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Autore

Federica Giordano

in archivio dal 30 ago 2011

06 ottobre 1989, Napoli - Italia

21 settembre 2011 alle ore 12:34

La parte che ti ho affidato

di Federica Giordano

editore: Boopen

pagine: 90

prezzo: 10,00 €

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Uno stile limpido ed equilibrato racchiude ansimanti riflessioni, appassionati pensieri e immagini profonde. Questa la caratteristica più affascinante della poesia di Federica Giordano che sceglie di misurarsi apertamente con i classici, con l’eleganza e la perfezione del verso e delle parole per disegnare sensazioni ed emozioni forti, mai superficiali ma sempre traboccanti di sentimento.
“Risento di un panteismo rinato./Tutta la terra/è gravida di noi/e l’universo compensa”: è proprio tutto l’universo ad essere oggetto di questa riflessione, che spazia dalla poesia stessa all’idea e l’esperienza della morte, dall’amore alla pura sensualità, dalla natura alla “scoperta del dolore”. Queste suggestioni sono espresse in un linguaggio raffinato, che unisce una continua ricerca di eleganza al perpetuo desiderio di musicalità, di cristallizzare le immagini in un momento fuori del tempo.
Attraverso le metafore, le sinestesie e le similitudini ben orchestrate, sembra di rivivere tra le liriche lo stesso cammino del cuore dell’autrice, prima ingenuo e aperto poi disilluso e cupo, che arriva a nutrirsi di “zone d’ombra”. Proprio per questo la raccolta dedica una serie di poesie al tema dell’amore, in un delicato equilibrio tra versi dal sapore assolutamente classico e “lontano”, ed esperienze vive, appena vissute, ancora palpitanti, che lasciano in bocca il sapore del loro abbandono: “tendi i tuoi lacci d’amore/ e la musica del mio petto/ la bevi a grandi sorsi”.
Ancora più simbolicamente la raccolta si chiude con un sonetto – anche questa una scelta difficile e stilisticamente esemplare – dedicato a Margherita, il personaggio di Goethe che meglio di qualunque altro riassume la tensione contenuta nella poesia di  Federica Giordano: una parola classica ed equilibrata racchiude un cuore appassionato e animato da “diabolico” furore.

recensione di Sabina Mitrano

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