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Poesie di Emilia Filocamo

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  • 25 luglio 2011 alle ore 9:43
    Recita

    Mi manchi, e così la tua assenza
    di cui ero cieca e ghiotta
    quando passava rumorosa lungo i canali
    già sazi di foglie dei giorni.
     Mi manca il tuo inverno,
    laborioso manichino mascherato da maggio,
    complice nel fingere ardire di rondine al nido
    una  buia freccia di tempesta.

  • 24 luglio 2011 alle ore 20:57
    Finalmente

    Ora sanno quante volte mi hai sciolta da te per legarmi alla pena a cui sorridevo come fosse una tua sorella in perenne visita alla mia pelle

  • 24 luglio 2011 alle ore 12:38
    Notte

    Io amo le parole e più della mia carne:
    sono agnelli tutti gli incroci delle mie ossa
    ma è risparmiato il succo nero delle lettere.
    Se ne stanno abbracciate in culla e ad ogni vagito
    la mia mano risponde come una balia accorta
    a rigirarle sul fianco meno molesto al sonno.

  • 24 luglio 2011 alle ore 9:36
    Così

    Le tue promesse ammiccavano come gatti alla fame
    e stava stretta nella tua mano la forma di veleno
    che avevi sorteggiato alla mia bocca.
    Ma ti ho amato anche del male a cui mi hai educata
    e ho fatto sorgente il fiotto che trascinava la mia fine.

  • 23 luglio 2011 alle ore 9:04
    Sdegno

    Oggi l'ho fatto, ho cacciato via di casa le parole.
    Che vadano pure a guadagnarsi rispetto altrove,
    fuori dalla mia pagina sentiranno il freddo della mano da cui son cadute.
    Oggi sono una cattiva madre: disconosco la nidiata di inchiostro
    che in verità portava anche il tuo nome se non ti fossi affrettato
    a darmi la colpa di ognuno dei versi in cui ti ho amato.

  • 22 luglio 2011 alle ore 14:48
    Tranello

    Per giorni ho pensato fosse la tua ombra
    la macchia oltre la mia nuca,
    il rauco menestrello che sopiva tanti nomi e non il mio.
    Per giorni ho camminato credendoti
    un passo dietro  a confondere il destino
    che non voleva saperci con il  fianco riparato dalle ossa dell'altro.

  • 22 luglio 2011 alle ore 12:32
    Caccia

    La tua radice ha foggia di serpente:
    sta avviluppata alle mie forme per stanare
    la vena ancora vergine e braccare l'ultima porta
    che non conosceva il tuo morso.

  • 21 luglio 2011 alle ore 21:45
    Pieta'

    Non hai pena del mio pianto perche' viene dalle mani. Io verso lacrime dalle dita per la voce che, leggendole, le asciuga.

  • 21 luglio 2011 alle ore 13:58
    Punire

    Ci sono giorni in cui le mie parole
    meriterebbero schiaffi perchè continuano
    lo sberleffo di suggerirmi mille cure fatte di linee
    alla buca da cui sei sfuggito a me che ti ho legato
    con una corda sfilacciata di versi.
    A me che ancora credo esista il modo per fare ferme
    un paio di ali.

  • 21 luglio 2011 alle ore 9:33
    Perdita

    Se mi avessi tagliata lungo la linea
    che ti avevo indicato nel cielo,
    sai, quella piccola sutura di stelle,
    un pulpito nel marmo della notte,
    oggi non sarei un lavabo in cui gocciola ininterrotta
    la tua dimenticanza che non arriva  al  bordo.

  • 20 luglio 2011 alle ore 12:23
    Gioco

    Ti ho seppellito nella pelle,
    culla increspata come un occhio di mare
    quando si offre il vento a soffiarne la superficie
    per toglierle il passo di un fastidio straniero.

  • 20 luglio 2011 alle ore 9:08
    Pasteggiare

    Credo di aver ingerito il cuore.
    Lo meritava: continuava a masticare il tuo nome
    rumorosamente ed il bolo di quel duello mi impediva di dormire.

  • 19 luglio 2011 alle ore 14:59
    Assolo

    Non  posso stare in mezzo alla gente,
    alla gente che ha due gambe e un amore.
    Io saltello su un moncherino di vita:
    la storpia mi è toccata in sorte quando
    sei passato dalle mie parti  reggendo una falce che io credevo un pezzo di luna.

  • 19 luglio 2011 alle ore 14:48
    Fiducia

    Porgimi il cuore, chiudi gli occhi.
    Non avere paura: durerà niente.
    Lo spaccherò per bene: due gemelli  di sostanza,
    diseguali nella forma. La parte polposa andrà  a me,
    a sfamare la caparbietà  che mi ha fatta infelice.
    Accontentati del pezzo che ti lascio. Senza saresti immobile.
    Prova a metterlo sotto la terra,  coprilo bene, e spera che cresca.

  • 18 luglio 2011 alle ore 9:15
    Accenno

    Il mio passo è curvo: così china
    alla vita, proteggo il taglio di cui sei padrone.
    Sta annodato nel ventre il nido freddo della semina avara.
    Ma quella che  è l'ultima foggia della tua carezza
    vuole ancora  la mia cova perchè non si sciupi
    la piuma che non ha destino di ala.

  • 17 luglio 2011 alle ore 13:08
    Bracciolo

    Quando parlo arrossisco.
    Come un'arancia  metto fuori il sangue.
    Ma ora mi hanno presentato il perchè:
    i miei pensieri galleggiano in una botola sotto il cuore,
    hanno gambine di ferro e si abbronzano di ruggine
    se li schiudo alla forma.

  • 17 luglio 2011 alle ore 9:15
    Alluvione

    Sono un lago che ha ucciso gli argini:
    dal gomito alla mano i punti non fermano il mio parto di parole.
    E metto una cresta a tutte le A perchè ti servano bene
    nel giorno in cui hai dimenticato di quante lettere è fatta la mia carne.

  • 16 luglio 2011 alle ore 9:05
    Pettegolezzo

    Un giorno verranno a chiedermi  di te con le ossa bianche
    perchè io  possa macchiarle con la posa del tuo nome.
    Leggeranno il mio destino dal fondo della loro sete.
    Vorranno sapere come mettevo la pelle a tua  disposizione
    per farne la gabbia che vedi.
    Ma nessuno porterà la mano sull'unica giuntura debole
    per stanarmi all'ora d'aria.

  • 15 luglio 2011 alle ore 12:21
    Otto

    Il mio cuore è scivolato su inchiostri facili,
    battendo la testa all'incudine di una sola parola.
    Dopo il gong gli penderà dalle meningi una catena:
    volerti ed averti sono suoi boia, sconosciuti l'un l'altro
    ma all'opera sullo stesso patibolo.

  • 15 luglio 2011 alle ore 8:59
    Rete

    Vorrei stare socchiusa dentro una sola parentesi,
    una pancia da una linea, come fossi piccolo feto
    oscuro al mondo. Così forse potrei salvarmi
    dall'amo che getti il primo giorno, ma non il secondo.
    Eppure io ho più fame di una rara carezza di acciaio
    che di carne e vengo da te per il bacio che mi dissangua.

  • 14 luglio 2011 alle ore 14:49
    Invasata

    Faccio accadere alle mani le parole:
    quando si lavano, una sull'altra,
    quelle stillano  dai tubi della memoria e fanno cancrena dei pensieri sdruciti.
    Ma è così che mi hanno insegnato la pace:
    è quella che viene quando tutto è in sublime subbuglio,
    è l'amica da cui ti eri scordata con una nota molesta.

  • 14 luglio 2011 alle ore 8:42
    Messa

    Volevo tutti i tuoi anni:
    al campo si piangono le teste mozzate di spighe,
    gialle regine punite dell'ultima furfanteria.
    Ma come è ghiotta della fine la stagione quando aspetta un punto nel fluire:
    torbida matrigna asciutta che non sa il dolore del parto.

  • 13 luglio 2011 alle ore 23:03
    Ricreazione

    Si, lo so. So che non tornerai al mio muro, letto verticale ammansito da vecchie pozioni. Ma sappi che io lo sbarbo ogni giorno dal sole perché tu capisca finalmente come mi taglio con l'ombra.

  • 13 luglio 2011 alle ore 12:18
    Saio

    Ho patito una questua, riempito la iuta
    delle promesse che dovevano farmi ricca della tua bocca.
    Ma forse dorme un buco sul fondo del canovaccio
    arricciato come un palmo alla bisogna.
    Da lì vengono via le tue parole.
    E così mi derubi del cuore che per te ho risparmiato alla vita.

  • 13 luglio 2011 alle ore 9:20
    Torna

    Tira sui giorni un'altra coperta, fa freddo alla punta di noi.
    E dove il tempo ha smagliato la pelle in un quadrato rosa di resa,
    cuci una porta, il bene  è un ritorto.  Perchè è come se cedesse
    d'improvviso il ricamo e venisse via la trama dall'asola dell'ago al groppo del nodo.