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Autore

Fabio Avena

in archivio dal 25 feb 2017

22 marzo 1976, Palermo - Italia

segni particolari:
Scrivo di me, tra poesia e prosa. Vivo di attimi, emozioni, pensieri, ispirazioni che ho dentro l'anima. Attento osservatore, pensatore ribelle, fuori dagli standard. Profondo ascoltatore di stati d’animo e nuove idee.
Scrittore autodidatta tra prosa, satira, poesia e sete di verità.

mi descrivo così:
Introspezioni, meditazioni, esperienze, semplici accadimenti quotidiani che trascrivo di getto, in quelle che amo definire 'le mie istantanee di momenti in divenire’. Credo in Dio. Amo il cinema, l'arte, la natura, la conoscenza in senso ampio. La mia passione di sempre è il ballo, la street dance.

04 agosto alle ore 2:33

Il raccolto

Il racconto

Alzandosi di buon ora, come ogni dì, il seminatore uscì per compiere il suo operato.
Intento alla semina, con lena e vigore, sparse i semi in svariati punti del suo podere; distrattamente alcuni semini caddero sul muretto adiacente l’aia.

A sera inoltrata, mentre il contadino riposava, stanco per l’intensa giornata lavorativa, alcuni vandali si introdussero di soqquatto nel podere, e, per sfregio appiccarono il fuoco al campo del seminatore e si diedero subito alla fuga.

Verso notte fonda cominciò poi a piovere forte e il campo in fiamme venne invaso da tantissima acqua scrosciante, che spense del tutto le fiamme.

L’indomani, di buon ora il contadino si alzò al canto del gallo e con suo immenso stupore vide ettari di steppa arsi, successivamente spenti dalla pioggia intensa della nottata.

Disperato per l’accaduto, cercò di racimolare i semi rimasti, ma, ispezionando con lo sguardo il terreno si accorse a malincuore che i pochi semi residui erano andati a male bruciacchiandosi per il forte calore emanato dall’infame vampa. Fortunatamente, gli unici semi precedentemente rimasti sul muricciolo, scorti all’improvviso vennero accuratamente colti dal seminatore, il quale li controllò singolarmente con pazienza e diligenza da certosino.

Contento, decise di aspettare qualche altro mese per seminare nuovamente il campo.

Purtroppo, lo sfortunato contadino di lì a poco si ammalò, contagiato da un virus che aleggiava in quel periodo nella sua contea.
Pieno di sconforto, decise quindi di abbandonare il lavoro e i progetti rurali.

Come se non bastasse, i semini precedentemente scampati al rogo vennero divorati da alcune fameliche locuste in migrazione verso paesi più caldi, le quali entrando da uno spiraglio lasciato aperto per sbaglio dal contadino, si intrufolarono così nel magazzino dove giacevano i semini superstiti.

Irato, e al contempo demoralizzato, il povero fattore non avendo né amici con cui aprirsi, né alcun appoggio materiale o morale, all’apice dell’esasperazione e al culmine dello sconforto, decise tristemente di togliersi la vita, che Dio gratuitamente gli aveva donato.

Preso ormai dal panico e dall’afflizione, irruppe dunque con risolutezza e veemenza in cantina.
Preso un cappio, decise di farla finita con quell’esistenza scellerata e sventurata.
Si recò lestamente alla più vicina quercia dove avrebbe consumato il gesto letale.

Miracolosamente, mentre ormai era deciso sulla sua sorte, con un colpo d’occhio scorse su di un ramo della quercia un qualcosa, un oggetto che lo avrebbe distolto dal gesto folle.
Quell'oggetto, era una splendida Corona del Rosario, il cui legno simile al tronco rimembrò al seminatore il colore del suo podere, e, i grani stessi del Rosario vennero da lui associati mentalmente ai semini.
Pazzo di gioia, il contadino afferrò la fortuita Corona, e baciandola cominciò a lodare, ringraziare Dio per quel dono che indubbiamente veniva dal Cielo.

Sgranando ogni singolo grano del Rosario, cadde in profonda e ardente preghiera. Iniziò una meticolosa, spontanea contemplazione della sua vita passata, piena di rimorsi, ipocrisie, omissioni, odi e profondi rancori.

Piangendo con contrizione e dolore, rendendosi conto che aveva sfiorato la morte col suo insensato gesto, decise che da quel momento in poi avrebbe rivoluzionato la sua vita.
Difatti, l’indomani, a mente serena scelse di recarsi in chiesa.

Dopo aver assistito alla celebrazione, e dopo aver fatto un attento esame di coscienza, decise di confessarsi.Si sentì ritemprato, finalmente libero, e, il Signore in breve tempo gli fece percepire nell’animo la sua nuova vocazione.
Infatti, da quel momento in poi non sarebbe stato solo un semplice seminatore, ma anche un operaio celeste mandato da Dio a testimoniare la propria conversione e il suo miracolo personale ai fratelli, spargendo così nei solchi palpitanti dei loro cuori la Grazia che viene dall’Alto, con semi che sarebbero poi germogliati per chi li avrebbe accolti, in frutti d’Amore e Salvezza.

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