduto succo d'Agosto sotto le brumose spoglie di Ottobre la calda folata di un raggio. Verità e' che le stagioni chiudono come sipari dietro i quali recitano lunghe bugie.

  • 15 settembre 2011 alle ore 12:59
    E

    Tu mi fai una rada nel cuore dove pascolano ingrumiti e selvaggi gelidi stormi di dolore. Sento il nero nitrito della tua assenza da come si imbizzarrisce la pelle e salta la felicita' in silenzio.

  • 15 settembre 2011 alle ore 9:01
    Off

    Sono scappate tutte le lettere ma non quella con cui si apre il tuo nome. E' rimasta infilzata fra le dita e la pagina la lapide nera per cui balbetto.

  • 09 settembre 2011 alle ore 23:07
    03/09/2011

    Il cielo e' insopportabilmente sano senza la tua folle lucentezza, mia stella ubriaca.

  • 09 settembre 2011 alle ore 14:35
    Anton

    Una volta m'ha detto ti amo con la bocca appena aperta, come un nido sbalzato dal vento, un nodo vinto. Quella volta di foglie ferme e piccoli inciampi.

  • 06 settembre 2011 alle ore 19:00
    Autunno

    Mi piace come il cielo si sfila l'azzurro e poi chiede una calda compassione di nubi a sanargli le ossa.

  • 02 settembre 2011 alle ore 14:10
    Cambio

    Mi piace dell'imbrunire che le cose Chiudono appena gli occhi. E' dall'infantile rumore del giorno che e' schiuso il sonno al mondo, ancora vestito sotto le coperte.

  • 27 agosto 2011 alle ore 13:46
    Violetta

    Oggi è morta una farfalla: stava spento sul selciato
    il nodo di ali ricamate dal sudore raffermo dell'ultimo volo.
    Per becchino c'era un piede di vento: l'ha scostata appena poco più in là,
    come fosse un ingombro alla vita la vita che dorme.

  • 26 agosto 2011 alle ore 9:22
    Estrazione

    Molti credono che vengano a farmi visita in cerchio orde di parole.
    La verità è che io taglio la pagina per il verso del mio dolore
    e quando la bocca dello squarcio è aperta abbastanza,
    mi infilo là dentro e le afferro la lingua annerita

  • 25 agosto 2011 alle ore 13:11
    Crescere

    Dicono mi mancherà la maiolica sbeccata,
    la cresta farinosa del pane nel marsupio di carta,
    l'orma di cento schizzi di pioggia sui vetri.
    Dicono mi mancherà  come si poggiavano
    certe falene  ai pomelli d'ottone e sui muri,
    con le ali giunte dopo una preghiera smessa.
    Dicono sia questa la memoria:
    avere ancora dolore per sangue che si è rappreso da tempo.

  • 25 agosto 2011 alle ore 12:35
    Sono

    Smettete di plaudire alla vita
    che mi ha fatto due onde negli occhi.
    Seppure trattengo tra le ciglia un perenne sciabordio,
    ho nel petto tutto il male del mare.
    E' una prua di scogli l'acuminato cilicio su cui il mio cuore si punge
    ogni volta che, battendo, ti ama.

  • 24 agosto 2011 alle ore 13:44
    Commedia

    Ora so dove sbattono le code dei temporali
    quando sbiancano i denti ai  monti
    dalla feroce mattanza d'azzurro.
    Ora so come si rintanano certe maestranze
    di venti nel diaframma spigoloso dei boschi.
    E pare sia tutto un fremito dentro le chiome,
     uno sciacquio di sussurri che sperpera il nome dell'inverno.
    Come si spettegolasse un segreto di tronco in tronco.

  • 24 agosto 2011 alle ore 13:08
    Anidride

    Le mie parole  sono bronchi,
    gonfi grappoli e succosi nel torace dei versi,
    gabbia nera di postini arrotondati.
    Ogni punto è apnea dalla tua voce:
    nessuno può soffocare le lettere di cui respiro.

  • 24 agosto 2011 alle ore 9:25
    Ormai

    Mi hai voluta per un istante. Poi notte.
    E' finto l'ingranaggio di ossa con cui ci tenevamo insieme,
    sfilacciata la sutura che spuntava gemella dal mio fianco
    e dal tuo a dire quanto ci siamo toccati ed abrasi dello stesso dolore.

  • 23 agosto 2011 alle ore 9:21
    Fila

    Non ho più tempo per i cirri di mare pettinati
    da una coda di brezze, nè più  desiderio di sole,
    sguaiato giostrante sui davanzali sbiancati come ossa.
    Io voglio e voglio la mia pace di poche leggere nidiate
    aggrappate alle braccia e contro il vento, quel frinire strano
    tra ugola e monte che fanno le prime  mattine di uva,
    quando si preme il cuore in un tino e i tralci sfiniti
    partoriscono senza urlare.

  • 22 agosto 2011 alle ore 13:59
    Così sei

    Dunque è questo ciò di cui sei capace:
    una scrollata di ali alla fine del cielo
    nel pigolio che precede la partenza.
    E più non importa  da quanto tempo hai impalmato il nido:
    vuoi solo la piega gelida dell'aria sui nervi
    e la schiuma dell'altra rotta sul piumaggio esperto.

  • 22 agosto 2011 alle ore 9:20
    Scena

    Voglio che un giorno si sappia che ho saputo amare te soltanto,
    che non avevo spazio per il cortocircuito di corde a cui il cuore
    si appiglia per recitarsi trapezista esperto.
    Voglio si sappia  che tutti i miei amori avevano le tue gambe
    o la tua voce. Obbedienti  marionette e familiari a cui montavo
    fili smussati ad arte per impartirgli le tue mosse.

  • 21 agosto 2011 alle ore 14:25
    Carabina

    Ho mandato una fanteria di parole a conquistare
    l'avvizzita retrovia che mette sigilli alla tua pelle.
    Loro sanno dove l'elmo è di miele e dove la corazza
    nodosa dei tuoi no ha una porticina, una falla acquifera
    in cui infilare le dita per tirarti via la resistenza di cui sono perfino innamorata.

  • 21 agosto 2011 alle ore 14:10
    Ravello

    Preferisco la mia terra struccata
    dal teatro d'Agosto, dall'incipriata furente
    di voci che mangiano i nostri muri e fanno
    del silenzio un dado che non ha più faccia.
    La preferisco con le occhiaie gialle d'autunno,
    arrossita dalla couperose delle tramontane.
    Mi piace quando si copre di nubi, come fossero mani
    con cui scusarsi di non essere ancora pronta.