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Autore

Fabrizio Diotallevi

in archivio dal 28 feb 2008

28 giugno 1965, San Gallo (Svizzera)

mi descrivo così:
Amo l'arte e ammiro chi riesce in questo mondo ad aver la forza e la costanza di far uscire ancora i sentimenti

28 febbraio 2008

La neve

Ora, che era terminata la grande battaglia
i feriti si potevano contare a migliaia
il silenzio, durò poco più di un momento
poi, con forza, si levò il loro lamento

la neve aveva ricoperto il campo di papaveri
ma non lo strazio, di quei poveri cadaveri
a fatica, il soldato, in sella era rimontato
in quell'inferno, non sarebbe più tornato

più che un cavaliere pareva uno straccio
ma doveva consegnare quel dispaccio
che annunciava un'altra grande vittoria
con troppi morti, e senza gloria

quando partì, pensò bene alle sue azioni
non aveva cibo, né munizioni
lo si vedeva pure da lontano
al galoppo, con le redini in mano

una macchia di sangue comparve all'improvviso
una smorfia di dolore, gli segnò il viso
era stato ferito, di striscio al torace
ma per quei morti non riusciva a darsi pace

alla vecchia fornace, per le prime cure
comprese di essere in mani sicure
tra i tanti, un volto lo colpì sinceramente
di quella giovane donna, nessuno sapeva niente

lo rimise in sesto senza farlo soffrire
e lui dispiaciuto di dover ripartire
doveva terminare quel compito ingrato
ma non si scordò di chi lo aveva aiutato

di certezze non sapeva, se ne aveva
di una cosa sola, si rendeva conto
che era sempre a lei che si rivolgeva
quando le stelle annunciavano il tramonto

la terra era tornata a respirare
la neve si era ormai sciolta
e con la mente libera di sognare
ripensò a lei, ancora una volta.

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