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Autore

Etty Hillesum

in archivio dal 29 ott 2013

15 gennaio 1914, Middelburg - Olanda

30 novembre 1943, Auschwitz - Polonia

segni particolari:
Sono morta ad Auschwitz.

mi descrivo così:
Scrittrice olandese di origine ebraica.

29 ottobre 2013 alle ore 8:39

Diario (1941-1943)

di Etty Hillesum

editore: Adelphi

pagine: 260

prezzo: 8,50 €

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Esther Hillesum, detta Etty, è stata una scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah. Il Diario fu scritto ad Amsterdam tra il 1941 e il 1943, probabilmente su indicazione dello psico-chirologo ebreo-tedesco Julius Spier, di cui Etty fu inizialmente paziente e con il quale ebbe un forte legame; il libro è un dettagliato resoconto degli ultimi due anni della sua vita.
Diversamente dal Diario di Anna Frank, quello di Etty Hillesum venne pubblicato solo nel 1981.

Nelle prime pagine ho fatto un po' fatica ad entrare nel mondo di Etty, ma penso che si per il fatto che la scrittura mi ha sorpreso e destabilizzato, una scrittura così intima, quest'anima torbida, che lucidamente si interroga, evolve, si rattrista, stimola ogni sua parte sensoriale. Ci sono dei pezzi da sottolineare completamente: "Non siamo nient'altro che botti vuote in cui si sciacqua la storia del mondo [...]". Certo non siamo nient'altro che osservatori distanti dell'abominio terreno, siamo spettatori, cronisti, o semplicemente degli stupidi inetti. Etty ha il coraggio di scegliere, di interrogarsi, di guardare dentro di sé, e di rivedere ogni suo parametro d'intimità, solo così raggiungendo la libertà. La stessa che molti non sono riusciti a trovare, perché per essere veramente liberi bisogna stare in sintonia con il proprio oceano interiore, ed Etty ormai pian piano aveva imparato ad usare i suoi remi.
Etty Hillesium è riuscita a trovare il suo universo interiore che non è quello del disordine, ma è quello di un mare che ti trasporta, ti fa navigare, ti fa sguazzare nell'assoluta Pace. La stessa Pace con cui brutalmente ha combattuto e ha vinto, a dispetto dei disordini esteriori, che sono vacillamenti. Ma niente può quando c'è un animo in equilibrio, e quell'apparente rassegnazione, anche forse un po' opaca per il suo carattere è solo il segno di una consapevolezza del mondo, di quel mondo che lei è stata costretta ad osservare, tristemente, quasi fosse una tortura, l’ultima.

"Non siamo nient'altro che botti vuote in cui si sciacqua la storia del mondo. O tutto è causale, o niente lo è. Se io credessi nella prima affermazione non potrei vivere, ma non sono ancora convinta della seconda."

recensione di Gino Centofante

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