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Autore

Fabia Muscariello

in archivio dal 06 nov 2009

12 luglio 1981, Gaeta (LT) - Italia

mi descrivo così:
Io la vita me la godo... io la vita me la soffro....

19 aprile 2012 alle ore 12:04

La figlia di Alice _tempo primo_

Il racconto

Il signor Smith conobbe finalmente la ragazza dalle grandi doti interpretative, dalla vasta gamma di colori pronti a mescolarsi tra loro, uno dopo l'altro, ma non in sequenza, spirito combattivo, una timidezza latente, da mettere in discussione istinto, nervi e quotidiano. Nutrita non dal suo cibo. Innaturale creatura.  E così per sentito dire, costruì una vita, rasentando dall'ottimizzare la propria condizione, senza accrescere lo stato di benessere. A volte veleggiava, gongolava, mimetizzandosi al divano,al libro, alle interferenze, creando delle forti pause. Così che il signor Smith contento della sua conoscenza la vide raccogliere il proprio vestito a piedi nudi,sbirciandola dietro gli alberi, immaginandosi di abbracciarla, mentre lei non era più lì.
Era la figlia Alice, senza nome ancora, ma lei sapeva di esserlo, la sua mamma se l'era perduta, la sua mamma era ancora una definizione, mentre lei , la figlia, già il frutto, il granello di sabbia nel mare. La ragazza percorreva le sue pagine, a volte nasceva e rinasceva, come un'anziana saggia di una dimenticata isola, o la più dispettosa e agile delle bambine, altre ancora la geisha di un uomo visionario. Una volta addirittura il signor Smith la vide in un ritratto, e non sapeva dirsi da che parte andasse, probabilmente da nessuna, se solo un ritratto potesse muoversi, ma poi in realtà è l'occhio che lo vuole. Si rividero dopo cento giorni, con il vento più caldo, e il sorriso fino ai gomiti.
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Come nasce un sorriso, da un modo di tenere gli occhi appena, impercettibilmente socchiusi, da  labbra, che più forte dell'intenzione probabilmente, già si tuffano in una piega mai troppo larga, silente, dai mille e mille colori.
E così che si può essere immaginati, o ascoltati. Come un sorriso. Lui, il Signor Smith, riusciva a descriverla così. Una cosa da far stranire gli universi, quelli più asincroni, ma non i loro.
La figlia di Alice prese il nome di sua madre, e le braccia il loro senso. Inspiegabilmente protese come nel mare ad annusarle, a ripercorrerle. Poi d'un tratto, trovarle.

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