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Poesie di Emilia Filocamo

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  • 12 luglio 2011 alle ore 14:20
    Cranio

    Volevi insegnarmi una croce:
    alle mie mani hai arrotondato due spine,
    un nido di serpi alla cova puntuta.
    E quando fui pronta a lasciarmi incidere
    dal tuo folle supplizio, ricordasti il nome dell'altra
    che era già risorta ad  ali spaiate
    nell'ora che io ancora ignoravo e credevo di morte.

  • 12 luglio 2011 alle ore 12:45
    Fatica

    Oggi so perchè non devo amarti:
    io tiro il filo di una carretta su cui sta dritto
    il mio cuore. Ma l'asino  è lui, credulone
    se alza i pesi del torto che chiami desiderio.
    Voglio che cammini sugli zoccoli, callose abitudini all'abbandono,
    che scucia la pelle dal tuo letto e spostando le piaghe, ti pianga un solo giorno. 

  • 12 luglio 2011 alle ore 12:31
    Quadriga

    Dicono che il mio dire sia niente,
    ma fanno fatica a zittire le orecchie.
    Dovrebbero imparare e sentirmi con gli occhi.
    Non vedono quando urlo l'amore dal piatto di un verso.
    Ed affamati, si accostano ai muri cercando la mia porzione.

  • 11 luglio 2011 alle ore 12:50
    Strategia

    In mezzo a tutte le parole
    scarto quelle che hanno sulla groppa
    le lettere che fanno la tua peste.
    Eppure so che non servirà questo setaccio:
    ho già mangiato il germe e sono in treno sul contagio.

  • 11 luglio 2011 alle ore 12:30
    Debito

    Voglio tranciare i denti alla mia Musa di catrame,
    spezzarle la bianca gorgiera di lettere in pubertà.
    Perchè non possa più mordermi quando le piace.
    Che aspetti pure con le fauci già facili all'assaggio
    che io la imbocchi di poca, maleodorante pastura.

  • 10 luglio 2011 alle ore 13:58
    Chiusura

    Alla giostra ormai morta portate criniere di fiori.
    Dove erano in cerchio le luci, chiassose zanzare in plotone,
    restano oblò di occhi in sonno. Così saluti il giorno di festa:
    guardi il marmo e ricordi quando era mare.

  • 10 luglio 2011 alle ore 13:58
    Chiusura

    Alla giostra ormai morta portate criniere di fiori.
    Dove erano in cerchio le luci, chiassose zanzare in plotone,
    restano oblò di occhi in sonno. Così saluti il giorno di festa:
    guardi il marmo e ricordi quando era mare.

  • 10 luglio 2011 alle ore 9:08
    Oggi

    Ho messo in fila i tuoi resti: un bacio mai chiuso, l'abbraccio spalancato ad altra carne.
    Li ho stesi al sole, pavide lenzuola di un amore che poteva essere sbiancato
    se tu non l'avessi mandato al macero con le cose che si dovevano tenere macchiate.

  • 10 luglio 2011 alle ore 9:07
    Piccolo

    Ti ho allattato con abbondanza di inchiostro.
    Adesso è tempo di svezzarti e darti in pasto al silenzio.

  • 09 luglio 2011 alle ore 14:02
    Lectio

    Tu sapevi come tagliarmi:
    la testa insegna, la pelle è in castigo dietro la lavagna.
    Quando la marionetta viene via dal teatrino
    ed il colore sputa la sagoma che mal gli si addice,
    allora è tempo di cesoie.

  • 09 luglio 2011 alle ore 9:03
    Riparo

    Sei davvero stato qui?
    Perchè non conto solchi sulla pelle
    e la mia mano è cieca.
    Non ha certo la baldanza
    di quante sono in perenne amplesso
    e si giurano ferme nella tempesta con un nodo di dita.

  • 07 luglio 2011 alle ore 12:45
    Meccanica

    La poesia è onda in rotta alla mia carne.
    Sulle dita, torri merlate di falangi in guardia,
    sperpera l'inganno del discorrere alla rocca da espugnare.
    Ma se si fa ariete, divarica la falla
    da cui vengono i miei giorni a chiederti resa.

  • 07 luglio 2011 alle ore 12:44
    Fantasia

    Volevo chiamarti casa e pane.
    Ma ti sei vestito da croce.
    Allora con i pali ho fatto un tetto
    ed ho sparso i chiodi come molliche
    fredde a lievitare.

  • 05 luglio 2011 alle ore 12:39
    Ascolta

    I miei giorni sono vagoni tra le virgole
    carichi di accenti che non so dove appoggiare
    quando ti detto il cuore.

  • 05 luglio 2011 alle ore 12:38
    Tanto

    Dita, smettete il vostro telaio.
    Non è una ragnatela il verso
    che pasteggia il suo diniego
    e voi non siete più a caccia.
    Accavallatevi sulla schiena dei giorni
    e finite l'ordito senza cura.
    Perchè lui verrà sempre via dal punto lasciato incustodito.

  • 03 luglio 2011 alle ore 15:38
    Vecchio

    Ho cantato il tuo addio con mille parole.
    Tra i versi smerlettano in panciolle,
    annoiate mondine di lacrime.
    Vogliono trovare ciò che infilza la mia carne.
    Ma ancora non sanno quanti anni ha la mia pena.

  • 03 luglio 2011 alle ore 15:37
    Resistenza

    Amarti è amare una spina.
    Sperare ogni volta che il nuovo morso sia meno acuminato.

  • 03 luglio 2011 alle ore 15:36
    Senza impegno

    Amatemi con leggerezza.
    Non serve appesantire il cuore con un piombo truffaldino
    se poi volerete comunque quando io sentirò di essermi agganciata.

  • 03 luglio 2011 alle ore 15:35
    Merito

    Cucite il suo nome sul mio braccio,
    una nera mostrina all'omero  che dica:
    qui è venuta la morte e non ha preso che un osso.
    Infilatemi sei lettere nella pelle
    e si chiami di me ciò che è suo.

  • 03 luglio 2011 alle ore 15:34
    Recita

    Il mio corpo è stato teatro:
    quando posavi appena il passo d'aviatore
    ed io alzavo la scena o la contorcevo
    per metterti l'agio tra le mani.
    Ma l'ala è volubile: così mi dicevi.
    E prende il vento quando si teme fredda.

  • 03 luglio 2011 alle ore 15:29
    Insonnia

    Ho tante parole, ma pochi letti.
    Restano in piedi in riga obbediente,
    ciarlanti comari dalla bocca bionica e l'insonnia antica.
    Eppure al tuo nome si piegano in croce,
    l'arco è un inchino di grande dolore.
    E così rimpicciolite, trovano posto.

  • 27 giugno 2011 alle ore 13:59
    Lettere

    Mi piace della poesia
    l'urlo steso fra le lettere
    senza che la mia voce si guasti
    dal finto sorriso quando  mi sveglio al mondo
    e lo perdono dei mille mali di cui mi aggrava.

  • 27 giugno 2011 alle ore 13:58
    Parto

    Non c'erano spine sulla tua bocca,
    ma da voglie spalancate come calici
    al caldo amplesso vengono i pugni.
    Di lacrime colano i giorni sul mio stelo.
    Ed io ho chiamato gioia il sangue
    con cui le tue labbra mi hanno infusa.

  • 27 giugno 2011 alle ore 13:57
    Carnevale

    Sono nata nella pancia dell'inverno.
    Forse è per questo che tremo da tutta una vita.

  • 27 giugno 2011 alle ore 13:56
    Inferno

    Avrò altra pelle da assaggiare,
    ma sotto le unghie rimane il tuo inverno,
    la ruggine stantia della carne ferma
    nella mia mente come un bianco simulacro
    di passione mai risolta.
    Io vorrei fare una croce con le mie ossa
    per lasciarti pregare un desiderio.
    E poi decidere se graziarti dell'unica parola ancora vergine.